Attraversando la poesia di Vittorio Bodini

Viviamo in un incantesimo,
tra palazzi di tufo,
in una grande pianura.
Sulle rive del nulla
mostriamo le caverne di noi stessi
– qualche palmizio, un santo
lordo di sangue nei tramonti, un libro
lento, di pochi fatti che rileggiamo
più volte, nell’attesa che ci dia
tutte assieme la vita
le cose che crediamo di meritare.

[11, Foglie di tabacco (1945-47) da La luna dei Borboni e altre poesie]

*

Daccapo?

Alle radici dei gesti
dove amare significa
imbeccare risposte a un passero giallo
chi ti cercò con l’anima
non ti trovò che con gli occhi.
O forse nei mattini senza specchi
ringrazieremo la morte dei suoi cortesi anticipi?
Le pallide avanguardie desiderose di scandalo
avanzano anch’esse verso il loro Acheronte.
O, soccorreteci, aiuto, bianca poesia!
Aiutatemi voi, bianco foglio di carta,
a dire ciò che non so.

(1964, da Metamor)

*

Locomotive dormienti

Alba.

Nel dormitorio i vetri
del finestrone sudano
sguardi lividi
che disegnano
su fondo buio
con confusione di prospettive
sagome incerte
ed anime d’acciaio
dormienti. Sono
le Guerriere dello Spazio.
I fianchi neri
delle esotiche amazzoni
sono iridati
da riflessi violacei,
preziosi.
Brivida l’aria
un fresco strano odore
di nude verginità
ed ironie metalliche.

[da Appendice, I. Poesie futuriste (1932-33)]

 

* * *

Vittorio Bodini, Tutte le poesie, edizione Besa 2010 – nota: La luna dei Borboni e altre poesie (1945-1961) e Metamor (1962-1966) fanno parte delle “Raccolte edite in vita”, secondo la distinzione operata in questo testo, l’unico che comprenda l’intera opera poetica bodiniana.

8 pensieri su “Attraversando la poesia di Vittorio Bodini

  1. In questi versi io trovo il senso di attesa,che nasce ascoltando “La Sagra della Prmavera” di Igor Strawinskij.
    Perdonami i frequenti rimandi musicali, ma prova a rileggere questi versi mentre ascolti la musica che ho indicato. Per me tra le parole si fa giorno.

    1. Buongiorno Luigi! Grazie anche per questo suggerimento!! Ascolterò il brano e rileggerò i versi in maniera distinta…leggere e ascoltare musica contemporaneamente è un’operazione che non mi è mai riuscita, mi distraggo. Quando, ad esempio, ascolto brani musicali con testi, al primo ascolto colgo le parole e, successivamente, la musica. Automaticamente il mio orecchio separa le due componenti.

      1. Credo sia questione di abitudine. Basta considerare il fatto che presso Greci e Romani la poesia era accompagnata da un commento musicale che esaltava il ritmo del verso, imprigionato dalla metrica.
        Il lamento per la morte di Ignacio, che ho imparato a memoria tanti anni fa, nella traduzione di Carlo Bo, che io considero la migliore, nel 1962 fu registrata dalla Cetra con la voce di Arnoldo Foa’ , accompagnata dal suono della chitarra, che ancora sento nelle orecchie, quando con estremo piacere ogni tanto me la ripasso.
        Nella seconda parte il “No!, Non voglio vederlo! “, preceduto dalle note ribattuto della chitarra, gela il sangue nelle vene.
        Per fortuna la memoria mi assiste.

        1. Si, è una questione di abitudine, dici bene! Mi sono abituata a separare le due parti, perché la musica mi distraeva quando scrivevo poesia. Ancora oggi, quando scrivo, l’unica sonorità che voglio sentire è quella nel verso e dei versi.

        2. Ho amato e amo ancora immensamente questo disco realizzato come una poesia-musicale con ritmo arpeggiato, tipicamente spagnolo, della chitarra che accompagnava la voce di Arnoldo Foà, la imparai anch’io a memoria… indimenticabile💝

          1. Io ho la fortuna di ricordalo ancora ed ho fatto ultimamente un figurone con la fidanzata di un mio giovane nipote recitandola tutta senza saltare neanche un verso.
            Purtroppo I giovani non vengono spronati ad imparare a memoria e, secondo me, perdono molto.
            Quando viaggio da solo in macchina, e non trovo nulla di interessante in radio, impiego il tempo ripetendomi passi della Divina Commedia o versi di vari poeti, memorizzati negli anni, traendone grande diletto

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