Salvatore Toma, due poesie

penna e calamaio

due poesie di Salvatore Toma

Il poeta è uno scienziato
coi piedi sulla terra,
sulla luna c’è andato
da appena nato.

Il poeta è un uomo
un poco morto
e conosce cose orrende
chissà come
per questo ride di voi
di tutti voi.

§

Il poeta esce col sole e con la pioggia
come il lombrico d’inverno
e la cicala d’estate
canta e il suo lavoro
che non è poco è tutto qui.
D’inverno come il lombrico
sbuca nudo dalla terra
si torce al riflesso di un miraggio
insegna la favola più antica.

*

Salvatore2BToma2Bgiovane2Bstudente2BuniversitarioSalvatore Toma nasce a Maglie nel 1951. Prende il diploma di maturità classica, ma subito si isola e comincia un dialogo intenso e solitario con la lingua, la scrittura e la natura antica della propria terra. La sua esistenza si è dispiegata per intero all’interno delle Ciàncole, il querceto di famiglia, nel quale allevava i suoi animali. Muore a 36 anni, il 17 marzo del 1987. La produzione poetica è stata notevole. Ha messo in versi tutto se stesso e il suo piccolo universo, talvolta con risultati discutibili, spesso toccando stupefacenti vette poetiche. Dobbiamo la sua notorietà a Maria Corti, che promosse la pubblicazione postuma del Canzoniere della morte presso Einaudi nel 1999.

tratto da Mappatura dei poeti pugliesi dal secondo ‘900 ad oggi a cura di Pasquale Vitagliano in Archivio regionale della poesia meridionale dal secondo ‘900 ad oggi realizzato da Carteggi Letterari – Critica e dintorni.

17 pensieri su “Salvatore Toma, due poesie

  1. In verità le due poesie non mi hanno colpito molto, ma, dal momento che Maria Corti lo ha molto apprezzato, ci sarà una ragione per valutarlo un poeta degno del nome.
    Oggi è domenica e le librerie sono chiuse. Domani mi recherò presso Laterza o altra libreria e mi procurerò un volume per meglio conoscere un poeta, fin’ora a me sconosciuto.

    1. I due testi sono una mia scelta assolutamente personale, ma Toma è un grande pugliese da scoprire e riscoprire! Qui sul Sasso ci sono altre condivisioni di questo autore e Canzoniere della morte, secondo me, vale davvero l’acquisto. Grazie, Luigi (alla Laterza di Bari?) per l’attenzione che ci dedichi!!! Buona domenica.

      1. Io sono da molti anni cliente di Laterza di Bari.
        Quando avevo diciotto anni mio padre venne a Bari per seguire un incontro di calcio. Io invece andai a conoscere la casa editrice di cui Benedetto Croce era stato un autorevole consulente (se ben ricordo la forma ed il colore dei libri a somiglianza del mattone sono dovute ad un suo suggerimento : i libri sono il mattone del sapere).
        Il signor Laterza apprezzo’ molto il fatto che un giovane preferisse i libri al pallone e dette disposizioni che mi venisse riconosciuto uno sconto del dieci per cento sul prezzo di acquisto dei libri.
        Dieci anni dopo mi sono trasferito da Salerno a Bari, perché in Campania non erano libere sedi notarili. Avevo vinto il concorso e dovevo scegliere una sede

        Pensavo di tornare a Salerno dopo qualche anno. Invece sono rimasto a Bari.
        Sono fatti personali che non interessano a nessuno. Ma io sono fatto così. Le persone con cui vengo a contatto le considero amici.

  2. I notai sono persone come le altre, anche se godono del privilegio, non da poco, di essere a numero chiuso.
    Scherzi a parte, io ho sempre considerato il lavoro un mezzo idoneo a sopravvivere con dignità, ma la vita deve essere vissuta come ricerca di conquiste intellettuali, attraverso la musica, la poesia, le scienze……..

  3. Concordo sulle ricerche di conquiste intellettuali e sulla frequentazione delle arti e delle scienze (io studiavo medicina veterinaria, un tempo, e sono un perito agrario con timbro e firma, come sorrido nel qualificarmi; ma sono soprattutto una mamma che si cimenta con la poesia).

  4. hai scelto uno dei tre autoaffondati (così definisco lui, Salvia e Pagnanelli) Toma è stato un poeta anomalo, umorale, tutto votato (in apparenza) all’autodistruzione, ma meglio un Toma che dieci Arminio.

    1. Il signore che hai citato in chiusura è uno di quegli elementi che mi fa venir voglia di abbandonare la poesia, se per poesia si intende quel che scrive lui. Per fortuna riesco ancora a distinguere una sagoma di cartone pressato e ad essere immune dai giudizi dati dalla maggioranza…Ci sarebbe da scrivere un saggio sulla attuale tendenza di taluni personaggi a scrivere quello che la massa aspetta di leggere; ma sappiamo già il linciaggio che ciò comporterebbe…

    1. ‘Ogni parola ha conseguenze. Ogni silenzio anche.’ diceva Jean Paul Sartre…a mio avviso, e parlo in riferimento alla Poesia, la critica serve, e serve molto a chi scrive e anche a chi legge, a patto che si riesca ad essere utili ai fini della crescita. Altrimenti si, meglio il silenzio.

  5. Io la critica la lascerei ai critici. Gli autori dovrebbero produrre, senza preoccuparsi delle critiche ed evitando di perdere tempo a farne.
    Senza dimenticare ciò che scrisse Epitteto . Non ho i caratteri greci perciò scrivo come si leggerebbe : tarassei tus antropus u ta pragmata, alla’ ta peri’ ton pragmaton dogmata.
    Il testo lo trovi nella prefazione del libro di Stern e :” La Vita e Le Opinioni di Tristram Shandy Gentiluomo”.

  6. Concordo sul ruolo dei critici e dei poeti…però rimango dell’avviso che chi scrive e legge poesia debba saper esprimere un parere critico su se stesso e anche sugli altri; personalmente ho conosciuto diversi critici e sono fuggita lontana…tanti lettori, invece, mi hanno mosso critiche molto più costruttive e utili e se mi viene chiesto di leggere criticamente un testo, limitandomi alle mie conoscenze in materia, non mi sottraggo dal dire quel che penso.

    P.s. andrò a cercare il suggerimento che mi dai. Grazie!

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