Antonia Pozzi, due poesie

Canto selvaggio

 Ho gridato di gioia, nel tramonto.
Cercavo i ciclamini fra i rovai:
ero salita ai piedi di una roccia
gonfia e rugosa, rotta di cespugli.
Sul prato crivellato di macigni,
sul capo biondo delle margherite,
sui miei capelli, sul mio collo nudo,
dal cielo alto si sfaldava il vento.
Ho gridato di gioia, nel discendere.
Ho adorato la forza irta e selvaggia
che fa le mie ginocchia avide al balzo;
la forza ignota e vergine, che tende
me come un arco nella corsa certa.
Tutta la via sapeva di ciclami;
i prati illanguidivano nell’ombra,
frementi ancora di carezze d’oro.
Lontano, in un triangolo di verde,
il sole s’attardava. Avrei voluto
scattare, in uno slancio, a quella luce;
e sdraiarmi nel sole, e denudarmi,
perché il morente dio s’abbeverasse
del mio sangue. Poi restare, a notte,
stesa nel prato, con le vene vuote:
le stelle – a lapidare imbestialite
la mia carne disseccata, morta.

(Pasturo, 17 luglio 1929)

*

Vertigine

Afferrami alla vita,
uomo. La cengia è stretta.
E l’abisso è il risucchio spaventoso
che ci vuole assorbire.
Vedi: la falda erbosa, da cui balza
questo zampillo estatico di rupi,
somiglia ad un camposanto sconfinato,
con le sue pietre bianche.
Io mi vorrei tuffare a capofitto
nella fluidità vertiginosa;
vorrei piombare sopra un duro masso
e sradicarlo e stritolarlo, io,
con le mie mani scarne;
strappare gli vorrei, siccome a croce
di cimitero, una parola sola
che mi desse la luce. E poi berrei
a golate gioiose il sangue mio.

Afferrami alla vita,
uomo. Passa la nebbia
e lambe e sperde l’incubo mio folle.
Fra poco la vedremo dipanarsi
sopra le valli: e noi saremo in vetta.
Afferrami alla vita. Oh, come dolci
i tuoi occhi esitanti,
i tuoi occhi di puro vetro azzurro!

(Pasturo, 22 agosto 1929)

*

Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – Milano, 3 dicembre 1938), poetessa italiana del primo Novecento, di cui la grande italianista Maria Corti, che la conobbe all’università, disse: «il suo spirito faceva pensare a quelle piante di montagna che possono espandersi solo ai margini dei crepacci, sull’orlo degli abissi. Era un’ipersensibile, dalla dolce angoscia creativa, ma insieme una donna dal carattere forte e con una bella intelligenza filosofica; fu forse preda innocente di una paranoica censura paterna su vita e poesie. Senza dubbio fu in crisi con il chiuso ambiente religioso familiare.  La terra lombarda amatissima, la natura di piante e fiumi la consolava certo più dei suoi simili». (da Wikipedia)

riferimento in rete:  http://www.antoniapozzi.it/

 

8 pensieri su “Antonia Pozzi, due poesie

  1. Poetessa a me sconosciuta, i suoi versi cantano quasi un presagio di breve esistenza.
    A me, d’istinto, il primo dei suoi canti, nel ritmo dell’endecasillabo, rivela un inno alla vita; il secondo, nel suo ritmo spezzato, un senso di disperazione.
    Grazie.

    1. Buongiorno, Luigi e grazie per la lettura. Il link finale ti condurrà nel sito, fatto molto bene, di Antonia Pozzi, dove potrai leggere molto dei suoi scritti e della sua breve vita…Intanto, sono molto contenta che tu abbia incontrato questa bella voce del Novecento italiano!

  2. Sono stato sul sito, ho letto.
    Credo che imparerò a memoria qualcuna delle sue splendide poesie.
    Grazie ancora dell’occasione che mi hai offerta.

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