Arthur Rimbaud, Une Saison en enfer (Una Stagione all’inferno) – testo d’apertura

Edvard Munch - Gelosia - 1896

dalla Prefazione a Una stagione all’inferno

L’inferno

A Bruxelles, Verlaine non voleva che Rimbaud partisse, e le suppliche, le minacce si concretizzarono in un colpo di rivoltella che per fortuna ferì soltanto lievemente l’amico al polso. Di­chiarazioni, interrogatori, deposizioni al commissario di polizia e al giudice istruttore. Condanna di Verlaine. Il dramma si con­sumava. Nel periodo che seguì, Rimbaud si ritirò a Roche, nella sua campagna vicino a Charleville, e terminò nell’agosto 1873 la composizione di Una Stagione all’inferno iniziata nell’aprile dello stesso anno. Prima voleva chiamare l’opera «Libro paga­no» o «Libro negro», infine optò sempre per un titolo aderente al contenuto. Non avendo pagato l’editore, entrarono in circolazione solo pochi esemplari. Nacque il mito. Ritenendola l’ ulti­ma opera del poeta (seguono invece le Illuminazioni e gli «scritti africani»), piacque immaginare che Rimbaud avesse distrutto, bruciato le copie della Saison («autodafé»). La «storia» poté al­lora nutrirsi del mito del silenzio, dell’abbandono della poesia, così cari al nostro secolo. Furono poi trovate per caso le copie negli scantinati dell’editore e, distrutte quelle deteriorate, furo­no messe in vendita le altre. La tesi cambiò di poco, fu adattata e da quei tempi la «certezza» non fu mai ristabilita come Rim­baud stesso aveva permesso – lo vedremo – moltiplicando le letture della sua opera. E i miti continuarono.

Eppure, a parte le elucubrazioni critiche, permesse appunto dal poeta e da lui stesso chiamate «ultime piccole vigliacche­rie», si tratta proprio di quanto indica il titolo, cioè di Una Sta­gione all’inferno:

– Ma, caro Satana, ti scongiuro, uno sguardo meno irritato! e aspettando le ultime piccole vigliaccherie, tu che ami nello scrittore l’assenza di facoltà de­scrittive o istruttive, per te stacco questi pochi orribili foglietti dal mio taccui­no di dannato.

L’opera tentata, se non come una rivincita di Lucifero contro Dio, almeno come riscatto di una innocenza mistica dal peso del peccato, capolavoro estremo della letteratura dell’Ottocento, non solo visionaria, segna in ogni caso la sconfitta irrimediabile della vecchia poesia e la facile labilità dei suoi valori:

Mi stesi nel fango. Mi asciugai al vento del crimine. E giocai brutti tiri alla follia.

Rimbaud con la Stagione giunge infatti all’ultimo crac:

Ora, recentemente essendomi trovato sul punto di fare l’ultimo crac! ho pensato di ricercar la chiave dell’antico festino, per riprendere forse appetito.”

Ma quella chiave non apre due volte! Poi, si dovrà reinventa­re la vita, l’amore per raggiungere di nuovo la libertà. 

[cura e versione di Gabriele-Aldo Bertozzi]

*  *  *  *  *

«Un tempo, se ben ricordo, la mia vita era un festino dove si schiudeva ogni cuore, ogni vino scorreva.

Una sera, feci sedere la Bellezza sulle mie ginocchia. – E la trovai amara. – E l’ingiuriai.

Mi armai contro la giustizia.

Fuggii. Oh streghe, oh miseria, oh odio, a voi il mio tesoro fu affidato!

Riuscii a cancellare dal mio spirito ogni speranza umana. Su ogni gioia per strangolarla feci il balzo sordo della bestia feroce.

Invocai i carnefici per mordere morendo il calcio dei loro fu­cili. Invocai i cataclismi per soffocarmi con la sabbia, il sangue. La sciagura fu la mia dea. Mi stesi nel fango. Mi asciugai al ven­to del crimine. E giocai brutti tiri alla follia.

E la primavera mi portò il riso orrendo dell’idiota.

Ora, recentemente essendomi trovato sul punto di fare l’ulti­mo crac! ho pensato di ricercar la chiave dell’antico festino, per riprendere forse appetito.

La carità è questa chiave. – Tale ispirazione prova che ho so­gnato!

«Resterai iena, ecc … , » prorompe il demonio che mi incoro­nò di così graziosi papaveri. «Giungi alla morte con tutti i tuoi appetiti, e il tuo egoismo e i tuoi peccati capitali.»

Ah! Ne ho fin troppo: – Ma, caro Satana, ti scongiuro, uno sguardo meno irritato! e aspettando le ultime piccole vigliacche­rie, tu che ami nello scrittore l’assenza di facoltà descrittive o istruttive, per te stacco questi pochi orribili foglietti dal mio tac­cuino di dannato.

*

tratto da Rimbaud, Una Stagione all’inferno – Tascabili economici Newton (1995) – in apertura: Edvard Munch, Gelosia (1896)

5 pensieri su “Arthur Rimbaud, Une Saison en enfer (Una Stagione all’inferno) – testo d’apertura

  1. Di questo non c ‘è da meravigliarsi, dal momento che l’ opera d’arte vive fuori dal tempo. Ciò che invece mi turba è la mercificazione che si dà dell’arte.
    Il quadro di MUNCH riprodotto con la poesia è opera bellissima ma se, per avventura, dovesse essere venduta all’asta finirebbe per non piacermi più, così come non mi piace più l’ ” Urlo”, dopo che il che nel 2012 una delle quattro versioni è stata aggiudicata in pochi minuti per 120. 000.000 di dollari.

  2. Anche io amo poco la mercificazione delle arti – e degli artisti, anche – e L’urlo di Munch, in particolare, tra le sue opere 😊. Mi fa sempre piacere, invece, la tua partecipazione, Luigi. Grazie!

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