Wisława Szymborska, Sorrisi

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Sorrisi

Il mondo vuol vedere la speranza sul viso.
Per gli statisti diventa l’obbligo il sorriso.
Sorridere vuol dire non darsi allo sconforto.
Anche se il gioco è complesso, l’esito incerto,
gli interessi contrastanti – è sempre consolante
che la dentatura sia bianca e ben smagliante.

Devono mostrare una fronte rasserenata
sulla pista e nella sala delle conferenze.
Un’andatura svelta, un’espressione distesa.
Quello dà il benvenuto, quest’altro si accomiata.
È quanto mai opportuno un volto sorridente
per gli obiettivi e tutta la gente lì in attesa.

La stomatologia in forza alla diplomazia
garantisce sempre un risultato impressionante.
Canini di buona volontà e incisivi lieti
non possono mancare quando l’aria è pesante.
I nostri tempi non sono ancora così allegri
perché sui visi traspaia la malinconia.

Un’umanità fraterna, dicono i sognatori,
trasformerà la terra nel paese del sorriso.
Ho qualche dubbio. Gli statisti, se fosse vero,
non dovrebbero sorridere il giorno intero.
Solo a volte: perché è primavera, tanti i fiori,
non c’è fretta alcuna, né tensione in viso.
Gli esseri umani sono tristi per natura.
È quanto mi aspetto, e non è poi così dura.

*

Wisława Szymborska, da Grande numero (1976)

in Vista con granello di sabbia, Biblioteca Adelphi, 2009

6 pensieri su “Wisława Szymborska, Sorrisi

  1. Le poesie della stessa autrice,già pubblicate in questo sito, hanno un sapore meno amaro.
    Io sono un inguaribile ottimista e preferisco cercare la luce ed i colori, anche nell’ombra.

    1. La capacità ludica nell’uso delle parole, per quanto resa dalla traduzione, per costruire una cornice al suo pensiero finale, è quello che mi è piaciuto maggiormente nella rilettura di questo testo della Szymborska. In poesia amo l’ironia, questa sottile irriverenza nei confronti della serietà. L’ottimismo è una faccia della realtà e ben venga; ma non si può negare l’evidenza e il poeta lo sa.
      Grazie, Luigi, per la lettura.

      1. Passando dalla poesia alla musica, per la stessa ragione io preferisco una sonata di Beethoven a brani come Pierino e il Lupo di Prokof’ev.

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