Eugenio Montale pittore – sassi d’arte

Eugenio Montale, Diario dell’ex Versilia (album formato da 21 carte), “Spiaggia”,
firmato “Eusebio” e datato 1964; mm 64 x 100, tecnica mista su carta ms Carteggi Vari 507.32 (acquisto 1994) – Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
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L’opera e la sua nota sono tratte dal catalogo della mostra “Una volta nella vita – Tesori dagli archivi e dalle biblioteche di Firenze” [edito da Firenze Musei – sillabe], realizzata nel 2014 a cura di Marco Ferri, nella quale sono stati presentati documenti d’archivio, manoscritti e libri a stampa di particolare rilievo, generalmente accessibili solo a studiosi e ricercatori (clicca QUI per vedere le foto della mostra).
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L’album contiene vedute marine, tutte firmate, e dell’entroterra versiliano. Versilia d’antan, come ci spiega il poeta Eugenio Montale (Genova, 1896 – Milano, 1981) introducendo la serie di litografie tratte dal taccuino Diario del Forte dei marmi (Pavia, Centro Manoscritti Biella) e stampato a Biella nel 1969: “Il mio piccolo diario ne rappresenta gli aspetti più domestici e familiari: i soli che mi interessano […] Ho guardato con affettuosa ironia quanto sopravvive della Versilia di un tempo: una natura fatta di grandi spazi e suggestivi ‘interni’, una  natura larga e ancora a misura d’uomo“.
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Quello della pittura è un percorso meno battuto dell’espressività montaliana. Un percorso iniziato negli anni Trenta e portato avanti con costanza, ma dipanatosi più nelle pieghe delle amicizie, che sulla ribalta pubblica occupata dalla poesia. Ed è in un quadro di relazioni culturali e di amicizia che si inserisce questo album, entrato in Biblioteca Nazionale con un denso nucleo di lettere indirizzate da personalità della cultura internazionale al letterato fiorentino Roberto Papi (1899-1976). Come il noto Cahier de Normandie donato all’ospite francese, anch’esso (l’album) è un affettuoso ricordo di una delle molte estati trascorse dal poeta ospite dei Papi a Forte dei Marmi. Analoga al precedente francese anche l’originale tavolozza, punto di arrivo della sua ricerca espressiva: “Vino e caffè, tracce di dentifricio / se in fondo c’era un mare infiocchettabile, / queste le tinte. / Composi anche con cenere e con fondi / di cappuccino” (L’arte povera, da Diario del 1971 e 1972), con l’aggiunta di rossetto, penna, pastello e colpi di biacca, a evocare sulla carta, supporto luminoso, immagini evanescenti che vivono della trasparenza dei colori liquidi e della corposità dei segni. Senza dubbio voluta, scarna essenzialità di mezzi, che non di meno consente raffinati raggiungimenti espressivi, talmente aderenti alla visone poetica e stilistica dei versi di Montale da costituirne un contrappunto quanto mai suggestivo e sui quali “inevitabilmente si riflette il fascino unico della sua poesia” (Una dolcezza inquieta, Electa, Milano 1966).
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Micaela Sambucco Hamoud

 

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