Donato di Niccolò di Bardi detto Donatello, David/Mercurio – sassi d’arte

Il David-Mercurio è una delle più note sculture di Donatello (Donato di Niccolò di Bardi detto Donatello, 1386-1466), oggi conosciuta dal grande pubblico poiché è divenuta il simbolo di un prestigioso premio cinematografico. Si tratta di un’opera in bronzo, alta 1,58 m. conservata a Firenze, al Museo del Bargello. La tecnica della fusione in bronzo e rinettatura è molto difficile, ma l’altissima qualità del lavoro nella resa morbida del modellato e nelle superfici filanti fanno di questa statua uno dei massimi capolavori del Rinascimento.

La datazione del David in bronzo di Donatello è piuttosto problematica, sia per mancanza di documenti, sia per problemi iconografici e stilistici, non ancora risolti. Tradizionalmente l’opera era ricondotta alla prima maturità di Donatello (1430-32), mentre poi si è preferito avvicinarla al periodo padovano. Secondo l’ultima e più probabile ipotesi, sembra sia stata eseguita per il cortile di Palazzo Medici tra il 1452-53 e destinato ad essere esposto in un giardino come simbolo della libertà repubblicana. Escludendo il Crocifisso bronzeo per la Basilica di Sant’Antonio a Padova, dello stesso Donatello, questa sembra essere la prima statua di nudo del Rinascimento.

Il corpo dell’esile figura è sbilanciato e snodato a serpentina, con una gamba piegata e l’altra tesa a reggere il peso. La spada esagerata forma una diagonale esterna che sbilancia la composizione: è troppo grande e pesante per la sottile e sciolta figura adolescenziale. Questo voluto squilibrio compositivo suscita il senso di oscillazione e instabilità che percorre tutto il corpo, accentuato dai giochi di luce e ombra riflessi sulla superficie metallica e molto levigata e sui muscoli appena indicati. Molto raffinata è l’attenzione di Donatello per la resa psicologica e il realismo della rappresentazione. Il David più che rinviare al personaggio della Bibbia ha la posa e l’atteggiamento spavaldo di un “monello” che ha appena compiuto una “bravata”. Il volto pensoso, parzialmente nascosto e ombreggiato dalla falda del cappello aggiunge una nota di gravità all’aspetto adolescenziale e accenna un’espressione tra il soddisfatto e il malinconico. Nell’insieme risulta tutto molto naturale e spontaneo. La testa di Golia, ai piedi del David, è posta sopra una corona di alloro, simbolo di vittoria.

Il contesto per il quale era stata realizzata l’opera è andato perduto, per cui ora restano incomprensibili il motivo e i significati. E’ scomparso anche il basamento che avrebbe sostenuto la statua ad in posizione più alta dell’attuale. L’iconografia, a lungo discussa, resta ancora enigmatica. Esistono diverse possibili interpretazioni.

1) Tradizionalmente è identificata come David con la testa di Golia, per secoli considerato simbolo della libertà repubblicana. 2) E’ stata vista come Mercurio vincitore su Argo. Secondo una versione del mito Mercurio uccide Argo scagliandogli contro un sasso e Giunone insieme agli Amorini gli toglie gli occhi per decorare la coda del pavone, animale a lei sacro. Osservando la figura si nota che in alcuni dettagli non corrisponde all’eroe biblico: il cappello con le falde usato dagli antichi viaggiatori greci è tipico del dio; la nudità quasi completa si può riferire alle rappresentazioni classiche delle divinità, il sasso nella mano sinistra ma senza la fionda; la testa ai suoi piedi con l’elmo e senza il segno della percossa non può essere di Golia. Sull’elmo della testa ai piedi della figura gli amorini sul carro potrebbero riferirsi al mito di Mercurio. 3) Allegoria dell’Amore Celeste in riferimento al Simposio di Platone.  In questo testo Eros è descritto come un fanciullo. Viene anche indicato il collegamento agli otto tondi eseguiti da Michelozzo sugli archi del Cortile di Palazzo Medici: si tratta di versioni ingrandite dei cammei della collezione medicea. Uno di questi raffigura il “Trionfo dell’Amore Platonico”, tema ripreso anche nel rilievo sull’elmo della testa ai piedi della statua di Donatello. Se eseguita per il Cortile di Palazzo Medici (costruito da Melozzo, allievo di Donatello, tra il 1444 e il 1450), la chiave del programma intellettuale dell’opera andrebbe ricercata in rapporto a quell’ambiente. Comunque è piuttosto evidente la sensualità deliberata con cui è interpretato l’agile corpo di efebo; la compiaciuta descrizione anatomica e la sua inquietante ambiguità, hanno fatto pensare ad un’interpretazione sensibilmente erotica del soggetto. 4) Allegoria della Verità che sconfigge l’Invidia.

Il nudo è ispirato alla statuaria classica, alle figure romane di atleti, ed è simile al tipo dell'”Antinoo” padovano che ispirerà a Donatello altre opere dell’ultima attività fiorentina.

(A. Cocchi per il sito geometriefluide che si ringrazia – immagini dal web – foto d’apertura di Lorenzo Galassi)

2 pensieri su “Donato di Niccolò di Bardi detto Donatello, David/Mercurio – sassi d’arte

  1. Mai ci si stanca di ammirare ciò che di mirabile è stato prodotto d’ali artisti geniali del nostro Rinascimento.
    Illuminante commento.
    Grazie, Angela!.
    🌺🌺

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