Altissima Luce: Laudario di Cortona – sassi sonori

Fresu - Di Bonaventura

Il “Laudario di Cortona” secondo Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura; una rilettura lirica del documento medievale unita alle voci di Armoniosoincanto dirette da Franco Radicchia. Il Laudario di Cortona possedeva già in sé parole e musica, ma a Fresu e Di Bonaventura è stato chiesto da Alberto Batisti, Direttore artistico della Sagra Musicale Umbra, di immaginare una «impaginazione» diversa per quegli antichi canti (solo alcuni, visto che parliamo di una tracklist di 13 brani), «facendoli diventare degli standard» con elementi jazzistici al loro interno. Il risultato del loro lavoro, in versione solo strumentale, viene prima presentato a Umbria Jazz e poi subisce un’“integrazione vocale” grazie all’inserimento delle parti del già citato Gruppo Vocale Armoniosoincanto, per essere in seguito suonato nella sua interezza in vari concerti in giro per l’Italia. Il passo verso la registrazione in studio, dunque, era quasi obbligato, visto anche il successo ottenuto dalle nuove composizioni, e a fare uscire il CD è stata ovviamente la Tǔk Music dello stesso Fresu. [estratto dal sito sentireascoltare]

Il Laudario di Cortona (Cortona, Biblioteca del Comune e dell’Accademia Etrusca, Ms. 91) è un codice musicale manoscritto italiano della seconda metà del XIII secolo, contenente una collezione di laude. Non se ne conosce esattamente la data, ma si ritiene che sia stato copiato fra gli anni 1270 e 1297. Apparteneva alla Fraternità di Santa Maria delle Laude, della chiesa di San Francesco di Cortona. Nell’anno 1876 fu ritrovato abbandonato, in uno stato pietoso, dal bibliotecario della Biblioteca del Comune e dell’Accademia Etrusca di Cortona, che lo aggiunse alla biblioteca cortonense, in cui è conservato. Il Laudario di Cortona e il Laudario Magliabechiano 18 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano II I 122, Banco Rari 18) sono i due soli manoscritti di laude italiani con notazione musicale giunti fino a noi. Alcuni brani si trovano in entrambi i manoscritti, mentre altri brani del Laudario di Cortona si ritrovano in altri laudari privi di musica (solo testuali) e in altri frammenti sparsi.

Il Laudario di Cortona è la più antica collezione conosciuta di musica italiana in lingua volgare, nonché l’unica del XIII secolo. Il manoscritto è composto di 171 fogli di pergamena ed è privo di miniature; il testo è scritto in caratteri gotici e la musica in notazione quadrata. È formato di due parti: la prima va dal foglio 1 al 122 e le sue dimensioni sono di 22,6 x 17,2 cm. mentre la seconda è posteriore, con un formato più piccolo, di 21,5 x 17,3 cm, e va dal foglio 133 al foglio 171. Fra le due parti fu inserito, più avanti, un quadernetto (fogli dal 123 al 132). [notizie da Wikipedia]

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8 pensieri su “Altissima Luce: Laudario di Cortona – sassi sonori

  1. Con tutto il rispetto per i musicisti citati, io trovo che il sublime lirismo del ” laudario” è in grado di dare la più grande emozione rispettando la originaria “impaginazione”.
    Grazie, comunque, della citazione, che mi ha riportato alla mente questa bellissima musica, che da tempo non riascoltavo.!
    🌺

  2. Un bell’inizio di giornata ascoltare questo brano elaborato e proposto in una nuova veste da artisti eclettici che sposando musica jazz e musica antica ci regalano una nuova pagina di bellezza. Grazie per la proposta originale ed apprezzata, Paolo Fresu è un’icona della musica jazz italiana e non solo, buona e bella giornata cara Angela.

  3. Personalmente (da appassionato di musica antica) rielaborazioni di questo tipo mi lasciano alquanto freddo.
    A mio giudizio la musica medievale vive della sua ruvidezza, della sua lontananza dalle nostre abitudini sonore. E’ uno scoglio che si deve scalare, non abbattere.

    1. Grazie, Guido, per il punto di vista. Intuendo l’amore di Fresu per la musica, penso che abbia solo voluto presentare un altro modo di “vivere” l’esperienza della musica medievale magari a tanti, come me, che amano il suo soft jazz e ne apprezzano le potenzialità.

      Faccio un paragone con la poesia: quella ultra moderna ha il suo valore che, però, non toglie nulla alla poesia classica e viceversa. Antico e nuovo, a parer mio, devono semplicemente convivere per andare avanti entrambi.

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