Juan Rodolfo Wilcock, tre poesie

ph. Angela Greco AnGre per Il sasso nello stagno di AnGre

poesie di Juan Rodolfo Wilcock (1919-1978; poeta, scrittore, critico letterario e traduttore argentino naturalizzato italiano.)

*

Mostrami il mondo, mostrami la gente,
come una lampada da cinquemila watt
la tua bellezza ne fa un mosaico d’oro
i visi lustri scintillano smalti
azzurri e gialli e verdi, gioielli insomma
e intorno un cielo semplice con palme
e sulle palme pecore di una razza aerea,
e ignari passano trasformati in gioielli
e dico a un tale, «ogni volta che passi
mi pare che rispunta il sole
quindi sono sette giorni che ci vediamo»,
ma so che il sole non è lui, sei tu,
che lo rivesti con quella luce fortissima
di criniere da leone zodiacale,
e tornerà nel buio, come quell’altra
col suo vestito come una candela
avvolta in fiamme rosse su scarpe rosse.
Mostrami il mondo con i suoi cortei,
mostrami gli autobus come un foresta,
mostrami il Tevere dove sembra il Danubio
e la piana dall’altro dei Parioli
dove combattono Massenzio e Costantino,
difatti sono pronto ormai a credere
che il mondo l’hai creato tu,
come di nuovo lo stai creando ancora
con quella luce da cinquemila watt;
e con il mondo avrai creato la storia.

~

Comunque sia, questo mondo è per te.
Mi sono domandato molte volte
a che serviva, e non serviva a niente,
ma adesso grazie a te ritorna utile.
Fa il conto della merce abbandonata
da Dio e prendila, l’hanno fatta per te
millenni di uomini che non ti conoscevano
ma che cercavano di prefigurare
in templi e tombe di roccia e biblioteche
uno stupore come quello che effondi
quando sorridi e fai fermare il tempo
e tutti ammutoliscono rapiti
e ti alzi e dici, «io me ne vado a letto».
Dormi, al risveglio sarà lì il tuo retaggio:
una città che fu famosa assai,
un fiume sporco cantato dai poeti,
il cinema dove hanno ucciso Giulio Cesare;
e intorno valli, montagne, mari, oceani,
e capitali, e continenti e selve,
e piramidi, e versi, e adoratori
della tua forma esterna o quella interna
e in alto il cielo e il sole e le stelle e la luna
e sulla terra le bestie ubbidienti
a te che infine vieni a giustificare
la loro straordinaria varietà.
È tutto tuo e non finisce mai.

~

Vieni con me non dico, dico portami.
Davanti a un Santo o a una Madonna chi
direbbe, « vieni, andiamo in Tunisia »?
Ma se l’immagine se ne andasse in giro
chi non vorrebbe accompagnarla, chi?
A trenta metri vedo molto bene,
vorrei seguirti sempre a trenta metri,
e a volte, presso un fiume o una fontana,
avvicinarmi a tanto irraggiamento,
se dormi, se riposi, se sorridi,
per poi la sera chiudermi nel buio
e accertare che splendo anche da solo
e che al di sopra del registratore
col nastro inciso con la tua voce
si addensano apparenze luminose
che in altri tempi si chiamavano angeli,
forme sospese, spiriti apprendisti
che da te vogliono in quei rari paraggi
imparare purezza e tenerezza,
ritegno, verità e altre arti angeliche
mai viste insieme, né in quei luoghi né altrove,
o come si asservisce una nazione
abbassando le palpebre semplicemente.

(Per queste condivisioni si ringrazia il sito Nuovi Argomenti)

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