Miroslav Kosuta, tre poesie

carta e penna

Miroslav Kosuta è nato a Kiz nel 1936, ha frequentato il liceo scientifico sloveno di Trieste e continuato gli studi presso l’Università di Ljubljana, dove si è laureato in Letteratura Comparata. E’ stato redattore della radio di Ljubljana e, dopo il ritorno a Trieste, tra le altre attività per più di vent’anni direttore artistico del Teatro Stabile Sloveno. Poeta, drammaturgo e traduttore, ha pubblicato la sua prima raccolta nel 1963, alla quale ne sono seguite molte altre fino alla recente Mesto z malam San Carlo (La città con il molo San Carlo) del 2002.

*

Misa – la tavola

Beata tu sia, tavola, che hai gambe
ma non ti allontani da noi: tu sì che sei saggia
e sai dov’è la felicità.

Beata tu sia, tavola, che sei di rovere tinto
e ampia, sì che tutti e quattro
a te sediamo con i nostri giorni e notti.
Con tovaglie ti avvolgono brezze di primavera,
il profumo di cibo casereccio ti impregna
e tu verdeggiando cresci,
cresci e sei la nostra casa: a te
veniamo e da te quando ci hai confortati
e dissetati.

Beata tu sia, tavola, che sei il mio libro:
nei tuoi cerchi segno la felicità
e la crescita dei figli, con l’altezza delle tue gambe
misuro il mio sconforto –

un giorno ci servirai solo tre piatti,
un altro giorno due,
poi un suono secco nel tuo dorso:
come la molla saltata in un vecchio orologio.

~

Vrata – la porta

La porta, semplice e a misura d’uomo,
con fondamenta d’amore e vaghe aspettative,
si erge come un arco di trionfo.

Quante trincee espugnate là dietro, quanti
cavalli di frisia, grida soffocate, lingue
di fuoco e notti trafitte da spari
e tregue e trattati e la porta,
la porta, compagna sempre un palmo più alta di te.

Col faro si apre e si chiude,
chiama nella nebbia, nel buio, nel chiarore,
permeata da una tenue
luce violetta. Da qui se ne vanno
mia moglie e i ragazzi, da qui
entra la paura. Maniglia e chiavi sono fatte
per la mano, ma le mani non sanno quel che fanno,
stillano angoscia in me. Non andate,
non andate, grido.

Ma è scritto: anche tu andrai.

~

Hisa – la casa

Ogni casa ha quattro pareti
e un cielo.
Ogni casa ha un orologio che misura la notte,
e un tarlo che rode la morte
negli scaffali,
nel pavimento,
nell’esca del letto che sa di sudore.

Ogni casa ha una porta che si apre
alla paura,
e fra tante finestre una
per i suicidi.

Da noi le case sono lampioni
e brillano sul mare,
in una
c’è un giaciglio di alghe secche
dove mi aspetta
un corpo,
schiuso come terra
e profondo
come una tomba.

.

(Per questa condivisione si ringrazia il sito “el-ghibli”)

2 pensieri su “Miroslav Kosuta, tre poesie

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