Edgar Allan Poe, tre poesie

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Coloro che sognano di giorno sono consapevoli di molte cose che sfuggono a coloro che sognano solo di notte.
Nelle loro visioni grigie captano sprazzi d’eternità e tremano, svegliandosi, nello scoprire di essere giunti al limite del grande segreto.
In un attimo, apprendono qualcosa del discernimento del bene e qualcosa più che la pura e semplice conoscenza del male. 

*

I miei incantesimi sono infranti

I miei incantesimi sono infranti.
La penna mi cade, impotente, dalla mano tremante.
Se il mio libro è il tuo caro nome, per quanto mi preghi,
non posso più scrivere. Non posso pensare, né parlare,
ahimè non posso sentire più nulla,
poiché non è nemmeno un’emozione,
questo immobile arrestarsi sulla dorata
soglia del cancello spalancato dei sogni,
fissando in estasi lo splendido scorcio,
e fremendo nel vedere, a destra
e a sinistra, e per tutto il viale,
fra purpurei vapori, lontano
dove termina il panorama nient’altro che Te.

~

Il lago

Nel fior di giovinezza, ebbi in sorte
d’abitar del vasto mondo un luogo
che non poteva ch’essermi caro e diletto –
tanto m’era dolce d’un ermo lago
la selvaggia bellezza, cinto di nere rocce,
con alti pini torreggianti intorno.
.
Ma poi che Notte, come su tutto,
aveva lì disteso il suo manto,
e il mistico vento e melodioso
passava sussurrando – oh, allora,
con un sussulto io mi destavo
al terrore di quel solitario lago.
.
Pure, non mi dava spavento quel terrore,
ma anzi un tiepido diletto –
un diletto che nè miniere di gemme
nè lusinghe o donativi mai potrebbero
indurmi a definir qual era –
e neanche Amore – fosse anche l’Amor tuo.
.
Morte abitava in quelle acque attossicate,
e una tomba nel profondo gorgo
era disposta per chi sapesse ricavarne
un sollievo al suo immaginare:
il solingo spirito sapesse fare
un Eden di quell’oscuro lago.

~

A…

Non m’importa che la mia sorte terrena
Abbia assai poco di terreno in sé,
che anni d’amore si siano perduti
in un solo minuto di rancore.
Né mi addolora che altri disperati
Di me, mia cara, siano più felici,
ma che tu soffra per questo mio destino,
che mi porta a fuggire sempre via.

*
Edgar Allan Poe
.
.

2 pensieri su “Edgar Allan Poe, tre poesie

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