Sergio Corazzini, due poesie

Per organo di Barberia

I.
Elemosina triste
di vecchie arie sperdute,
vanità di un’offerta
che nessuno raccoglie!
Primavera di foglie
in una via diserta!
Poveri ritornelli
che passano e ripassano
e sono come uccelli
di un cielo musicale!
Ariette d’ospedale
che ci sembra domandino
un’eco in elemosina!
.
II.
Vedi: nessuno ascolta.
Sfogli la tua tristezza
monotona davanti
alla piccola casa
provinciale che dorme;
singhiozzi quel tuo brindisi
folle di agonizzanti
una seconda volta,
ritorni su’ tuoi pianti
ostinati di povero
fanciullo incontentato,
e nessuno ti ascolta.

~

La morte di Tantalo

Noi sedemmo sull’orlo
della fontana nella vigna d’oro.
Sedemmo lacrimosi in silenzio.
Le palpebre della mia dolce amica
si gonfiavano dietro le lagrime
come due vele
dietro una leggera brezza marina.
Il nostro dolore non era dolore d’amore
né dolore di nostalgia
né dolore carnale.
Noi morivamo tutti i giorni
cercando una causa divina
il mio dolce bene ed io.

Ma quel giorno già vanía
e la causa della nostra morte
non era stata rivenuta.

E calò la sera su la vigna d’oro
e tanto essa era oscura
che alle nostre anime apparve
una nevicata di stelle.

Assaporammo tutta la notte
i meravigliosi grappoli.
Bevemmo l’acqua d’oro,
e l’alba ci trovò seduti
sull’orlo della fontana
nella vigna non piú d’oro.

O dolce mio amore,
confessa al viandante
che non abbiamo saputo morire
negandoci il frutto saporoso
e l’acqua d’oro, come la luna.

E aggiungi che non morremo piú
e che andremo per la vita
errando per sempre.

*

 Sergio Corazzini (Roma, 1886 – 1907) è stato un poeta italiano appartenente al Crepuscolarismo romano del primo decennio del Novecento; morì di tisi ventunenne. Ebbe solo cinque anni di tempo, a un’età in cui non si è ancora smesso di giocare, per fare della sua breve vita un’opera d’arte, un cammeo di amore, sofferenza e poesia. Parla alla fantasia e al cuore delle persone il “piccolo fanciullo che piange” il poeta “che non sognerà più / fino alla morte”, ma che esprime con immagini di lucidità folgorante il proprio misero mondo poetico, nella certezza, davvero moderna, che non esista alcuna parola salvifica. (“Sergio Corazzini – Poesie”, BUR, estratto)

8 pensieri su “Sergio Corazzini, due poesie

    1. Ciao Phil (non ho letto altro riconducibile al tuo nome), benvenuto. Spesso, la morte prematura ci toglie talenti…per fortuna possiamo (e dobbiamo) leggere, ricordare e consegnare al domani quel che sono stati!

      1. Ah, guarda, a me i crepuscolari fanno vibrare le corde! Non so perché, ma Corazzini e Gozzano li sento proprio miei. Prima, non so nemmeno perchè, mi sono ritrovato a rileggere ‘Paolo e Virginia’ e “La signorina Felicita’ di Gozzano. che vuoi mai? Come ti dicevo, è più forte di me!
        Ciao e un abbraccio!

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