Riproponiamo: Andrej Rodionov, due poesie ed una nota sull’autore.

La letteratura non fa la guerra. Essa non può essere elemento di discriminazione, né manipolata per i propri fini; attenzione a non cadere in certi errori del passato, che tanto passato non sembra essere…

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Andrej Rodionov, due poesie ed una nota sull’autore

(per questo articolo si ringrazia Roberto Bertoldo)

tratte da “La massa critica del cuore…”, antologia di poesia russa contemporanea (cura, scelta e traduzione di Massimo Maurizio – Ed.Mimesis-Hebenon, 2013)

***
In verità lui già era ubriaco
Quando i ravioli portarono nei piatti
Alla stazione Savëlovskij, in mezzo ai macachi,
Disse con dolore: “Voi siete dei cerbiatti.
Se al posto di ‘sta merda ci fosse qui la neve,
Al posto del giubbotto di pelle un bel cappotto,
Sulle teste pelate un berretto come si deve
Non ci faremmo di certo vedere qua sotto.
E i ravioli, ostriche per noi beoni,
Non ci rimarrebbero dentro i gargarozzi.
Alla stazione Savëlovskij, alla stazione,
Non andremmo con auto rotte e zozze
I caffè e i bar qui san davvero tanti,
Persin più dei ravioli che ci siamo fatti.
Ed i ravioli non son merce soltanto:
Sono le ostriche per i cerbiatti”.
Lui scomparve alla sesta bottiglia,
Mi risvegliai a Medvedkovo, all’una e poi
Andai a casa, sorridevo con cipiglio,
Pensavo a come il fato si fa beffe di noi.
.
.
.
***
A smettere di vivere c’avran pensato in tanti,
Una volta almeno ognuno quest’idea concepì,
Ma non tutti san del cocktail dei suicidi aspiranti
La ricetta, che è liquore di banana con kefir.
.
Anche a me questa ricetta era ignota,
Ma nel novantaquattro ne venni a conoscenza:
Un mio amico che decise di farla finita,
Prima di morire mi dischiuse la sua essenza.
.
Eravam sulla Tverskaja in un negozio con un bar,
E mi chiese aiuto all’improvviso:
Un gommone da qualche parte avrei dovuto a lui trovar,
A lui che d’annegarsi si decise.
.
Con sé aveva preso una certa donnetta
Anche lei con la vita voleva saldare il conto,
Lui voleva che io fossi capitan della barchetta,
Avrei dovuto aiutarli ad annegarsi, a andare a fondo.
.
Il suo piano era il seguente: in un lago
Io li porto proprio al centro e gli lego
Mani e piedi con nodi belli stretti,
Per farli andare a fondo, andar giù dritti.
.
Dopo che io nell’acqua I i avrei lasciati andare,
Lasciati, come si dice, sul correre dell’onda,
E se la natura si fosse voluta ribellare,
Se qualcuno c ‘avesse ripensato a andare a fondo,
.
Aiutandomi coi remi avrei dovuto con violenza
In quell’idrico bacino mandarli verso il fondo.
Così desiderava lui finire I ‘esistenza
Insieme a quella donna, per togliersi dal mondo!
.
lo non trovai la forza per opporgli un rifiuto,
Mi limitai a non andare da lui il giorno fissato.
La sera speravo di vederlo seduto
AI bar, io decisi ch’era solo uno svitato.
.
Quella sera però non Io vidi affatto,
Né il giorno seguente, né la settimana che venne.
Un mese passò, pensai che in qualche anfratto
D’un lago aveva trovato il giaciglio suo perenne.
.
II millenovecentonovantotto fu quando,
Un quattro anni dopo la storia narrata,
Sulla Neglinnaja andavo, una sigaretta fumando,
E Io vidi a un tratto sotto un’arcata.
.
Vendeva porno a un tavolino e se ne stava lì sotto,
Lui non mi riconobbe, non so per che ragione.
Gli comprai un calendario con una qualche mignotta
E passai oltre assorto nelle mie meditazioni.
.
Quindi c’aveva ripensato ad annegarsi, alla fine,
Affogata l’amica probabilmente,
Sulla barca vide dal fondo salir le bollicine
Non volle figurar nel protocollo degli eventi.
.
E ora se ne sta lì e fa il suo commercio in santa pace,
E soltanto la sera, a casa sua, nella sua tana,
Come una volta in cucina mischiare gli piace
Di nuovo kefir e liquor di banana.
.
.
.

Andrej Rodionov, oggi riconosciuto come una delle voci più autorevoli del panorama poetico russo contemporaneo, ha debuttato all’inizio del nuovo secolo, facendo da subito parlare di sé, tanto per la novità della recitazione dal vivo, ispirata al sound­-poetry e al rap, quanto anche per le tematiche trattate. La sua lirica è volutamente grossolana, il verso accentuativo strizza l’occhio alla lettura tribunizia di Majakovskij, ma il lessico rimanda alla scena musicale del post-punk degli anni Novanta e del folclore criminale di stampo urbano.

La posizione di “osservatore partecipante”, riprendendo una definizione utilizzata da I. Kukulin e tratta dal lessico antropologico, porta Rodionov a utilizzare la stessa lingua dei personaggi che ritrae ed esamina, gli abitanti delle periferie operaie, sognatori delusi, le cui dipendenze appaiono come l’unica via d’uscita da un grigiore onnipresente. II poeta si identifica in maniera totale tanto con i suoi eroi, giovani con tendenze semicriminali, alcolisti, prostitute, quanto con un mondo alla rovescia, intimamente sbagliato, ma che si sa essere l’unico possibile, un mondo retto da leggi particolari, comprensibili soltanto ai suoi abitanti e paradossalmente basate su un codice etico ben più saldo di quello della Mosca del centro e delle periferie prospere.

La lirica di Rodionov è implicitamente romantica, essa descrive un mondo frammentato e violento, sogni e speranze vane, alle quali è impossibile rinunciare. Nei confronti dei suoi protagonisti e di se stesso Rodionov ha un atteggiamento disincantato, ironico, che spesso sconfina in un atteggiamento cinico, ma che mitiga il tragismo di questi versi. Essi sono lo specchio dello stato di crisi della società dopo il fallimento delle utopie, delle ideologie e dei valori che per un secolo l’hanno caratterizzata nel bene e nel male. L'(anti)estetica rude e volgare di Rodionov è, a ben guardare, l’estetica della Mosca di oggi, di una metropoli priva di un’identità definita, nella quale vagano figure costantemente alla ricerca di un’appartenenza e di punti fermi, che si sanno essere ormai irrimediabilmente scomparsi.

Un pensiero su “Riproponiamo: Andrej Rodionov, due poesie ed una nota sull’autore.

  1. La letteratura non fa la guerra.
    Essa non può essere elemento di discriminazione, né manipolata per i propri fini; attenzione a non cadere in certi errori del passato, che tanto passato non sembra essere…
    Il sasso nello stagno di AnGre ripropone e riproporrà anche autori russi, perché credo che sia la mancanza di cultura, unita all’assenza di capacità critica, a generare quella “cultura della cancellazione” di cui con Dostoevskij, ieri, abbiamo solo avuto il più recente esempio. In fondo, l’ignoranza, nel senso proprio del termine, è più utile ai vari governanti…

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