Simone Consorti, estratti da Voce del verbo mare con una nota di Angela Greco AnGre

Il sasso nello stagno di AnGre poesia edita

Voce del verbo mare (Arcipelago itaca Edizioni, 2022) di Simone Consorti, estratti

Voce del verbo mare

“Il vero infinito è il passato remoto
perché per l’eternità
nessuno potrà toglierci
ciò che è terminato già”
disse lui con un tono un po’ rude
“Semmai il passato prossimo
perché è iniziato ma non si conclude”

Poi riuscirono a litigare
perfino su come coniugare
l’infinito del verbo mare

*

Ti ho dato appuntamento senza dirtelo

Ti ho dato appuntamento senza dirtelo
e sono qui in anticipo da tanto
perché so che non verrai
ma non so quando

*

Ho cominciato attendendoti

Ho cominciato attendendoti
nel giorno del nostro primo
non appuntamento
Da qualche parte si deve iniziare
a imbalsamare un amore

.

Simone Consorti torna al pubblico con Voce del verbo mare (Arcipelago itaca Edizioni, 2022), nuova esperienza in versi per l’autore romano, classe 1973, autore già di due precedenti sillogi (Le ore del terrore, 2017Qui su questo blog e Nell’antro del misantropo, 2014 – qui su questo blog) e di altri lavori in prosa e fotografia.

Consorti esordisce in questo edito – di cui ringrazio per il gentile invio – giocando con il lettore e con la poesia, quasi sfidandolo e sfidandosi tra rime, paradossi e derive surreali a seguirlo in una costruzione personale, che, soltanto a posteriori, rivelerà la natura dell’indagine e il sentire del poeta. Alla terza raccolta di questo autore, personalmente mi appare chiaro che egli tenti a priori di avvicinarsi al lettore e solo dopo averne testato la tenuta, prosegua con la sua caparbia determinazione di affermarsi tra i versi, tra luci e ombre che gli conferiscono un aspetto evanescente, forse a difesa di un certo carattere che non rivela mai fino in fondo. A sostegno di ciò la nota di chiusura di Voce del verbo mare, intitolata “C’era una volta Simone Consorti”, un decalogo che racconta la biografia dell’autore tra tesi e antitesi, che lascia un retrogusto di beffa e sa tanto di espediente editoriale, che forse la Poesia con la maiuscola non merita. Nelle pagine, invece, tra le righe, si avverte la persona e non il personaggio e la poesia non manca.

“Tutto sta nel dire insieme le parole
Giustiziacontrollo
sicurezzarepressione

Tutto sta nel dare fuoco alle idee
che sono già cenere

Tutto sta ad arrivare alla fine
e passare il testimone”

Questi versi da “Hindenburg” sembrano ben riassumere il percorso di questa silloge: poesia come visione del reale e passaggio a chi riesce a comprenderne significati, significanti e tutta una svariata serie di significazioni che arricchiscono via via il lettore. Consorti parla di vita e morte, come è in uso nella poesia di quest’ultimo periodo letterario però, escludendo le grandi domande, ma prendendo gli argomenti come pretesto per esorcizzare la paura atavica, quella che, in fondo, ci fa umani.

Voce del verbo mare è una ricognizione di differenti momenti vissuti dal poeta, che restituisce al lettore un quadro d’insieme della poetica di questo singolare autore. Consorti si cimenta con la poesia, come con qualcuno che ammira e che rispetta e con essa intenta un dialogo costante sempre sopra le righe, però, senza mai scendere negli inferni che presto o tardi la Poesia mette dinnanzi a coloro che decidono di frequentarla; si mostra – mi si passi il termine – “timido”, “vuole scomparire”, eliminare la sua presenza, ma il tono non è sommesso, né pacato; piuttosto sembra che egli cerchi una strada per mettersi in luce, per affermarsi, pur con l’espediente narrativo della scomparsa dell’autore, come si avverte soprattutto nelle ultime poesie del libro.

3.
La trasformazione è andata avanti
Ora la facciata della casa
dal pavimento alle tegole
contiene scolpite dieci regole
L’undicesima è che mi sto per dissolvere
in un Dio eterno
o in polvere
Perciò la mia fede
non nel piombo
nell’argento vivo o spento
o in quello che si vede
ma nell’apparizione/sparizione di me stesso
da oggi in poi avrà sede

(estratto da “Barnekow”)

*

Ho applaudito una zanzara
proprio nel momento in cui passava
Un solo battimano convintissimo
senza prove senza repliche
senza attese senza eco senza storia
T’invidio zanzara caduta
in un momento irripetibile di gloria

(“Ho applaudito una zanzara”)

Consorti vive un’attesa, come egli stesso afferma negli undici punti della nota in chiusura; ma sembra vivere questa condizione rivolta soprattutto verso se stesso. Tutto il testo è disseminato di voci che si rivolgono allo stesso autore, come se parlasse a se stesso e da se stesso attendesse una risposta che non arriva, ma che sembra essere il motivo della sua scrittura. Si ha la sensazione, alla fine della lettura, di aver preso parte ad un processo istruito e sentenziato dall’autore stesso che, in fondo, ha solo chiesto ai lettori di svolgere il ruolo del pubblico che supporta la veridicità dell’accaduto. [Angela Greco AnGre]

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