Margaret Atwood, due poesie da Esercizi di potere

carta e penna

Margaret Atwood, poetessa, scrittrice e ambientalista canadese nata ad Ottawa nel 1939; due poesie da “Esercizi di potere” (Power Politics, 1971) trad. Silvia Bre per Nottetempo Edizioni, 2020. 

*

Prima mi avevano dato secoli
di attesa nelle caverne, in tende
di pelli, sapendo che non saresti mai tornato

Poi andò più veloce: solo
vari anni tra
il giorno in cui scampanellavi
in mezzo ai monti, e il giorno (di nuovo
a primavera) in cui alzavo lo sguardo dal telaio
del ricamo all’entrata del messaggero.

Avvenne un paio di volte, o forse
più; e ce ne fu una, non tanto
tempo fa, che ti andò male,
e tornasti su una sedia a rotelle
con i baffi e bruciato dal sole
ed eri insopportabile.

Qualche tempo addietro però, ricordo
di aver avuto otto mesi buoni tra
la corsa di lato al treno, sollevando la gonna, porgendoti
violette al finestrino
e l’apertura della lettera; ho fissato
la tua istantanea sbiadire per vent’anni.

E l’ultima volta (sono corsa in auto all’aeroporto
ancora con la tuta
della fabbrica, l’arnese
che avevo scordato spuntava dalla tasca
dietro; ed eccoti lì
elmetto e cerniere chiuse, era l’ora
zero, hai detto Fatti
Coraggio) fu soltanto tre settimane prima di ricevere
il telegramma e poter dare inizio al rimpianto.

Ma di recente, le serate nere,
passano solo secondi
tra l’avviso alla radio e
l’esplosione; le mani
non ti raggiungono

e nelle notti più quiete
salti su dalla
sedia senza neanche toccare la cena
e riesco appena a salutarti con un bacio
prima che tu corra in strada e loro sparino

***

Mio bel comandante di legno
con la tua passione di medaglie
fatte di legno, che aggiusti
ogni volta cosi quasi vinci,

tu brami di farti bendare
prima di ferirti.
Il mio amore per te è l’amore
di una statua per un’altra: in tensione

e statico. Generale, arruoli
il mio corpo nella tua eroica
battaglia per diventare vero:
se pure prometti salvezze di bronzo

per la caviglia sinistra tu mi tieni
cosi che la mia testa sfiora terra,
ho gli occhi accecati,
i capelli si riempiono di nastri bianchi.

Ci sono orde di me adesso, simili
e paralizzati, ti seguiamo
spargendo tributi floreali
sotto i tuoi zoccoli.

Maestoso sul cavallo di legno
indichi con la mano frangiata;
il sole tramonta, e il popolo tutto
si avvia dall’altra parte.

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