Jalâl âl-Din Rumi, due poesie

cuore

Jalâl âl-Din Rumi, poeta e mistico nato a Balkh, in Afghanistan, nel 1207, fu il massimo esponente della dottrina Sufi, anche grazie a lui il Sufismo si è diffuso liberamente in tutto il mondo islamico. Insegnò Scienza del diritto coranico e Giurisprudenza e nel corso della sua vita, si dice, ebbe quattrocento studenti e circa mille auditori. Uomo di grande fede ed illuminazione, ha lasciato ai posteri versi e massime di rara bellezza che predicano la tolleranza e l’amore fra gli uomini, rigettando qualsiasi eccesso e fanatismo religioso. “Dopo la mia morte non cercare la mia tomba sulla terra: la mia tomba è nel cuore di coloro che sanno”, scrive Rûmî. Fondatore della confraternita sufi dei “dervisci rotanti” è considerato il massimo poeta mistico della letteratura persiana. (dal web)

*

Tu sei un ramo di rosa e il giardino
ora è verde e gioioso: la brezza
è con te in questa danza. È un vento
che sembra Gabriele, l’arcangelo,
e tu sembri proprio Maria:
è nato un Gesù con le gote di fiore.
Il vostro danzare è la chiave
all’eterno infinito: che sia benedetto.
È il trono, il cervello, di questa tua
stirpe, ed è il trono quel luogo
ove siedono i grandi sovrani.
Ogni frutto che pende dal ramo
finisce in un ventre: tutto cresce
nel mondo creato e poi cade in rovina.
Ma la grazia che viene da Lui
che ci dà l’esistenza è incorrotta
dal cibo e dal sonno: a ogni gente
il suo pasto, da un orto diverso,
ed il tuo, o Generoso, è il banchetto
più grande. È la sorte, alla fine,
che assegna le parti: tu va’ a ricercare
la tua, di fortuna felice, che vale
ben più d’ogni bene che appronti.
Silenzio: una brezza ora soffia nel cuore,
nella luce che assiste ogni nascita nuova.

~

Qual è il prezzo di un bacio,
tu dimmi, su quel tuo rubino
prezioso? Conviene comprarlo,
costi pure una vita.

È un purissimo bacio
che non appartiene alla terra:
di me farà un’anima lieve
affrancata dal corpo.

Trasparente parlava
l’oceano: «Ci vuole uno sforzo:
tu hai la perla più rara, però
devi svellerne il guscio».

Per baciare la rosa
che dona splendore alla coppa
il mondo ora mostra la lingua
come il fiore del giglio.

O mi sbaglio? Se siete
maestà, come Marte e la luna,
provate a non chiedere un bacio
a quel dolce selvaggio!

Entra, luna celeste,
ché a te le finestre ho dischiuso.
Tu abbagliami il volto una notte,
col tuo labbro sul mio.

Ora chiudi la porta
ai discorsi e spalanca le imposte
del cuore: è da qui che la luna
elargisce i suoi baci.

***

Versi tratti da “Settecento sipari del cuore” (Ponte alle grazie, traduzione e cura di Stefano Pellò)

5 pensieri su “Jalâl âl-Din Rumi, due poesie

    1. Buona domenica anche a te, Flavio!! Ho preso il libro a Bari, capitato per caso tra le mani per la delicatissima copertina e ad un prezzo accettabile. Un piccolo scrigno di sensualità e dolcezza, un riposo dalla fretta. Se ti capita, non perdertelo. Grazie.

      P.s. on line si trova il pdf gratuito della precedente edizione 😘

  1. Folgorante; la sua parola è specchio di un’anima in perpetuo ascolto del mistero: se per noi le apparenze del mondo sono e mute, per le rare personalità come la sua diventano varchi dai quali filtra il palpito del divino…

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