Tomas Tranströmer, tre poesie

unDiaAntesDeLunaNueva

Tomas Tranströmer (Stoccolma 1931 – 2015) è uno dei maggiori poeti svedesi di ogni tempo. Maestro riconosciuto, ammirato e imitato da grandi contemporanei come Iosif Brodskij, Derek Walcott e Adonis, ha dato vita a una poesia fondata sulla metafora attraverso ardite associazioni di elementi appartenenti ad aree semantiche lontanissime, coniugando brevità di enunciato e massima compressione linguistica. Il suo percorso poetico, lungo cinquant’anni, va dalle 17 Poesie del 1954 – esordio subito segnato da uno straordinario successo – all’ultima opera, Il grande mistero, pubblicata nel 2004. Pianista di talento e psicologo, T. ha affrontato, a partire dal 1990, la dolorosa esperienza della malattia, che ne ha limitato le capacità motorie e persino la facoltà di parlare. Nel 2011 è stato insignito del Premio Nobel per la letteratura.

*

Pagina di un libro notturno

Sono sbarcato in una notte di maggio
in un gelido chiarore lunare
in cui l’erba e i fiori erano grigi
ma la fragranza verde.
.
Son scivolato su per il pendio
nella notte ignara dei colori
mentre pietre bianche
segnalavano la luna.
.
Uno spazio di tempo
lungo alcuni minuti
largo cinquantott’anni.
E dietro di me
oltre le acque luccicanti come piombo
c’era l’altra riva
e quelli che dominavano.
.
Uomini con il futuro
al posto del viso.
.

~

Una notte d’inverno

La tempesta poggia la sua bocca alla casa
e soffia per emettere un suono.
Dormo inquieto, mi giro, leggo
il testo della tempesta assopita.

Ma gli occhi del bambino sono spalancati al buio
e il temporale mugola per lui.
Entrambi amano le lampade che dondolano.
Entrambi sono a metà strada dal linguaggio.

La tempesta ha mani infantili e ali.
La carovana si lancia verso la Lapponia.
E la casa avverte la sua costellazione di chiodi
che tiene insieme le pareti.

La notte è immobile sul nostro pavimento
(dove tutti i passi attutiti
riposano come foglie affondate in uno stagno)
ma fuori infuria la notte!

Sul mondo passa una piú grave tempesta.
Poggia la sua bocca alla nostra anima
e soffia per emettere un suono – temiamo
che la tempesta soffiando ci svuoti.

~

I ricordi mi vedono

Un mattino di giugno, troppo presto
per svegliarsi, troppo tardi per riprendere sonno.

Devo uscire nel verde gremito
di ricordi, e mi seguono con lo sguardo.

Non si vedono, si fondono totalmente
con lo sfondo, camaleonti perfetti.

Cosí vicini che li sento respirare
benché il canto degli uccelli sia assordante.

*

da Poesia dal silenzio, Crocetti Editore

2 pensieri su “Tomas Tranströmer, tre poesie

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