Cesare Viviani, breve rassegna di poesie

Chi crede di avere una stanza,
una sicura dimora, una stabile residenza,
non vede su quale carro di nomadi e carovana,
in che scia di presenze, in quale flusso,
in quale leggero e rapido transito
scorre.

~

Verranno mica a cercare la verità da noi,
quelli lì, anche se hanno pagato?
Prepariamoci.
Perché nessuno di noi ha la verità.
E nel vuoto qualcuno
si attacca a un libro, altri
a un legno e lo lavorano, o ad un masso.
A un cellulare, o ad un corpo vivo.
Ma il sostegno viene da altrove,
e allora puoi immaginare
che è là il tuo caro padre defunto.

~

Immagine resisti, resisti,
non mi privare della speranza
che un giorno tu possa essere vera,
scoperta dal puro sentire.
Un peso secolare grava
sull’organo del cuore.
E ora non c’è più presenza,
ma tante assenze
che si richiamano
all’insaputa di tutti.

~

E se fossimo noi luce del giorno,
e non il sole?
Acquietarci nel nostro essere vero,
finalmente trovato, essere noi
anche portatori di tenebre,
col tremolio del riposo e del sogno.
E se il tempo fosse solo pensiero?
Ma dall’universo provengono
le alterazioni del corpo
e la febbre.

~

Bere i paesaggi, quando tutti dicono
di confrontarsi con il reale, bere
senza smettere i paesaggi, sentire
che sempre non c’è stato altro che questa
dimensione ultima,
indimostrabile,
inconfutabile.

~

Erano così chiare, evidenti le cose
non per la loro autenticità,
ma per eccesso di immaginazione.

*

Cesare Viviani, poeta e saggista italiano (nato a  Siena nel 1947). Dopo aver lavorato nel giornalismo si è dedicato alla psicanalisi, dalla cui esperienza ha tratto ispirazione per alcune delle sue opere poetiche e saggistiche; nella sua produzione, inizialmente caratterizzata dalla sperimentazione linguistica, si coglie il percorso compiuto, che lo ha portato a risalire dalla decostruzione alla nudità ed immanenza della parola. Ha esordito con la raccolta di versi Confidenze a parole (1971), poi riedita col titolo Summulae: 1966-1972 (1983), in cui si avvertono suggestioni crepuscolari e postermetiche. All’esperienza della psicanalisi, da lui intrapresa nel 1971, risale il processo di decostruzione linguistica avviato nelle successive raccolte, L’ostrabismo cara (1973) e Piumana (1977), nelle quali il verso si fa delirio fonico, immagine sonora del conformismo e dell’ovvietà quotidiana. Una maggiore decifrabilità presentano le successive raccolte L’amore delle parti (1981) e Merisi (1986). A partire dagli anni Settanta, alla produzione poetica si sono alternati saggi di argomento psicanalitico e letterario. Con Preghiera del nome (1990) la ricerca poetica s’inoltra in un nuovo percorso, risalendo dalla decostruzione alla nudità e immanenza della parola: L’opera lasciata sola (1993); Cori non io: 1975-1977 (1994); Una comunità degli animi (1997); Silenzio dell’universo (2000). Hanno poi fatto seguito le pubblicazioni Passanti (2002), Poesie 1967-2002 (2003), La forma della vita (2005), Credere nell’invisibile (2009), Infinita fine (2012), il saggio Non date le parole ai porci (2014) e la raccolta di versi Osare dire (2016) e Ora tocca all’imperfetto (2020).

Nota biobibliografica tratta da Treccani Enciclopedia — in apertura, Vincent van Gogh, Campo di grano con volo di corvi

3 pensieri su “Cesare Viviani, breve rassegna di poesie

  1. “… e se fossimo noi la luce del giorno e non il sole?…”
    Ci penso sempre, perché il sole in quanto corpo celeste che ci scalda è ci fa vivere non ci basta…
    Ognuno di noi dovrebbe ritrovare quella parte di umanità che ha perso per strada e ritornare a “parlare” con gli esseri umani.
    Ciao, grazie sempre per queste bellissime poesie ❤️

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