Federico García Lorca, tre poesie

778px-El_Tres_de_Mayo,_by_Francisco_de_Goya, (1814)

Il 19 agosto 1936 viene assassinato il poeta Federico García Lorca. Scoppiata la guerra civile spagnola e schieratosi apertamente a favore delle forze repubblicane, lo scrittore viene ucciso dai falangisti seguaci di Francisco Franco. Artista impegnato nelle avanguardie del suo tempo, Garcia Lorca – che fa parte della cosiddetta “generazione del ’27” – aderisce al gruppo degli scrittori  della “Edad de la Plata”, l’età d’argento della letteratura spagnola. La sua capacità di ascoltare le voci interiori lo ha reso cantore di ogni cosa: la vita, la morte, l’amore, la natura, la sua chitarra, la sua tristezza. (notizie dal sito di RAI Cultura — in apertura: Francisco Goya, “Le  fucilazioni del 3 maggio 1808”)

*

Luna

La luna venne alla fucina
col suo sellino di nardi.
Il bambino la guarda, guarda.
Il bambino la sta guardando.

Nell’aria commossa
la luna muove le sue braccia
e mostra, lubrica e pura,
i suoi seni di stagno duro.

Fuggi luna, luna, luna.
Se venissero i gitani
farebbero col tuo cuore
collane e bianchi anelli.

Bambino, lasciami ballare.
Quando verranno i gitani,
ti troveranno nell’incudine
con gli occhietti chiusi.
Fuggi, luna, luna, luna
che già sento i loro cavalli.

Bambino lasciami, non calpestare
il mio biancore inamidato.
Il cavaliere s’avvicina
suonando il tamburo del piano.
nella fucina il bambino
ha gli occhi chiusi.

Per l’uliveto venivano,
bronzo e sogno, i gitani.
le teste alzate
e gli occhi socchiusi.

Come canta il gufo,
ah, come canta sull’albero!
Nel cielo va luna
con un bimbo per mano.

Nella fucina piangono,
gridano, i gitani.
Il vento la veglia, veglia.
Il vento la sta vegliando.

~

Nostalgia

Divina notte in cui Amore mi baciò.
I sentieri erano di garofano.
Campo di luna era in tono minore.
lo ero una timida pecorella del Signore
per un bianco cammino degli Allori.
Arrivò l’Amore col suo biondo respiro
e il giardino della mia anima fiorì
delle rose del bacio e dell’incanto,
tristi maghe del paese eburneo
che il mio pianoforte stregato snocciolò.

Arrivò l’Assenza con la sua amarezza.
L’Anima penetrò nel cuore.
Di passionarie fu il mio sentiero
seminato con le frecce dell’arciere
che possiede la dolcezza e l’illusione.
Nei crepuscoli senza colori,
nei quali verso il mio pensiero,
sorge la tenue figura che amai
e il mio dolore ormai senza forma la vede..
Soffro talmente che non la percepisco.

~

Crepuscolo del cuore

Solitario il parco.
Aria mite e dolce,
grigia e azzurra soavità.
Quei giorni!
Che triste sonata!
I tuoi boccoli erano il mio sangue
i tuoi occhi erano, oh ingrata!,
l’anima delle mie melodie.

Quei baci!
Con soavità di specchi.
Cadenze di una musica di nardi.
Anima di un colore molto remoto.
Quei baci!
Quelle mani!
Bianche magnolie incarnate
che conoscono i misteri delle anime.
Colombe capaci di consolarmi.
Quelle mani!
lo accesi la mia lampada.
Ti ricordi?
Era di raso e avorio il mio bene
come la casta luce dell’alba.
Tu eri la fiaccola del mio Essere.
Ti ricordi?
Ma te ne andasti…
Non svanisce mai la mia illusione.
Ahi, come esprimere ciò che provo!
Appassito è il mio cuore.
Passione illusione.
Luna laguna.

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