Vittorio Sereni, tre poesie

11-De-Chirico-

Finestra

Di colpo – osservi – è venuta,
è venuta di colpo la primavera
che si aspettava da anni.

Ti guardo offerta a quel verde
al vivo alito al vento,
ad altro che ignoro e pavento
– e sto nascosto –
e toccasse il mio cuore ne morrei.
Ma lo so troppo bene se sul grido
dei viali mi sporgo,
troppo dal verde dissimile io
che sui terrazzi un vivo alito muove,
dall’incredibile grillo che quest’anno
spunta a sera tra i tetti di città
– e chiuso sto in me, fasciato di ribrezzo.

Pure, un giorno è bastato.
In quante per una che venne
si sono mosse le nuvole
che strette corrono strette sul verde,
spengono canto e domani
e torvo vogliono il nostro cielo.
Dillo tu allora se ancora lo sai
che sempre sono il tuo canto,
il vivo alito, il tuo
verde perenne, la voce che amò e cantò –
che in gara ora, l’ascolti?
scova sui tetti quel po’ di primavera
e cerca e tenta e ancora si rassegna.

~

Via Scarlatti

Con non altri che te
è il colloquio.

Non lunga tra due golfi di clamore
va, tutta case, la via;
ma l’apre d’un tratto uno squarcio
ove irrompono sparuti
monelli e forse il sole a primavera.
Adesso dentro lei par sempre sera.
Oltre anche piú s’abbuia,
è cenere e fumo la via.
Ma i volti i volti non so dire:
ombra piú ombra di fatica e d’ira.
A quella pena irride
uno scatto di tacchi adolescenti,
l’improvviso sgolarsi d’un duetto
d’opera a un accorso capannello.

E qui t’aspetto.

~

In me il tuo ricordo

In me il tuo ricordo è un fruscìo
solo di velocipedi che vanno
quietamente là dove l’altezza
del meriggio discende
al più fiammante vespero
tra cancelli e case
e sospirosi declivi
di finestre riaperte sull’estate.
Solo, di me, distante
dura un lamento di treni,
d’anime che se ne vanno.

E là leggera te ne vai sul vento,
ti perdi nella sera.

*

Vittorio Sereni (Luino, Lago Maggiore, 1913 – Milano, 1983), poeta, prosatore e saggista italiano. Si trasferisce nel 1925 a Brescia con la famiglia e nel 1933, a Milano, dove si accosta alla cerchia di intellettuali che fanno capo al filosofo Antonio Banfi e dove si laurea in lettere con una tesi su Guido Gozzano. Lavorerà come insegnante di italiano e latino nei licei milanesi, frequentando la rivista Corrente e, nel 1941, pubblicherà – proprio con le edizioni di Corrente – il primo libro di versi, Frontiera (riedito nel 1942 con il titolo Poesie), ancora vicino alla poetica dell’Ermetismo.
Richiamato alle armi, come ufficiale di fanteria, sarà fatto prigioniero dagli inglesi in Africa settentrionale e, recluso per due anni in campo di prigionia tra Algeria e Marocco, raccoglierà questa esperienza  nelle liriche del Diario d’Algeria (stampato nel 1947).
Finita la guerra, Sereni riprenderà l’insegnamento liceale, lasciato nel 1952 per lavorare prima all’ufficio stampa della Pirelli (1952-58) e poi come dirigente editoriale alla Arnoldo Mondadori (1958-75). Dopo alcuni anni di silenzio poetico, nel 1965 uscirà Gli strumenti umani, che lascerà alle spalle le soluzioni ermetiche per un linguaggio più discorsivo, vicino al parlato, adatto ad affrontare le tematiche della disumanizzazione del mondo contemporaneo e della solitudine dell’uomo nella società delle macchine e del benessere. Nel 1981, infine, uscirà una nuova pubblicazione poetica, Stella variabile.

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