Georg Trakl, tre poesie

nuvole-rosse

Tre poesie di Georg Trakl (Salisburgo, 1887 – Cracovia, 1914), poeta espressionista austriaco.

*

La bella città 

Antiche piazze assolate in silenzio.
Immerse in filamenti di azzurro e oro
come in sogno si affrettano miti monache
di afosi faggi entro il silenzio.

Dalle brune illuminate chiese
guardano della morte le pure immagini,
di grandi principi le belle insegne.
Corone scintillano nelle chiese.

Destrieri emergono dalle fonti.
Sanguinanti minacciano dagli alberi artigli.
Ragazzi giocano confusi da sogni
a sera sommessi là presso la fonte.

Fanciulle stanno alle porte,
guardano timide nella varia vita.
Le loro umide labbra tremano
ed esse attendono presso le porte.

Tremanti vibrano di campane i suoni,
tempo di marcia e richiami di guardia.
Stranieri ascoltano sugli scalini.
Alti nell’azzurro sono d’organo i suoni.

Chiari strumenti cantano.
Dei giardini entro il fogliame
trema il riso di belle donne.
Sommesse giovani madri cantano.

Segreto alita a fiorite finestre
profumo d’incenso, catrame e lillà.
Argentei scintillano stanchi cigli
attraverso i fiori alle finestre.

~

I contadini

Alla finestra sonante verde e rosso.
Nella bassa sala annerita dal fumo
siedono i servi e le serve al pasto;
e versano il vino e spezzano il pane.

Nel silenzio profondo del mezzogiorno
cade talvolta una parca parola.
I campi baluginano di luce incerta
e il cielo è di piombo e lontano.

Ghignando fiammeggia nel camino la brace
e ronza uno sciame di mosche.
Le ragazze origliano ammutite e tonte
e il sangue le tempie loro martella.

E talvolta s’incontrano cupidi sguardi,
quando d’animale un fiato la stanza percorre.
Monotono un servo recita la preghiera
e sotto il portone un gallo canta.

E di nuovo nel campo. Spesso un senso d’orrore
nel mugghiante frusciar delle spighe li afferra
e tintinnando vibrano in qua in là
le falci come spettri in cadenza.

~

Salmo – dedicata a Karl Kraus

C’è una luce che il vento ha spento.
C’è un’osteria che al pomeriggio un ubriaco lascia.
C’è una vigna bruciata e nera con buchi pieni di ragni.
C’è un vano che hanno imbiancato a calce.
Il matto è morto. C’è un’isola del Pacifico
ad accogliere il dio Sole. Rullano i tamburi.
I maschi eseguono danze guerresche.
Le donne ancheggiano tra liane e rosolacci
mentre canta il mare. Oh nostro paradiso perduto.

Le ninfe hanno lasciato i boschi d’oro.
Si seppellisce lo straniero. Poi inizia una pioggia luccicosa.
Il figlio di Pan appare in figura di sterratore
che passa il mezzodì dormendo sull’asfalto rovente.
Ci sono ragazzine in un cortile con abitucci di straziante miseria!
Ci sono stanze pervase di accordi e sonate.
Ci sono ombre che si abbracciano davanti a uno specchio cieco.
Alle finestre dell’ospedale si scaldano convalescenti.
Un bianco vaporetto trascina per il canale sanguinosi contagi.

L’estranea sorella riappare nei brutti sogni di qualcuno.
Riposando tra i nocciòli gioca con le sue stelle.
Lo studente, forse un sosia, la osserva a lungo dalla finestra.
Dietro gli sta il fratello morto, o scende la vecchia scala a chiocciola.
Al buio di bruni castagni sbiadisce la figura del giovane novizio.
Il giardino è nella sera. Nel chiostro svolazzano i pipistrelli.
I figli del portiere cessano di giocare e cercano l’oro del cielo.
Accordi finali di un quartetto. La piccola cieca corre tremando per il viale,
e poi l’ombra sua passa tastando freddi muri, cinta di fiabe e di leggende sacre.

C’è una barca vuota che a sera scende il nero canale.
Nella tetraggine del vecchio ospizio si sfanno relitti umani.
Gli orfani defunti giacciono contro il muro del giardino.
Da grigie stanze escono angeli con ali lorde di sterco.
Vermi gocciolano dalle loro palpebre ingiallite.
La piazza della chiesa è cupa e taciturna, come nei giorni d’infanzia.
Su argentee suole scivolano via vite anteriori
e le ombre dei dannati calano alle acque sospiranti.
Nella sua tomba il bianco mago gioca con i suoi serpenti.

Taciti sopra il Calvario si aprono gli occhi d’oro di Dio.

*

Al seguente link un approfondimento sull’ Autore: 

https://filosofiaecultura.it/recensioni/georg-trakl-tra-un-amore-incestuoso-e-il-dramma-della-guerra-unimmensa-poesia-capace-di-fondare-un-mondo/

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