Boris Pasternak, La neve cade

LA NEVE CADE di Boris Pasternak 

(traduzione di Angelo Maria Ripellino, tratta da “Poesie” Boris Pasternàk, Einaudi,1960)

La neve cade, la neve cade.
Alle bianche stelline in tempesta
si protendono i fiori del geranio
dallo stipite della finestra.

La neve cade e ogni cosa è in subbuglio,
ogni cosa si lancia in un volo,
i gradini della nera scala,
la svolta del crocicchio.

La neve cade, la neve cade,
come se non cadessero i fiocchi,
ma in un mantello rattoppato
scendesse a terra la volta celeste.

Come se con l’aspetto d’un bislacco
dal pianerottolo in cima alle scale,
di soppiatto, giocando a rimpiattino,
scendesse il cielo dalla soffitta.

Perché la vita stringe. Non fai a tempo
a girarti dattorno, ed è Natale.
Solo un breve intervallo:
guardi, ed è l’Anno Nuovo.

Densa, densissima la neve cade.
E chi sa che il tempo non trascorra
per le stesse orme, nello stesso ritmo,
con la stessa rapidità o pigrizia,

temendo il passo con lei?
Chi sa che gli anni, l’uno dietro l’altro,
non si succedano, come la neve,
o come le parole di un poema?
La neve cade, la neve cade,
la neve cade e ogni cosa è in subbuglio:
il pedone imbiancato,
le piante sorprese,
la svolta del crocicchio.

*

Immagine d’apertura: Paul Gauguin, Neve a Vaugirard

Sandro Penna, quattro poesie

Rothko

tratte da Sandro Penna, Poesie (Garzanti)

Il mio Amore era nudo
in riva di un mare sonoro.
Gli stavamo d’accanto
– favorevoli e calmi –
io e il tempo.
.
Poi lo rubò una casa.
Me lo macchiò un inchiostro. Io resto
in riva di un mare sonoro.
.
*
.
I treni che languivano una volta
sono muti oramai. Mia vita, è stolta
la tua fame testarda. E’ solo, e svolta
nella strada notturna l’operaio
con la sua tosse a fine di febbraio.
.
*
.
Amavo ogni cosa nel mondo. E non avevo
che il mio bianco taccuino sotto il sole.
.
*
.
Non è la costruzione lieto dono
della natura. Un fiore chiama l’altro.
.
*
(immagine: opera di Mark Rothko dal Guggenheim Museum Bilbao)

Friedrich W.Nietzsche, due poesie

William Turner - The Slave Ship

IL PINO E LA FOLGORE

Alto crebbi sull’uomo e sulla bestia:
E quando parlo nessuno mi parla.
Io crebbi solitario e troppo alto
Attendo, è vero: ma che cosa attendo?
.
Troppo vicine mi stanno le nubi
Aspetto il colpo della prima folgore.
.

§

ECCE HOMO!

Sì, lo so di dove vengo!
Insaziato, simile a fiamma
Ardo e me stesso consumo.
Luce diventa tutto quel che abbraccio,
E carbone diventa quel che lascio:
Fiamma, fiamma sono io sicuramente!
.

*

Friedrich W.Nietzsche, Poesie e lettere (trad.di Angelo Treves, Rusconi libri— immagine: William Turner, The Slave Ship)

Maria Luisa Spaziani, due poesie

a.

IV

Sono venuta a Parigi per dimenticarti
ma tu ostinato me ne intridi ogni spazio.
Sei la chimera orrida delle gronde di Notre-Dame,
sei l’angelo che invincibile sorride.

Veniamo a patti (il contadino e il diavolo):
lasciami il giorno per guardare, leggere,
sprecare il tempo, divertirmi, escluderti.
Notti e sogni, d’accordo, sono tuoi.

[da Diario di Francia]

.

II

Ora so come a notte può dolere,
diramare profonda nell’anima
la sua pena d’assenza, una mano
che non dovrà più scrivere il tuo nome.

Lingue di fuoco sembrano sfiorarla
e le dita si allungano in ghiaccioli,
le carezze s’inceppano nell’aria
e nemiche le rose le sfuggono.

Ma udì una voce un cuore come il mio
che in violenta tormenta si agitava:
chi ti fa pecora, chi ti fa brutto,
tu stesso condannalo alle fiamme.

[da Tre poesie da Parigi]

*

Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), da Tutte le poesie a cura di P.Lagazzi e G.Pontiggia, Meridiani – Mondadori

Pedro Salinas, due poesie da Sicuro azzardo

BENOIT COURTI 1

XXIII «Route Nationale»

Presto, luce, presto,presto!
Un farsi nero acquattato
s’avventa dagli orizzonti
e mi confonde la vita.
Le sicurezze soavi,
distanze, profili, forme
un colpo d’ala le svia.
Colori, colori mie,
il giallo, vermiglio, verde,
prigionieri trascinati,
in carcere di nove ore!
Quel paesaggio così stabile
s’arrese così alla svelta?
Non cedere, varietà
amata, tu, non lasciarti,
non lasciare solo
me nel nero, liscio, uno!
Con un giro della chiave,
in visioni a cento metri,
frammentato, allegro, vivo,
i fari
mi restituirono il mondo.
.

§

XLVII Fede mia

Non mi fido della rosa
di carta,
tante volte che n’ho fatte
tra le mie mani.
Né dell’altra io mi fido
della rosa vera,
figlia del sole e dell’ora,
sposa promessa del vento.
Di te che non ti ho mai fatto
di te che mai ti hanno fatto,
di te mi fido, compiuto
sicuro azzardo.
.

*

Pedro Salinas, da Sicuro Azzardo (a cura di V.Nardoni, Passigli Poesia, 2005)

Sicuro azzardo appare nel 1929, ed è la seconda raccolta di Pedro Salinas, uscita qualche anno dopo di distanza da Presagios, il suo esordio poetico, che già lo aveva consacrato come uno dei protagonisti della poesia spagnola. La poesia di Salinas procede più per approfondimenti interni che per salti, in una sorta di canzoniere, di intimo, amoroso colloquio che sfocerà nelle raccolte esemplari degli anni Trenta, La voz a ti debida e Razón de amor, ed è stato giustamente detto che essa rappresenta una delle forme più originali della poesia amorosa del Novecento. Ma l’immagine di poesia amorosa può risultare di per sé fuorviante. In realtà, la poesia di Salinas ha sempre al centro se stessa, è poesia dell’intelligenza non meno che del cuore, tutta protesa verso l’immagine precisa, la parola ‘esatta’, che sappia nominare ed esprimere, stretta fra pensiero e sentimento, ‘segno’ e ‘favola’, perché – ha scritto lo stesso Salinas – “la poesia è un’avventura verso l’assoluto. Si può arrivare più o meno vicino; si può fare più o meno strada…Bisogna lasciar correre l’avventura, con tutta la bellezza del rischio, della probabilità, del gioco”. Questo ‘sicuro azzardo’ della sua poesia, che, se da un lato può richiamare alla mente l’hasard del colpo di dadi mallarmeano, dall’altro ne è già cosa decisamente fuori, perché salinas – come scrive Valerio Nardoni – “si fa dado lui stesso, per volteggiare magicamente, con tutti i preparativi dell’esattezza”. (risvolto interno di copertina)

 

Seguendo una stella: due poesie sull’Epifania

Epifania di Mario Luzi

Notte, la notte d’ansia e di vertigine
quando nel vento a fiotti interstellare,
acre, il tempo finito sgrana i germi
del nuovo, dell’intatto, e a te che vai
persona semiviva tra due gorghi
tra passato e avvenire giunge al cuore
la freccia dell’anno… e all’improvviso
la fiamma della vita vacilla nella mente.
Chi spinge muli su per la montagna
tra le schegge di pietra e le cataste
si turba per un fremito che sente
ch’è un fremito di morte e di speranza.

In una notte come questa,
in una notte come questa l’anima,
mia compagna fedele inavvertita
nelle ore medie
nei giorni interni grigi delle annate,
levatasi fiutò la notte tumida
di semi che morivano, di grani
che scoppiavano, ravvisò stupita
i fuochi in lontananza dei bivacchi
più vividi che astri. Disse: è l’ora.
Ci mettemmo in cammino a passo rapido,
per via ci unimmo a gente strana.

Ed ecco
Il convoglio sulle dune dei Magi
muovere al passo dei cammelli verso
la Cuna. Ci fu ressa di fiaccole, di voci.
Vidi gli ultimi d’una retroguardia frettolosa.
E tutto passò via tra molto popolo
e gran polvere. Gran polvere.

Chi andò, chi recò doni
o riposa o se vigila non teme
questo vento di mutazione:
tende le mani ferme sulla fiamma,
sorride dal sicuro
d’una razza di longevi.

Non più tardi di ieri, ancora oggi.

(da “Onore del vero”, 1957)

*

[Eran partiti da terre lontane] di David Maria Turoldo

Eran partiti da terre lontane:
in carovane di quanti e da dove?
Sempre difficile il punto d’avvio,
contare il numero è sempre impossibile.
Lasciano case e beni e certezze,
gente mai sazia dei loro possessi,
gente più grande, delusa, inquieta:
dalla Scrittura chiamati sapienti!
Le notti che hanno vegliato da soli,
scrutando il corso del tempo insondabile,
seguendo astri, fissando gli abissi
fino a bruciarsi gli occhi del cuore!
Naufraghi sempre in questo infinito,
eppure sempre a tentare, a chiedere,
dietro la stella che appare e dispare,
lungo un cammino che è sempre imprevisto.
Magi, voi siete i santi più nostri,
i pellegrini del cielo, gli eletti,
l’anima eterna dell’uomo che cerca,
cui solo Iddio è luce e mistero.

(dal sito Avvenire)

In apertura, opera di Andrea Mantegna

Fernando Pessoa, Magnificat

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MAGNIFICAT, di Fernando Pessoa

Quando passerà questa notte interna, l’universo,
e io, l’anima mia, avrò il mio giorno?
Quando mi desterò dall’essere desto?
Non so. Il sole brilla alto:
impossibile guardarlo.
Le stelle ammiccano fredde:
impossibile contarle.
Il cuore batte estraneo:
impossibile ascoltarlo.
Quando finirà questo dramma senza teatro,
o questo teatro senza dramma,
e potrò tornare a casa?
Dove? Come? Quando?
Gatto che mi fissi con occhi di vita, chi hai là in fondo?
Si, sì, è lui!
Lui, come Giosuè, farà fermare il sole e io mi sveglierò;
e allora sarà giorno.
Sorridi nel sonno, anima mia!
Sorridi, anima mia: sarà giorno!

da Poesie di Álvaro de Campos, Adelphi, 1993 – trad. Antonio Tabucchi

§

MAGNIFICAT

Quando é que passará esta noite interna, o universo,
E eu, a minha alma, terei o meu dia?
Quando é que despertarei de estar acordado?
Não sei. O sol brilha alto,
Impossível de fitar.
As estrelas pestanejam frio,
Impossíveis de contar.
O coração pulsa alheio,
Impossível de escutar.
Quando é que passará este drama sem teatro,
Ou este teatro sem drama,
E recolherei a casa?
Onde? Como? Quando?
Gato que me fitas com olhos de vida, que tens lá no fundo?
É esse! É esse!
Esse mandará como Josué parar o sol e eu acordarei;
E então será dia.
Sorri, dormindo, minha alma!
Sorri, minha alma, será dia!

da “Álvaro de Campos, Poesia”, Assírio & Alvim, Lisboa, 2002 — si ringrazia Poesia in rete di Titti DeLuca per la versione in lingua originale.

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pessoaFernando Pessoa (Lisbona, 1888 – Lisbona, 1935) -Il suo nome completo era Fernando António Nogueira Pessoa. Orfano di padre all’età di sette anni, dopo le seconde nozze della madre con il comandante Rosa, console di Portogallo a Durban, seguì la famiglia in Sudafrica. Studiò nell’università di Città del Capo. Nel 1905 fece ritorno a Lisbona, dove cominciò a lavorare come corrispondente commerciale. Conosceva l’inglese alla perfezione e in questa lingua scrisse poesie sin dai tredici anni. Nel 1908 cominciò a scrivere poesie in lingua portoghese. Svolse un’intensa attività culturale come animatore dei circoli letterari di Lisbona e attraverso le riviste che fondò e diresse. Esercitò così un’influenza decisiva per l’avvento del modernismo portoghese. Occultista, rosacroce, scriveva in nome proprio e di vari (oltre una ventina) «eteronimi», ciascuno dei quali provvisto di una propria scheda anagrafica e di un proprio stile. Questa singolare spersonalizzazione, che doveva dar vita, fra le altre, alle personalità poetiche di Alberto Caeiro, poeta bucolico (maestro degli altri), Ricardo Reis, poeta ellenista e oraziano, e Álvaro de Campos, modernista e futurista, seguace di Whitman e di Marinetti, contribuirà alla creazione del «mito» di Pessoa, corroborato dal fatto che non pubblicò, durante la sua vita, che una parte insignificante della sua opera: Sonetti (Sonnets, 1913), Epitalamio (Epithalamium, 1913) e Antinoo (Antinous, 1918) in inglese; Messaggio (Mensagem, 1934) in portoghese. Solo dopo la sua morte la famosa «arca» in cui egli aveva riposto i suoi testi cominciò a dar corpo ai volumi delle Opere complete in versi e prosa (Obras completas, 15 voll., 1943-78). La pubblicazione delle sue opere in Italia inizia nel 1957 con Il guardiano di greggi (Milano, Tipografia Esperia) seguita nel 1967 da Poesie (Milano, Lerici). — da Enciclopedia della Letteratura, Garzanti 2007; Istituo Centrale per il Catalogo Unico.

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immagine d’apertura: dettaglio dalla “Annunciazione di Recanati”, dipinto a olio su tela di Lorenzo Lotto, databile al 1534 circa e conservato nel Museo civico Villa Colloredo Mels a Recanati; firmato “L. Lotus” è una delle opere più famose dell’artista.

Dario Bellezza, Un giorno come un altro

autunno nel bosco - ytresu

da IO (1975 – 1982)

Un giorno come un altro
in attesa di ripartire
crepandosi la lingua
in un’angoscia luttuosa.
.
Allora me ne vado
come di domenica
lungo i boschi
a raccogliere piano
un’eterna malinconia.
.
Solo: beati normali
che sciamate a festa
dentro la vera vita.
Io la guardo passare
sotto la pioggia immensa
e so del domani
solo una povera speranza
di non morire in mano
la forza del passato.
.

*

Dario Bellezza, Tutte le poesie (a cura di Roberto Deidier, Oscar Mondadori 2015 — immagine dal web)

Happy New Year!

L’OTTIMISMO, DI NUOVO

Io sono in vita ancora e lo spazio si dischiude,
solenne a Mosca l’apertura, io ci sono.
La mano bionda di un bambino è nella mia,
e sto davanti a un albero, l’abete all’anno nuovo.

E lo so bene, io: prima che compia un anno, il bimbo,
colori e sfere luccicanti nei suoi occhi,
le cosmonavi pubbliche su al sole, fra le stelle,
in un silenzio astrale come pesci fileranno.

E il viaggio? Con passaporto, o senza?
Uno scontrino? Biglietto a pagamento? E il nostro mondo
intanto in forma di un’anguria si allontana, di una mela,
e nella stratosfera s’incontrano con missili nemici?

A me, di effetti chiusi nei bagagli non importa,
conta per me, semmai, il peso con il carico di affetti.
La gente in viaggio avrà paura? Di chi, di che, perché,
in che modo? E quella furia folle di far soldi, di potere?

Quel bimbo, il viso splendido ai riflessi
di nastri e fiocchi dell’abete scintillante,
è chiaro, non so perché, ma è chiaro,
vivrà, lo so, due volte più di me.

E corra, lui, su e giù nel cosmo, sì. Ma questo è niente.
Altro e grandioso il prodigio sulla terra che vedrà:
sarà il trionfo della nazione umana unita a sfavillare.
Amici miei, sono ottimista io, e scorro insieme all’acqua …

Mosca, 7 gennaio 1959

*

da “Poesie sparse”

Nâzim Hikmet, Poesie d’amore e di lotta (Mondadori)

immagine di apertura dal web; immagine di chiusura by AnGre

Amore e Psiche (in formato pdf scaricabile gratuitamente)

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Amore e Psiche stanti, dettaglio. Opera di Antonio Canova, 1797; foto Claudio Falcucci. Dal web.

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Il sasso nello stagno di AnGre, gli ultimi giorni dell’anno torna a condividere alcuni tra gli articoli che hanno incontrato il maggior favore dei lettori o hanno segnato un momento particolare; la favola di Amore e Psiche – tratta dal web, corredata di immagini d’arte e scaricabile gratuitamente al link sottostante – è in assoluto la pagina più visitata dal 2014, anno della pubblicazione sul blog…

 …perché, nonostante tutto, è l’Amore che continua a muovere il sole e le altre stelle!

AnGre

FAVOLA DI AMORE E PSICHE

(clicca qui per scaricare gratuitamente il file)

*

Thomas Stearns Eliot, Canzone

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Canzone

Se spazio e tempo, come i saggi dicono,
sono cose che mai potranno essere,
la mosca che è vissuta un solo giorno
vissuta è a lungo proprio come noi.
Dunque viviamo per quanto ci è possibile,
finché l’amore e la vita sono liberi:
il tempo è il tempo, e il tempo scorre via,
per quanto i saggi non siano d’accordo.

I fiori a te inviati allorché la rugiada
tremolava sul tralcio rampicante,
prima che l’ape volasse a suggere
la roseIlina di macchia erano già appassiti.
Ma noi affrettiamoci a coglierne ancora
senza tristezza se poi languiranno;
se i fiori della vita sono pochi
facciamo almeno che siano divini.

§

Song

If space and time, as sages say,
Are things that cannot be,
The fly that lives a single day
Has lived as long as we.
But let us live while yet we may,
While love and life are free,
For time is time, and runs away,
Though sages disagree.

The flowers I sent thee when the dew
Was trembling on the vine
Were withered ere the wild bee flew
To suck the eglantine.
But let us haste to pluck anew
Nor mourn to see them pine,
And though the flowers of life be few
Yet let them be divine.

*

T.S.Eliot, Poesie (Bompiani, a cura di Roberto Sanesi, 2011 – ph.Elisabeth Lindroth)

Constantinos Kavafis – Quella, l’origine

Toulouse-Lautrec - Il letto

Quella, l’origine

Il loro lecito godimento li ha saziati.
Levarsi dal materasso, in fretta rivestirsi,
In silenzio. E via di corsa dalla casa,
Separati, furtivi.
Dal loro inquieto andare per la via
Un timore trapela di tradirsi,
E che il lettuccio dei loro sfoghi
Di poco fa, li additi.
.
Ma quale innalzamento della vita
Per un artista! Di forza inaudita
Domani e dopo, e tra molti anni,
Comporrà versi.
………………………L’origine fu quella.
.
[1921]
.
.
Constantinos Kavafis, Un’ombra di piacere (a cura di Guido Ceronetti, Adelphi, 2013; immagine: Toulouse-Lautrec, Il letto). Al link che segue, un breve video sul poeta di Alessandria:
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Cesare Pavese, da Le febbri di decadenza

Cesare Pavese, da [Le febbri di decadenza]
.
.
Mi dicono che queste mie parole
che scrivo per te,
non sono un sogno bello
di arte divina;
ch’esse sono soltanto
urli lanciati al cielo
difformi come gli urli del vento
delle piante, di tutta la natura,
come i colori dell’ aurora
dei fiori e delle nuvole.
Ma questa è la mia gioia,
cantare come tu vivi la vita
forse soffrendo
e ti senti pulsare nel sangue
il ritmo della danza
gioioso e doloroso
nel tuo grido di giovinezza.
Vorrei solo poterti sussurrare
queste stesse parole
stretto all’orecchio in un brivido solo,
e fare di questo sogno
un’unica vita
libera e palpitante
come la grande natura.
Ma mi debbo piegare
nella mia rinunzia lancinante
in un gelido buio
e sussurrare al nulla
questi spasimi stanchi
come tu doni al mondo più volgare
la tua vita di sogno.
.
[11 gennaio 1928]
.

*

da Prima di lavorare stanca (1923 – 1930), tratto da Cesare Pavese, Le poesie – Giulio Einaudi editore, 1998

Yves Bonnefoy, due poesie da Quel che fu senza luce

ph.Angela Greco AnGre

Yves Bonnefoy, due poesie da Quel che fu senza luce

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UNA PIETRA

L’estate passò violenta per le sale ariose,
Ciechi i suoi occhi, il suo fianco nudo,
Gridò, e il richiamo squassò il sogno
Di quelli che dormivano là nella semplicità del loro esistere.
.
Rabbrividirono. Cambiò il ritmo del respiro,
Le loro mani riposero la coppa del sonno.
Già il cielo era di nuovo sulla terra,
E fu il temporale di pomeriggi estivi, nell’eterno.
.

§

LA RAPIDITA’ DELLE NUVOLE

Il letto, la finestra vicina, la valle, il cielo,
La magnifica rapidità di queste nuvole.
L’artiglio della pioggia sul vetro, all’improvviso,
Come se il nulla siglasse il mondo.
.
Nel mio sogno di ieri
Il grano di altri anni ardeva in brevi fiamme
Sul suolo lastricato, ma senza calore.
I nostri piedi nudi lo scostavano come un’acqua limpida.
.
O amica mia,
Come era esigua la distanza tra i nostri corpi!
La lama della spada del tempo che s’aggira
Avrebbe invano lí cercato il luogo per vincere.
.

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da Yves Bonnefoy, Quel che fu senza luce Inizio e fine della neve, trad. di Davide Bracaglia, Einaudi, 2001

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yves_bonnefoy1Yves Bonnefoy, nato a Tours nel 1923 è morto il 1 luglio 2016 a 93 anni, professore emerito al Collège de France di Parigi, poeta, prosatore e saggista. Ha tradotto Shakespeare, Donne, Keats, Yeats, Petrarca, Leopardi.

Più volte candidato al Nobel per la letteratura, ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti internazionali. In Italia ha pubblicato diverse raccolte: Movimento e immobilità di Douve, 1953; Ieri deserto regnante, 1958; Pietra scritta, 1965; Nell’insidia della soglia, 1975; Quel che fu senza luce, 1987; Qui dove ricade la freccia, 1991; Inizio e fine della neve, 1991; La vita errante, 1993; Le assi curve, 2001; La lunga catena dell’àncora, 2008.

Louise Glück, due poesie da L’iris selvatico

Louise Glück, due poesie da L’iris selvatico (Giano, 2003, traduzione di Massimo Bacigalupo)

Mattutino

Padre irraggiungibile, quando all’inizio fummo
esiliati dal cielo, creasti
una replica, un luogo in un certo senso
diverso dal cielo, essendo
pensato per dare una lezione: altrimenti
uguale… la bellezza da entrambe le parti, bellezza
senza alternativa… Solo che
non sapevamo quale fosse la lezione. Lasciati soli,
ci esaurimmo a vicenda. Seguirono
anni di oscurità; facemmo a turno
a lavorare il giardino, le prime lacrime
ci riempivano gli occhi quando la terra
si appannò di petali, qui
rosso scuro, là color carne…
Non pensavamo mai a te
che stavamo imparando a venerare.
Sapevamo solo che non era natura umana amare
solo ciò che restituisce amore.

Matins

Unreachable father, when we were first
exiled from heaven, you made
a replica, a place in one sense
different from heaven, being
designed to teach a lesson: otherwise
the same—beauty on either side, beauty
without alternative— Except
we didn’t know what was the lesson. Left alone,
we exhausted each other. Years
of darkness followed; we took turns
working the garden, the first tears
filling our eyes as earth
misted with petals, some
dark red, some flesh colored—
We never thought of you
whom we were learning to worship.
We merely knew it wasn’t human nature to love
only what returns love.

*

Tramonto

La mia grande felicità
è il suono che fa la tua voce
chiamandomi anche nella disperazione; il mio dolore
che non posso risponderti
in parole che accetti come mie.

Non hai fede nella tua stessa lingua.
Così deleghi
autorità a segni
che non puoi leggere con alcuna precisione.

Eppure la tua voce mi raggiunge sempre.
E io rispondo costantemente,
la mia collera passa
come passa l’inverno. La mia tenerezza
dovrebbe esserti chiara
nella brezza della sera d’estate
e nelle parole che diventano
la tua stessa risposta.

Sunset

My great happiness
is the sound your voice makes
calling to me even in despair; my sorrow
that I cannot answer you
in speech you accept as mine.

You have no faith in your own language.
So you invest
authority in signs
you cannot read with any accuracy.

And yet your voice reaches me always.
And I answer constantly,
my anger passing
as winter passes. My tenderness
should be apparent to you
in the breeze of the summer evening
and in the words that become
your own response.

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Louise Elisabeth Glück (New York, 22 aprile 1943) è una poetessa, saggista e accademica statunitense. Nel corso della sua carriera ha pubblicato dodici antologie di poesie. Nel 1993 ha vinto il Premio Pulitzer per la poesia per la sua raccolta The Wild Iris, ottenendo il primo di una lunga serie di riconoscimenti. Nel 2014 ha vinto il National Book Award per la poesia, mentre nel 2003 era stata insignita del prestigioso titolo di poeta laureato degli Stati Uniti. Nel 2020 le è stato conferito il Premio Nobel per la letteratura “per la sua inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l’esistenza individuale”. Insegna poesia all’Università di Yale. (Wikipedia)