Simone Consorti, estratti da Voce del verbo mare con una nota di Angela Greco AnGre

Il sasso nello stagno di AnGre poesia edita

Voce del verbo mare (Arcipelago itaca Edizioni, 2022) di Simone Consorti, estratti

Voce del verbo mare

“Il vero infinito è il passato remoto
perché per l’eternità
nessuno potrà toglierci
ciò che è terminato già”
disse lui con un tono un po’ rude
“Semmai il passato prossimo
perché è iniziato ma non si conclude”

Poi riuscirono a litigare
perfino su come coniugare
l’infinito del verbo mare

*

Ti ho dato appuntamento senza dirtelo

Ti ho dato appuntamento senza dirtelo
e sono qui in anticipo da tanto
perché so che non verrai
ma non so quando

*

Ho cominciato attendendoti

Ho cominciato attendendoti
nel giorno del nostro primo
non appuntamento
Da qualche parte si deve iniziare
a imbalsamare un amore

.

Simone Consorti torna al pubblico con Voce del verbo mare (Arcipelago itaca Edizioni, 2022), nuova esperienza in versi per l’autore romano, classe 1973, autore già di due precedenti sillogi (Le ore del terrore, 2017Qui su questo blog e Nell’antro del misantropo, 2014 – qui su questo blog) e di altri lavori in prosa e fotografia.

Consorti esordisce in questo edito – di cui ringrazio per il gentile invio – giocando con il lettore e con la poesia, quasi sfidandolo e sfidandosi tra rime, paradossi e derive surreali a seguirlo in una costruzione personale, che, soltanto a posteriori, rivelerà la natura dell’indagine e il sentire del poeta. Alla terza raccolta di questo autore, personalmente mi appare chiaro che egli tenti a priori di avvicinarsi al lettore e solo dopo averne testato la tenuta, prosegua con la sua caparbia determinazione di affermarsi tra i versi, tra luci e ombre che gli conferiscono un aspetto evanescente, forse a difesa di un certo carattere che non rivela mai fino in fondo. A sostegno di ciò la nota di chiusura di Voce del verbo mare, intitolata “C’era una volta Simone Consorti”, un decalogo che racconta la biografia dell’autore tra tesi e antitesi, che lascia un retrogusto di beffa e sa tanto di espediente editoriale, che forse la Poesia con la maiuscola non merita. Nelle pagine, invece, tra le righe, si avverte la persona e non il personaggio e la poesia non manca.

“Tutto sta nel dire insieme le parole
Giustiziacontrollo
sicurezzarepressione

Tutto sta nel dare fuoco alle idee
che sono già cenere

Tutto sta ad arrivare alla fine
e passare il testimone”

Questi versi da “Hindenburg” sembrano ben riassumere il percorso di questa silloge: poesia come visione del reale e passaggio a chi riesce a comprenderne significati, significanti e tutta una svariata serie di significazioni che arricchiscono via via il lettore. Consorti parla di vita e morte, come è in uso nella poesia di quest’ultimo periodo letterario però, escludendo le grandi domande, ma prendendo gli argomenti come pretesto per esorcizzare la paura atavica, quella che, in fondo, ci fa umani.

Voce del verbo mare è una ricognizione di differenti momenti vissuti dal poeta, che restituisce al lettore un quadro d’insieme della poetica di questo singolare autore. Consorti si cimenta con la poesia, come con qualcuno che ammira e che rispetta e con essa intenta un dialogo costante sempre sopra le righe, però, senza mai scendere negli inferni che presto o tardi la Poesia mette dinnanzi a coloro che decidono di frequentarla; si mostra – mi si passi il termine – “timido”, “vuole scomparire”, eliminare la sua presenza, ma il tono non è sommesso, né pacato; piuttosto sembra che egli cerchi una strada per mettersi in luce, per affermarsi, pur con l’espediente narrativo della scomparsa dell’autore, come si avverte soprattutto nelle ultime poesie del libro.

3.
La trasformazione è andata avanti
Ora la facciata della casa
dal pavimento alle tegole
contiene scolpite dieci regole
L’undicesima è che mi sto per dissolvere
in un Dio eterno
o in polvere
Perciò la mia fede
non nel piombo
nell’argento vivo o spento
o in quello che si vede
ma nell’apparizione/sparizione di me stesso
da oggi in poi avrà sede

(estratto da “Barnekow”)

*

Ho applaudito una zanzara
proprio nel momento in cui passava
Un solo battimano convintissimo
senza prove senza repliche
senza attese senza eco senza storia
T’invidio zanzara caduta
in un momento irripetibile di gloria

(“Ho applaudito una zanzara”)

Consorti vive un’attesa, come egli stesso afferma negli undici punti della nota in chiusura; ma sembra vivere questa condizione rivolta soprattutto verso se stesso. Tutto il testo è disseminato di voci che si rivolgono allo stesso autore, come se parlasse a se stesso e da se stesso attendesse una risposta che non arriva, ma che sembra essere il motivo della sua scrittura. Si ha la sensazione, alla fine della lettura, di aver preso parte ad un processo istruito e sentenziato dall’autore stesso che, in fondo, ha solo chiesto ai lettori di svolgere il ruolo del pubblico che supporta la veridicità dell’accaduto. [Angela Greco AnGre]

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Cipriano Gentilino

Quattro sassi con - Il sasso nello stagno di AnGre

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Cipriano Gentilino

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Sera
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Due bignè ancora di ieri
e due fiocchi di neve
questa sera,
.
una videochiamata a sud
e un film di guerra a est,
.
e a luci spente
due germogli di narcisi
al riparo dal gelo .
.
.
.
Inquietudine
.
In questo imbrunire
un’inquietudine
di assenza antica,
scricchiolo di foglia
anonima,
si baratterebbe
per un nome
o solo una parola
adagiata sul fondo.
.
.
.
Farfalle
.
Forse tu lo sapevi già
quando non hai più volato
e i numeri non piegarono più il cielo
ai pezzi smontati del tuo aliante,
.
ci sono scivolate dalle mani
le bandiere e ora i manifesti
sono in mostra nelle periferie
nostalgiche a tempo perso,
.
ti scrivo perché ti ho rivisto,
quaderno e lapis,
al mercato in riva all’Ellero
a Mondovì,
.
entrambi distratti da una farfalla.
.
(inediti)
.
.
OUTLET
.
Col vestito dell’outlet
grigio scuro,
composto tra gelsomini e
un pezzo di jazz del 53,
senza un dio,
biodegradabile,
ritornerò
a casa mia.
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(estratto da Parabole, Ed.Nulla Die, 2021)
.
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Cipriano GentilinoCipriano Gentilino è nato a Erice e vive a Mondovì. Psichiatria e psicoterapeuta – interessato sia ai linguaggi del mondo interiore che alle tematiche sociali – amministra un blog di poesia. Ha pubblicato poesie su riviste letterarie on-line. Con Oèdipus ha pubblicato nel 2019 Versi nel retrobottega, mentre con Nulla Die, nel settembre 2021, ha pubblicato Parabole.

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Alfonso Gatto

Quattro sassi con...Autori del Novecento

Quattro sassi con…autori contemporanei in 4 poesie: Alfonso Gatto

*

 A mio padre

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo,
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.

Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
“Com’è bella la notte e com’è buona
ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno”. Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.

*

Le grandi notti d’estate

Le grandi notti d’estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.

Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare,
dal vento che pare l’anima.

E baci perdutamente
sino a che l’arida bocca
come la notte è dischiusa
portata via dal suo soffio.

Tu vivi allora, tu vivi,
il sogno ch’esisti è vero.
Da quanto t’ho cercata.

Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi ochhi.

E il bacio che cerco è l’anima.

*

L’erba, il silenzio, il muovere dell’ombra

Soli, nel pianto tuo della mattina,
l’erba, il silenzio, il muovere dell’ombra,
e gli steli del vento. Il tuo sollievo
è di vederti calma nell’attesa
ch’io giunga da lontano, il tuo riposo
è la speranza d’incontrarci a sera
per caso in un inverno.

Lasciarti per sparire,
per essere il tuo cielo dove guardi
senza rimorsi, avere il tuo rimpianto,
la tua memoria, le tue mani vuote…

Forse è più dolce piangermi che avermi.

*

Sottovoce

Una sera di nuvole, di freddo
e di luce che spiega ad altro il senso
della mia vita, questo vago accordo
di memorie in sordina, sottovoce
di me, di te, poveramente assorti.

Si resta a volte soli nella veglia
di un racconto sospeso, allora soli,
ignoti l’uno all’altro, ed ora uniti
dal ricordo che un nulla ci divise.

Il rammarico punge, se mi dici:
«bastava che quel giorno…», ti sorrido
con la mesta sfiducia di sapere
che mai giunsi per tempo, che geloso
di te, del tuo passato, almeno vedo
il tuo sguardo d’amore al primo incontro.

Ma forse è giusto credere che allora
tu m’avresti perduto:
come un ragazzo che si lascia indietro
nella paura d’essere felice.

..

Alfonso Gatto nasce a Salerno, il 17 luglio del 1909, dove frequenta il liceo classico e poi l’ Università di Napoli. Per ragioni economiche deve rinunciare però agli studi (Gatto infatti non arriverà mai alla laurea), e inizia a viaggiare mantenendosi con lavori di ogni genere. Così nel 1934 approda a Milano. Qui inizia a frequentare assiduamente i circoli intellettuali della città; nel 1936 viene arrestato con l’accusa di essere antifascista e sconta alcuni mesi di carcere. Due anni dopo si trasferisce a Firenze, culla di quel movimento ermetico cui Gatto si avvicina da subito, e qui fonda con Pratolini la rivista “Campo di Marte”. Dopo Firenze è la volta di Roma, ultima residenza stabile di Gatto, dove lavora come redattore della rivista “L’approdo” e come curatore del palinsesto culturale della televisione nazionale, abbinando all’attività letteraria quella di pittore, riscuotendo anche con un certo successo con le sue opere.

La prima raccolta poetica, Isola, del 1932, attira una certa attenzione da parte della critica, tra cui figura anche Montale: la raccolta lo inserisce a pieno titolo nella corrente ermetica. La ricerca ermetica di Gatto verso una grammatica del discorso poetico basata sull’assolutezza della parola viene confermata cinque anni dopo, quando pubblica la sua seconda raccolta di poesie, Morto ai paesi (che resta una delle sue raccolte più note e conosciute). Dopo il secondo conflitto mondiale e dopo gli eventi della Resistenza, Gatto abbandona la cosiddetta poetica dell’assenza e rinnova profondamente il proprio approccio poetico; frutto di questa “svolta” sono le Nuove poesie (1950) e Storia delle vittime (1966). Del 1969 sono le Rime di viaggio per la terra dipinta, e del 1973 le Poesie d’amore; tutte raccolte che alleggeriscono – sia stilisticamente che contenutisticamente – il tono delle raccolte della prima fase poetica. Alfonso Gatto muore in seguito ad un incidente stradale ad Orbetello, nel 1976.

Guglielmo Aprile, estratti da Sinfonia del mare con una nota di lettura di Angela Greco AnGre

Il sasso nello stagno di AnGre poesia edita

Versi da “Sinfonia del mare” (Il Convivio Editore, 2021) di Guglielmo Aprile

*

Il pianto del mare
.
Il mare detta ai propri sparsi scribi,
gli scogli, la sua autobiografia
per metà vera e per metà delirio;
e in un tono di voce che varia, ora
un mormorio, ora un barbaro urlo, elabora
il suo mai definitivo commento
a un certo evento senza testimoni,
perso nel tempo, di cui serba l’eco,
la sua elegia su un lutto che non uomini
ricordano, ma di cui forse furono
spettatrici colline e rive: questi
luoghi che conoscono la sua storia
ma da millenni segreta la serbano
per aver fatto voto di silenzio,
taciti testimoni di uno scandalo;
vecchio mare che rumina alghe e sassi,
e rimugina a lungo su un errore
non rimediabile, ne porta il peso
che non può con nessuno condividere.
.
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Rime di spuma e vento
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I
Custodi del ricordo
della genesi: onde,
prime madri del mondo
e di tutto ciò che trascorre;
.
nel vostro terribile gioco
torna bambino il tempo,
dal vostro ingenuo scempio
.
trae origine il fuoco
che in una perpetua catarsi
consuma e resuscita gli astri.
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Doni del mare
.
Il forziere delle onde rovesciandosi
contro gli scogli rende indietro agli uomini,
secoli dopo, quanto loro il mare
in pegno del suo canto strappò via:
restituisce alla riva relitti
di città andate a fondo, di equipaggi
sorpresi da un fortunale, un biglietto
nelle tasche di chi si arrese alle acque,
dracme ossidate, amuleti incrostati
di salsedine, schegge di polene
strangolate dalle alghe, marce assi
di carene, frammenti luccicanti
che il fondale trattiene e poi rigurgita
dai suoi intestini, monche mappe e pagine
dei diari di bordo, in cui pionieri
avvistamenti e miraggi annotarono
lungo le loro traversate, e nomi
di costellazioni mai viste prima;
mare, concedimi altri dei tuoi doni,
la chiave attendo che sciolga il tuo enigma.
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Guglielmo Aprile è nato a Napoli nel 1978. Attualmente vive a Verona. È stato autore di alcune pubblicazioni di poesia (“Il dio che vaga col vento”, 2008; “Primavera indomabile danza”, 2013; “L’assedio di Famagosta”, 2015; “Il talento dell’equilibrista, 2018; “Elleboro”, 2019; “Farsi amica la notte”, 2020) e di studi critici sulla poesia del Novecento e su alcuni classici della tradizione letteraria italiana.
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Nota di lettura di Angela Greco AnGre

Sinfonia del mare (Il Convivio Editore, 2021) è il nuovo edito di Guglielmo Aprile. Il titolo rende al meglio la materia trattata: versi godibilmente orecchiabili e di apprezzabile matrice classica, che parlano al lettore della passione per l’elemento acqueo attraverso esperienze sensoriali e materiali vissute, che rendono il mare quasi un genitore al quale il poeta si sente molto legato e del quale fa percepire un crescendo sonoro di pari passo con lo scorrere dei versi. Il sostantivo “mare” ricorre quasi in ogni lirica; quasi a voler riproporre lo sciabordio marino che lambisce la battigia, mentre si vede il poeta in un limbo tra terra e acqua, in un momento intenso, assorto su quanto gli scorre dentro e intorno. E’ l’orecchio ad essere chiamato in causa insieme all’occhio, in questa raccolta poetica densa, che incuriosisce il lettore e lo induce a riaprire la riflessione sull’elemento primordiale dal quale ha avuto origine, in fondo, la Vita stessa.

Emerge anche la nostalgia per mondi perduti e affetti passati, ricordi di viaggi e riflessioni che coinvolgono il lettore, che si sente trasportato dal mare fin nei meandri dove vuole condurlo il poeta, che mai perde i remi, né la direzione – per rimanere in una metafora marina – di una poesia molto ben scritta e di cui conosce bene meccanismi e tradizione. Guglielmo Aprile non si stanca di dire del suo mare, che verso dopo verso, diviene metafora collettiva, che non risparmia argomentazioni meno dolci per rendere al meglio anche il presente. Dell’ambiente marino non manca nulla e ogni dettaglio è trattato con competenza e sensibilità; si avverte forte il legame dell’autore con qualcosa di cui sembra patire l’assenza nel quotidiano e che cerca ogni qualvolta gli sia possibile per poi restituirlo – a se stesso prima di tutto e poi al lettore – in poesia. Una netta lirica melodica e malinconica, che fa vibrare le corde degli animi più delicati. [Angela Greco AnGre]

Rosaria Di Donato, estratti da Preghiera in Gennaio con una nota di lettura di Angela Greco AnGre

Il sasso nello stagno di AnGre poesia edita

Preghiera in Gennaio”, prefazione di Marzia Alunni e postfazione di Lucianna Argentino, è il nuovo edito di poesie della romana Rosaria Di Donato per i tipi Macabor (2021). Il libro prende le mosse da un precedente formato elettronico pubblicato in un lit-blog qualche anno prima (QUI la nota di lettura) includendolo e arricchendosi di inediti e nuova luce; dedicato anche a Fabrizio De André, da cui mutua il titolo, è una raccolta di poesie a tema religioso, che guarda anche al difficile periodo socio-sanitario che ancora stiamo attraversando, come esplicitamente si evince dal testo in apertura, “lockdown”, un tassello di memoria dettagliato, quasi un monito per il lettore, con la funzione sostanzialmente di mettere in evidenzia la finitudine dell’essere umano, tornata in auge dopo gli ultimi eventi vissuti a livello globale.

Il libro prosegue con una carrellata di personaggi biblici e della tradizione cattolica a cui la poetessa dedica o chiede grazia, mostrando un’accurata conoscenza e una sensibile voce, dal tono pacato, che ben rendono il tono religioso a cui si ascrive questa scrittura; il verso breve coadiuva il genere preghiera, anche se la Di Donato in più di una occasione sembra piuttosto dialogare con le sue entità più che porsi nell’atteggiamento del fedele che chiede di essere ascoltato. L’uso reiterato della minuscola per indicare i santi e persino Dio azzera i ruoli, riportando i personaggi sacri al momento della comunanza con tutti gli esseri viventi, al prima che fossero assunti come esempi ai quali votarsi in senso religioso. Perché nelle liriche di Rosaria Di Donato è l’Essere Umano al centro e la sua è poesia religiosa nel senso che riporta alla luce il sacro e il rapporto con esso, che è in ciascuno di noi.

Il dio e i santi chiamati in causa in questa “Preghiera in Gennaio”, ricca anche di rimandi a situazioni bibliche, non sono lontani dal lettore; anzi, si innestano e partecipano della vita, quasi interagiscono, in un’analisi lucida e costruttiva delle loro gesta e degli episodi della loro esistenza, utile esempio in primis per la poetessa stessa, che dell’incontro con loro ne ha fatto un momento privilegiato della propria vita, e poi anche per chi legge. La breve prosa poetica finale, in cui si rivela la realtà riferendola ai Poeti, desta il lettore riconsegnandolo ad una dimensione decisamente umana, della quale è difficile liberarsi. [Angela Greco AnGre]

*

Estratti da “Preghiera in Gennaio” (Macabor, 2021) di Rosaria Di Donato

arcate di luce

arcate di luce nel cosmo
ma preferiamo il buio
le tenebre che invadono
e corrodono
senza un altrove
muto il rumore dei passi
.
§

renovatio

al tuo spazio interiore
volgi lo sguardo
profondamente
cerca la luce
dentro te troverai
ruscelli e laghi
e tutto ciò che fuori
non esiste più
.
§

my god

nel mio cuore
hai segnato
sentieri di sole
nel mio spirito
coltivi
fioriti giardini
ti adoro
signore
e ti amo
con amore
infinito
.
§

Torno all’amore dei poeti perché imperituro, eterno, simile a quello divino. Solo che l’amore di Dio, è misericordioso, mentre quello dei poeti è «impietoso»: vero e nudo come il primo uomo nel giardino dell’Eden, l’io lirico si muove tra scabrosità e armonia trovando un ritmo nel caos. È dono la parola annunciata, è legame che forgia il mondo, che va oltre le cose sconnesse.

***

 Rosaria Di Donato è nata a Roma dove vive. Laureata in filosofia (quadriennale e specialistica), insegna in un liceo classico statale. Ha pubblicato cinque raccolte di poesia: Immagini, Ed. Le Petit Moineau, Roma 1991; Sensazioni Cosmiche, Ed. Le Petit Moineau, Roma, 1993; Frequenze D’Arcobaleno, Ed. Pomezia-Notizie, Roma 1999; Lustrante D’ Acqua, Ed. Genesi, Torino 2008; Preghiera in Gennaio, Ed. Macabor, Francavilla Marittima (CS) 2021. Ha partecipato all’antologia Nuovi Salmi a c. di Giacomo Ribaudo e Giovanni Dino, Ed. I Quaderni di CNTN, Palermo 2012. Alcuni suoi testi sono presenti in Voci dai Murazzi 2013, antologia poetica a c. di Sandro Gros Pietro, Ed Genesi, Torino 2013. Poesie dialettali sono inserite nella Rivista i fiori del male 2013 n. 55, quaderno quadrimestrale di Poesia a c. di A. Coppola. Ha partecipato con il gruppo Poeti per Don Tonino Bello alla realizzazione di Un sandalo per Rut Oratorio per l’oggi, Ed. Accademia di Terra D’Otranto – Collana Neobar, 2014. E’ presente nell’antologia I poeti e la crisi a c. di Giovanni Dino, Fondazione Thule Cultura, Bagheria 2015. Ha pubblicato l’ebook Preghiera in Gennaio nella collana Neobar eBooks nel 2017. Ha partecipato all’ eBook n. 217: Proust N.7 – Il profumo del tempo, di Aa. Vv. (LaRecherche.it – Un accordo di essenze). Nel 2019 ha partecipato all’antologia poetica “ Break Point Poetry – Città Poetica”, c. di Patrizia Chianese, nell’ambito dell’ Estate Romana. Ha partecipato all’antologia “Ho sete, l’Arte si fa Parola”, a c. di Maria Pompea Carrabba e Ella Clafiria Grimaldi, Ed. SarpiArte 2020. Collabora a riviste di varia cultura e i suoi volumi si sono affermati sia in Italia che all’estero, con giudizi critici di Giorgio Barberi Squarotti, per esempio, e traduzioni di Paul Courget e Claude Le Roy (riviste Annales e Noreal). Partecipa al blog Neobar e a vari siti letterari sul web. Vincitrice di alcuni premi di poesia, si interessa di arte, cinema, fotografia. Dal 2016 cura un laboratorio di scrittura creativa nel Liceo in cui insegna. Premio DonnArte 2020 (Associazione Internzionale Il Tempo delle Donne).

Lucia Triolo, estratti da Debitum e una nota di lettura di Angela Greco AnGre

Il sasso nello stagno di AnGre poesia edita

“Le poesie di Debitum rimandano a qualcosa di già detto da altri, e a cui si deve la loro nascita. Così in gioco è sempre il riferimento all’altro; un altroche, già dall’origine, prende il testimone della parola per vederla continuare senza alcuna garanzia che quel che è inteso nel “verso” che precede sia esattamente quel che è inteso nella “verso” che ne scaturisce. Se il senso del “debito” si lascerà cogliere sarà in direzione di una poesia che si offra come territorio di incontro e di scavo: una poesia che si abita più che una poesia che si legge” (estratto)

POESIA FERITA

….“la poesia si ferisce in noi, e noi
…..alle sue fughe”
…..René Char, Due rive ci vogliono
.
.
Cosa si dirà alla fine
del fuoco prigioniero?
un’ altalena il peso
di quel velo
.
ecco:
i propri sentimenti
e la follia di mostrarli
l’elefante è in scena tra i bicchieri
e…questa follia a stravolgere
ogni custodia
a rovesciare come un guanto i mondi
e i muri bianchi
.
la poesia si ferisce a morte
nel pusillanime canto
imprigionando sprigionando fuoco
quando il coraggio non fa luce
e noi
un po’ vigliacchi
un po’ eroi…
.
sono nata dicendo “ti amo”.
.
.
.

SE ESISTI

….“Se esisti per davvero-fatti avanti”
…..Nina Cassian, C’è modo e modo di sparire  “Preghiera”
.
.
Se esisti per davvero non ti fare avanti
è tardi ormai
.
senza di te ho girato
nei bar dai tavolini vuoti
nelle stanze a pensione ho frantumato assenze
.
senza di te ho pensato
il mio lungo racconto
mostravo in giro il corpo
giovane e bello
per far pubblicità al cervello
.
Tutti i miei sguardi erano
più di un forse
se senza di te ho schivato urti
scavato tenacia nel verde delle foglie
ho sghignazzato e riso
ho raso il pelo ai morti
.
.
Ora lascia che muoia ostinata
non risuscitarmi
voglio vendicarmi
del vuoto che c’ è in te
farti capire e mordere l’assenza:
.
se esisti per davvero
sarai tu a
piangere per me
.
.
.
I BARBAGIANNI DELLA MORTE
.
……“Nessuno tocchi Caino”
.
……..non uccidetemi
……..ho dei ricordi
.
guarda la morte
come salta alla corda
ho addomesticato le sue streghe e i barbagianni:
sul volto dell’abbandono
oggi c’è un sorriso
accade una memoria
un segreto smette di riposare
su una smorfia
e uno scambio di intese
apre la casa alle parole
.
……non morirò con me
……ho una storia

  .

(gli esergo nelle pagine del testo sono spostati molto più a destra, mentre in questa sede non si è potuto riportare i versi in maniera differente.)

Lucia Triolo è nata e vive a Palermo, nella cui Università ha insegnato Filosofia del diritto. Il suo impegno come scrittrice di poesia è abbastanza recente: ha pubblicato per la G.A Edizioni: “L’oltre me” (Maggio 2016), per le Edizioni il Fiorino: “Il tempo dell’attesa” (Maggio 2017), per La Ruota Edizioni: “E dietro le spalle gli occhi” (Febbraio 2018), per BIbliotheke Edizioni: “Metafisiche Rallentate” (Ottobre 2018), per DrawUp Edizioni: “Dedica” (Aprile 2019), ancora per La Ruota Edizioni: “Dialoghi di una vagina e delle sue lenzuola” (Maggio 2019), “Debitum” (Aprile 2021) per Prometheus Edizioni. È presente in numerose riviste e antologie pubblicate nel quadriennio 2016/19. Numerosi i riconoscimenti di rilievo e la partecipazione a riviste di settore e a prestigiose antologie, quali l’agenda poetica Il Segreto delle fragole 2020 (Lietocolle edizioni), l’antologia Poeti per L’Infinito (V. Guarracino a cura di) e la recentissima antologia Una furtiva lacrima (V. Guarracino, a cura di)

*

Debitum di Lucia Triolo letto da Angela Greco

Si intitola “Debitum” (Prometheus, 2021, con un saggio critico di Giuseppe Cerbino) l’ultima raccolta di poesie di Lucia Triolo (Palermo, dove è nata e vive ed ha insegnato Filosofia del Diritto nell’Università cittadina), dinamica e prolifica autrice molto attiva anche in ambito telematico. Superato l’efficace saggio introduttivo, che accende una luce chiara ed esaustiva sull’opera, ci si imbatte in una raccolta – o, meglio sarebbe definirla operazione letteraria – dal titolo a parer mio onesto, visto che ogni scrittore di versi deve sempre qualcosa a quelli che chiama maestri o, quantomeno, alla poesia e ai poeti che lo hanno preceduto; e, di fatti, si può parlare di un’opera corale, redatta dalla poetessa insieme con tutti gli autori che chiama a raccolta in esergo ad ogni componimento e ai quali fa riferimento.

Un percorso che parla di altri per dire di sé, fondamentalmente, come tutta la Poesia sa fare, tributando l’importanza della lettura e della conoscenza degli altri poeti per giungere al lavoro editoriale proprio; un utile strumento, questo edito della Triolo, per venire in contatto con il faticoso lavoro di studio che ogni scrittore di versi (e non solo) dovrebbe compiere.

L’autrice “dialoga”, anzi, interagisce con i suoi Autori intessendo ipotetiche continuazioni-interpretazioni di pensiero con i versi da cui nascono i suoi stessi versi, generando commistioni tecnicamente complesse che, però, fanno sorgere nel lettore la voglia di rileggere gli originali da cui sono stati estrapolati i versi “generatori” di questi componimenti della Triolo.

L’arditezza di taluni accostamenti lascia perplessi, come nel caso di “Burro fuso” che in esergo riporta celebri versi di Leopardi tratti da “A Silvia”, ma il titolo si riferisce ad una similitudine della poetessa riferita alla giovinezza che “mi precipita in bocca / come burro fuso” e fa piacere incontrare poeti contemporanei e vicini, come nel caso dell’esergo tratto da un componimento di Flavio Almerighi, ma molto più spesso ci si ferma a riflettere su cosa leghi le citazioni alle poesie dell’Autrice e questo è un bell’esercizio.

Se si potessero slegare gli estratti celebri dalle poesie raccolte in “Debitum” – ed è un’operazione, a parer mio, legittima per il lettore che, come me, vuole toccare con mano il frutto dell’autore che sta leggendo – ci troveremmo di fronte ad una sincera poesia contemporanea, godibilissima anche e forse soprattutto senza tributi, che spesso suonano come captatio benevolentiae, composta come da tradizione sull’onda emotiva della paura della morte e del tempo che passa e, soprattutto, aderente ad un lirismo che piace, poiché in Lucia Triolo è vivo il cuore che batte e che, su tutto, ama. [Angela Greco AnGre]

Fabrizio Bregoli, estratti da Notizie da Patmos

Il sasso nello stagno di AnGre poesia edita

Fabrizio Bregoli, estratti da NOTIZIE DA PATMOS (La Vita Felice, 2019)

Dalla prefazione di Pietro Marelli:

[…] Questa è la personale Apocalisse (catastrofe o rivelazione?), con le sue notizie poetiche ed esistenziali, la sua appartenenza, e insieme la sua inappartenenza, che forse neppure una speranza “matematica” riesce a portare a risarcimento del suo laboratorio linguistico, quello che si è impegnato a risemantizzare una parte del lessico scientifico contemporaneo, proponendolo come personale metafora. Una poesia che, soprattutto, cerca di agire sul destino dell’autore inteso come personaggio di fondo, monologante, dove, però, la traccia che rimane rivela un’impossibilità (ancora montaliana?) di concludersi in una prospettiva o almeno in un’ipotesi possibile di senso, cercato sì, ma continuamente rimandato in un altrove che, probabilmente, esiste prima e dopo la poesia stessa.

Poesie esistenziali, dunque, continuamente in attesa di questo altrove, tenendo soprattutto una continua, indicibile, non so se delusione o altro, ma il tutto disposto in una memoria emotiva e linguistica. Il “gioco” di questo poeta è però severo, senza la minima concessione all’enfasi o, peggio, a qualche tentativo di personale poetica assoluzione, sotto la cappa di un tempo continuamente interferente nel suo desiderio di congiunzione perfetta tra parola e mondo. Cammino che Bregoli ha deciso di non interrompere. Certamente il suo “io” (è possibile diversamente?) è naturalmente presente in questi versi, ma costretto in una condizione temporale, che vuol dire storica, chiedendo alle parole una “spiegazione” che il suo io lirico, per adesso, fatica ancora a concedere, anche se a questa scientificità si contrappone un’auroralità di scrittura che ha come compagno il bisogno di dire attraverso un altrove lessicale non sempre facile da accettare e non sempre disposto, nella sua giurisdizione prosodica, a farsi disponibile. […]

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IL NOSTRO SPAZIO
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I pomodori, quel nostro orto minimo
georgica di un credo elementare.
Piantine trapiantate in doppia fila
disposte a bina, ai lati dell’aiola,
le foglie che sanno farsi arco. Mani.
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Nel mezzo il solco cupo della terra
quella frontiera brada, inospitale
erbe infestanti, un verde da scerpare.
L’esilio necessario.
.
Noi le mani che separano, creano
il vuoto per la congiunzione, tracciano
integro il deserto.
Nos…………..traNostra missione
vivere quella zolla inabitata,
la divisione il solo nostro spazio.
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GEOGRAFIA DI CONFINE
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Avevi la passione dei confini
tracciare fronti di demarcazione,
la loro geografia compiuta. Solida.
Per questo t’affidavi alle cartine
quella certezza di valichi e passi,
ciò che serve a dare ordine alle vite,
fosse anche un limbo nel deserto, un muro
una zona demilitarizzata.
.
A noi non è servito confinarci
ciascuno in un cordone sanitario
perché c’è sempre una metà che manca,
l’amore che rimane impronunciato.
C’è bastato credere
franca una terra di nessuno, noi
intatti territori d’oltremare,
colonie di un’uguale solitudine.
.
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ISTRUZIONI ALCHEMICHE PER IL COMPOSTAGGIO
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Raccogliere e impilare sfalci d’erba,
gusci di noci, fondi di caffè
filtri del tè, ossa, altre immondizie buone.
Rivoltare due o tre volte l’anno, piano
per riattivare il ciclo del silenzio.
Di quando in quando innaffiare, aggiungere
qualche altra scoria, emersa da uno specchio
dimenticato. Pressare a dovere
come a reprimere un singhiozzo buio,
un ricordo di frodo.
Poi maturare a fondo, concedere
varco al tempo, alla sua lama gentile.
.
Talvolta – dopo un terremoto d’anni –
vi affiora una poesia.
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Bregoli Notizie da Patmos

Fabrizio Bregoli, è laureato in Ingegneria Elettronica, lavora nelle telecomunicazioni e coltiva da sempre la passione per la poesia. Ha pubblicato alcuni libri fra cui “Il senso della neve” (puntoacapo, 2016), “Zero al quoto” (puntoacapo, 2018), “Notizie da Patmos” (La Vita Felice, 2019). Gli sono stati assegnati il Premio “Guido Gozzano” e il Premio “Città di Umbertide” per l’edito, Il Premio “Dante d’Oro”, “Città d’Acqui Terme” e “San Domenichino” per l’inedito. Presente su molte antologie e riviste letterarie, fa parte della redazione della pagina Facebook “Poeti Oggi” per cui cura la rubrica “Blocchi di partenza” e del lit-blog “Laboratori Poesia” per cui cura la rubrica “Poesia a confronto”. È tra i fondatori e membro della redazione del blog di cultura e letteratura “Casamatta”. Il sito dedicato alla sua poesia è: https:// fabriziobregoli.com

Flavio Almerighi, alcuni estratti da Lettere

Il sasso nello stagno di AnGre poesia edita

Flavio Almerighi, estratti da LETTERE (Macabor Editore, 2021)

Con affetto
.
Gesù Cristo, mi piacerebbe
essere di nuovo felice!
Salire su un autobus
e, dopo la colletta, tornare a casa.
.
Non è più lo stesso senza te.
Preferisco non sentire
gli anni sbagliarmi addosso,
vorrei ascoltare altra musica.
.
Qui il più legale è bandito.
Spiana la canna sotto il mento,
alzi le mani d’istinto
mentre ti vuota le tasche.
Sorride prima di spezzarti i denti.
.
In ogni epoca tutti sono amici,
fino a quando cominciano i soldi.
La scena si consuma,
l’avarizia divora, strappa ogni piuma
d’inutili orpelli ai vivi.
.
Con affetto.
.
.
.
Dimenticare tutto
.
Cosa raccontiamo. Smembrata la Compagnia,
ognuno ha ripreso la propria strada
oltre i campi, verso la nuova età dell’oro.
in fondo, servono guerre per arrivare alla Luna.
Le divergenze parallele porgono cordiali saluti.
.
Salgono docili le biciclette su treni e romanzi pieni
di zitelle, vocazioni negate in aste per baci sporchi
dentro case di incontri e anime lontane
Dimenticato del tutto il fumo dei camini
persi nel vento, nelle rose continuamente lisciate
di luce mai vista, nemmeno sentita, ma ovunque
presente, supplica di ogni giorno bene in evidenza.
.
Dove andiamo. Della mia uniforme conservo fregio,
mostrine, scarpe ancora disposte a proseguire, ricordi
di vicinanze sbranate dal tempo
e chiusi i negozi di dischi
.
Dove siamo adesso. Saldi a una fermata, non si sa
di tante speranze quale sia stata la prima a morire,
l’ultima ancora in piedi, fuori a fumare senza timori
per l’arrivo di una nuova brutta stagione.
.
Dove sarà Dio È rimasto ad Auschwitz a sbucciare zucche,
a scolpire ciottoli, a dimenticare
.
.
.
Le campane di Forte Interrotto
.
sulla via
fossili di vita trascorsa
e lo squillare senza fonte
di campane mosse dal vento.
sono venuto a vivere il silenzio
di fantaccini falciati,
derubati anche del nome
e dispersi nella furia della Vaia
.
in attesa del rientro
a morire di cicale e zanzare,
anche noi carne da cannone:
questa volta
non prenderanno prigionieri
ma siamo già in gabbia,
poveri e illusi
.
.
.
VI
.
Sarà buio per tutti
presto o tardi, salvo rimandi
e successive proroghe.
Guardatevi da fratelli
da sorelle.
Guardatevi dalle famiglie,
mirano a spartire
dividersi il nulla.
.
A un certo punto assenti
si diventa nessuno
per taluni memoria,
nemmeno sufficiente
a riempire un minuto
di silenzio
.
Lettere Almerighi

Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesia Allegro Improvviso (Ibiskos 1999), Vie di Fuga (Aletti, 2002), Amori al tempo del Nasdaq (Aletti 2003), Coscienze di mulini a vento (Gabrieli 2007), durante il dopocristo (Tempo al Libro 2008), qui è Lontano (Tempo al Libro, 2010), Voce dei miei occhi (Fermenti, 2011) Procellaria (Fermenti, 2013), Sono le tre (LietoColle, 2013), Caleranno i Vandali (Samuele, 2016), Storm Petrel (edizione bilingue di “Procellaria”, Xenos Books Los Angeles, 2017), Cerentari (antologia fuori commercio Tempo al Libro 2017), Isole (Ensemble, 2018), Ignoti (e book gratuito Collana Lotta di Classico a cura di Massimo Sannelli, 2018), Lettere (Macabor Editore 2021).

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Raffaele Piazza

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OLTRE LA RETE: Raffaele Piazza

Tesse una musica
.
Tesse una musica il marino
fluire senza tempo, l’onda verde
che trasparente vola nella forma
di donna, di conchiglia che scolora
sulla spiaggia dalle felici trame
dove nella tua notte posi l’ombra
tra la sabbia dei passi che riveli
un moto precedente di parole
presunto tra l’argento che ti sfiora
di una luna a pochi tiri
di sasso levigato dall’attesa.
.
.
.
A Pierpaolo Pasolini
.
Vedi, Pierpaolo, a Ostia è il
nulla, una culla di pensieri
sciama nel Terzo Millennio
eri felice, Pierpaolo? Saresti
vivo in questo postmoderno
senza usignoli senza la mano
e la manna dell’innocenza
a tessere testi per Garzanti
e sul Decamerone
mirabili pellicole.
Poesia in forma di rosa
un attimo un barlume,
l’esatta verginità morale del tuo
esistere eri l’angelo del nulla
sorridevi in questo ti differenzi,
da Pavese, tu, profeta sanguato dei giorni
e cosa diresti vegliardo nel 2021?
Pierpaolo angelo
tra penna e cinepresa, Corriere
e ragazzi di borgata, privata
felicità nella diversità eri felice?
.
Ceste di mele di fortuna
ti donerei questi versi
piango come chi crede nell’arte tua
.
le ceneri tue insieme a quelle di Gramsci
a vedere nel fondo della Storia
un mistico furore di generazioni
senza passato Pierpaolo
oltre la vita e la morte
ai blocchi di partenza e sono morti
Penna e Bellezza e Moravia.
.
Pierpaolo, in quel chiaroscuro
aurorale che dà barlumi per esatta
coincidenza era il 1975 il giorno
dell’infanzia e mia nonna disse
che eri morto, sovrana innocenza
penna nel quaderno di me stesso
a non sapere come nascono i figli.
.
.
.
Linea di poesia delle tue fragole
.
Una linea di poesia mi chiedevi, un chiaro
incontro oltre la chiave della nebbia,
si apriva e continuava e stava nel freddo polare
di igloo casa la giornata sottesa ai tuoi panni
lasciati in una telefonata marina nell’azzurro
subacqueo dei secoli dietro di noi e domani come giorno:
se avevamo fame tu sfamavi di parole la mia voce
con i salici dell’ironia, io ragazzo appoggiato alla tua
sigaretta donata nella bellezza della gola in un bel luogo
di liquido prato.
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Raffaele Piazza (Napoli, 1963) vive e lavora a Napoli, presso l’Università Federico II, come tecnico elaborazione dati; collaboratore esterno de Il Mattino, area cultura, collabora e ha collaborato con numerosi settimanali, mensili, quotidiani. E’ poeta e critico letterario. Ha pubblicato Luoghi visibili (Amadeus, 1993, finalista al premio Lerici Golfo dei Poeti 1994), La sete della favola (Amadeus, 1994), Sul bordo della rosa (Finalista al Gozzano 1998 e Selezionato al Camaiore 2000), Alessia, Alessia e Mirta, In limine alla rosa. E’ redattore di Poetry Wave Vico Acitillo 124 e ha pubblicato poesie su diversi siti letterari di rilevanza nazionale ed internazionale. Nel 2014 ha vinto il Premio Michele Sovente (presidente di giuria Elio Pecora) con “Linea di poesia delle tue fragole”.

Rossella Cerniglia, poesie da Ipostasi di buio

Inauguriamo un nuovo spazio dedicato alla Poesia italiana contemporanea edita: chi volesse proporre i propri versi può scrivere un commento qui e verrà contattato tramite mail. Buona lettura!

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Rossella Cerniglia, poesie da Ipostasi di buio (Guido Miano Editore Milano, 2020)

 Da “PROFONDO INFERNO” – sezione della silloge “IPOSTASI DI BUIO”

II
Un tempo svilito ottenebrato
guida il mio angusto cammino
tra sassi e sterpaglie che non s’aprono
a nessuna fioritura, che il dio
non volle mai creare, ma ci furono
per un evento strano, un caso
un destino.
.
L’ombra mi segue
come un cane fedele segue il suo padrone
e non l’abbandona per nulla
neanche se egli all’improvviso
in un malaugurato buco nero
andasse a sprofondare.
.
Non so dove i miei passi mi portano
non hanno più bussola le mie pantofole
di un tempo, si è fermato il loro orologio.
Ed io sono invischiato in questi
oscuri budelli, in questi gineprai
senza fine, in labirinti
dove un rombo risuona fastidioso molesto
per negare l’armonia
che a volte sfiata da non so dove
e la cerchi senza sapere
dove si sia infilata, dove nascosta
per sfuggire alla noia o al caos
ingombrante della vita.
.
Sei sempre tu eppure non più tu
non quello che conoscevo un po’
di tempo fa, non quello
che qualche volta mi appariva amico
dietro quella barba e gli occhiali
ed ora ne è rimasta la maschera
che ride e non ha senso il suo ridere
non ha legami con la vita o il mondo gli altri.
.
Che resta, alla fine di tutto
di questo mare sporco di impressioni
di questa luminaria fatiscente
che vorrebbe gioire e non gioisce,
di questo amore divelto dal mio cuore
con mani sacrileghe e inesperte?
Dove andranno i miei giorni e le mie ore
dove s’allineeranno la mie spente candele
a formare ininterrotta fila verso il nulla?
.
.
.
III
Ti chiamo nel vento senza fine
che ha voce di bufera ma è inutile
il chiamare per chi non ha orecchie
per sentire.
Si perde la mia notte nelle contrade buie
del sonno e della morte, dove un’acqua
cristallina si annuncia nel finire
e il pallido alone d’un sole remoto
si mostra nelle perdute lontananze
limitrofe del niente e si vela e nasconde
lasciando nel suo fondo un desiderio
pronto a morire, un’ala lontana non più ala
moritura inarrivabile.
.
Ti conosco, miope sole nascosto
che astuto giochi con la flebile anima
gemente. Non largirai ancora una volta
illusioni per un gusto nefasto che ti possiede?
Non sarai il mellifluo seduttore
che trascina la vita verso il baratro
dove più non si spalancano le ore?
.
Ma è già domani
e il canto del gallo non annuncia
che il nulla da venire
declinato nelle sue variabili forme
insipienza e indifferente clamore
con la veste barocca e l’anima piena di niente.
.
Avanza nei cortei nelle piazze
sbandierando una fede che non possiede
nei vicoli del caos cittadino
sempre temerario insorgente
con pugni di polvere negli occhi
e strepitando incalza il mondo
leader di paglia con gregge smisurato
inconcludente epigone di un oceano
di bizzarri profeti, di matti scapestrati
inutile ciarpame che si mescola alla vita.
Ora dirò: che resta di questo
strepito immane, del multiforme vuoto
che ci incalza ad un agire vano ed insensato
che resta di questa misera spoglia della vita
quando il muro del tempo ormai crollato
d’ogni incombenza ci libererà
forse per altro oceano più insensato e vuoto?
.
.
.
IV
Chi ti condusse a vivere
in questo tempo morto
senza alate chimere
senza luce
che illuminò lo sguardo
di nuvola accesa nel sole?
.
Dove siete finiti giorni illustri
e terre e mari amati sconosciuti?
Viveste solo un’ora un giorno
un tempo di una primavera lontana
e nella memoria vaga
che mi attraversa l’oggi
di navicella fragile
di carta
che navigò controvento
per raggiungervi
e un refolo
risospinse sulla riva.
.
Quali miraggi ti recavano
sulle loro ali di vento
per questo sonnolento etere
pieno di fumi e noia?
.
Si è fatto arido tutto ciò che resta
franta la terra e scoscesa.
Nel crepuscolo lagnosi fantasmi pigolanti
emergono da crepe millenarie
-piene di chissà che altre ombre moleste-
e a sera gli è permesso di tornare alla ribalta
a un vecchio palcoscenico che simula la vita
in grottesche patetiche movenze
mentre nell’oltretempo
di qualche inaccessibile mistero
una fame germina di visioni inattese
e una fine che non ha mai fine…
.
Come colmare l’esiziale desiderio
che rechi in grembo, nel cuore
della tua notte
mentre vai per strade non battute
con in tasca l’ora dell’orologio
che incalza e corrode i giorni?
.
Raggranellerai alla fine
le morenti cadenze di speranza
in un corpo ormai chiuso
nell’unica visione di chi
non ti respira più dentro la vita
un alito selvaggio che divora?
.
Il giorno s’è scambiato
con una notte che non finisce
niente albe o inutili tramonti
neppure puoi permetterti di frugare
dentro le pieghe segrete di un destino
che porta morte con sé
non più pensare aperti cieli
o desideri pronti a sconfinare.
.
Sei, oltre la soglia, andato
nel turbine della vita
che invade ogni senso
sei morto
nei giorni lontani che aprono baratri
incolmabili infiniti.
.
.
.
V
…giacché non ero io quando ero io
non parlavo da me o per me, ma una parte
di me mi parlava dentro
a mia insaputa, oscura impenetrabile.
.
Condensano strepito impazzito
queste ali di pipistrello nella notte
in meandri di tempo
dove non viene giorno
e la paura
nel sonno da noi ci divide.
.
Un mondo frana nelle impervie
regioni dell’essere e un recinto
dice “mio, solo mio”, dice “io” prima
e sopra tutti, che scavalco calpesto
e niente me ne importa…
uno dei tanti che parla inconsapevole
dentro una spelonca risuonante di voci.
.
Ma nessuna vetta dell’essere
a spasso se ne vanno in frantumi
scienza arte saperi e con falso sorriso
-zigzagando per stradicciole fuori mano-
fingono per gioco un’amicale intesa
che non c’è.
.
E barcollando avanzano
i residui cultori di un nulla conclamato
come fantasmi smarriti nella tenebra
brancolando urtando nei cantoni
per strade impervie solitarie
verso recinti calcinati
senza abbracci di luce indeclinabile
e spazi impreveduti oltreumani:
.
un frutto magro sterile
come da pianta che ha esili radici
e niente foglie
è il parto di questa sconosciuta
inseguita follia
e nell’ombra
in teche di stantii reperti
giace uno scheletro di vita
dentro muri ermetici
che occludono il fiato dell’Immenso.
.
Nella torre d’avorio
che ha un cielo senza l’aria
cadono giù con lettere di piombo
criptati connubi di parole
verbo vacuo e altisonante silenzio
che crolla come la torre di Babele
e fuori rovina dal reticolo sacro
che in un Destino lega l’esistente.
.
.
.

Rossella Cerniglia è nata a Palermo, e da poco si è trasferita a Marsala. Laureata in Filosofia è stata a lungo docente di materia letterarie nei Licei palermitani. La sua attività letteraria ha inizio con la pubblicazione di Allusioni del Tempo (con presentazione di Pietro Mazzamuto), ed. ASLA – Palermo 1980; seguono Io sono il Negativo (con prefazione di Nicola Caputo), ed. Circolo Pitrè – Palermo 1983; Ypokeimenon (con introduzione di Elio Giunta), ed. La Centona – Palermo 1991; Oscuro viaggio, ed. Forum/Quinta Generazione – Forlì 1992; Fragmenta (con introduzione di Giulio Palumbo), Edizioni del Leone – Venezia 1994; Sehnsucht (con prefazione di Maria Grazia Lenisa), ed. Bastogi – Foggia 1995; Il Canto della Notte (con nota critica di Ferruccio Ulivi), ed. Bastogi – Foggia 1997; D’Amore e morte, stampato a Palermo nell’anno 2000; L’inarrivabile meta (con prefazione di Elio Giunta), ed. Ila Palma – Palermo 2002; Tra luce ed ombra il canto si dispiega (antologia e studio critico comprendente anche i testi di altri quattro autori palermitani, a cura da Ester Monachino), ed. Ila Palma – Palermo 2002; Mentre cadeva il giorno (con introduzione di Giorgio Barberi Squarotti), ed. Piero Manni – Lecce 2003; Aporia (con prefazione di Salvo Zarcone), ed. Piero Manni – Lecce 2006; Penelope e altre poesie (con prefazione di Pietro Civitareale), ed. Campanotto – Pasian di Prato 2009. Nel giugno del 2013, per l’Editore Guido Miano di Milano, ha pubblicato un’Antologia che propone poesie scelte dalle prime dodici sillogi poetiche, con disamina di Enzo Concardi.  Infine, risultata vincitrice, per l’inedito, al Premio “I Murazzi” di Torino, nel 2017, le è stata stampata la raccolta di versi Mito ed Eros – Antenore e Teseo con altre poesie. Le ultime due sillogi poetiche Il retaggio dell’ombra, con prefazione di Nazario Pardini, come anche Ipostasi di buio con prefazione di Enzo Concardi, sono state stampate dall’Editore G. Miano nel corrente anno 2020.

Per quel che riguarda la narrativa, nel 1999 ha pubblicato il romanzo Edonè…edonè, ed. La Zisa di Palermo; nel 2007, ancora per l’editore Piero Manni di Lecce, viene stampato il suo secondo romanzo dal titolo Adolescenza infinita e infine, per l’Editore Aletti di Villalba di Guidonia, il libro di racconti Il tessuto dell’anima. Tra le ultime pubblicazione è il saggio “Riflessioni, temi e autori”, tra le opere premiate a “I Murazzi” 2018 “con dignità di stampa”, e “La nascita di un’idea” su un’opera di G. Dino.

Collabora o ha collaborato con alcune riviste, tra cui“Vernice” e Alcyone 2000 e a quelle telematiche LinkSicilia Palermomania, meridionews, Culturelite, Alla volta di Leucade ed altre. Ha ricevuto favorevoli riconoscimenti e attestazioni da parte di numerosi critici e letterati ed è stata premiata in diversi concorsi letterari. Suoi versi e profili critici sono presenti in antologie e riviste letterarie, tra cui L’Altro Novecento (vol. II e III) a cura di Vittoriano Esposito edito da Bastogi, 1997; nella rivista Poesia dell’editore Crocetti di Milano; in Poeti scelti per il terzo millennio (2008), in Storia della Letteratura italiana (vol. IV,  (2009)  e in Poeti italiani scelti di livello europeo ( 2012), dell’Editore Guido Miano di Milano; più recentemente in Il rumore delle parole ed. Edilet, 2014, e in Come è finita la guerra di Troia non ricordo, ed. Progetto Cultura, Roma, a cura, entrambi, di G. Linguaglossa, e più volte sulla rivista telematica L’Ombra delle parole.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Nunzio Tria

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OLTRE LA RETE: Nunzio Tria

poesie scelte da L’Amore è un Lupo che Sanguina nella neve…e altre Bollette da Pagare (PoPoetry, 2017)

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In stormo a farfalle
trasvolo ideogrammi
qua e là.
.
E’ il primo respiro di luce
dopo il feed-back nero pece
dell’atavico strappo
.
Un tentativo d’esorcismo alla resa
la desublimazione delle atrocità
.
E tutti
e tu
così razionali
così esigenti
su quel poco che resta
di me:
……….scempio del presunto
.
… dal troppo amore
muoio di voi.
.
Quel poco che resta
.
.
.
.
.
Simula il tuo dio
in un respiro
.
da tempo i miei paternoster
hanno abdicato
in favore delle baldraccagini
.
Fammi un disegno dell’utopia
o di un coma
.
e scopami
ho disertato per questo
.
Lascerei al nemico
annettersi tutta la costa
per averti qui
.
Forse lui si è già messo
a testa in giù
nel tuo utero
.
e io
ultimo il mio sangue
in Europa
.
Gorazde
.
.
.
.
.
Le nostre orme
prontamente cancellate
nella battigia
e una musica dolcissima
complice di questo planare
a fil d’acqua…
.
Preferisco ingoiare
il mare intero
che schiudere gli occhi
.
E anche se stupenda
questa notte m’impedisce…
.
Vedi quei lampioni, lì in fondo?
Mi fanno sognare
.
Facciamoci il giro delle galassie
prima di rincasare
Non ho fame. Ho solo voglia
di piangere fra le tue braccia
.
Dai, non sono triste
andiamo a prendere quella stella
e non preoccuparti
se faremo l’alba.
.
Semplicemente
.
.
.
.
Nunzio Tria, classe 1956, vive a Laterza (Ta). Conseguito il diploma di maturità tecnica, si dedica agli studi umanistici divenendo promotore culturale e giornalista. Ha pubblicato diverse raccolte di poesia: “Io Contro” (1994, con il contributo dell’Amministrazione comunale di Laterza); “Sconcetti” (1997, con l’Editrice Poiesis di Alberobello – BA); “Enucleo” (2004 per i tipi Campanotto di Udine) e “L’Amore è un Lupo che Sanguina nella neve…e altre Bollette da Pagare” (PoPoetry, 2017). Ha vinto: nel 2000 il Premio Letterario “Giuseppe Molino” a Messina; nel 2003 il 2°Concorso Naz. di Poesia, “Emily Dickinson” a Taranto e nel 2011 il 1° Concorso Naz. di Poesia “A come Amore” con il testo “L’amore è un lupo che sanguina nella neve”. Innumerevoli le attività di poeta, scrittore e operatore culturale: è stato cofondatore della rete dei Comuni, “Progetto Amor Loci”: Centro Internaz. per lo Studio, Tutela e Valorizzazione del Patrimonio Culturale dei Trulli, del Rupestre e delle Gravine, da Matera ad Alberobello ed in seguito anche caporedattore culturale del progetto Pis 13 “Habitat Rupestre Puglia”; nel 1999 progetta e dirige la rassegna poetico-teatrale “Disfonie: pura azione poetica, urlata sottovoce per dare fiato alla nostra terra”; nel 2006 è ideatore e curatore della prima Antologia di Poeti Laertini “Di Noi le Urla e i Canti”, voluta dall’Amministrazione Comunale di Laterza e pubblicata da Dellisanti Editore; nel 2007 è fondatore-regista della “Compagnia Teatro Instabile” di Laterza; nel 2014 produce la sua “Apologia di Socrate”, un reading teatrale itinerante.
.
In questa nota biografica minima non va tralasciato di dire che Nunzio Tria è inserito in numerose e prestigiose antologie e che la sua azione di promozione e divulgazione della poesia italiana prosegue senza sosta con creazione di eventi e partecipazioni a letture poetiche con importanti voci internazionali.

 

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Stefano Vitale

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OLTRE LA RETE: Stefano Vitale

LUCE RUBATA (inediti)

Preferire la luce rubata
dell’ombra imprevista
la sorpresa del timo fiorito
la breccia d’azzurro
nel cielo imbronciato
d’indizi, promesse, segni abbozzati
presagi senza pretese
nei lampi delle stagioni
accatastate alla rinfusa
per il gusto d’una rifrazione
stretto movimento elastico
senza una destinazione
è la rinuncia preventiva
che salva dal naufragio
di lingue troppo sicure
di fantocci tanto vuoti
da sembrare così veri.
………………….Rileggendo “Quattro Quartetti” di T.S. Eliot

.

.
Nasce la parola
nel dialogo coi morti
interrogare ostinato
di chi è vicino assente
così nel vuoto
sorge la presenza
di un’essenza ritrovata
nel desiderio della risonanza
tocca al coraggio della paura
graffiare la tavola bianca
del tempo magro e pigro
con una parola vigile e paziente
ragno in bilico
sul filo d’una vena
sospesa tra la carne e il cielo.
.
.
.
a C.
.
L’innocenza degli abbracci
stretti sottoripa quando l’afa
morde molle la pelle del cielo
brillano i primi passi dell’amore
devastante armonia nella magica
sospensione dell’ombra
tu eri in quel punto esatto
e lei ti guardava dritto negli occhi
dall’azzurro caduto sul mondo
germoglio di gioia senza pensieri
di bambina felice
senza promesse, solo presente
ora, per sempre.

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Stefano Vitale (1958), nato a Palermo, vive e lavora a Torino. Ha pubblicato Double Face (Ed. Palais d’Hiver, 2003); Semplici Esseri (Manni, 2005); Le stagioni dell’istante (Joker, 2005), La traversata della notte (Joker, 2007); Il retro delle cose (Puntoacapo, 2012 premio “Va pensiero, Soragna – 2018); Angeli (PaolaGribaudoEditore, 2013); La saggezza degli ubriachi (La Vita Felice, 2017, premio “Città di Moncalieri 2018; “I Fiori sull’acqua”, Imola 2018;  “Aulla Città della rosa” 2019); ha curato (con Maria Antonietta Maccioccu) l’antologia “Mal’amore no” (SeNonOraQuando, 2015). Sue poesie sono pubblicate in riviste, blog e antologie. Sue poesie sono tradotte in inglese sul “Journal of Italian Translation” (2019) e sul sito Italian Poetry (2018). E’ presente in Ossigeno Nascente. Atlante dei poeti contemporanei sul portale di letteratura griseldaonline  dell’Università di Bologna e sul sito internazionale Italian Poetry diretto da Paolo Ruffilli..

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Giuseppe Schembari

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OLTRE LA RETE: Giuseppe Schembari

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UN COSMO LACERATO
 
In un
estremo
gesto eretico
 
dove
lo scorrere dei giorni
s’intasa
 
dilaziono i miei attriti
con la vita
 
come scarti
in ordine composto
 
nell’impossibile dissoluzione del delirio
 
Mi lascio
dietro
volti senza nome
 
polmoni sputati
sul selciato
 
nel triste
corredo
degli affanni
 
ai margini
di questo
non vissuto
 
Vacilla la luce
dove
termina il giorno
 
…la testa
elettrizzata
 
è un
cosmo lacerato;
 
piegato nell’ombra
da un
dolore morto
 
sui muri di calce
lascio
la mia sindone
 
Nel dizionario
dei soprusi
v’è scritto:
 
che il mal tolto
non verrà restituito

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IL PAMPHLET DELL’ODIO
 
non c’è tempo per capire il perché ci siamo traditi
 
da qui
la necessità di inventare dei surrogati esistenziali
nella catarsi del rimorso per uno slancio inesploso
 
La burocrazia della diffidenza amministra l’odio
lo vende, lo scambia, lo capovolge,
costruisce muri di sicurezza
 
un netto scollamento dall’umano
la plastica contraddizione della carità
nella caccia senza tregua per stanare il musulmano
l’uomo strano;
 
come quando in un sogno che non diventa segno
anche la podestà dell’ignoranza reclama il suo regno
 
Adesso si cammina vicini col passo fiero di chi non esiste
alla ricerca di strade sterrate, di un senso, di un dove,
di braccia protese, passerelle sospese,
mani tese
 
Emendata la storia da ogni antinomia
resta il gusto amaro dell’epurazione,
uno squarcio nel vuoto crudele dell’amnesia
 
Costantemente assediati
da inutili dibattiti sulla bioetica con effetti retroattivi;
 
alla fine sull’arca della salvezza non metteranno piede
 
i figli dell’equivoco, gli zingari, i negri e i cattivi
 
debellando per sempre ogni loro umano erede
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PER POCO
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E’ mancato sempre poco
solo un passo dalla salvezza
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un attimo
affinché anche i sogni
sapessero danzare
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sarebbe bastato solo un soffio
a spaginare la trama
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ma nello scarto esistenziale
confuso da pause e ingorghi
.
finisco ogni volta
per ricominciare da zero
.
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(versi centrati nell’originale)
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Giuseppe Schembari, nato a Ragusa nel 1963, ha pubblicato nel 1989 il volume di versi “Al di sotto dello zero” (edito da Sicilia punto L di Ragusa); vincitore e finalista in vari concorsi nazionali e regionali, tra cui – in più edizioni – Concorso di Poesia “Mario Gori”; Concorso nazionale di poesia civile “B. Brècht” città di Comiso; Premio Nazionale di Poesia “Ignazio Russo” città di Sciacca. Sue poesie sono inserite in varie Antologie di cui ricordiamo una tra tutte: “Bisogna armare d’acciaio i canti del nostro tempo” Antologia di poesie a cura di Gian Luigi Nespoli e Pino Angione. Collabora con giornali e riviste. Poeta del “Dissenso” propenso verso formule d’avanguardia linguistica e sperimentale, per il quale la poesia è testimonianza e risposta al quesito della storia e della cronaca quotidiana, relativamente alle realtà dell’oppressione e dello sfruttamento. E’ stato uno degli ultimi esponenti dell’ “Antigruppo Siciliciano”, movimento letterario nato quasi parallelamente alla Beat Generation americana, con la quale ci furono diversi contatti e collaborazioni tramite due dei maggiori esponenti di entrambi i gruppi, Lawrence Ferlinghetti per la Beat Generation e Nat Scammacca per l’Antigruppo. Il verso per Schembari diventa denuncia ed egli partecipa non come spettatore, ma come protagonista della storia, testimone scomodo ed accusatore e, denunciando un’esistenza divenuta impossibile, la poesia per lui diventa un mezzo ed un’arma contro ogni condizione di penalizzazione, contro l’emarginazione, le guerre, il consumismo, l’ambizione, la corsa al potere, la mancanza di valori in cui l’ironia, l’invettiva, la rabbia sono sassi scagliati contro la palude dell’uniformità. Giuseppe Schembari è stato da sempre dalla parte di chi subisce la violenza dell’uomo sull’uomo, ma anche della violenza di Stato, cioè la violenza operata dalla legge e da chi dovrebbe tutelarla. Nel 2015 ha pubblicato – sempre con l’editore Sicilia Punto L di Ragusa – il volume di poesie “Naufragi”.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Lucia Triolo

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OLTRE LA RETE:  Lucia Triolo

da Dedica (DrawUp Edizioni, aprile 2019)

CIO’ CHE NON RICORDIAMO

ciò che non ricordiamo
sa qualcosa di noi
il colore delle nostre vesti
l’arancio aggredito dal rosso ciliegio
quel lieve sentore di bugia
l’emozione sgualcita a pezzi
nel tappeto
le fusa del gatto
un gesto: l’ adagiarsi del corpo
il suono della porta
sul più bello
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io non ricordo
ancora guardo
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da Metafisiche rallentate (Bibliotheka Eizioni, ottobre 2018)

IN FONDO ALLA FILA

Per ultima in fila
era una figura.
quasi una disattenzione
Donna lo era stata forse
un tempo
adesso era solo un grumo
di sguardi
una parola strozzata
in gola.
Ultima in fila: come lì fosse nata
-al bando
-nessuna maiuscola per lei
-né un accento
-né un segno di interpunzione
-nessuna congiunzione
-nessun interrogativo
-nessuna risposta
Solo un errore
in fondo alla fila
un errore dai mezzi occhi di brace
una metafora sbagliata.
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Vento fermo tagliato
dal desiderio
.
Una crasi
.

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inedito

LUNGHE PASSEGGIATE

Con un bicchiere di vino
tra le ginocchia
lunghe passeggiate
Il Venerdì Santo praticavo il digiuno
ma non avevo locuzioni interiori
forse ora uscirò di scena
come un buono a nulla
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malia
il lembo di una veste
aspetta
l’autobus
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Lucia Triolo è nata e vive a Palermo, nella cui Università ha insegnato Filosofia del diritto. Il suo impegno come scrittrice di poesia è recente, ma intenso; tra le sue ultime pubblicazioni: E dietro le spalle gli occhi (La Ruota Edizioni, Febbraio 2018); Metafisiche Rallentate (BIbliotheke Edizioni, Ottobre 2018); Dedica (DrawUp Edizioni, Aprile 2019). Ha, inoltre, pubblicato Dialoghi di una vagina e delle sue lenzuola, racconto e testo teatrale (La Ruota Edizioni Maggio 2019). È presente in numerose antologie pubblicate tra il 2016 e il 2018. Molteplici i riconoscimenti di prestigio conseguiti in diversi concorsi, tra cui: prima classificata poesia a tema ne Il canto delle Muse, 2017; seconda classificata al XIX Concorso Nazionale di Poesia e Narrativa Guido Gozzano, 2018; seconda classificata al Premio in memoria di Duccia Camiciotti, nell’ambito del Premio internazionale Giglio blu di Firenze; seconda classificata, silloge inedita al Premio AlberoAndronico, 2019. Di recente alcune sue poesie -di cui una anche in traduzione spagnola- sono apparse su Rivista Atelier Web, Limeslitere e “Il pensiero di Alex”.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Luca Gilioli

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OLTRE LA RETE:  Luca Gilioli 

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dark rooms
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barattiamo l’estremo
nelle stanze più buie.
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scendiamo gradini
per creare discontinuità.
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piacere nella notte
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al volante percorro ogni notte
le strade della mia città,
e lo spettacolo che ho davanti
agli occhi è stupefacente:
tonde lucine sgargianti danno
vita al paesaggio come cristalli
di neve colorata sospesi a
mezz’aria, ribellatisi contro
il loro destino di cadere al suolo
e disperdersi in pochi istanti.
il buio diventa puro sfondo,
e sempre più lontano non
spaventa il mio procedere.
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ma il vivere quest’esperienza
mi si ritorcerà contro prima o poi:
farsi di miopia può uccidere.
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battaglie agli scacchi
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con lo “Scacco”, penultimo rintocco,
al sacrificio è spinta la Regina:
il Re con la Torre corre all’arrocco
mentre di lei si fa carneficina.
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ma i Pedoni e i Cavalli non fan muro
e il Re, con i suoi Alfieri, è sguarnito:
lo “Scacco matto” oramai è sicuro.
ma già di rivincita ecco un vagito.
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(i versi sono qui riportati, come dall’autore nell’originale)

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Luca Gilioli nasce il 12 dicembre 1984 a Modena. Consegue la laurea in Scienze della Cultura presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Modena e Reggio Emilia; in merito alla tesi di laurea ottiene 7 riconoscimenti in concorsi letterari nazionali, tra cui il ‘Premio 150 anni Unità d’Italia’ alla XXXIII edizione del concorso Città della Spezia e il ‘Premio speciale Frontiera’ alla IX edizione del concorso Lago Gerundo. Dall’età di sedici anni scrive poesie, con le quali riceve numerosissimi riconoscimenti in concorsi letterari nazionali. I suoi testi sono presenti oggi su quotidiani, antologie e riviste di settore: tra queste ultime «Inchiostro», «Osservatorio Letterario – Ferrara e l’Altrove», «Ellin Selae», «La Masnada», «Prospektiva», «Quaderni padovani di poesia e tecnica», «Gagarin – Orbite culturali», «Vernice» e molte altre, mentre le sue raccolte poetiche s’intitolano Orionidi (Bernini Editore, Modena, 2011) e Dodici (Edizioni Il Fiorino, Modena, 2012). In seguito al terremoto che ha colpito il territorio della ‘Bassa modenese’ nel 2012, ha curato assieme alla scrittrice Roberta De Tomi l’antologia poetica solidale La luce oltre le crepe (Bernini Editore, Modena, 2012), che vanta la prefazione del noto scrittore Giuseppe Pederiali.