Un ricordo di Palermo

i colori  della Vucciria a Palermo

il benvenuto con i colori della Vucciria e della sua gente

due affiancati per Palermo,oggi...

due affiancati e uniti per Palermo, e per il Paese tutto, ancora oggi, in un cielo incredibilmente azzurro…(passeggiando tra le viuzze del suo cuore, ancora nella Vucciria)

Palermo, chiesa dei funerali di G.Falcone

S.Domenico, la chiesa dove trent’anni fa si celebrarono i funerali di Giovanni Falcone e dove venne sepolto (alla fine di una delle strade che percorrono la Vucciria)

la Vucciria, Palermo

 di ritorno , ripercorrendo il cuore di Palermo…hanno cercato di togliere il colore a questa terra e per fortuna non ci sono ancora riusciti!

un grazie lungo trent’anni…

*

[Angela Greco AnGre]

fotografie di AnGre, maggio 2012

Buon Primo Maggio!

Quarto Stato

Quarto stato, opera simbolo del XX secolo, realizzato da Giuseppe Pellizza – nato a Volpedo in Lombardia il 28 luglio 1868 da una famiglia che viveva dei prodotti delle terre possedute nei dintorni del paese e che morirà suicida il 14 giugno 1907 dopo la morte di suo figlio e di sua moglie – si ispira ad uno sciopero di lavoratori, tema caro ai pittori del realismo europeo di fine Ottocento. Eseguito secondo la tecnica divisionista, non solo raffigura una scena di vita sociale, ma costituisce altresì un simbolo proprio nella figura del popolo, in cui trova spazio anche una donna con un bambino tra le braccia, che avanza verso la luce.

Il dipinto venne acquistato per pubblica sottoscrizione dal Comune di Milano nel 1920 e da allora fa parte delle Civiche Raccolte d’Arte, mentre la versione preliminare, denominata “La fiumana”, invece, è esposta sempre a Milano presso la Pinacoteca di Brera.

Nel 1898 Pellizza inizia a dipingere l’opera con titolo “Il cammino dei lavoratori” che, successivamente, verrà mutato, nel 1901, in quello definitivo di “Quarto stato” ispirato dalla lettura della Storia socialista della rivoluzione francese di Jean Jaurès. Frutto di dieci anni di elaborazione artistico-tecnica e di maturazione politico-filosofica, il dipinto è focalizzata intorno all’immagine del popolo in possesso di quella compiutezza, equilibrata serenità e positività delle concezioni classiche e rappresenta soprattutto l’espressione dell’artista-pensatore di un socialismo positivo ed evoluzionista.

L’opera ha grandi dimensioni pari a 543 x 285cm, la tela è omogenea e la rappresentazione della massa è chiara e dai ritmi compositivi improntati a grande solidità ed oggettività; lo sfondo non è troppo dettagliato e chiaro per non disturbare l’attenzione dello spettatore; il cielo è un tramonto blu, rosa e viola in lunghe e decorative striature, mentre la natura è dipinta in una gamma di colore scuro e sfumato, che in pratica funziona come contrapposto alla piazza illuminata a mezzogiorno. Sul piano dei significati simbolici vediamo, dunque, la classe operaia che sta uscendo da condizioni precarie e misere e sta andando verso un futuro illuminato e felice; anche se non si è a conoscenza di come si realizzerà questo futuro che, dalle animate discussioni delle figure, si immagina felice.

La composizione dei personaggi e le relazioni tra le parti e il tutto, ricordano la pittura rinascimentale. Giovanni Cena nota nel 1902: “Per il disegno, per la distribuzione delle figure, per la complessità e il ritmo della composizione, per lo studio accurato e sintetico di ciascuna figure viene in mente un pittore ben lontano nel tempo e nelle idee: Raffaello.” E infatti, ci vengono in mente, in particolare di Raffaello, le sue stanze vaticane, mentre i gesti dei personaggi e la posizione delle loro mani, fanno pensare anche nel loro raggruppamento in conversazioni, alla Scuola d’Atene. Per esempio il gruppo a destra, alle spalle della donna, ricorda la disputa tra Platone e Aristotele, con il primo che mostra le sue mani verso il cielo e l’ultimo invece verso la terra, cioè due concezioni filosofiche totalmente diverse, tanto da far sembrare che anche i lavoratori mostrino diversi atteggiamenti verso la medesima lotta per il loro diritto e finanche nell’abbigliamento, pur abbastanza uniforme, presentano diverse possibilità di comportamento e di reazione. E la molteplicità di intenti emerge ancora nella fila successiva alla prima, in cui si aggiunge all’atteggiamento dei gesti di quest’ultima, lo sguardo dei lavoratori che varia dal guardare lontano, al vedere innanzi a sé, fino ad altri ancora che sembra abbiano a intrattenersi con lo spettatore.

L’avanzare di questa porzione di popolo non è rapido, ma ineluttabile, sicuro e fiducioso della certezza di vincere: è una lotta anche intellettuale, con consapevolezza del proprio ruolo storico, in cui persino l’uso della tecnica pittorica introduce una riflessione sul credo nelle scienze e nel progresso sociale, che trova il suo equivalente nel modo scientifico di dipingere secondo la tecnica del divisionismo e a dominanti linee ondulate in cui Pellizza già vedeva gli stilemi della modernità. Con delusione dell’autore, però, il Quarto Stato non fu accolto con molto entusiasmo da parte dalla critica d’arte – che lo trascurò per anni – e neanche dai suoi amici artisti.

Il successo del quadro presso il pubblico si ebbe, con il consenso dell’autore, attraverso la diffusione di riproduzioni su cartolina e stampa socialista – la sua iconografia fu subito capita dalla maggior parte della popolazione lavoratrice – fino alla riproduzione tecnica del quadro con finalità ideologica, che addirittura lo strappò al controllo del messaggio dell’artista per farne un modello per la stampa politica, non realizzando le intenzioni originarie del suo creatore, che invece ne avrebbe voluto fare arte per l’umanità.

[a cura di Giorgio Chiantini & Angela Greco; articolo pubblicato qualche anno fa in questo blog e riproposto in occasione della Festa del Lavoro.]

23 aprile: San Giorgio, Giornata del libro e delle rose

libro e rose

23 aprile: Giornata del libro e delle rose.

La “Giornata Mondiale del Libro”, è stata voluta dall’Unesco nel 1996 con lo scopo di promuovere il “continuo progresso culturale attraverso la lettura, a protezione della pace, della cultura e dell’educazione di tutti i popoli.”

La scelta della data è legata alla coincidenza con due ricorrenze: la scomparsa, proprio il 23 aprile 1616, di nomi fondanti della letteratura mondiale, quali Shakespeare e Cervantes, e la tradizione  legata alla regione spagnola della Catalogna, dove già si festeggiava una Giornata dedicata al libro proprio il 23 aprile, nel giorno di Sant Jordi (San Giorgio), patrono, e dove è uso donare, nella stessa data, rose in ricordo di una leggenda.

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A Barcellona, secondo la leggenda, Giorgio, cavaliere, sconfisse il drago, salvando il popolo e la principessa minacciati dalla mostruosa creatura; dal sangue sgorgato dalle ferite, il santo fece fiorire immediatamente delle meravigliose rose rosse, una delle quali venne regalata proprio da Sant Jordi alla principessa.

In memoria di questo mitico accadimento, nel giorno dedicato a San Giorgio – il 23 aprile, appunto – in Catalogna si festeggia regalando un libro e una rosa alla persona amata. E anche i librai usano donare un fiore, quel giorno, ai lettori. (notizie dal web).

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William Shakespeare

Sonetto n.3

Guardati allo specchio e di’ al volto che vedi
che è ormai tempo per quel viso di crearne un altro,
se non rinnovi ora la sua giovane freschezza
inganni il mondo e rinneghi la gioia d’ogni madre.
Vi è forse donna tanto pura il cui illibato grembo
disdegni il seme della tua virilità?
O forse uomo tanto folle da voler essere la tomba
del suo proprio amore per non aver progenie?
Tu sei lo specchio di tua madre e come lei in te
ricorda il leggiadro Aprile della sua primavera,
così dai vetri del tuo crepuscolo tu rivedrai
a dispetto delle rughe, questo tuo tempo d’oro.
Ma se invece vuoi vivere senza esser ricordato,
muori celibe e la tua immagine morirà con te.

🌹

Sonetto n.46

I miei occhi e il cuore sono in conflitto estremo
per contendersi l’immagine della tua persona:
gli occhi al cuor vorrebbero celare la tua effigie,
agli occhi il cuor contesta la libertà di tal diritto.
Il cuore a difesa adduce che tu dimori in lui
– un tempio mai violato da sguardi penetranti –
ma gli accusati negano tal dissertazione,
dicendo che in loro giace il tuo bel sembiante.
Per attribuir questo diritto si convoca in giuria
un esame dei pensieri che al cuore son fedeli,
e per verdetto loro viene aggiudicata
la parte dei puri occhi e quella del caro cuore:
così: agli occhi spetta la tua esteriorità,
e diritto del mio cuore è il tuo profondo amore.

(Versi dal sito shakespeareitalia.com)

🌹

Boris Pasternak, Nella Settimana Santa

 Riproponiamo una poesia di Boris Pasternak (Mosca, 1890 – 1960)

Nella settimana santa (trad.di Paolo Statuti)

Intorno ancora la nebbia notturna.
Ancora nel mondo è così presto,
Che il cielo pullula di stelle
E ognuna, come il giorno, è luminosa,
E se solo la terra potesse,
Dormirebbe il giorno di Pasqua
Alla lettura del Salterio.
.
Ancora intorno la nebbia notturna.
Ancora è così presto nel mondo,
Che la piazza giace coricata
Come in eterno da tutti i lati,
E mille anni ancora la separano
Dall’alba e dal calore.
.
Ancora la terra è completamente nuda,
E di notte essa non ha niente
Per far oscillare le campane
E fare eco ai coristi dall’esterno.
.
E dal Giovedì Santo
Fino al Sabato Santo
L’acqua perfora le rive
E intesse mulinelli.
.
E il bosco è spoglio e scoperto,
E sulla Passione di Cristo,
Come folla in preghiera,
Veglia la turba dei tronchi di pino.
.
Ma in città, in un piccolo
Spazio, come a una riunione,
Gli alberi guardano muti
Le grate della chiesa.
E il loro sguardo è preso dal terrore.
E’ comprensibile il loro sgomento.
I giardini escono dai recinti,
Vacilla il sistema terrestre:
Seppelliscono Dio.
.
E c’è la luce nella porta regia,
E il nero manto, e la fila di candele,
Volti rigati dalle lacrime –
E a un tratto la processione viene
Incontro col lenzuolo tombale,
E due betulle presso la porta
Devono tirarsi da parte.
.
E il corteo gira intorno alla chiesa,
Riempie il marciapiede fino al bordo,
E porta dalla strada sul sagrato
La primavera, le ciarle primaverili
E l’aria che sa di prosfora
E di ebbrezza di primavera.
.
E marzo sparge la neve
Nell’atrio sulla folla degli storpi,
Come se qualcuno fosse uscito
Portando l’arca e l’avesse aperta
Distribuendola a tutti.
.
E il canto dura fino all’alba,
E, dopo aver tanto singhiozzato,
Giungono sommessi dall’interno
Nel luogo vuoto sotto i fanali
Il Salterio e l’Apostolo.
.
A mezzanotte taceranno la creatura e la carne,
Avendo udito la voce primaverile,
Che appena tornerà il sereno –
La morte si potrà sconfiggere
Con lo sforzo della resurrezione.
.
1946
(tratta da Un’anima e tre ali – il blog di Paolo Statuti che si ringrazia)

*

Immagine d’apertura (dal web): Settimana Santa a Taranto, rito tra i più suggestivi d’Italia (part. processione che attraversa il Ponte girevole – approfondisci QUI  –

*

I RITI DELLA SETTIMANA SANTA DI TARANTO, un libro de La Gazzetta del Mezzogiorno, pdf scaricabile

Aiguiller, poesie di Angela Greco AnGre (Ladolfi, 2022) – presentazione dell’opera

AIGUILLER Poesia di Angela Greco AnGre Ladolfi Ed.

AIGUILLER, poesie di Angela Greco AnGre (Ladolfi Ediotre, 2022)

Il titolo è in francese e tradotto ha valenza di “indirizzare, orientare, dirigere; deviare la conversazione su un altro argomento” secondo il senso figurato del termine “Aiguiller”(da leggersi “eɡɥije”) riportato dal dizionario Garzanti, ma anche, più in generale, “sterzare, cambiare direzione” con riferimento alla poesia in uso in Italia attualmente; l’opera consta di una significativa variazione di due precedenti editi, ai quali ho voluto dare nuova luce, convinta del fatto che la Poesia sia sempre qualcosa in divenire, mai ferma, con l’aggiunta di una sezione inedita scritta negli ultimi anni e nell’anno in cui mia figlia, a cui è dedicato il libro, ha compiuto dieci anni. Tutto il progetto qui presentato esprime il mio concetto di poesia e di costituzione dell’atto poetico, alla luce di riferimenti artistici e letterari di cui si dà nota nel testo e a fine dello stesso, utilizzando un verso libero ed ipermetrico”. [Angela Greco AnGre, estratto dalla Presentazione del testo]

*

[…]

Fermi per dirci vivi contiamo grani
capovolti nella clessidra. Inganniamo specchi
e virtù. Morirò appena compiuti due anni.
Mi riconosco solo a ritroso.

Se nessuno rivolge la domanda, so benissimo chi sei;
ma all’interrogazione non lo so più. Riprendo dal letto
di semina, la mano e la vanga a spostare il dato per scontato.
Poi, con la benevolenza inesausta del cielo stellato, propongo
appunti di raccolta, che soltanto domani e fra tre secoli
daranno quanto cercato oggi. Un solco è promessa di città.

[…]

“devi conoscere l’abisso prima della risurrezione”
e qui non è implicato nessun dio.

Euridice lo sa di cosa stiamo parlando.
E lo sa bene l’avvoltoio nella sua attesa.
Arriva sempre l’orario di chiusura del teatro,
la deposizione delle maschere.
Forse il patibolo è insito nella scrittura.

Canta ancora Orfeo.
Dobbiamo tornare negli inferi.

Gli inferi sono una questione strettamente personale
pochissimi sono gli accompagnatori.
Non si può ripetere il viaggio di qualcun altro.

[…]

Sì, ti abbraccio, prima che sia troppo tardi e
torno ai miei pensieri, alle domande che continuo a pormi e
a quest’oggi così pieno di croci e calvari tutti da salire scalzi.

Evoluzione o involuzione davvero non saprei.
Accadono le cose, cadono le persone, ma
si procede, in qualche modo.
Forse, semplicemente, ancora non abbiamo capito.

Sì, sorrido, figlia mia. Per il tuo decimo compleanno.

***

Quando ho dato alle stampe Aiguiller pensavo che il cambio di direzione fosse nei confronti della Poesia attualmente scritta in Italia, dalla quale, negli ultimi anni, mi sono alquanto allontanata…Invece, all’uscita del libro, mi sono resa conto che il cambio di direzione era riferito a quello che stavamo e stiamo vivendo…

Il libro, allora, è diventato, suo malgrado, una “risposta”: la Poesia è una risposta alle atrocità, alla discordia, alla mancanza di pace…Una responsabilità non indifferente, se si tiene conto della “facilità” con cui si scrive e produce poesia nel nostro Paese…

Consegno, quindi, Aiguiller al Lettore, come un momento di riflessione, di pausa e – soprattutto – di domande…

Angela Greco AnGre

Il libro è disponibile sui maggiori store on-line o si può richiedere all’indirizzo della casa editrice.
Ringrazio di cuore Giuliano Ladolfi per aver creduto ancora una volta nella mia Poesia e soprattutto in questo progetto a cui sono molto legata. Per me è stato emozionante pubblicare una seconda opera con il medesimo Editore, realizzando in questo modo la mia idea di crescita in un gruppo di lavoro con il quale condivido molto in materia di poesia; esperienza ormai difficile da concretizzare in tempi, come quelli che abitiamo, votati al  consumo rapido di persone e cose e letteralmente privi di competenza e lungimiranza sul lungo periodo.
Grazie per l’attenzione ♥

Aiguiller, il nuovo progetto poetico di Angela Greco AnGre

AIGUILLER Poesia di Angela Greco AnGre Ladolfi Ed.

Nel mezzo del cammin della mia vita, mi ritrovai in una selva ancora oscura, ma illuminata dalla Poesia. Oggi, Dantedì, esce AIGUILLER, il mio nuovo progetto edito da Ladolfi Editore che ringrazio. Condivido con i miei lettori questa gioia e invito a seguire il blog, perché presenterò  a breve il libro, con un mio personale intervento, qui, in questo mio spazio del cuore. Grazie.  (AnGre)

🕊

“[…] La tigre al centro della camera bianca e nera
è un tratto di penna sul foglio candido.
Lui si avvicina, lentamente. Lei, immobile, aspetta.
Inattesa la zampata squarcia il silenzio.
Un corpo a corpo spietato.”

*

Digiuno e preghiera per la Pace

GIOTTO, Preghiera in San Damiano, 1290-95, affresco, Assisi, Basilica superiore di San Francesco

Il sasso nello stagno di AnGre accoglie l’invito di papa Francesco a pregare e digiunare per la Pace, nel giorno in cui inizia il periodo quaresimale per i Cristiani. La Pace non è questione di credo religioso e va edificata ogni giorno con ogni mezzo a disposizione; mentre il digiuno è inteso come piccolo sacrificio, di privazione di qualcosa che ci piace, offerto per una causa importante. L’invito è così rivolto a tutti secondo la sensibilità e le possibilità di ciascuno. 

🕊

Preghiera Semplice attribuita a San Francesco d’Assisi

O Signore, fa di me uno strumento della tua pace:

dove è odio, fa ch’io porti amore,
dove è offesa, ch’io porti il perdono,
dov’è discordia ch’io porti l’Unione,

dov’è dubbio fa’ ch’io porti la Fede,
dove è l’errore, ch’io porti la Verità,
dove è la disperazione, ch’io porti la speranza.

Dove è tristezza, ch’io porti la gioia,
dove sono le tenebre, ch’io porti la luce.

O Maestro, fa che io non cerchi tanto.
Ad essere compreso, quanto a comprendere.
Ad essere amato, quanto ad amare
Poiché:

È dando che si riceve
Perdonando che si è perdonati
Morendo che si risuscita a Vita Eterna.

Amen

Immagine d’apertura: Giotto, Ciclo delle storie della vita di San Francesco; Assisi, Basilica superiore.

Il 2 agosto e il Perdono di Assisi – con alcuni approfondimenti

porciuncola
La Porziuncola, la piccola chiesetta francescana  custodita all’interno della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi (PG)

*

Quella notte in cui Cristo apparve a san Francesco, che pregava in Porziuncola…

All’origine della «Festa del Perdono» c’è un episodio della vita di san Francesco:  una notte del 1216, Francesco d’Assisi era immerso nella preghiera e nella contemplazione nella chiesetta della Porziuncola. Improvvisamente vi dilagò una vivissima luce e Francesco vide sopra l’altare il Cristo rivestito di luce e alla sua destra la Madonna, circondati da una moltitudine di Angeli. Francesco adorò in silenzio con la faccia a terra il suo Signore.

Gli chiesero allora che cosa desiderasse per la salvezza della anime. La risposta di Francesco fu immediata: «Santissimo Padre, benché io sia misero e peccatore, ti prego di concedere ampio e generoso perdono, con una completa remissione di tutte le colpe, a tutti coloro che, pentiti e confessati, verranno a visitare questa chiesa».

Gli disse il Signore: «Quello che tu chiedi, o Frate Francesco, è grande, ma di maggiori cose sei degno e di maggiori ne avrai. Accolgo quindi la tua preghiera, ma a patto che tu domandi al mio vicario in terra, da parte mia, questa indulgenza».

Francesco si presentò subito dal Pontefice Onorio III, che in quei giorni si trovava a Perugia, e con candore gli raccontò la visione avuta. Il Papa lo ascoltò con attenzione e, dopo qualche difficoltà, diede la sua approvazione, poi disse: «Per quanti anni vuoi questa indulgenza?». Francesco rispose: «Padre Santo, non domando anni, ma anime». E felice si avviò verso la porta, ma il Pontefice lo richiamò: «Come, non vuoi nessun documento?». E Francesco: «Santo Padre, a me basta la vostra parola! Se questa indulgenza è opera di Dio, egli penserà a manifestare l’opera sua; io non ho bisogno di alcun documento, questa carta deve essere la Santissima Vergine Maria, Cristo il notaio e gli Angeli i testimoni».

E qualche giorno più tardi, insieme ai Vescovi dell’Umbria, disse, tra le lacrime, al popolo convenuto alla Porziuncola: «Fratelli miei, voglio mandarvi tutti in Paradiso!».

http://www.amicifrancescani.it/perdonoassisi.htm

https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/francescanesimo/il-perdono-di-assisi-fratelli-miei-voglio-mandarvi-tutti-in-paradiso-51882

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Al seguente link, invece, un interessante articolo sulla tavola dipinta all’interno della Porziuncola:

https://www.sanfrancescopatronoditalia.it/notizie/francescanesimo/la-porziuncola-e-l-affascinante-tavola-di-padre-ilario-51881

S08-Porziuncola

Giornata Mondiale della Terra (Earth Day)

Earth Day - Il sasso nello stagno di AnGre

22 aprile, Giornata Mondiale della Terra (Earth Day).

E’ il giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra. Perché ciascuno non deve mai dimenticare che della Terra è parte e non “padrone”, che essa è solo “in prestito” e che TUTTI dobbiamo assumere l’impegno di “consegnarla” alle generazioni future nelle migliori condizioni.

Il battito della Terra è la somma dei nostri battiti e il suo respiro è quello che ci permette di abitarla…Condivido con gli Amici e i Lettori de Il sasso nello stagno di AnGre, alcuni miei versi scritti per la scuola primaria e che mia figlia ha scelto per un compito assegnatole (il titolo, infatti, lo ha aggiunto la sua maestra di Italiano, che ringrazio per l’accoglienza, e vi lascio solo immaginare la mia emozione!) ♥

Earth Day scuola primaria by Angela Greco AnGre

Buona Pasqua!

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Il sasso nello stagno di AnGre augura a tutti gli Amici e Lettori, una serena Pasqua di gioia e salute! In apertura, un momento di dolcezza domestica, un augurio speciale dalla mia Puglia, con il dolce tipico – la scarcella – della nostra più antica tradizione contadina (fatto da me in collaborazione con figlia e marito) e idealmente condiviso con tutti voi…e, visto che dobbiamo stare in casa anche quest’anno, cliccando sul link sottostante, è possibile fare una visita virtuale alla scoperta di un grande capolavoro dedicato alla Risurrezione.

Che sia rinascita per tutti!

https://www.uffizi.it/video/il-cristo-risorto-di-rubens-nella-galleria-palatina

Antiche testimonianze di fede nella Roma moderna: il giovedì santo e la macchina delle Quarantore di Santa Maria dell’orto in Trastevere

Il sasso nello stagno di AnGre

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Antiche testimonianze di fede nella Roma moderna: la macchina delle Quarantore di Santa Maria dell’orto in Trastevere a cura di Giorgio Chiantini.

Il giovedì santo, nel cuore della Roma più popolare, si rivive ancora oggi un antico rito di devozione: nel quartiere di Trastevere, più precisamente presso la chiesa di Santa Maria dell’orto, dopo la messa in Coena Domini, che ricorda le ultime vicende umane di Cristo, si dà vita alla così  detta “macchina delle Quarantore” in ricordo del tempo trascorso, secondo la tradizione cristiana, dall’uomo della croce nel sepolcro in attesa della risurrezione.

Questo antico rito si colloca nella tradizione dei “Sepolcri”, come vengono denominati in molti paesi d’Italia, gli altari (detti “della reposizione” in questo specifico caso) delle chiese che, dopo la celebrazione della messa del giovedì santo, rimangono allestiti con fiori e luci nel ricordo del sepolcro che ospitò il corpo di Gesù, custodendo nel tabernacolo le specie…

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Grazie!

GRAZIE A TUTTI!!!

Un anno particolare e per molti, troppi versi difficile, questo 2020…ma Il sasso nello stagno di AnGre, nonostante persino il blocco delle condivisioni da parte di un social, è stato seguito e apprezzato più degli anni precedenti!! Un risultato che incoraggia a continuare a divulgare poesia e arte. Perché, evidentemente, ne abbiamo ancora bisogno. Grazie di cuore a tutti e spero per ciascuno di voi un nuovo anno di salute, luce e grazia. [AnGre]
▪︎
💻📲 https://ilsassonellostagno.wordpress.com

 

Rileggendo il 2020: AA.VV. Fase 1, cinquantacinque giorni diversi / e-book scaricabile gratuitamente

 *

AA.VV. FASE 1

clicca qui per scaricare gratuitamente 

*

Di questo 2020, che ormai volge al termine, vorremmo che rimanesse, tra tanto buio, almeno il ricordo buono di una poesia...Il sasso nello stagno di AnGre ripropone un ebook importante, che segna un momento storico indelebile….Si ringraziano di cuore gli autori; per leggere l’ebook-pdf basta scaricarlo gratuitamente, cliccando sul titolo sotto l’immagine d’apertura. [AnGre]

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“[…] Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia”

 Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia (Torino, Einaudi 2008).

.

Sono giorni di cospetti sincopati
sempre con la stessa opaca visione.
Questo IO che ho scandagliato
fino all’estrema pazienza di conviverci.
E rendermi conto che
una parte di noi stessi è l’altro.
.
.
.
Città vuote,
il paesaggio senz’uomini
è una natura morta, un render d’architettura,
e natura naturans incessante, e indifferente,
-il gioco del mosaico del tabacco-
in riequilibrio vitale continuo.
.
.
.
Fermo resto qui adesso
Strappo via anima inquieta
Lascio volare via ogni sensazione.
Limbo di svolta eccolo qui
Tutto si muove prende forma
Santuario sono
Involucro di speranza resto.
.
.
.
non ho mai smesso di scrivere
sciocchezze in bilico tra
l’imitazione e il nulla, ottone
d’importazione per candelabri spenti,
non sono pronto a odiare primavere
ed estate, conto le api.
.
.
.
Oggi ho perduto qualcosa.
Lo so.
Ma non chiedermi cosa perché non so.
Ogni giorno perdiamo qualcosa.
Un po’ di vita
ai quattro angoli.
.
.
(versi estratti dall’eBook FASE 1)

Forza venite gente!

san-francesco-e-il-sultano
Giotto, San Francesco e il sultano – Basilica Superiore di Assisi

*

[riproponiamo] – Per essere parte di questo 4 ottobre, festa di San Francesco d’Assisi, Il sasso nello stagno ha scelto due canzoni tratte da “Forza venite gente”, un musical teatrale incentrato sulla vita di San Francesco d’Assisi, messo in scena da Michele Paulicelli nel 1981, ancora oggi piacevolissimo e coinvolgente. Il musical narra in prosa e musica alcuni episodi della vita di Francesco d’Assisi, realizzando – a parer mio – l’aspetto più bello del francescanesimo stesso: la gioia.

I brani scelti sono: La Luna, che riprende l’episodio della vita del giullare di Dio in cui si reca in Oriente per parlare con il Sultano, mettendo in evidenza un elemento di unione (qui rappresentato dalla luna) e cercando, fin dai suoi tempi, un dialogo proficuo tra due grandi religioni ed E piansero i lupi nel bosco, sottolineato da una musica festosa, in cui la voce di Chiara insieme con il coro dei frati e delle Creature, narra la toccante esperienza della morte soltanto fisica del santo, che si somma in luce al Cielo, vissuta persino da un diavolo strepitante per aver perso un fiero rivale e da Sorella Morte, che si immagina abbia pianto – persino lei! – per la dipartita stessa di Francesco…(Angela Greco)

LA LUNA

Francesco: Luna, luna, là che solitaria in cielo stai
Che tutto vedi e nulla sai

Capo arabo: Luna, luna là
Che sui confini nostri vai
E fronti e limiti non hai
E tutti noi uguali fai

Francesco: Tu che risplendi
Sui nostri visi bianchi o neri
Tu che ispiri e diffondi
Uguali brividi e pensieri
Fra tutti noi quaggiù

Capo arabo: Luna, luna là
Mantello bianco di pietà
Presenza muta di ogni Dio
Del tuo del mio
Del Dio che sa

Francesco: Tu che fai luce all’uomo errante in ogni via
Dacci pace, la tua pace
La bianca pace e così sia
Per questa umanità

Ah… Ah… Bianca luna, bianca luna……..

E PIANSERO I LUPI NEL BOSCO

Frate Francesco è vivo tra noi
E c’è nel cielo più luce che mai
Tra i cherubini gelosi di lui
Dell’angelo bellissimo

E tra le foglie un vento passò
Al suo respiro che andava lassù
E la sua terra la terra restò deserta senza lui

E piansero bianche nel chiostro
Le monache date a Gesù
Giovanni chiamato Francesco non c’era più

Non c’era più
Non era più con noi

Chiara: solo amore, amore, amore,
Tutto amore, amore, amore fu
Infinito amore, amore
Fosti solo amore, amore tu

E piansero i lupi nel bosco
Le rondini, i cigni e le gru
Giovanni chiamato Francesco non c’era più

Non c’era più
Non era più con noi

Dimmi morte che mi hai fatto?
Mi hai rubato un’anima
La più gagliarda che incontrai
Dimmi…con chi lotto, chi combatto
Se non c’è quel santo frate maledetto
Il più perfetto tra i nemici miei

Sorella dagli occhi di teschio
Quell’attimo hai pianto anche tu
Un gelido bacio e Francesco
Non c’era più

Non c’era più
Non era più con noi

[i testi delle canzoni sono tratti da www.undicietrenta.it/forzaven.htm]