Ancora Barabba

Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta. Avevano in quel tempo un prigioniero famoso, detto Barabba. Mentre quindi si trovavano riuniti, Pilato disse loro: «Chi volete che vi rilasci: Barabba o Gesù chiamato il Cristo?». Sapeva bene infatti che glielo avevano consegnato per invidia.    Mentre egli sedeva in tribunale, sua moglie gli mandò a dire: «Non avere a che fare con quel giusto; perché oggi fui molto turbata in sogno, per causa sua». Ma i sommi sacerdoti e gli anziani persuasero la folla a richiedere Barabba e a far morire Gesù. Allora il governatore domandò: «Chi dei due volete che vi rilasci?». Quelli risposero: «Barabba!». Disse loro Pilato: «Che farò dunque di Gesù chiamato il Cristo?». Tutti gli risposero: «Sia crocifisso!». Ed egli aggiunse: «Ma che male ha fatto?». Essi allora urlarono: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue; vedetevela voi!». [Matteo 27, 15-24]

Nell’oscurità della propria insonnia
il turno, la chiusura dei conti, il ritorno;
in un silenzio asfissiante
si assottiglia il coraggio
e feroce svanisce l’illusione di riuscirci.
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Qui non importa essere figlio di dio.
Il cielo è così distante da confondere idee
e la sera è uno stato permanente.
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Il rumore della sopravvivenza
fuori da questo perimetro
ha qualcosa di conosciuto che
non si può più ignorare.
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[Ancora Barabba, plaquette di Angela Greco, 2018]
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Immagini (dall’alto verso il basso con link di approfondimento):  Riti della Settimana Santa a Taranto; scena dal Vangelo secondo Matteo di P.P.Pasolini, la crocifissione, Matera; Vincent Van Gogh, Pietà (dopo Delacroix).
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due poesie da Arcani di Angela Greco, in uscita per Achille e La Tartaruga con prefazione di Franco Pappalardo La Rosa

“[…] questo stilizzato in Arcani è un viaggio che si compie sotto un cielo estivo, “che non congiunge / nulla oltre noia e vuoto” e che può scavare incolmabili distanze fra l’io e il tu, ingenerare attriti, provocare rovinose cadute (“Così, cadiamo, / in questa natura umana e fitta di domande”), angoscianti assenze (“Prima che il vento ci disperda, siamo / nell’angolo un graffio all’assenza”) e quella “incredibile voglia di andare via […] lontano/ da questa antitesi, dalla presenza d’un’assenza / a cui nemmeno più attribuisci nome”.

……..Ragionando sul significato dell’esistenza e del suo limite, oltre tutto, il viaggio poetico di Angela Greco nei luoghi della vita, nel pozzo della memoria, nell’inferno del reale e della quotidianità (che affiorano sempre, per antifrasi), tende a tradursi in un suggestivo spettacolo, in una sorta di danza intellettuale intorno ai concetti di silenzio, di solitudine, di tempo che scivola via, di caduta e ripresa, di scomparsa, come a voler rintracciare nel caos, per grazia di poesia, una qualche non improbabile via d’uscita.” (dalla Prefazione di Franco Pappalardo La Rosa)

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due poesie tratte da ARCANI di Angela Greco (Achille e La Tartaruga, gennaio 2020)

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La conseguenza è una poesia al mattino,
vestita di viola, tempo dell’attesa,
una caduta
sul bianco del foglio, ancora una danza
tra sentire e dire. Delle perdute piume,
paradiso lasciato altrove
da questa scelta di ordinaria difficoltà,
scriverò alle distanti stelle, chiarissime
in ogni notte di solitudine e insonnia.
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Segno a matita quel che ho da dirti, mentre
lascio sul tuo davanzale un fiore di pervinca.
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§
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I dintorni dell’assenza, un lunedì mattina
alla stessa lunghezza d’onda, acuto di sax,
sostanza di questa tensione d’ora in attesa.
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Quante persone raccogli nel tuo viso?
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Un plurale
dal conto perso, trascorsi e ciglia umide;
diventa presenza anche la mancanza, seduta
a bordo tavola, mentre si incarna il desiderio
nel punto più dolente e meno visibile.
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[…] Ci cerchiamo l’un l’altro. Fosse almeno
questo l’ultimo giorno dell’attesa.

J.L.Borges, Il labirinto

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Posso dire di essere felice! Gennaio è un incipit, come pure 2020, a mio avviso, e il 13 è un numero legato alla Fortuna, ovvero alla Sorte; ho scelto non a caso questo giorno per dire ai miei Amici e Lettori, dell’uscita del mio nuovo libro di poesie intitolato ARCANI edito da Paolo Ivaldi della torinese Achille e La Tartaruga (achilleelatartaruga.net) con prefazione di Franco Pappalardo La Rosa.

A dodici anni dal primo libro pubblicato, dopo aver constatato in prima persona che nella nostra Terra di santi, navigatori e poeti (sigh!) vanno per la maggiore certi modi di fare con relativa genuflessione a signori e signorotti (non nascondiamoci dietro un filo d’erba), che ti trasformano in un altro mattone del muro, parte di precisi entourage, che gratificano per l’effetto branco e per il silenzio dei conniventi, dopo l’esperienza di un paio di anni difficili per me, dal punto di vista poetico, dopo aver perso man mano fiducia nella “gente di poesia”, per svariate esperienze di pseudo-amicizie sfumate come nebbie al sole, e dopo aver seriamente pensato di mandare a quel paese la stessa scrittura (mi scuserete la franchezza, ma la Poesia non è avulsa da spine e calci nei denti), ringraziando la mia proverbiale tenacia e qualche benefica stella – con nome e cuore umani – comparsa nel mio cielo e che mi ha sempre sostenuta nelle difficoltà, ho capito che, sinceramente, non era la Poesia a dover meritare un allontanamento, ma tutta una serie di situazioni e persone, che avevano finito per “spegnermi” finanche il sorriso.

  Ascoltando il mio istinto e il mio cuore, lottando ad occhi aperti controvento, a volte piangendo, avvertendo lontananze e temperature più che artiche, continuando a studiare, senza mai illudermi e con i piedi per terra (sapendo che ancora tanta strada ho da percorrere, sempre con la schiena dritta), è nato questo nuovo libro, ARCANI, silloge composta da più sezioni articolate tra loro, che con stima e fiducia Franco Pappalardo La Rosa e Paolo Ivaldi (insieme a mio marito, mia figlia e due – proprio di numero – amici) hanno sostenuto fin dall’inizio, che tra pochi giorni sarà materialmente disponibile grazie alla Casa Editrice Achille e La Tartaruga, coraggiosa, piccola e sensibile realtà editoriale piemontese, che annovera tra i suoi Autori valenti penne di poesia contemporanea.

A queste persone poc’anzi citate e ai miei lettori affezionati, alla loro pazienza e al loro affetto, voglio dire, fin da questa anteprima, GRAZIE, con tutto il cuore che ho!! [AnGre]

Natale con noi…a Barletta per la LILT

“Natale con Noi”, il 15 dicembre a Barletta un evento per la LILT – invito –

Un’opera teatrale per emozionare e sensibilizzare – comunicato stampa di BarlettaViva

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Anche lo spettacolo si mobilita, tra musica, teatro e poesia, presentando un evento natalizio dal titolo “Natale con Noi” con il preciso scopo di essere di aiuto e raccogliere fondi a favore della LILT (Lega Italiana per la Lotta Contro i Tumori) Sezione Provinciale Barletta-Andria-Trani presso la Sala Athenaeum in via Madonna degli Angeli, 29 a Barlettadomenica 15 dicembre 2019 alle ore 18:00 con sipario ore 18:30.

I testi dell’opera, scritti dal poeta e scrittore barlettano Francesco Paolo Dellaquila, introdotti con un pensiero dalla poetessa Angela Greco di Massafra, saranno presentati dall’attrice Dolores Rotunno, la poetessa in vernacolo Francesca Seccia e l’attore Gianni Fimiani accompagnati con musica eseguita dal vivo dalla pianista e compositrice Francesca Musti. Durante la serata, con ospite il prof. Angelo Raffaele Amorotti Ricercatore Universitario presso il Dipartimento di Scienza della Formazione dell’Ateneo di Bari, saranno presentati canti natalizi dallo stesso Francesco Paolo Dellaquila. Il servizio video-fotografico sarà affidato a Giovanni Ferrini. Interverrà all’evento il presidente della LILT Sezione Provinciale Barletta-Andria-Trani Michele Ciniero.

Scrive la poetessa Angela Greco: “Natale con Noi è un’opera teatrale, una lunga riflessione articolata tra i versi “Oggi il cielo non lo guarda più nessuno” e “non si può restare a lungo senza sogni”, in cui l’autore, muovendosi tra il fascino antico delle cattedrali romaniche pugliesi e l’analisi testuale dei canti maggiormente legati alla tradizione natalizia, sia italiana che locale, conduce il pubblico a sostare sul significato autentico, senza retorica, delle feste natalizie. L’opera, divisa in una prima parte discorsiva, una dialogata ed una musicata, è uno scrigno di ricordi, tradizioni e osservazioni sull’evoluzione che nel tempo ha subìto la festa della natività, momento privilegiato scelto da Dio per farsi materialmente più vicino agli Uomini e oggigiorno travisato in mera festa esteriore.

Natale con noi è, di fatto, un invito posto con la gentilezza propria del suo autore, a riscoprire quel calore intimo e antico che un tempo animava questi giorni intorno al solstizio d’inverno, quando si era ancora capaci di meravigliarsi delle piccole cose, quando un dono era espressione di quel disinteresse oggi così demodé, quando si guardava lo sfavillio delle luci con gli occhi di bambino e non si era accecati dagli eccessi di apparenza che oggi devastano il quotidiano. Il cardine di quest’opera si conferma l’Amore, quello con la maiuscola, protagonista indiscusso di tutta la sua produzione; Amore, che travalica il confine del Sé per offrirsi all’altro senza retribuzione, forte dell’esperienza più alta e autentica del dono, per la quale la maggior gioia sta nel dare più che nel ricevere”.

Un evento di rilevanza sociale inserito nell’edizione 2019 della Campagna “LILT for Women – Nastro Rosa” (testimonial Belen Rodriguez) e finalizzata a diffondere la cultura della prevenzione e della diagnosi precoce nella lotta contro i tumori al seno, sensibilizzando l’intera società civile ad una raccolta fondi che possa supportare efficacemente la concreta attività posta in essere da quasi 100 anni dalla LILT, coniugabile con una grande rete di solidarietà dove operano numerosissimi volontari.

Impegno a tutto campo della Sezione Provinciale Barletta-Andria-Trani della LILT che intende approfondire le conoscenze in ambito oncologico e offrire tutte le informazioni in tema di stili di vita correttamente sani da adottare e controlli diagnostici da effettuare, strumenti indispensabili per riuscire a sconfiggere la malattia in oltre l’80% dei casi, salvando così la vita a circa 70/80mila persone l’anno.

“La Prevenzione non è condanna ma salvezza”, precisa Michele Ciniero Presidente LILT Sezione Provinciale Barletta-Andria-Trani traducendo così sul territorio della Sesta Provincia Pugliese le linee guida della LILT Nazionale presieduta da 19 anni dal Prof. Francesco Schittulli e che opera sotto la vigilanza del Ministero della Salute. “Risulta ancora molto difficile sensibilizzare le persone sulla necessità di una corretta prevenzione e quindi controlli periodici”, evidenzia Michele Ciniero plaudendo il lavoro, spesso oscuro e ignorato ma di fondamentale importanza, dei 25mila Volontari appositamente formati e sostenuti dagli oltre 800mila Soci della LILT.

L’ingresso sarà accessibile a tutti con l’invito a devolvere volontariamente un contributo a favore della LILT.

Ne Le stanze di carta – Annuario 2019, una poesia di Angela Greco

E’ sempre un piacere per un autore, quando un valente luogo letterario riconosce un suo lavoro e ne promuove la lettura; è il caso de Le stanze di carta, che – come si legge nella mission – risulta “tra i principali blog e siti letterari per la diffusione di poesia classica e contemporanea. Dal 2016 si adopera a scopi culturali, senza fini di lucro, per una presenza più influente della poesia nella nostra cultura, sostenendo eventi letterari e iniziative editoriali gratuite, supportando gli scrittori e le scritture con recensioni e spazi di visibilità. […] Il sito Le stanze di carta esiste grazie al sostegno dei suoi lettori, visitatori, appassionati di arte e cultura che ne condividono il progetto letterario e la filosofia partecipativa con cui lo realizza, oltre che al filantropico contributo di Ilaria Cino e Lavinia Frati, suoi fondatori.”

In questi giorni di fine anno, Le stanze di carta ha redatto un Annuario, come dono per i suoi lettori.

“L’Annuario di poesia 2019, – si legge nella pagina di presentazione – consultabile e scaricabile gratuitamente (al link in chiusura), raccoglie le pubblicazioni più interessanti proposte da Le stanze di carta nel corso del tempo, incluso una rosa di dodici autori contemporanei: Angela Greco, Davide Morelli, Francesco Innella, Loredana Borghetto, Lorenzo Mullon, Lucia Triolo, Maria P. Mischitelli, Marina Pizzi, Michele Nigro, Serenella Menichetti, Simona Giorgi, Vittorio Orlando. 
Oltre ai numerosi contributi tra scritture critiche, interviste e recensioni che lo rendono un libro prezioso, l’eBook promuove una serie di libri di poesia contemporanea, assieme ai liberi eBook realizzati da Le stanze di carta. Per prenotazioni della copia cartacea scrivere un’email a lestanzedicarta@libero.it”

Ringrazio di cuore gli amici di queste Stanze, per aver incluso nell’Annuario un mio inedito scritto in questo 2019, ma soprattutto per la professionalità e la passione con cui lavorano, augurando loro, con stima, di raggiungere e realizzare tutti i loro traguardi e, soprattutto, i loro sogni. [AnGre]

clicca qui per scaricare Annuario 2019 pdf 

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Si torna a casa di Angela Greco

Si torna a casa con una nuvola aggiunta,
righi d’alba alla finestra, assenze dilatate;
forse arriverà la pioggia alla fine dello sterrato e
magari, tu, in questo incipit d’autunno tanto atteso.
Desiderato. Un giro di flamenco e uno di chiave
per ritrovarsi al culmine di uno non-ce-la-faccio-più.
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Mon ami, di questo tempo non ho notizia certa;
soltanto una sensazione di eco; contrasti tra
il buonsenso e l’egocentricità. Ma tu, tu, invece,
ci sei, stella fissa a indicare il momento preciso,
l’incanto, la meraviglia di riscoprirsi nudi, nell’atto
di uno specchio. Del resto, degli altri, nessuna parola.
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Incalzano le dita in questa rincorsa; s’invola l’azzurro
nel verso del cielo e curva lo sguardo tra strada e imposte
non curanti di vetri rotti e ricordi di bambini. I giardini
si illuminano di ninfee e magnolie e il primo incontro
si perpetra ad ogni passo, in questo silenzio. Un rumore
d’acque lontane riedifica madre e qualcosa di precedente.
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[…] i circoli chiusi, gli altari addobbati da erosi drappi rossi,
un ballo a corte col vestito buono; parole che reiterano 
i tempi sempre stati, gli stessi modi di fare, la conservazione
della specie peggiore. Tu, invece, mon ami, appartieni 
ad altro, sei fuori da queste umane insolvenze; in debito 
soltanto con quel cielo, che non riconosce più quel che ricopre.
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L’umidità di questo inizio di settembre ha del difficile.
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Compagnia Petranuradanza, Fisiognomica – lettura di Angela Greco (sassi d’arte)

L’Ass.Cult. Megakles Ballet di Lentini (SR), in arte con la Compagnia Petranuradanza, lo scorso 26 ottobre ha presentato a Molfetta (BA), nell’ambito di “ResExtensa Calling” – evento che ha visto esibirsi in due giorni cinque compagnie di danza italiane presso il teatro della Cittadella degli Artisti – la performance Fisiognomica, coreografie di Salvatore Romania e Laura Odierna, danzatori Salvatore Romania, Francesco Bax, Claudia Bertuccelli e Valeria Ferrante, produzione 2019, un omaggio a Leonardo da Vinci, inserito nelle celebrazioni per i cinquecento anni dalla morte del genio italiano, su musiche di Frédéric Chopin e Alessio Di Dio.

“In Fisiognomica – si legge sullo stampato curato dalla Compagnia stessa – il coreografo ispira la propria ricerca sulla passione di Leonardo per lo studio dei moti dell’animo umano”, ricordando che il vinciano è considerato il fondatore della fisiognomica moderna e che “nelle sue opere l’espressione dei volti, i gesti e le posizioni del corpo sono la conseguenza visibile dei moti dell’animo”.

L’evocativa nominazione della Compagnia, petranura, che in dialetto siciliano significa “pietra nuda”, con riferimento all’attività vulcanica etnea, creatrice e rigeneratrice di nuova materia e, quindi, metaforicamente di nuovo suolo su cui edificare-riedificare persona e arte, centra perfettamente anche questo lavoro dedicato a Leonardo, maestro ineguagliato della rappresentazione anatomica derivata da studio approfondito e meticoloso di ogni singolo dettaglio; parimenti, il coreografo e i danzatori di Fisiognomica, hanno scavato ‘fino all’osso’, proprio come avrebbe fatto il genio toscano nella realtà, le possibilità del proprio corpo-volto per dare al pubblico la precisa espressione dell’interiorità, del nascosto alla vista, del lato oscuro celato dalle convenzioni-convinzioni, ma che pure l’essere umano, nonostante l’addomesticamento operato dalla convivenza sociale e civile, possiede ancora nascosto nel magma della sua origine. E dalla performance è emerso un ritratto dell’uomo contemporaneo realistico e accurato, spoglio di eufemismi e edulcorazioni, vero nella difficile condizione di dolore-cattiveria che lo ha caratterizzato nell’ultimo secolo.

Fisiognomica ha tratteggiato sul volto dei danzatori le maschere anatomiche di Leonardo con precisone d’immagine e consapevolezza che l’espressione esteriore altro non è che specchio di quella interiore. Ed ecco, allora, muoversi sul palco quattro figure vaganti apparentemente senza meta, rincorrendosi, addossandosi, scontrandosi, fondendosi in movimenti sincopati, in proiezioni informi illuminate da momenti caravaggeschi, dove luce e ombra, sullo stesso piano, delimitavano fermo-immagini chiari, dove il buio rimanente sulla scena non era esclusione, ma ampliamento nell’evocazione. Perché l’Uomo è sì, quel che si vede, ma anche e si potrebbe osare affermare soprattutto, la sua ombra, il sui doppio nell’oscurità.

Sulle note di Chopin e di Di Dio, la compagnia Petranuradanza ha coinvolto gli spettatori soprattutto, ma non solo, nei silenzi figurativi della scena, dove ogni danzatore, fermando il proprio corpo nella luce, ha concentrato tutta l’espressività fisica nella plasticità di pose culminanti nei tratti del viso, straziati da una interiorità che non ha lasciato scampo nella sua crudeltà.

La tensione emotiva sottolineata dalla staticità di alcuni momenti ha chiamato in causa oltre a Leonardo e alle sue tavole anatomiche, oltre a Caravaggio e alle sue identificative luci, anche un altro genio dell’arte italiana, Michelangelo Buonarroti, evocando la forza dei suoi Prigioni non finiti, figure di schiavi estratte solo in parte dalla pietra e che conservano inalterato il dramma della genesi, nell’atto del distacco dalla fonte originaria, esaltando in maniera superba l’etimologia del nome stesso della Compagnia e oltrepassando il concetto profano che i più hanno di danza per approdare a quello più esatto di performance artistica, qual è stata quella presentata in questo ottobre 2019.

Fisiognomica ha, di fatto, preso le mosse dall’omaggio al genio di Vinci per poi procedere in autonomia verso la definizione contemporanea dell’arte tersicorea, che non è meramente nei movimenti dissimili dalla danza dei decenni scorsi, quanto piuttosto nel trattare il concetto di contemporaneità con riferimento al tempo che viviamo: ecco, allora, che contemporanea è la rappresentazione della condizione dell’uomo odierno alle prese con l’atroce e sempre vivo contrasto tra bene e male, tra luci ed ombre di se stesso, tra emotività istintiva e aggressività necessaria alla sopravvivenza in un mondo che offre sempre meno spazi al bello. Così, anche la Danza come tutta l’Arte, si fa testimone e voce della realtà, con la speranza, mai vana, che si possa dare un’alternativa alla nuova decadenza che si sta vivendo più o meno consapevolmente.

Riallacciando legami con i grandi del passato, monito ed insegnamento, nel silenzio soave di quelle ricadute lievi di piedi sulle tavole del palcoscenico che, con immensa grazia, hanno celato allo spettatore tutto il duro lavoro da cui sono derivate, Fisiognomica consegna nella sua utile originalità un importante spaccato societario e umano su cui riflettere. [Angela Greco AnGre]

dal blog PERIPLI: 291 // PORTOFRANCO 24 // Angela Greco. Il mio turno

Grazie di cuore a Gianluca Asmundo!!!

Peripli // Post Scriptum

Pubblichiamo oggi un contributo per Portofranco, la rubrica in cui ospitiamo le vostre voci in tema di ospitalità, democrazia, dialogo. Anche questa poesia di Angela Greco è stata ascoltata da noi e dal mare durante la lettura corale per “riaprire il porto”, presso la bocca del Lido di Venezia, il 2 giugno 2019.

Il mio turno, il tuo turno. L’alterità e la prossimità. L’esercizio del potere sociale. Quale identità persiste nel gioco del reciproco arresto del passo? “Chi altri siamo diventati”, si domanda l’autrice in una splendida terzina, sofferta quanto aperta alla più profonda forma di umanità che sempre ci rimarrà incollata tra le dita e le corde vocali: il dubbio. Se e quando si dovesse perdere “quel che fu affidato alle mani / e prima ancora alla volontà”, voglio credere fermamente, insieme all’autrice, in questo ossimoro: la capacità salda di dubitare.

G. Asmundo

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(Senza titolo)

Non ricordo dove…

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Il leone e lo scoiattolo

Il 21 agosto è il compleanno di mia figlia e ogni anno, qui sul blog, le regalo una breve storia da leggere insieme. Ecco la lettura che ho scelto per i suoi otto anni…una bella metafora utile anche per noi adulti. Buona lettura a tutti! [AnGre]

IL LEONE E LO SCOIATTOLO

Era una giornata molto calda e il leone decise di cercare un posto fresco dove riposare. Passeggiando, si fermò sotto l’ombra di un albero. Improvvisamente, un piccolo scoiattolo uscì da un cespuglio e passò incautamente sotto il naso del re della foresta. Il leone, che aveva voglia di giocare, iniziò ad inseguire lo scoiattolo. Ma il piccolo animale, pensando che il leone volesse mangiarlo, lo pregò tremante di lasciarlo vivere.
– Se mi lasci andare, coraggioso leone, ti prometto di aiutarti a combattere tutti i tuoi nemici – disse lo scoiattolo, più morto che vivo.
– Ah, ah! Vuoi aiutarmi, piccolo essere insignificante? Vai, vai via e non farmi perdere la pazienza! – rispose il leone con disprezzo.
Il tempo passò e un giorno l’orgoglioso re della foresta cadde in una trappola tesa dai cacciatori; lottò con grande coraggio, cercando di sfuggire alla rete, ma non ci riusciva. All’improvviso, apparve il piccolo scoiattolo che con molta pazienza, cominciò a tagliare la rete con i suoi piccoli denti appuntiti. E così, riuscì a liberare il leone. Pentito dell’insulto che aveva fatto al piccolo scoiattolo, il re della foresta si scusò con lui.
– Perdonami, piccolo scoiattolo. Ora so che ogni animale, per quanto piccolo, merita il massimo rispetto. Non riderò mai più di te, te lo prometto – disse il leone.
– Non preoccuparti, caro amico. Chi riconosce i suoi torti è un saggio – rispose lo scoiattolo.
Da quel giorno, il leone e lo scoiattolo sono amici inseparabili, in grado di affrontare tutti i pericoli della foresta.

Omaggio al Salento: saperi e parole tra i vicoli di Matino (LE)

Domenica 11 agosto c.m. l’ass. La Scatola di Latta ha organizzato un prezioso “Mercatino dei saperi e delle parole in un vicolo d’arte” a Matino, un piccolo borgo nel cuore del Salento, in provincia di Lecce (Puglia). “Omaggio al Salento in tre atti” è il contributo, scelto tra gli inediti della mia produzione dell’ultimo anno, che leggerò in compagnia di tanti altri amici, tra i quali ringrazio Agata De Nuccio per l’invito. Se passate da quelle parti siete tutti invitati! [AnGre]

Omaggio al Salento in tre atti di Angela Greco

I atto
La sera salentina è un arco e una diagonale
tra due mete da stabilire, chianche diseguali
che pavimentano il richiamo verde dei tuoi occhi;
un gatto pigro sulle scale che giallo e nero
guarda prima di confondersi col disco notturno.
.
La sera salentina è una scala da percorrere
tra l’ombra e il bianco, poco prima del letto,
senza conoscere l’esito del vicolo che svela
una corte intagliata e una chiave lasciata
all’esterno, nella lingua dei padri.
.
L’ultima quercia guarda dall’alto del muretto
secco d’acqua e di paesani, nella controra che
affina le dita sugli strumenti per la notte appena
iniziata. Si balla nella sera salentina, si scaccia
la malattia e ci si libera prima che sia troppo tardi.
.
.
.
II atto
Ognuno offre il suo tempo e la parola diventa
il ritmo dove incontrarsi, tra l’angolo della piazza
e le sedie allineate dalla curiosità di rugosi uomini
increduli ‘ca li fimmine’ possano aver perso il velo
e sole aggirarsi oggi per tortuose stradine.
.
La sera salentina aspetta la prima alba, a pochi passi
dalle case che non dormono, dal cuscino sudato
e dal tuo volto che sente addosso queste parole
e dimentica i chilometri, appena dopo quella svolta
e il grande arco col cuore di pietra nello stemma.
.
La sera salentina ha luminarie che pazientano in piazza
in attesa del santo e dita di danzatori frementi sui telefoni,
vegliando un tempo mai andato via e mentre il caldo
e l’afa fanno azzuffare pensieri e silenzi, i piedi
sanno queste strade e la costrizione delle scarpe.
.
.
.
III atto
Dal piccolo balcone sfacciata la pianta fiorita di capperi
striscia su tre gradini lasciati al caso; il cane scodinzola
e il sole nascosto tra i pomodori matura sulle guance
sfrenate. Il tuo bacio è una fetta d’anguria che toglie
sete e sonno, qui, tra camion carichi e campi assolati.
.
L’ulivo zittisce e attende il giorno buono; la spiaggia ad est
è un atto di resistenza in questo sud che vuole cogliere vita
a piene mani, acino dopo acino, tra filari d’incomprensioni
e verderame. Poi sarà ancora festa e pietra da scavare,
per raccontare questi intagli ricavati per sottrazione.
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La sera salentina sono queste mani, che fermano l’attimo
e faticano senza sosta; dita intrecciate ai fili di un ragno
che ride guardando dove siamo finiti. Pagina dopo pagina
finisce anche la terra, a sud, col cappello in mano, tra santi
e madonne che ingoiano acque e restituiscono stupore.
.
La sera salentina ha sguardo lucido: «Torna e abitami,
non lasciarmi solo paese d’agosto; la città, lo sai, ha
spazi grandi che perdono la misura del gesto, dell’occhio
e del respiro; c’è qualcosa che non si può spiegare, ma
solo vivere, qui, tra monaci volanti e capre segnate».
.
***
(immagini: in apertura R.Magritte, Paese dei miracoli, 1964; in chiusura, Faro di Punta Palascia, Capo d’Otranto)

Portofranco a Venezia: Poesia per “aprire” il porto (a cura di Gianluca Asmundo)

Grazie alla voce e al cuore di Gianluca, ci sono stati anche i miei versi ❤

Peripli // Post Scriptum

Portofranco a Venezia. Presso la bocca di porto, leggendo parole aperte. Una risposta di poesia e nonviolenza a ogni chiusura, sposando il mare nel segno del dialogo, contrapposto al “vero e perpetuo dominio”. La data scelta era doppiamente simbolica, combaciando sia con lo Sposalizio del mare che con la Festa della Repubblica Italiana.

Parole libere, spaziando senza alcun confine o censura, dalla laguna alla Calabria, dall’Africa alla Puglia, da Roma all’India, si incrociavano qui, limpide, all’inizio e alla fine del Mediterraneo.

Le vostre voci si sono intrecciate con le nostre, le pagine delle vostre poesie con noi sulla battigia, tra la gente, tra i sorrisi, sventolando nella luce tiepida e radente, nel vento, liminali, cullate dallo sciabordio delle onde e dai gabbiani.
Grazie di cuore a tutte le persone che hanno partecipato, c’era tanta vicinanza, molta serena libertà.

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Una serata con…Rita da Cascia, di Angela Greco

Ha avuto luogo, nelle date del 21 e 22 maggio 2019, nella splendida cornice del Villaggio di Sant’Agostino, nel cuore di viuzze del centro storico della città di Martina Franca (TA), la rappresentazione “artistica” – è il caso di definirla in questi termini – di “Rita…figlia…Madre…Santa”, realizzata in occasione della festa di Santa Rita, dalla Compagnia “Le Quinte”, con la regia di Pasquale Nessa. Una rappresentazione teatrale, che ha coinvolto attori, narratori e due ballerini, che ha riproposto, a un pubblico numeroso e partecipe, nonostante la temperatura autunnale, alcuni episodi della vita di Margherita Lotti, per tutti santa Rita, religiosa italiana definita “santa delle cose impossibili”, dalla sua comparsa sulla scena pubblica nella medievale Roccaporena, fino alla sua morte in odore di santità, avvenuta agli inizi del Rinascimento, a Cascia.

Un percorso particolare e dettagliato, quello scelto dal regista, incentrato parallelamente sulla umanità e sulla santità di questa volitiva donna, figlia del suo tempo in ogni atto e incrollabile nella fiducia in Dio, ambientato nel chiostro dell’antico ex convento delle suore Agostiniane (ordine a cui appartenne anche la santa), dove – come scrive la Priora della Comunità di S. Rita in Cascia a mezzo lettera – “oltre a far conoscere S. Rita e il suo messaggio con il vostro spettacolo, desiderate far rivivere la spiritualità agostiniana in un Monastero dove per tre secoli hanno abitato le nostre Consorelle di vita contemplativa, in Valle d’Itria.”

Il Convento delle Monache Romite Agostiniane sorse nel XVII secolo per volontà dell’arcivescovo Tommaso Caracciolo. Il convento, che si ispirava alla regola di Sant’Agostino, accoglieva le figlie dei ceti più abbienti di Martina Franca. La possente struttura ruota attorno a un chiostro con due pozzi di forma ottagonale ed è ingentilita sul terrazzo da una balaustra traforata decorata con statue di angeli e fiaccoloni (dal sito villaggiodisantagostino.it); in questa location, sfruttando la naturale fisionomia del luogo, abbellito solo da piccoli fuochi, oggetti posati sullo sfondo per dare vita ad una quotidianità che ha sottolineato ogni atto, un crocifisso “sospeso” e un tavolo-altare-catafalco funebre, Pasquale Nessa con sensibile occhio ha ambientato uno spettacolo originale, soprattutto nell’uso di tutti e  tre i livelli disponibili del fabbricato principale (piano di calpestio e due piani di edificio) per la messa in scena della vita della santa umbra, adoperando le finestre poste sotto gli archi, come nicchie berniniane per l’uscita ad oc di alcuni personaggi, come ad esempio la figura di Dio, muta e ieratica dalla sua posizione sopraelevata o, della morte stessa, nello specifico quella del marito di Rita, accaduta al secondo piano dell’edificio e che ha costretto gli astanti, guardando verso l’alto, a comprendere che vi è un destino superiore rispetto alla volontà umana. Dettagli, perfettamente incastonati nella naturale scenografia, che hanno segnato la professionalità e la passione del regista, il quale ha evitato costruzioni ad arte, evidenziando in tal modo l’armonia coi luoghi vissuti nella recita.

La compagnia “Le Quinte”, composta da elementi di età differente, lavorando con coesione e rispetto reciproco, ha reso al pubblico una drammatizzazione onesta e professionale, nella quale è risultato quasi indistinguibile estrarre la parte di punta rispetto a tutto il gruppo; tutti, dalla giovane interprete di una santa Rita all’inizio del suo cammino, fino a colei che ha interpretato Rita sul letto di morte, passando dai genitori, al marito, alle consorelle della santa e persino dalla figura originale e caratteristica del sacrestano-giardiniere, interpretato da un riccioluto giovane che si esprimeva con un credibilissimo accento umbro-marchigiano, hanno offerto al pubblico un’ora e mezza intensa, intrisa di misticismo e realismo, sacralità e forza, nel rispetto dell’agiografia ufficiale della santa di Cascia e del contesto sacro in cui ha avuto luogo la rappresentazione, senza mai forzare la mano in favore di episodi di facile presa sul pubblico, ma, semplicemente, lasciandosi docilmente guidare dagli episodi tramandati dalla storia e dalla Chiesa, in un crescendo drammatico, funzionale alla più grande gioia a cui Dio predispone l’uomo fin dai primi atti della vita a cui lo relega.

Un momento di grande suggestione e di particolare interesse è stato quello della notte scura dell’anima di Rita, inevitabile prova a cui è sottoposto il genere umano, rappresentato in danza: la lotta tra la giovane donna e il Tentatore, resa in scena da due danzatori professionisti (Francesco Bax e Francesca Sibilio), che non si sono risparmiati nell’espressione potentemente fisica del contrasto acerrimo tra Bene e Male, con movimenti tecnici dal forte impatto sul pubblico e la bellezza etera di un’arte, che al meglio è riuscita ad esprimere l’estenuante morsa fisica a cui è stata sottoposta anche questa santa, sottolineati da musiche scelte con cura, ausiliarie di un coinvolgimento emotivo che non ha risparmiato qualche lacrima nel pubblico, mettendo in luce la capacità empatica del lavoro di Pasquale Nessa.

La serata si è conclusa con la rappresentazione degli ultimi istanti di vita terrena di santa Rita, la “santa delle cose impossibili”, che, in un monologo diluito in più riprese, ha riassunto una lunga e densa esistenza per mezzo della spiccata capacità attoriale dell’interprete, la quale, in scena su un letto di morte, ha commosso un pubblico già provato da susseguenti emozioni fin dai primi momenti narrati da una voce esterna interpretata da un “messere”, che sempre ha tenuto fra le mani una rosa rossa, simbolo per antonomasia e ricordo della santa provata da Dio nella perdita di ogni suo affetto e ricompensata nell’eternità. [Angela Greco]

(dall’alto in basso foto di: Erminia Greco, Martino Mastrovito, Erminia Greco – elaborazione by AnGre)

Boris Pasternak, Nella Settimana Santa

Boris Pasternak (Mosca, 1890 – 1960)

Nella settimana santa (trad.di Paolo Statuti)

Intorno ancora la nebbia notturna.
Ancora nel mondo è così presto,
Che il cielo pullula di stelle
E ognuna, come il giorno, è luminosa,
E se solo la terra potesse,
Dormirebbe il giorno di Pasqua
Alla lettura del Salterio.
.
Ancora intorno la nebbia notturna.
Ancora è così presto nel mondo,
Che la piazza giace coricata
Come in eterno da tutti i lati,
E mille anni ancora la separano
Dall’alba e dal calore.
.
Ancora la terra è completamente nuda,
E di notte essa non ha niente
Per far oscillare le campane
E fare eco ai coristi dall’esterno.
.
E dal Giovedì Santo
Fino al Sabato Santo
L’acqua perfora le rive
E intesse mulinelli.
.
E il bosco è spoglio e scoperto,
E sulla Passione di Cristo,
Come folla in preghiera,
Veglia la turba dei tronchi di pino.
.
Ma in città, in un piccolo
Spazio, come a una riunione,
Gli alberi guardano muti
Le grate della chiesa.
E il loro sguardo è preso dal terrore.
E’ comprensibile il loro sgomento.
I giardini escono dai recinti,
Vacilla il sistema terrestre:
Seppelliscono Dio.
.
E c’è la luce nella porta regia,
E il nero manto, e la fila di candele,
Volti rigati dalle lacrime –
E a un tratto la processione viene
Incontro col lenzuolo tombale,
E due betulle presso la porta
Devono tirarsi da parte.
.
E il corteo gira intorno alla chiesa,
Riempie il marciapiede fino al bordo,
E porta dalla strada sul sagrato
La primavera, le ciarle primaverili
E l’aria che sa di prosfora
E di ebbrezza di primavera.
.
E marzo sparge la neve
Nell’atrio sulla folla degli storpi,
Come se qualcuno fosse uscito
Portando l’arca e l’avesse aperta
Distribuendola a tutti.
.
E il canto dura fino all’alba,
E, dopo aver tanto singhiozzato,
Giungono sommessi dall’interno
Nel luogo vuoto sotto i fanali
Il Salterio e l’Apostolo.
.
A mezzanotte taceranno la creatura e la carne,
Avendo udito la voce primaverile,
Che appena tornerà il sereno –
La morte si potrà sconfiggere
Con lo sforzo della resurrezione.
.
1946
(tratta da Un’anima e tre ali – il blog di Paolo Statuti che si ringrazia)

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Immagine d’apertura (dal web): Settimana Santa a Taranto, rito tra i più suggestivi d’Italia (part. processione che attraversa il Ponte girevole – approfondisci QUI)

Parigi, Notre-Dame ci unisce tutti


Parigi, Notre-Dame ci unisce tutti…credo che nel rogo di Notre-Dame ognuno di noi pianga e riviva le ferite della propria terra, dal mio Salento alle grandi città, dai paesini sconosciuti alle terre sfruttate e maltrattate, da Nord a Sud, dal Medio Oriente agli USA, da Est a Ovest, ognuno ha perso, giorno dopo giorno, un pezzetto di identità, sacrificata per le cause più disparate, ed è per questo che, al cadere dei secoli in una manciata di ore, ci sentiamo tutti feriti (AnGre)

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«Monsieur oggi Parigi brucia.

Che senso ha quello che diciamo, oggi?»
L’uomo non risponde. La fissa solamente negli occhi.
Aspettava quella domanda.

Silenzio.

(la piazza adesso è un florilegio buio come la notte appena trascorsa.
Myosotis neri piovono da un cielo non diverso e volano bassi identici uccelli…)

Angela Greco, versi da Anamòrfosi (Ed.Progetto Cultura, Roma, 2017 — in commento il testo completo)

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Parigi, storia della Cattedrale di Notre-Dame (leggi qui)

La cattedrale di Notre-Dame, calembour simbolico (leggi qui)

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[…] vorrei una notte di maggio
….una di queste notti
………sul lungosenna Voltaire
…………..baciarti nella bocca
e andando poi a Notre-Dame
….contempleremmo il suo rosone
e a un tratto serrandoti a me
….di gioia paura stupore
….piangeresti silenziosamente
e le stelle piangerebbero
mischiate alla pioggia fine…

versi da Prima che bruci Parigi di Nazim Hikmet, Poesie d’amore (trad. di Joyce Lussu, Oscar Mondadori, 2006 — in commento il testo completo)

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Parigi, dopo il rogo la cattedrale di Notre-Dame non è più la stessa, ma la struttura è salva (leggi qui) — immagini dal web*

La Domenica delle Palme negli affreschi di Giotto – sassi d’arte

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Nel calendario liturgico cattolico la Domenica delle palme è celebrata la domenica precedente quella di Pasqua e con essa ha inizio la settimana santa. Nella forma ordinaria del rito romano essa è detta anche domenica De Passione Domini (della passione del Signore) ed è una festività osservata non solo dai cattolici, ma anche dagli ortodossi e dai protestanti (ovvero le religioni che riconoscono Cristo).

In questo giorno la Chiesa ricorda il trionfale ingresso di Gesù in Gerusalemme in sella ad un asino, osannato dalla folla che lo salutava agitando rami di palma. La folla, radunatasi a voce per l’arrivo di Gesù, stese a terra i mantelli, mentre altri tagliavano rami dagli alberi intorno e, agitandoli festosamente, gli rendevano onore.

In ricordo di questo, la liturgia della Domenica delle palme, si svolge iniziando da un luogo al di fuori della chiesa, dove si radunano i fedeli e il sacerdote benedice i rami di ulivo o di palma portati dai fedeli stessi; quindi si procede in processione fino all’interno della chiesa, continuando la celebrazione della messa con la lettura della Passione di Gesù. Il racconto della Passione viene letto da tre persone che rivestono la parte di Cristo (letta dal sacerdote), dello storico e del popolo.

In questa Domenica il sacerdote, a differenza delle altre di quaresima (in cui veste di colore viola, che indica penitenza, richiamo alla conversione e alla stessa penitenza e che si usa in Avvento e in Quaresima, ma anche durante la celebrazione delle Messe dei defunti) indossa paramenti di colore rosso (colore che indica il sacrificio sulla croce di Gesù e la divinità dello Spirito Santo, ma anche il sangue sparso dai Santi Martiri; si usa la Domenica delle Palme, appunto, il Venerdì Santo, a Pentecoste, nelle feste degli Apostoli e dei Martiri e per la Messa della Cresima).

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nell’immagine: Giotto, Scene dalla vita di Cristo, Entrata in Gerusalemme, affresco databile 1303-1305, Cappella degli Scrovegni, Padova: da sinistra Gesù avanza a cavallo di un asino verso le porte di Gerusalemme, seguito dagli Apostoli e facendosi incontro a una folla incuriosita: chi si prostra, chi accorre a vedere, chi è sorpreso, ecc. Sebbene la stesura denoti un’autografia non piena dell’episodio, la scena spicca come una delle più vivacemente naturali del ciclo, con una serie di episodi interni tratti dalla vita quotidiana, come quello dell’uomo che si copre la testa col mantello (un’azione goffa o un simbolo di chi non vuole accettare l’arrivo del Salvatore?) oppure i due fanciulli che salgono sugli alberi per staccare i rami d’ulivo da gettare al Salvatore e per vedere meglio, dettaglio derivato dalla tradizione bizantina, ma qui più realistico che mai. [fonti varie]

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Giornata Mondiale della Poesia: Ci abita il freddo

“[…] A volte, via via sempre più spesso, mi domando che fine facciamo noi, / quando il circondario ghiaccia e nessuno ha mani libere / per scaldare altro.” Per la Giornata Mondiale della Poesia (21 marzo), prima di tutto e di qualsiasi manifestazione esteriore, leggiamola, questa osannata, amata, detestata, ambita, maledetta poesia! Fermiamoci,  dedichiamoci, godiamoci questo tempo, il tempo di una poesia…

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CI ABITA IL FREDDO

«Dove vanno le anatre di Central Park quando il lago ghiaccia? »
.
Basta attraversare la strada maggiore per ritrovare l’America,
nel luccichio ingannevole di un oceano da raggiungere a nuoto.
Central Park è a due pagine da qui; quindici righe al di là
della piazza con l’orologio barocco che segna la mia infanzia.
Il viale alberato conta i passanti. L’inverno ci abita con le sue
molte piume e poche parole; cristalli umani vanno e vengono.
.
Ti ho visto: contavi le foglie residue dell’autunno, seduto
sulla sponda opposta del lago. Aspettavi un cigno e i suoi passi
di danza e di morte, ma è arrivata la primavera col cappellino
e hai rimandato a più tardi la partenza. La domanda ha corso
sulla stradina nascosta dei due fidanzatini; hai riso della fretta
e della neve incurante. Ho gridato al miracolo, mentre il musicista
e uno stormo dal collarino verde hanno salutato il parco
guardandosi le spalle e le penne. Ho preso appunti. Dove siamo?
.
L’ultima anatra si rifaceva il trucco specchiandosi sul ghiaccio
appena formato: al di sotto della lastra, salutava per l’ultima volta
un pesce rosso dagli occhi languidi. Non mi ha detto dove
fosse diretta; ci siamo ritrovate, poco dopo, all’ufficio spaesamenti.
Ore 11.37, tram in ritardo. Il lago mi è venuto vicino;
i piedi infreddoliti non collimano con l’attesa e allora gli offro
un caffè italiano, amaro e nero, tra la folla che assale la fermata.
Il momento esatto in cui ho spiccato il volo è stato dopo lo zucchero,
ma in questo momento della destinazione finale non serve dirne.
.
Tutte le anatre, non escluse quelle di Central Park, hanno un numero
di serie stampato sulla piuma interna dell’ala sinistra, poco in vista.
Serve a contare i giorni che rimangono, ma nonostante questo,
visto dall’alto il giardino sembra anche più bello.
Ho cattivi rapporti con il circondario, con le feste comandate e
con l’inverno. Il lago ghiaccia in questa stagione e mai, mai che il sole
provveda a dare direttive per salvaguardare la pelle dalle rughe.
Nel forno qualcosa brucia, ma non sono io; non mi hanno catturata
e anche questa volta svernerò lontano da qui. Il bagaglio ingombra
quanto basta per dire viaggio; getterò man mano il superfluo. Arriverò
col vestito esatto per la cerimonia di chiusura. Per favore, fiori rossi.
.
Holden non ha più età. Povero Holden. E’ finito fuori strada.
Ha qualcosa di rotto e tutto il contenuto della borsa sul prato.
Da giovane ha vagato di pagina in pagina fino al punto; ora ha
dimenticato il libro altrove da qui e poco gl’interessa come va a finire.
Volutamente ha omesso ogni dialogo, per non incorrere in altre
domande. Quella sulle anatre ha tormentato intere generazioni, ma,
poi, alla fine, cosa vuoi che ci interessi del lago ghiacciato?
A volte, via via sempre più spesso, mi domando che fine facciamo noi,
quando il circondario ghiaccia e nessuno ha mani libere
per scaldare altro.
.
*
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Angela Greco, da All’oscuro dei voyeur
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(immagine d’apertura dal web, adattamento grafico a cura del blog)

L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste* – In Salento, bloccate le strade per il trasporto di talpa meccanica

Di notte, nel Salento, la Democrazia va a p*** e tramite ordinanza prefettizia inviata con PEC alle ore 23 (!!) si bloccano le strade e si militarizzano come in guerra i territori per permettere ad “un’opera e un’azienda privata su cui ci sono indagini in corso da parte della magistratura penale per possibili violazioni di legge” di continuare a fare i propri comodi. In Salento, si, quello delle vostre agognate vacanze, SU UNA DELLE PIU’ BELLE TERRE DI ITALIA approda “la talpa meccanica lunga 18 metri e pesante 74 tonnellate, che servirà a scavare il tunnel d’approdo del gasdotto Tap. Il tunnel sarà lungo 1,6 chilometri: 800 metri sottoterra e 800 metri in mare, al largo della costa di San Foca. Secondo una stima prudenziale di Tap, le trivellazioni dovrebbero durare 120 giorni.” In chiusura, i due articoli completi tratti da La Gazzetta del Mezzogiorno e Corriere Salentino.

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«Un dispiegamento di polizia paragonabile a quello che fronteggiava i gilet gialli francesi. Non si può comprendere e tollerare una sospensione della libertà e della Costituzione come quella che abbiamo subito. Lo Stato italiano sta difendendo un’opera e un’azienda privata su cui ci sono indagini in corso da parte della magistratura penale per possibili violazioni di legge». E’ il commento postato su Facebook del sindaco di Melendugno, Marco Potì, sull’arrivo in Salento della talpa che scaverà il tunnel del gasdotto Tap.
Potì ha anche fatto sapere che l’ordinanza prefettizia che ha disposto la chiusura al traffico di alcune strade per consentire il passaggio del macchinario, è stata notificata al Comune per Pec, alle 23 di ieri, quando gli uffici erano «abbondantemente chiusi».

Sono iniziate questa mattina nel cantiere di San Basilio a Melendugno (Salento) le operazioni di assemblaggio delle sei sezioni, di tre metri ciascuna, della ‘Tunnel Boring Machinè, cioè la talpa meccanica lunga 18 metri e pesante 74 tonnellate, che servirà a scavare il tunnel d’approdo del gasdotto Tap. Il tunnel sarà lungo 1,6 chilometri: 800 metri sottoterra e 800 metri in mare, al largo della costa di San Foca. Secondo una stima prudenziale di Tap, le trivellazioni dovrebbero durare 120 giorni.
Al momento sono tre i cantieri dove sono in corso lavori: a San Basilio, a Masseria del Capitano dove si procede con le attività propedeutiche alla realizzazione del terminale di ricezione (Prt), e a un nuovo cluster vicino, lungo il tracciato di otto chilometri, tra San Basilio e Masseria del Capitano, in cui verrà posata la condotta di Tap a terra.
In merito alle eccezionali misure adottate per il trasporto della talpa nel cantiere, Tap precisa che «è avvenuto in orario notturno per ridurre al minimo il disturbo all’ordinario traffico veicolare lungo le strade interessate»

STRADE BLOCCATE NELLA NOTTE – Un dispiegamento straordinario di forze di polizia ha scortato nella notte l’arrivo a Melendugno della talpa meccanica che sarà utilizzata per scavare il tunnel del gasdotto Tap che sfocerà a circa 900 metri dalla linea di battigia nelle acque di San Foca, in località San Basilio. Per permettere il trasporto eccezionale del mezzo meccanico dal peso di 75 tonnellate, la Prefettura di Lecce ha emesso un’ordinanza lampo vietando il transito e l’accesso a veicoli e persone, eccetto i proprietari frontisti, dalle 23 di ieri sera alle 5 di stamane sulla tangenziale est di Lecce, sulla litoranea che collega Lecce a San Foca e sulle strade provinciali di Vernole e Melendugno che conducono al cantiere Tap di San Basilio. Decine di attivisti No Tap sono stati bloccati agli incroci ma al di là delle proteste verbali non si sono registrati incidenti.

Sorgente: Tap, bloccate le strade per il trasporto di talpa meccanica

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MELENDUGNO – È notte, ma non tutti dormono nei luoghi dove passa Tap: gli attivisti segnalano un’imponente operazione notturna e il sindaco s’indigna. Arriva il grande tubo. “Scene incredibili in questi minuti a Melendugno e Vernole – spiega Marco Potì –  Numerosissimi agenti e forze di polizia che presidiano tutte le strade che intersecano con la provinciale che da Lecce va fino al cantiere di San Basilio a San Foca, in tenuta antisommossa”.

Un’ordinanza prefettizia di blocco della circolazione notificata per PEC al Comune alle ore 23:00 (ad uffici abbondantemente chiusi!), che va dalle ore 23:00 del 9 gennaio alle ore 5:00 del 10 gennaio; il tutto per permettere il trasporto eccezionale della talpa di Tap, che dovrà trivellare sotto la spiaggia di San Foca. Dall’altra parte delle strade ci sono pochi cittadini che protestano e, per caso, pericolosi facinorosi? C’è un dispiegamento di polizia paragonabile a quello che fronteggia i gilet gialli francesi. No: da una parte c’è un tranquillo paese militarizzato, bloccato e offeso e dall’altra parte c’è lo Stato italiano, che difende un’opera e un’azienda privata su cui ci sono indagini in corso da parte della magistratura penale per possibili violazioni di legge.
Non si può comprendere e tollerare una sospensione della libertà di circolazione e della costituzione in questa parte di Italia. Il Salento e Melendugno hanno una dignità. RISPETTATECI!

Fonte: Corriere salentino

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*”L’Italia con gli occhi aperti nella notte triste” è tratto da Viva l’Italia di Francesco De Gregori.

#NoTap #stopalleopereinutili #dal2020ilfossileseitu