Franco Battiato, Inneres Auge – sassi sonori

Inneres Auge
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Come un branco di lupi
Che scende dagli altipiani ululando
O uno sciame di api
Accanite divoratrici di petali odoranti
Precipitano roteando come massi
Da altissimi monti in rovina
Uno dice che male c’è
A organizzare feste private
Con delle belle ragazze
Per allietare primari e servitori dello stato?
Non ci siamo capiti
E perché mai dovremmo pagare
Anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le leggi
Dove regna soltanto il denaro?
La giustizia non è altro che una pubblica merce
Di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
Se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente
La linea orizzontale
Ci spinge verso la materia
Quella verticale verso lo spirito
Inneres auge, das innere auge
Con le palpebre chiuse
S’intravede un chiarore
Che con il tempo e ci vuole pazienza
Si apre allo sguardo interiore
Inneres auge, das innere auge
La linea orizzontale ci spinge verso la materia
Quella verticale verso lo spirito
La linea orizzontale ci spinge verso la materia (Inneres auge, das innere auge)
Quella verticale verso lo spirito
Ma quando ritorno in me
Sulla mia via, a leggere e studiare
Ascoltando i grandi del passato
Mi basta una sonata di Corelli
Perché mi meravigli del creato
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2009, dall’album “Inneres Auge – Il tutto è più della somma delle sue parti”‎
Parole di Franco Battiato e Manlio Sgalambro – Musica di Franco Battiato

Ivan Graziani, Firenze (Canzone triste) – sassi sonori

Firenze lo sai, non è servita a cambiarla
La cosa che ha amato di più è stata l’aria
Lei ha disegnato, ha riempito cartelle di sogni
Ma gli occhi di marmo del Colosso Toscano
Guardano troppo lontano
Caro il mio Barbarossa, studente in filosofia
Con il tuo italiano insicuro certe cose le sapevi dire
Oh lo so, lo so, lo so, lo so bene, lo so
Una donna da amare in due in comune fra te e me
Ma di tempo ce n’è in questa città
Fottuti di malinconia e di lei
Per questo canto una canzone triste, triste, triste
Triste, triste, triste
Triste, triste
Triste come me
E non c’è più nessuno
Che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un po’ di lei
E non c’è più nessuno
Che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un po’ di lei
Ricordo i suoi occhi, strano tipo di donna che era
Quando gettò i suoi disegni con rabbia giù da Ponte Vecchio
“Io sono nata da una conchiglia” diceva
“La mia casa è il mare e con un fiume no
Non la posso cambiare”
Caro il mio Barbarossa, compagno di un’avventura
Certo che se lei se n’è andata no, non è colpa mia
Oh lo so, lo so, lo so, la tua vita non cambierà
Ritornerai in Irlanda con la tua laurea in filosofia
Ma io che farò in questa città?
Fottuto di malinconia e di lei
Per questo canto una canzone triste, triste, triste
Triste, triste, triste
Triste, triste
Triste come me
E non c’è più nessuno
Che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un po’ di lei
E non c’è più nessuno
Che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un po’ di lei
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Fonte: Musixmatch
Compositori: Ivan Graziani
Per gentile concessione di Universal Music Publishing Ricordi Srl.
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Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, Summertime

Il sasso nello stagno oggi ripropone un classico musicale sempre molto piacevole da ascoltare: Summertime, un’aria composta da George Gershwin per l’opera Porgy and Bess del 1935, con testo di DuBose Heyward e Ira Gershwin. L’opera Porgy and Bess il 10 Ottobre 1935 debuttava all’Alvin Theatre di New York e durante l’atto di apertura Clara, interpretata dalla cantante/attrice Abbie Mitchell, cantava “Summertime”, come ninna nanna al suo bambino.

Gershwin cominciò a comporre la canzone nel dicembre 1933, nell’intento di creare uno spiritual nello stile della musica folk afroamericana del periodo. La prima registrazione della canzone fu fatta da Abbie Mitchell il 19 luglio 1935, con George Gershwin al pianoforte e alla direzione orchestrale. Il testo è una tipica ninna nanna, in cui il cantante rassicura il bambino sul suo presente e futuro. La famosissima prima strofa recita: «Summertime, and the livin’ is easy. Fish are jumping, and the cotton is high. Your dad is rich, and your mother good lookin’, so hush little baby, don’t you cry.» (Estate, la vita è facile. I pesci saltano e il cotone cresce alto. Tuo padre è ricco e tua madre è bella, perciò taci, bambinello, non piangere.)

Il brano è divenuto uno tra i più popolari standard jazz ed è stato interpretato da un gran numero di artisti, sia in chiave jazz che in chiave rock; La prima versione ad entrare in una classifica fu quella di Billie Holiday, del settembre del 1936, che raggiunse la dodicesima posizione. Tra le molte registrazioni notevoli si ricordano quella di Louis Armstrong e Ella Fitzgerald (1957), Miles Davis (1958), Al Martino (1960), John Coltrane (1961), Janis Joplin (1968).

fonti: Wikipedia e Jazz in Family (immagine d’apertura)

Pink Floyd, A Great Day for Freedom – sassi sonori

Pink Floyd, dall’album “The Division Bell” [1994]‎

A Great Day for Freedom

On the day the wall came down
They threw the locks onto the ground
And with glasses high we raised a cry for freedom had arrived
On the day the wall came down
The Ship of Fools had finally ran aground
Promises lit up the night like paper doves in flight

I dreamed you had left my side
No warmth, not even pride remained
And even though you needed me
It was clear that I could not do a thing for you

Now life devalues day by day
As friends and neighbors turn away
And there’s a change that, even with regret, cannot be undone
Now frontiers shift like desert sands
While nations wash their bloodied hands
Of loyalty, of history, in shades of grey

I woke to the sound of drums
The music played, the morning sun streamed in
I turned and I looked at you
And all but the bitter residues slipped away… slipped away

*

Un grande giorno per la libertà

Il giorno che il muro cadde
Gettarono i lucchetti a terra
E sollevando i bicchieri levammo un grido perché era arrivata la libertà.
Il giorno che il muro cadde
La Nave dei Folli s’era finalmente arenata
Le Promesse illuminavano la notte
come colombe di carta in volo.

Ho sognato che non eri più al mio fianco
Non restava calore, né orgoglio
E anche se avevi bisogno di me
Era chiaro che non potevo fare niente per te

Ora la vita si svaluta giorno per giorno
E amici e vicini se ne vanno via
Qualcosa è cambiato e neanche con il rimpianto possiamo tornare indietro
Ora le frontiere si spostano come la sabbia del deserto
E le nazioni lavano le loro mani insanguinate
Di lealtà, di storia in sfumature di grigio

Mi sono svegliato al suono dei tamburi
La musica suonava, il sole del mattino entrava dalla finestra
Mi sono voltato e ti ho guardata
E tutto tranne i resti amari è scivolato via… scivolato via

Georges Moustaki, Lo straniero – sassi sonori

Georges Moustaki, Lo straniero

Con questa faccia da straniero sono soltanto un uomo vero
anche se a voi non sembrerà.
Ho gli occhi chiari come il mare capaci solo di sognare
mentre ormai non sogno più.
Metà pirata metà artista un vagabondo un musicista
che ruba quasi quanto dà
con questa bocca che berrà a ogni fontana che vedrà
e forse mai si fermerà.
Con questa faccia da straniero ho attraversato la mia vita
senza sapere dove andar
e’ stato il sole dell’estate e mille donne innamorate
a maturare la mia età.
Ho fatto male a viso aperto e qualche volta ho anche sofferto
senza però piangere mai
e la mia anima si sa in purgatorio finirà
salvo un miracolo oramai.
Con questa faccia da straniero sopra una nave abbandonata
sono arrivato fino a te
adesso tu sei prigioniera di questa splendida chimera
di questo amore senza età.
Sarai regina e regnerai, le cose che tu sognerai diventeranno realtà
il nostro amore durerà per una breve eternità
finché la morte non verrà.
Sarai regina e regnerai, le cose che tu sognerai diventeranno realtà
il nostro amore durerà per una breve eternità
finché la morte non verrà.
Il nostro amore durerà per una breve eternità
finché la morte non verrà.

Pink Floyd, Shine On You Crazy Diamond – sassi sonori

Shine On You Crazy Diamond è un brano musicale dei Pink Floyd, scritto da David Gilmour, Roger Waters e Richard Wright nel 1974. La canzone è uno struggente omaggio all’ex componente della band Syd Barrett, che aveva lasciato il gruppo nel 1968. La canzone fu eseguita per la prima volta durante il tour francese del 1974, e l’anno successivo fu inserita nel concept album Wish You Were Here del 1975. La lunga suite, registrata tra gennaio e luglio 1975, è composta da 9 parti e viene solitamente suddivisa in due: la prima va dalla parte I alla parte V, la seconda dalla parte VI alla parte IX. In origine i Pink Floyd avevano in mente di inserire l’intera canzone su un solo lato del vinile (sullo stile di Atom Heart Mother e Echoes); successivamente però la lunghezza della canzone li obbligò a dividere l’intera suite nelle due parti: I-V (all’inizio del lato a) e VI-IX (alla fine nel lato b); le due parti quindi aprono e chiudono l’album. La sezione conclusiva (o parte IX) della suite rende l’ennesimo omaggio a Syd Barrett, con il sintetizzatore che, in coda al brano accenna la melodia di See Emily Play, una delle prime canzoni pubblicate da Barrett con i Pink Floyd. Durante il tour francese del giugno 1974 fu per la prima volta eseguita con il titolo di Shine On. Fu eseguita come Shine On You Crazy Diamond durante il tour inglese nel novembre 1974. Nel 1976 un estratto dalla canzone è stato pubblicato in Italia come singolo (sempre dalla Harvest Records), insieme a Have a Cigar. (Wikipedia)

*

Shine On You Crazy Diamond 
*
Remember when you were young
You shine like the sun
Shine on you crazy diamond
.
Now there’s a look in your eyes
Like black holes in the sky
Shine on you crazy diamond
.
You were caught on the cross fire
Of childhood and stardom
Blown on the steel breeze
Come on you target for faraway laughter
Come on you stranger
You legend, you martyr and shine
.
You reached for the secret too soon
You cried for the moon
Shine on you crazy diamond
.
Threatened by shadows at night
And exposed in the light
Shine on you crazy diamond
.
Well, you wore out your welcome
With random precision
Rode on the steel breeze
Come on you raver, you seer of visions
Come on you painter
You piper, you prisoner and shine
.
Fonte: Musixmatch. Compositori: Roger Waters / David Jon Gilmour / Rick Wright (dal web)

Juri Camisasca, Il Carmelo di Echt – sassi sonori

Juri Camisasca, “Il Carmelo di Echt” (1991), dedicato alla santa cristiana di origine ebraica, testo:

“E per vivere in solitudine
nella pace e nel silenzio
ai confini della realtà,
mentre ad Auschwitz
soffiava forte il vento
e ventilava la pietà,
hai lasciato le cose del mondo,
il pensiero profondo
dai voli insondabili,
per una luce che sentivi dentro,
le verità invisibili.

Dove sarà Edith Stein?
Dove sarà?

I mattini di maggio
riempivano l’aria
i profumi nei chiostri
del carmelo di Echt.
Dentro la clausura
qualcuno che passava
selezionava gli angeli.
E nel tuo desiderio di cielo
una voce nell’aria si udì:
gli ebrei non sono uomini.
E sopra un camion
o una motocicletta che sia
ti portarono ad Auschwitz.

Dove sarà Edith Stein?
Dove sarà?

E per vivere in solitudine
nella pace e nel silenzio
nel carmelo di Echt.”

(Per questa proposta si ringrazia Flavio Almerighi)

“Una canzone su Edith Stein (Suor Maria Teresa della Croce) , dottore in filosofia e religiosa cattolica di origine ebraica.
Per sottrarla alle persecuzioni razziali l’ordine carmelitano la trasferì ad Echt, in Olanda, nel 1938. L’invasione tedesca estese anche all’Olanda la legislazione sulla razza e le deportazioni. La popolazione e le autorità religiose non subirono la cosa senza resistere: il 20 luglio 1942 la conferenza dei vescovi olandese fece leggere in tutte le chiese un comunicato nel quale si condannavano le politiche razziste dell’invasore. Una settimana dopo i tedeschi risposero dando un giro di vite alla repressione e cominciando a deportare anche i cosiddetti “discriminati”, come Edith Stein e sua sorella, che vennero internate prima a Westerbork e poi ad Auschwitz, dove Edith fu uccisa il 9 agosto 1942.”

(dal sito canzoni contro la guerra)

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Un approfondimento su Edith Stein al seguente link: https://m.famigliacristiana.it/articolo/edith-stein-dall-ateismo-al-martirio-ad-auschwitz.htm

Bob Dylan, Blowin’ in the wind – sassi sonori

Blowin’ in the Wind è una famosa canzone di contenuto pacifista scritta da Bob Dylan nel 1962 e pubblicata la prima volta l’anno successivo nell’album The Freewheelin’ Bob Dylan. Questo brano è da molti considerato il manifesto della generazione dei giovani statunitensi disillusi dalla politica portata avanti negli anni cinquanta e sessanta dal loro paese e sfociata dapprima nella guerra fredda e poi nella guerra del Vietnam. Dylan stesso dichiarò che Blowin’ in the Wind era stata ispirata da “No More Auction Block”, un canto degli schiavi afroamericani: “‘Blowin’ in the Wind’ has always been a spiritual. I took it off a song called ‘No More Auction Block’ — that’s a spiritual and ‘Blowin’ in the Wind’ follows the same feeling” (da un’intervista con Marc Rowland nel 1978, riportato sulle note di copertina del citato bootleg del 1991)

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Bob Dylan, Blowin’ in the wind

How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
Yes, ‘n’ how many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, ‘n’ how many times must the cannon balls fly
Before they’re forever banned?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

How many times must a man look up
Before he can see the sky?
Yes, ‘n’ how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, ‘n’ how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

How many years can a mountain exist
Before it’s washed to the sea?
Yes, ‘n’ how many years can some people exist
Before they’re allowed to be free?
Yes, ‘n’ how many times can a man turn his head,
Pretending he just doesn’t see?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

[1962]
Lyrics and music by Bob Dylan
Album: The Freewheelin’ Bob Dylan [1963]

SOFFIA NEL VENTO

Quante strade deve percorrere un uomo
prima che lo si possa chiamare uomo?
Sì, e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
prima che possa riposare nella sabbia?
Sì, e quante volte le palle di cannone dovranno volare
prima che siano per sempre bandite?
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quante volte un uomo deve guardare verso l’alto
prima che riesca a vedere il cielo?
Sì, e quante orecchie deve avere un uomo
prima che possa sentire la gente piangere?
Sì, e quante morti ci vorranno perchè egli sappia
che troppe persone sono morte?
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quanti anni può esistere una montagna
prima di essere spazzata fino al mare?
Sì, e quanti anni la gente deve vivere
prima che possa essere finalmente libera?
Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa
fingendo di non vedere?
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Versione italiana di Michele Murino  (leggermente rivista da Lorenzo Masetti) – per questo articolo si ringrazia il sito “Canzoni contro la guerra” — in apertura: Yves Tanguy, Giorno dell’indolenza, 1937.

Leonard Cohen, There is a War – sassi sonori

There is a War

Testo e musica di Leonard Cohen; Album: “New Skin for the Old Ceremony” (1974)

There is a war between the rich and poor,
a war between the man and the woman.
There is a war between the ones who say there is a war
and the ones who say there isn’t.

Why don’t you come on back to the war, that’s right, get in it,
why don’t you come on back to the war, it’s just beginning.

Well I live here with a woman and a child,
the situation makes me kind of nervous.
Yes, I rise up from her arms, she says “I guess you call this love”;
I call it service.

Why don’t you come on back to the war, don’t be a tourist,
why don’t you come on back to the war, before it hurts us,
why don’t you come on back to the war, let’s all get nervous.

You cannot stand what I’ve become,
you much prefer the gentleman I was before.
I was so easy to defeat, I was so easy to control,
I didn’t even know there was a war.

Why don’t you come on back to the war, don’t be embarrassed,
why don’t you come on back to the war, you can still get married.

There is a war between the rich and poor,
a war between the man and the woman.
There is a war between the left and right,
a war between the black and white,
a war between the odd and the even.

Why don’t you come on back to the war, pick up your tiny burden,
why don’t you come on back to the war, let’s all get even,
why don’t you come on back to the war, can’t you hear me speaking?

*

Versione italiana di Franco Senia (dal suo Black Blog) condivisa dal sito “Canzoni contro la guerra”, che si ringrazia.

C’è una guerra

C’è una guerra fra il ricco e il povero,
una guerra fra l’uomo e la donna.
C’è una guerra fra chi dice che c’è una guerra
e chi dice che non c’è.

Perché non torni a combattere? è giusto, vacci!
Perchè non torni a combattere? è appena cominciata.

Io vivo qui con una donna e un bambino,
è una situazione che mi rende nervoso.
Sì – mentre mi scioglievo dal suo abbraccio – lei ha detto “Scommetto che tu questo lo chiami amore”;
Io lo chiamo servizio.

Perché non torni a combattere? Non essere un turista
Perché non torni a combattere? Prima che tu ti faccia male
Perché non torni a combattere? Lascia che tutto si agiti

Non puoi rimanere quel che io sono diventato,
devi preferire il gentiluomo che ero prima.
Ero così facile da battere, così facile da controllare,
non sapevo ancora che ci fosse una guerra.

Perché non torni a combattere? Non essere imbarazzato
Perché non torni a combattere? Puoi ancora sposarti

C’è una guerra fra il ricco e il povero,
una guerra fra l’uomo e la donna.
C’è una guerra fra il bianco e il nero,
una guerra fra il dispari e il pari.

Perché non torni a combattere? Assumiti le tue minuscole responsabilità,
Perché non torni a combattere? lascia che le cose siano semplici,
Perché non torni a combattere? puoi sentire quel che sto dicendo?

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Benny Goodman & His Orchestra, Fascinating Rhythm – sassi sonori

Benny” Goodman (Chicago, 30 maggio 1909 – New York, 13 giugno 1986) è stato un clarinettista, compositore e bandleader statunitense. Figlio di un povero sarto ebreo di origine polacca, con undici fratelli, Benjamin David, detto Benny, Goodman fu indirizzato proprio per volontà del padre agli studi musicali. Nella sua città, nuova capitale del jazz degli anni Venti, il giovane Benny Goodman si distinse subito nelle sue esibizioni per l’eleganza formale e la notevole raffinatezza stilistica, oltre che per l’evidentissimo rispetto delle regole armoniche di ovvia scuola europea, apprese negli anni degli studi con F. Schoepp, un immigrato tedesco insegnante al Chicago Musical College. Le sue prime incisioni (1926), nell’orchestra di Ben Pollack, rivelano uno stile aspro, ma già personale. Dopo la crisi economica del 1929 tornò alla musica da ballo, fondando un’orchestra jazz (1934). Nel 1935 arrivò il successo: dimenticate le canzoni tristi della depressione, la gente riscoprì il jazz nella sua nuova e gaia veste, lo swing: Goodman fu il primo bianco a lanciarlo, riuscendo a operare quella fusione fra la tradizione musicale nera e quella bianca che diede al jazz nuove possibilità e gli permise di raggiungere un pubblico più ampio. Molti altri lo seguirono; Goodman seppe, però, mantenere il primato, alternando le canzoni a una sincera opera di divulgazione del jazz. All’apice della fama (1936-45), consacrata il 16 gennaio del 1938 con un concerto in quella Carnegie Hall tempio della musica classica di New York, Goodman ebbe con sé solisti come H. James e G. Krupa. Non è, però, da dimenticare che Goodmann mise contemporaneamente in luce la sua manifesta propensione per i piccoli gruppi e diresse formazioni a organico ristretto e con soli musicisti neri (T. Wilson, L. Hampton e C. Christian), che restano tra i vertici del jazz. All’avvento del bebop Goodman tentò un cauto avvicinamento (1948-49), ma poi se ne ritrasse, scivolando in una statica rievocazione degli anni felici. Goodman fu anche sommo esecutore classico: incise pagine di W.A. Mozart, C.M. von Weber e I. Stravinskij e ne commissionò a B. Bartók, P. Hindemith e A. Copland. (da sapere.it)

Barry McGuire, Eve Of Destruction – sassi sonori

Eve of Destruction (La vigilia della distruzione) è una canzone di protesta, scritta da P.F. Sloan nel 1965. Numerosi artisti l’hanno registrata, ma la versione più conosciuta è quella di Barry McGuire. La registrazione ebbe luogo fra il 12 ed il 15 luglio 1965 a Los Angeles, e fu pubblicata dalla Dunhill Records. I musicisti erano i migliori session men di Los Angeles: P.F. Sloan alla chitarra, Hal Blaine (dei Wrecking Crew di Phil Spector) alla batteria e Larry Knetchel al basso. La versione che fu pubblicata sul singolo era stata pensata come un demo di prova, e non una versione definitiva. Ma prima che si potesse registrare di nuovo il brano, il demo arrivò nelle mani di un DJ, che cominciò a suonarla, rendendola popolare. Visto il successo immediato di quel brano “provvisorio”, McGuire non registrò un’altra versione della canzone. La canzone è un grave avvertimento di una apocalisse imminente, ed è considerata da molti come esempio di “brano di protesta”. (Wikipedia)

Barry McGuire, Eve Of Destruction (1965)

The eastern world, it is explodin’,
Violence flarin’, bullets loadin’,
You’re old enough to kill but not for votin’,
You don’t believe in war, but what’s that gun you’re totin’,
And even the Jordan river has bodies floatin’,
But you tell me over and over and over again my friend,
Ah, you don’t believe we’re on the eve of destruction.
.
Don’t you understand, what I’m trying to say?
And can’t you feel the fears I’m feeling today?
If the button is pushed, there’s no running away,
There’ll be no one to save with the world in a grave,
Take a look around you, boy, it’s bound to scare you, boy,
And you tell me over and over and over again my friend,
Ah, you don’t believe we’re on the eve of destruction.
.
Yeah, my blood’s so mad, feels like coagulatin’,
I’m sittin’ here, just contemplatin’,
I can’t twist the truth, it knows no regulation,
Handful of Senators don’t pass legislation,
And marches alone can’t bring integration,
When human respect is disintegratin’,
This whole crazy world is just too frustratin’,
And you tell me over and over and over again my friend,
Ah, you don’t believe we’re on the eve of destruction.
.
Think of all the hate there is in Red China!
Then take a look around to Selma, Alabama!
Ah, you may leave here, for four days in space,
But when your return, it’s the same old place,
The poundin’ of the drums, the pride and disgrace,
You can bury your dead, but don’t leave a trace,
Hate your next door neighbor, but don’t forget to say grace,
And you tell me over and over and over and over again my friend,
You don’t believe we’re on the eve of destruction.
.
No, no, you don’t believe we’re on the eve of destruction.
.
(Fonte: LyricFind / Compositori: P. F. Sloan / Testo di Eve of Destruction © Universal Music Publishing Group)
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*
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La vigilia della distruzione
.

“I paesi dell’est stanno esplodendo
la violenza dilaga, i proiettili caricati
tu sei abbastanza grande per uccidere
ma non per votare
non credi nella guerra ma cos’era
quel fucile che portavi addosso?
Anche sul fiume Giordano galleggiano corpi

Ma dimmi un’altra volta ancora amico mio
tu non ci credi
che siamo alla vigilia della distruzione
non capisci quello che sto cercando di dire
non provi le stesse paure
che provo io di questi tempi?
Una volta premuto il pulsante
da qui non si scappa
qui non si salverà nessuno
il mondo diverrà un sepolcro

Datti un’occhiata attorno ragazzo
è il destino a spaventarti ragazzo
e dimmi un’altra volta ancora amico mio
tu non ci credi
che siamo alla vigilia della distruzione

Mi si gela il sangue nelle vene, come coagulato
eesto qui fermo a riflettere
non posso ribellarmi
la realtà, si sa, non ha regole
un pugno di senatori non approvano le leggi
e marciare soltanto non serve a niente
quando il rispetto per gli esseri umani non esiste più
tutto questo pazzo mondo è solo deprimente

E dimmi ancora
ancora un’altra volta amico mio
tu non ci credi
che siamo alla vigilia della distruzione

Pensare che tutto l’odio sia tutto nella rossa Cina
e poi trovarlo qui attorno a Selma, Alabama
tu potrai anche andartene per qualche giorno lontano
ma quando ritornerai troverai
sempre lo stesso vecchio posto
i colpi dei tamburi, l’orgoglio e la sciagura
puoi seppellire i tuoi morti
ma non mostrare tracce di odio
per quelli della porta accanto
non dimenticare di rendere grazie

E dimmi ancora un’altra volta
amico mio, tu non ci credi
che siamo alla vigilia della distruzione
no, tu non ci credi”.

(Traduzione a cura di Arianna Russo per InfinitiTesti)

– in apertura: opera di Joan Mirò –

U2, Sunday Bloody Sunday – sassi sonori

La canzone, del 1982, fa parte dell’album War (1983). A prescindere dal momento e dall’evento, che hanno dettato all’autore il brano, continua a destare attenzione la sua straziante attualità…E la battaglia è appena cominciata / Ci sono molte perdite, ma dimmi chi ha vinto?/ Le trincee scavate nei nostri cuori…

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SUNDAY BLOODY SUNDAY

I can’t believe the news today
Oh, I can’t close my eyes
And make it go away
How long…
How long must we sing this song?
How long? How long…
‘cause tonight…we can be as one
Tonight…

Broken bottles under children’s feet
Bodies strewn across the dead end street
But I won’t heed the battle call
It puts my back up
Puts my back up against the wall

Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday

And the battle’s just begun
There’s many lost, but tell me who has won
The trench is dug within our hearts
And mothers, children, brothers, sisters
Torn apart

Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday

How long…
How long must we sing this song?
How long? How long…
‘cause tonight…we can be as one
Tonight…tonight…

Sunday, Bloody Sunday
Sunday, Bloody Sunday

Wipe the tears from your eyes
Wipe your tears away
Oh, wipe your tears away
Oh, wipe your tears away
(Sunday, Bloody Sunday)
Oh, wipe your blood shot eyes
(Sunday, Bloody Sunday)

And it’s true we are immune
When fact is fiction and TV reality
And today the millions cry
We eat and drink while tomorrow they die

(Sunday, Bloody Sunday)

The real battle just begun
To claim the victory Jesus won
On…
Sunday Bloody Sunday

*

DOMENICA, SANGUINOSA DOMENICA

Non riesco a credere alle notizie oggi
Non posso chiudere gli occhi e farle andare via.
Per quanto,
Per quanto dovremo cantare questa canzone?
Per quanto, per quanto?
Perché stanotte
Noi possiamo essere uniti, stanotte.

Bottiglie rotte sotto i piedi dei bimbi
Corpi sparsi ai lati del vicolo cieco.
Ma non darò retta al richiamo alla lotta
Mi mette le spalle
Mi mette con le spalle al muro.

Domenica, sanguinosa domenica.
Domenica, sanguinosa domenica.
Domenica, sanguinosa domenica.
Domenica, sanguinosa domenica.
Oh, andiamo.

E la battaglia è appena cominciata
Ci sono molte perdite, ma dimmi chi ha vinto?
Le trincee scavate nei nostri cuori
E madri, figli, fratelli, sorelle
Separati.

Domenica, sanguinosa domenica.
Domenica, sanguinosa domenica.

Per quanto,
Per quanto dovremo cantare questa canzone?
Per quanto, per quanto?
Perché stanotte
Noi possiamo essere uniti, stanotte.
Domenica, sanguinosa domenica.
Domenica, sanguinosa domenica.

Asciuga le lacrime dai tuoi occhi
Asciuga le tue lacrime.
Asciugherò le tue lacrime.
Asciugherò via le tue lacrime.
Asciugherò i tuoi occhi arrossati.
Domenica, sanguinosa domenica.
Domenica, sanguinosa domenica.

Ed è vero siamo immuni
Quando la verità è romanzo e la TV realtà.
Ed oggi a milioni piangono
Mangiamo e beviamo
Mentre domani loro morranno

La vera battaglia è appena cominciata
Per reclamare la vittoria che Gesù ottenne
In una…

Domenica, sanguinosa domenica
Domenica, sanguinosa domenica.

(in apertura, opera di Jean-Michel Basquiat, Sanstitre, 1981)

Antonello Venditti, Sotto il segno dei pesci – sassi sonori

Sotto il segno dei pesci, 1978, testo e musica di Antonello Venditti, tratta dall’album omonimo. Questo storico disco di Venditti, un album che in questi ultimi mesi è stato riproposto integralmente e cantato con vari ospiti per il suo quarantennale, è forse l’album della svolta definitiva verso il pop, che, nella semplicità dei testi, è riuscito a raccontare le storie, gli ideali e le illusioni di quegli anni in cui inevitabilmente il personale era politico e il politico era personale. Esemplare in questo senso, la canzone che dava il titolo e che apriva l’album: una canzone sulla fine di quel sogno collettivo di “meritarsi un’altra vita più giusta e libera”, un sogno di cui si presagisce la fine nell’individualismo e imborghesimento, che caratterizzerà il decennio successivo. Così, sul finire degli anni Settanta del secolo scorso, un Venditti non ancora trentenne poteva cantare la nostalgia dei suoi vent’anni, quando si era stupidi davvero, ma, tra discussioni, canzoni di lotta e impegno politico, si era forse anche più felici (adatt. dall’intro redatta dal sito ‘Canzoni contro la guerra’ che si ringrazia).

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Ti ricordi quella strada, eravamo io e te,
e la gente che correva, e gridava insieme a noi,
tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore,
ed unità per noi, che meritiamo un’altra vita
più giusta e libera se vuoi
corri amore, corri non aver paura.

Mi chiedevi che ti manca, una casa tu ce l’hai,
hai una donna, una famiglia, che ti tira fuori dai guai,
ma tutto quello che voglio, pensavo, è solamente amore,
ed unità per noi, che meritiamo un’altra vita
più giusta e libera se vuoi

Nata sotto il segno
nata sotto il segno dei pesci

Ed il rock passava lento sulle nostre discussioni,
Diciott’anni son pochi, per promettersi il futuro,
ma tutto quel che voglio, dicevo, è solamente amore,
ed unità per noi
che meritiamo un’altra vita,
violenta e tenera se vuoi

Nata sotto il segno
nata sotto il segno dei pesci

E Marisa se n’è andata, oggi insegna in una scuola,
vive male e insoddisfatta, e capisce perché è sola,
ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore
ed unità per noi,
che meritiamo un’altra vita,
violenta e tenera se vuoi

Nata sotto il segno
nata sotto il segno dei pesci

E Giovanni è un ingegnere che lavora in una radio,
ha bruciato la sua laurea, vive solo di parole
ma tutto quel che cerca e che vuole è solamente amore
ed unità per noi

stretti in una libera sorte
violenti e teneri se vuoi
figli di una vecchia canzone

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Roberto Vecchioni, La stazione di Zima – sassi sonori

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Roberto Vecchioni, La stazione di Zima 
di Giorgio Chiantini
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“La stazione di Zima” è una di quelle canzoni che ascolto sempre con grande interesse e commozione.
Zima è una cittadina della Siberia sud-orientale (Oblast’ di Irkutsk), situata 251 km a nord-ovest del capoluogo Irkutsk, lungo il fiume Oka, nei pressi della confluenza in esso del piccolo fiume omonimo; è il capoluogo amministrativo del distretto omonimo; Vecchioni l’ha eletta protagonista di una sua canzone ispirata dal poema di Evtušenko e contenuta nell’album “El bandolero stanco” del 1997. Il Prof, come amichevolmente viene definito il cantautore lombardo, quando gli chiesero di una eventuale candidatura al Nobel, citò questa canzone come la massima espressione della sua arte.

La canzone racconta di una persona che conversa con Dio circa l’opportunità di scegliere dove e quando interrompere il viaggio che ciascuno di noi ha intrapreso nel venire al mondo. Il Signore stesso gli risponde che non è una richiesta, ma un vincolo quello di non poterlo fare come uomo e gli dice appunto, simbolicamente, di non scendere a Zima, una stazione decadente, dove c’è un solo vaso di gerani e poi più nulla, come coronamento della fine del viaggio più importante. Forse è un Dio magnanimo, un Dio che racconta la Sua stessa magnificenza (“così grande” …forse la vita dopo la morte, le “milioni di stelle inutili”) che invita l’uomo a non scendere, perché probabilmente ha immaginato per lui una stazione di arrivo diversa sia nel tempo che nel luogo.

Invece l’uomo, che si definisce “solo un uomo”, decide di non ascoltare il consiglio di Dio e di scendere ugualmente ed in questa decisione sembra concretizzarsi la pienezza dell’intera umanità, lì, proprio a Zima, nell’incontro con la morte. Questo incontro è “consistenza lieve delle foglie”, che ci accomuna nella consapevolezza (orgogliosa) della propria finitezza; finitezza che raggiungiamo “tenendoci per mano” e tenendo ben presente che “L’importante è la mia vita finché sarà la mia”.

Il racconto di come il cantautore immagina quella svolta finale prosegue fino alla chiusa, che avvalora la forza della scelta e del decidere da sé per se stesso: io, uomo, ho deciso della mia vita, con gli strumenti che la mia imperfezione umana mi dà; non ho null’altro da chiedere a me stesso e con ciò Vecchioni sembra sottolineare che questa scelta, come di ogni scelta autonoma e fatta secondo coscienza, Dio non possa che compiacersene e, rivolgendosi proprio a lui dice:

“…Guardami, io so amare soltanto come un uomo guardami, a malapena ti sento, e tu sai dove sono…ti aspetto qui, Signore, quando ti va, alla stazione di Zima…”

La stazione di Zima

C’è un solo vaso di gerani
dove si ferma il treno,
e un unico lampione,
che si spegne se lo guardi,
e il più delle volte
non c’è ad aspettarti nessuno,
perché è sempre
troppo presto o troppo tardi.
“Non scendere”, mi dici,
continua con me questo viaggio
e così sono lieto di apprendere
che hai fatto il cielo
e milioni di stelle inutili

come un messaggio,
per dimostrarmi che esisti,
che ci sei davvero.
Ma vedi, il problema non è
che tu ci sia o non ci sia
il problema è la mia vita
quando non sarà più la mia,
confusa in un abbraccio
senza fine,
persa nella luce tua, sublime,
per ringraziarti
non so di cosa e perché.
Lasciami
questo sogno disperato
d’esser uomo,
lasciami
quest’orgoglio smisurato
di esser solo un uomo;
perdonami, Signore,
ma io scendo qua,
alla stazione di Zima.
Alla stazione di Zima
qualche volta c’è il sole
e allora usciamo tutti a guardarlo
e a tutti viene in mente
che cantiamo la stessa canzone
con altre parole
e che ci facciamo male
perché non ci capiamo niente.
E il tempo non s’innamora due volte
di uno stesso uomo
abbiamo la consistenza lieve delle foglie,
ma ci teniamo la notte per mano
stretti fino all’abbandono,
per non morire da soli
quando il vento ci coglie.
Perché vedi, l’importante non è
che tu ci sia o non ci sia:
l’importante è la mia vita
finché sarà la mia.
Con te, Signore
è tutto così grande,
così spaventosamente grande,
che non è mio, non fa per me.
Guardami,
io so amare soltanto come un uomo
guardami,
a malapena ti sento,
e tu sai dove sono…
ti aspetto qui, Signore,
quando ti va,
alla stazione di Zima.

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Roberto Michele Massimo Vecchioni, noto come Roberto Vecchioni (Carate Brianza, 25 giugno 1943), è un cantautore, paroliere, scrittore, poeta, insegnante e attore italiano. Ha vinto i quattro premi più importanti della musica italiana: il Premio Tenco nel 1983, il Festivalbar nel 1992, il Festival di Sanremo e il Premio Mia Martini della critica nel 2011; ha vinto, inoltre, il Premio Lunezia Antologia 2013. Annoverato fra i cantautori italiani più importanti, influenti e stilisticamente eterogenei, nella sua opera è ricorrente l’intrecciarsi del proprio essere con i più svariati miti della storia, della letteratura o dell’arte; miti presi in prestito, non tanto per descriverne le gesta, quanto piuttosto come espediente per rappresentare una parte di sé. Dal 1969 al 2004 ha ricoperto anche l’incarico di insegnante di scuola media superiore in diversi licei classici delle province di Milano e di Brescia. Ha tenuto e tiene come docente vari corsi universitari. (da Wikipedia)

Bruce Springsteen, Dancing In the Dark – sassi sonori

Bruce Springsteen, Dancing In the Dark, tratta dall’album Born in the U.S.A.(1984)

I get up in the evening
And I ain’t got nothing to say
I come home in the morning
I go to bed feeling the same way
I ain’t nothing but tired
Man, I’m just tired and bored with myself
Hey there baby, I could use just a little help

You can’t start a fire
You can’t start a fire without a spark
This gun’s for hire
Even if we’re just dancing in the dark

Message keeps getting clearer
Radio’s on and I’m moving ‘round the place
I check my look in the mirror
I wanna change my clothes, my hair, my face
Man, I ain’t getting nowhere
I’m just living in a dump like this
There’s something happening somewhere
Baby I just know that there is

You can’t start a fire
You can’t start a fire without a spark
This gun’s for hire
Even if we’re just dancing in the dark

You sit around getting older
There’s a joke here somewhere and it’s on me
I’ll shake this world off my shoulders
Come on, baby, the laugh’s on me

Stay on the streets of this town
And they’ll be carving you up all right
They say you gotta stay hungry
Hey, baby, I’m just about starving tonight
I’m dying for some action
I’m sick of sitting ‘round here trying to write this book
I need a love reaction
Come on now, baby, gimme just one look

You can’t start a fire
Sitting ‘round crying over a broken heart
This gun’s for hire
Even if we’re just dancing in the dark
You can’t start a fire
Worrying about your little world falling apart
This gun’s for hire
Even if we’re just dancing in the dark
Even if we’re just dancing in the dark
Even if we’re just dancing in the dark
Even if we’re just dancing in the dark
Hey, baby

*

Ballando al buio

Mi alzo di sera
Senza niente da dire
Torno a casa al mattino
Vado a dormire sentendomi allo stesso modo
Ho solo stanchezza
Sono solo stanco e stufo di me
Ehilà, potrei avere solo bisogno di un piccolo aiuto

Non puoi accendere un fuoco
Non puoi accendere un fuoco senza scintilla
Questo fucile è pronto
Anche se stiamo solo ballando al buio

I messaggi continuano ad essere chiari
La radio è accesa e mi muovo nei dintorni
Guardo il mio aspetto allo specchio
Voglio cambiare i miei panni, capelli e il mio volto
Non sto andando da nessuna parte
Vivo solo in una bettola come questa
Sta accadendo qualcosa da qualche parte
Piccola, so solo che c’è…

Non puoi accendere un fuoco
Non puoi accendere un fuoco senza scintilla
Questo fucile è pronto
Anche se stiamo solo ballando al buio

Sei seduto a invecchiare
C’è uno scherzo che mi riguarda da qualche parte
Scrollo il mondo dalle mie spalle
Dai, piccola, la risata è per me

Resti per le strade di questa città
E ti definiranno perfettamente
Dicono che devi rimanere affamata
Piccola, sto morendo di fame stasera
Sto morendo per qualche azione
Sono stufo di aspettare qui provando a scrivere questo libro
Ho bisogno di una reazione amorosa
Dai, piccola, concedimi uno sguardo

Non puoi accendere un fuoco
Aspettando, piangendo su un cuore infranto
Questo fucile è pronto
Anche se stiamo solo ballando al buio
Non puoi accendere un fuoco
Con la preoccupazione che il tuo mondo sta crollando
Questo fucile è pronto
Anche se stiamo solo ballando al buio

Hey, baby