Queen, Bohemian Rhapsody – sassi sonori (24 novembre 2021)

24 novembre 1991…30 anni come fosse ieri, quando, tra i banchi di scuola, sentimmo la notizia della sua scomparsa…Il sasso nello stagno di AnGre ripropone questo articolo in occasione di questo anniversario. Buona lettura e buon ascolto.

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Bohemian Rhapsody è un singolo del gruppo musicale britannico Queen, pubblicato il 31 ottobre 1975 come primo estratto dal quarto album in studio A Night at the Opera. Ottenne subito un enorme successo, rimanendo al vertice della Official Singles Chart per nove settimane e arrivando a vendere più di un milione di copie nel gennaio del 1976; raggiunse nuovamente la prima posizione verso la fine del 1991 (dopo la morte del frontman Freddie Mercury), quando fu ripubblicato come doppio singolo insieme a These Are the Days of Our Lives. L’uscita del singolo fu accompagnata da un video musicale ancora oggi ritenuto tra i più famosi e importanti tra quelli realizzati nel suo genere e fu tra i primi video ad essere stato messo in onda nei circuiti televisivi, contribuendo a creare un nuovo linguaggio visivo nel mondo della musica.

Freddie Mercury scrisse la maggior parte di Bohemian Rhapsody nella sua casa situata a Kensington, nella zona ovest di Londra, nei primi mesi del 1975; in molti si sono interrogati sul reale significato del titolo del brano; in realtà, il nome “Bohemian Rhapsody” evoca la particolare struttura musicale della canzone stessa, considerata non convenzionale (la rapsodia). Le registrazioni del brano iniziarono il 24 agosto 1975 presso il Rockfield Studio 1, vicino Monmouth in Galles, dopo tre settimane di prova a Herefordshire. Le sessioni richiesero sei settimane di lavoro, ma alla fine il risultato fu assai soddisfacente per tutti, dal momento che il brano fu curato nei minimi dettagli (l’album A Night at the Opera risultò tra i più costosi di sempre nella storia della musica). In alcune parti, le voci dei Queen furono sovraregistrate diverse volte (pare addirittura per un totale di circa 180 parti vocali), cosa davvero incredibile per quei tempi e, non disponendo gli stessi studi di nastri capaci di contenere tutte le tracce necessarie per l’incisione del brano, si fu costretti a sperimentare un nuovo tipo di supporto, in cui si dovettero tagliare e incollare manualmente più sezioni, appunto, di nastro.

Il brano è celebre per la sua particolare struttura musicale, composta da cinque diverse parti principali: un’introduzione corale cantata a cappella, un segmento in stile ballata che termina con un assolo di chitarra, un passaggio d’opera, una sezione di hard rock e un altro segmento in stile ballata che conclude su una sezione solo piano e chitarra. La sua struttura è considerata, insieme a Innuendo, un punto di svolta nella sperimentazione iniziata da Freddie Mercury già con brani come The March of the Black Queen. Il testo di Bohemian Rhapsody è stato interamente scritto da Freddie Mercury; contiene numerosi riferimenti religiosi e al passato di Mercury e per i componenti della band è sempre stato un mistero il vero significato di questo testo, che, in qualche modo, rappresenta la complessità del cantante.

Il brano ebbe molte difficoltà ad essere pubblicato come singolo (e ad essere trasmesso in radio) a causa della durata di quasi sei minuti, un tempo improponibile per un singolo rock dell’epoca. La svolta si ebbe quando Kenny Everett, un DJ amico di Mercury, riuscì a farsi dare una copia del brano, sotto la promessa di non trasmetterlo via radio. In realtà Mercury sapeva bene che il DJ non avrebbe tenuto fede alle promesse e cercando proprio di fare pubblicità al brano glielo diede. Everett iniziò a trasmetterlo di continuo, arrivando anche a toccare le quattordici volte in due giorni. Il successo fu tale che l’etichetta discografica fu “costretta” a pubblicare il singolo, uscito il 31 ottobre 1975, che venne certificato disco di platino e rimase per nove settimane al primo posto della classifica britannica. (testo tratto e adattato da Wikipedia, che si ringrazia – in apertura: Opera di Vasilij Kandinskij, Dipinto blu)

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Queen, Bohemian Rhapsody (trad.)

Questa è la vita vera?
o è solo fantasia?
Travolto da una frana
Senza scampo dalla realtà
Apri i tuoi occhi
Alza lo sguardo al cielo e vedrai
Sono solo un povero ragazzo, non ho bisogno di comprensione
Perché mi lascio trasportare, sono un indolente,
Un po’ su un po’ giù
Comunque soffi il vento, a me non importa
.
Mamma, ho appena ucciso un uomo,
Gli ho puntato una pistola alla testa,
Ho premuto il grilletto, ed ora è morto,
Mamma, la vita era appena iniziata,
Ma ora l’ho lasciata e l’ho buttata via
Mamma, ooo
Non volevo farti piangere
Se non sarò tornato a quest’ora domani
Va avanti, va avanti, come se niente fosse
.
Troppo tardi, è venuta la mia ora,
Brividi lungo la mia schiena
Il corpo mi fa male in continuazione,
Addio a tutti, devo andare
Devo lasciarvi tutti alle mie spalle ed affrontare la verità
Mamma, ooo (comunque il vento soffia)
Non voglio morire,
Qualche volta vorrei non essere mai nato
Intravedo una sottile sagoma d’uomo,
Scaramouch, scaramouch, ballerai il fandango?
Fulmini e saette molto, molto spaventoso
Galileo, Galileo,
Galileo, Galileo,
Galileo figaro Magnifico
.
Ma sono solo un povero ragazzo e nessuno mi ama
È solo un povero ragazzo di povera famiglia
Risparmiate la sua vita da questa mostruosità
mi lascio trasportare, sono un indolente, mi lascerete andare?
Bismillah! No, non ti lasceremo andare – lasciatelo andare
Bismillah! Non ti lasceremo andare – lasciatelo andare
Bismillah! Non ti lasceremo andare – lasciatemi andare
Non ti lasceremo andare – lasciatemi andare (mai!)
Non ti lasceremo andare – lasciatemi andare
Non mi lasceranno mai andare, ooo
No, no, no, no, no, no, no
Mamma mia, mamma mia, mamma mia lasciami andare
Beelzebù ha messo un diavolo da parte per me,
Per me
Per me
.
Così pensate di potermi lapidare e sputarmi in un occhio
Così pensate di potermi amare e lasciarmi morire
Oh tesoro non puoi farmi questo
Devo solo uscirne, devo solo uscire dritto via da qui
.
Ooh yeah, ooh yeah
Niente veramente importa
Chiunque può capirlo
Niente veramente importa, niente veramente m’importa,
In qualsiasi direzione soffi il vento…
(tratto da angolotesti.it)
.
Bohemian Rhapsody
.
Is this the real life?
Is this just fantasy?
Caught in a landslide
No escape from reality
Open your eyes
Look up to the skies and see
I’m just a poor boy, I need no sympathy
Because I’m easy come, easy go
A little high, little low
Anyway the wind blows, doesn’t really matter to me, to me
.
Mama, just killed a man
Put a gun against his head
Pulled my trigger, now he’s dead
Mama, life had just begun
But now I’ve gone and thrown it all away
Mama, oh oh 
Didn’t mean to make you cry
If I’m not back again this time tomorrow
Carry on, carry on, as if nothing really matters
.
Too late, my time has come
Sends shivers down my spine
Body’s aching all the time
Goodbye everybody I’ve got to go
Gotta leave you all behind and face the truth
Mama, oh oh (anyway the wind blows)
I don’t want to die
Sometimes wish I’d never been born at all
.
I see a little silhouetto of a man
Scaramouch, Scaramouch will you do the Fandango
Thunderbolt and lightning very very frightening me
Gallileo, Gallileo, Gallileo, Gallileo, Gallileo, figaro, magnifico
.
I’m just a poor boy and nobody loves me
He’s just a poor boy from a poor family
Spare him his life from this monstrosity
Easy come easy go will you let me go
Bismillah, no we will not let you go, let him go
Bismillah, we will not let you go, let him go
Bismillah, we will not let you go, let me go
(Will not let you go) let me go (never, never let you go) let me go (never let me go)
Oh oh no, no, no, no, no, no, no
Oh mama mia, mama mia, mama mia let me go
Beelzebub has a devil put aside for me for me for me
.
So you think you can stop me and spit in my eye
So you think you can love me and leave me to die
Oh baby can’t do this to me baby
Just gotta get out just gotta get right outta here
.
Oh oh oh yeah, oh oh yeah
Nothing really matters
Anyone can see
Nothing really matters 
Nothing really matters to me
Anyway the wind blows
(by Freddie Mercury – testo tratto dal web)

Robbie Williams, Angels – sassi sonori

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Angels è un singolo del 1997 di Robbie Williams tratto dall’album Life thru a Lens, scritto da Guy Chambers e Robbie Williams.

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Angeli

Io mi siedo e aspetto
che un angelo guardi il mio destino
loro conoscono
i posti dove andremo
quando saremo vecchi e coi capelli grigi
perché mi hanno detto
che la salvezza fa aprire le loro ali
così quando io sono disteso nel mio letto
i pensieri scorrono nella mia testa;
io sento che l’amore è morto,
ed invece mi sto innamorando di un angelo.
E attraverso tutto ciò, lei mi offre protezione,
tanto amore e affetto
che io stia bene o male,
e sotto la cascata
in qualunque luogo sia lei mi prenderà
io so che questa vita non mi spezzerà
Quando inizierò a gridare, lei non mi abbandonerà
invece io mi sto innamorando di un angelo.
Quando mi sento debole
e il mio dolore viaggia per una sola strada
io guardo al cielo
so che sarò sempre fortunato con l’amore
E come il sentimento cresce
lei respira freschezza attraverso le mie ossa
Ed invece, quando l’amore muore
invece io mi innamoro di un angelo
E attraverso tutto ciò, lei mi offre protezione,
tanto amore e affetto
che io stia bene o male,e sotto la cascata
in qualunque luogo sia lei mi prenderà
io so che questa vita non mi spezzerà
Quando inizierò a gridare, lei non mi abbandonerà
invece io mi sto innamorando di un angelo.
E attraverso tutto ciò, lei mi offre protezione,
tanto amore e affetto
che io stia bene o male,
e sotto la cascata
in qualunque luogo sia lei mi prenderà
io so che questa vita non mi spezzerà
Quando inizierò a gridare, lei non mi abbandonerà
invece io mi sto innamorando di un angelo.
(in apertura immagine by Depositphotos – traduzione e materiali dal web)

Domenico Modugno, Che cosa sono le nuvole? – sassi sonori

Che io possa esser dannato
Se non ti amo
E se così non fosse
Non capirei più niente
Tutto il mio folle amore
Lo soffia il cielo
Lo soffia il cielo
Così
Ah ma l’erba soavemente delicata
Di un profumo che da gli spasimi
Ah tu non fossi mai nata
Tutto il mio folle amore
Lo soffia il cielo
Lo soffia il cielo
Così
Il derubato che sorride
Ruba qualcosa al ladro
Ma il derubato che piange
Ruba qualcosa a se stesso
Perciò io vi dico
Finché sorriderò
Tu non sarai perduta
Ma queste son parole
E non ho mai sentito
Che un cuore, un cuore affranto
Si cura
L’unico e tutto il mio folle amore
Lo soffia il cielo
Lo soffia il cielo
Così
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Il 9 gennaio 1928 nasceva a Polignano a Mare (BA) Domenico Modugno, considerato uno dei padri della canzone italiana, “l’incantatore, l’anima del popolo […] il primo grande lavoratore della canzone, il primo cantautore inteso come la modernità della canzone italiana intenderà questa figura: figura del fare canzone, cioè artigiana, ma pure ancora in grado di conservare l’afflato lirico, quell’indicibile che deve aleggiare sulla poesia, insomma quella morbida di culla del riconoscibile sovrannaturale lirico, dell’ispirazione, della potente rivelazione dell’emozione che incontra la ragione e si fa parola: testo musicabile, musica narrabile“. (Rolling Stone)

“Che cosa sono le nuvole?”, singolo pubblicato nel 1968, ultimo 45 giri inciso per l’etichetta discografica Curci, era stato già pubblicato l’anno precedente nell’album Modugno; scritto da Pier Paolo Pasolini ed incluso nel film a episodi Capriccio all’italiana del 1968 (nell’omonimo episodio diretto appunto da Pasolini e recitato anche dallo stesso Modugno), il brano tratta poeticamente e metaforicamente dell’amore e del significato della vita; “l’essenza della vita non sarà perduta se l’umanità sarà ancora capace di sorridere, affascinarsi, commuoversi, rubando qualcosa agli innumerevoli burattinai ladri di identità, diabolici dissimulatori della realtà”. (Giorgia Bruni, Centro studi Pier Paolo Pasolini)

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Per leggere l”articolo completo (di cui si è condiviso un estratto) ed un interessante approfondimento, per cui si ringrazia di cuore, CLICCA QUI – Radio Città Aperta

Zucchero & Miles Davis, Dune mosse – sassi sonori

Nel 1987 Miles Davis, in Italia per lavoro, casualmente  sentì in radio un giovane cantautore italiano, Adelmo Fornaciari in arte Zucchero; innamoratosi subito della canzone ascoltata decise di contattare l’artista per incidere una nuova versione di Dune Mosse. Realizzata nel 1989, due anni prima della morte di Davis, la collaborazione tra Zucchero e Davis è stata pubblicata solo nel 2004 nell’album “Zu & Co”.
 
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Un viaggio in fondo ai tuoi occhi
Dai d’illusi smammai
Un viaggio in fondo ai tuoi occhi
Solcherò dune mosse
 
Don’t cry però
Poi colammo giù
E miseri
Noi guardammo il blu
 
Il mare in fondo ai tuoi occhi
Grembi nudi lambì
Il vento in fondo ai tuoi occhi
Carezzò dune mosse
 
Don’t cry e noi
Poi colammo giù
Si rimbalzò
E tornammo su
 
Dentro una lacrima
E verso il sole
Voglio gridare amore
Uuh, non ne posso più
Vieni t’imploderò
A rallentatore, e…
E nell’immenso morirò
 
I can’t do it baby, baby
Do it anymore
 
Un viaggio in fondo ai tuoi occhi
Nei d’illusi smammai
La pioggia in fondo ai tuoi occhi
Cancellò dune mosse
 
Don’t cry però
Poi colammo giù
E miseri
Noi guardammo il blu
 
Morirò
 
Un viaggio in fondo ai tuoi occhi
Solcherò dune mosse
Un viaggio in fondo ai tuoi occhi
Solcherò, solcherò, dune mosse
Un viaggio in fondo ai tuoi occhi
 
Fonte: Musixmatch; compositori: Fornaciari Adelmo / Figlie’ Marco; testo di Dune mosse © Warner Chappell Music Italiana Srl (dal web)

Amy Winehouse, Back to Black – sassi sonori

Back to Black è il terzo singolo tratto dall’album omonimo di Amy Winehouse. È stato pubblicato in Gran Bretagna il 30 aprile 2007 tramite Island Records, negli Stati Uniti il 3 luglio successivo e nel resto del mondo nel novembre dello stesso anno. In Gran Bretagna il singolo ha avuto un grande impatto, ricevendo delle ottime recensioni da parte del canale BBC Channel 4 che gli ha assegnato 10 stelle su 10 e dal quotidiano Manchester Evening News che lo definì come «Uno dei migliori singoli del 2007». Nel film documentario vincitore di un Oscar, intitolato Amy (2015) presenta una registrazione video inedita della cantante mentre registra la canzone con Mark Ronson, nel marzo 2006. Questa canzone è stata inclusa in diverse classifiche di fine anno e di fine decennio ed è stata inoltre considerata una delle canzoni distintive della Winehouse, scomparsa il 23 luglio 2011.
 
Back to Black è stata scritta da Amy Winehouse e Mark Ronson con quest’ultimo che funge anche da produttore; per la composizione l’artista si è ispirata alla sua problematica relazione con Blake Fielder-Civil. Quest’ultimo aveva lasciato Amy per un’ex fidanzata, lasciandola “nera” (black), cosa che potrebbe sembrare riferirsi al bere e alla depressione. Tuttavia, il “nero” a cui si riferisce è più probabilmente l’eroina, di cui era dipendente; infatti “black” è il secondo nome di strada più comune per riferirsi all’eroina a Los Angeles.
 
Amy esprime sentimenti di dolore e amarezza per un ragazzo che l’ha lasciata; tuttavia, in tutto il testo lei “rimane forte” come dimostra già nelle righe di apertura dicendo: « […] io e la mia testa alta, e le mie lacrime asciutte, vado avanti senza il mio uomo». Il contenuto lirico della canzone consiste in un triste addio ad un rapporto con un testo schietto. Il giornalista di Slant Magazine Sal Cinquemani ha suggerito che Amy intendesse che il suo ormai ex marito fosse dedito alla cocaina e avesse ripreso a farne uso e non ad un’altra donna. Il titolo, Back to Black, in italiano può essere tradotto come “Torno al lutto”.
 
Nel video, interamente in bianco e nero, Amy va al funerale del suo cuore infranto dopo la separazione dal marito. All’inizio Amy si trova in una casa poi è in una macchina che fa parte del carro funebre, verso la fine Amy guida il corteo funebre fino al cimitero dove viene celebrata la funzione, e alla fine del brano, Amy getta sulla bara un cumulo di terra e una rosa bianca, subito dopo appare la scritta “Riposa in pace, cuore di Amy Winehouse” (“R.I.P. the Heart of Amy Winehouse”).
 
[fonte Wikipedia]

 

Altissima Luce: Laudario di Cortona – sassi sonori

Fresu - Di Bonaventura

Il “Laudario di Cortona” secondo Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura; una rilettura lirica del documento medievale unita alle voci di Armoniosoincanto dirette da Franco Radicchia. Il Laudario di Cortona possedeva già in sé parole e musica, ma a Fresu e Di Bonaventura è stato chiesto da Alberto Batisti, Direttore artistico della Sagra Musicale Umbra, di immaginare una «impaginazione» diversa per quegli antichi canti (solo alcuni, visto che parliamo di una tracklist di 13 brani), «facendoli diventare degli standard» con elementi jazzistici al loro interno. Il risultato del loro lavoro, in versione solo strumentale, viene prima presentato a Umbria Jazz e poi subisce un’“integrazione vocale” grazie all’inserimento delle parti del già citato Gruppo Vocale Armoniosoincanto, per essere in seguito suonato nella sua interezza in vari concerti in giro per l’Italia. Il passo verso la registrazione in studio, dunque, era quasi obbligato, visto anche il successo ottenuto dalle nuove composizioni, e a fare uscire il CD è stata ovviamente la Tǔk Music dello stesso Fresu. [estratto dal sito sentireascoltare]

Il Laudario di Cortona (Cortona, Biblioteca del Comune e dell’Accademia Etrusca, Ms. 91) è un codice musicale manoscritto italiano della seconda metà del XIII secolo, contenente una collezione di laude. Non se ne conosce esattamente la data, ma si ritiene che sia stato copiato fra gli anni 1270 e 1297. Apparteneva alla Fraternità di Santa Maria delle Laude, della chiesa di San Francesco di Cortona. Nell’anno 1876 fu ritrovato abbandonato, in uno stato pietoso, dal bibliotecario della Biblioteca del Comune e dell’Accademia Etrusca di Cortona, che lo aggiunse alla biblioteca cortonense, in cui è conservato. Il Laudario di Cortona e il Laudario Magliabechiano 18 (Firenze, Biblioteca Nazionale Centrale, Magliabechiano II I 122, Banco Rari 18) sono i due soli manoscritti di laude italiani con notazione musicale giunti fino a noi. Alcuni brani si trovano in entrambi i manoscritti, mentre altri brani del Laudario di Cortona si ritrovano in altri laudari privi di musica (solo testuali) e in altri frammenti sparsi.

Il Laudario di Cortona è la più antica collezione conosciuta di musica italiana in lingua volgare, nonché l’unica del XIII secolo. Il manoscritto è composto di 171 fogli di pergamena ed è privo di miniature; il testo è scritto in caratteri gotici e la musica in notazione quadrata. È formato di due parti: la prima va dal foglio 1 al 122 e le sue dimensioni sono di 22,6 x 17,2 cm. mentre la seconda è posteriore, con un formato più piccolo, di 21,5 x 17,3 cm, e va dal foglio 133 al foglio 171. Fra le due parti fu inserito, più avanti, un quadernetto (fogli dal 123 al 132). [notizie da Wikipedia]

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Guns’N’Roses, Civil war – sassi sonori

Civil War è un singolo del gruppo musicale statunitense Guns N’ Roses, il quarto estratto dal quarto album in studio Use Your Illusion II e pubblicato il 3 marzo 1993. I Guns N’ Roses lo suonarono la prima volta al Farm Aid IV, il 7 aprile 1990. Scritto da Axl Rose e Izzy Stradlin, Civil War è stato l’ultimo brano realizzato con il batterista Steven Adler ed è stata inserita originariamente nell’album del 1990 Nobody’s Child, raccolta di beneficenza per gli orfani della Romania. Si tratta di una canzone di protesta contro la guerra e nel testo si dice che una guerra civile “serve solo a nutrire i ricchi e a far morire di fame i poveri”. Lo stesso significato dell’espressione “guerra civile” è contestato alla fine del brano, con il verso: “Ma poi cosa c’è di civile in una guerra?”. Sia nell’introduzione, recitata da Strother Martin e tratta dal film Nick mano fredda, che nel finale vi sono alcuni omaggi a When Johnny Comes Marching Home, inno della Guerra di secessione americana. La canzone menziona anche l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, con il testo: “e nei miei primi ricordi, hanno sparato a Kennedy”. Inoltre sono citate le battaglie per i diritti civili e la guerra del Vietnam. (da Wikipedia)

Guns’N’Roses, Civil war

GUERRA CIVILE

“Succede che non si riesce a comunicare
Ci sono uomini che non si possono raggiungere…
Per cui prendi quel che c’era una settimana fa
A lui va così!
Lo prenda, allora!
A me no va quanto a voi, gente!”

Guardate i vostri ragazzi in guerra
Guardate le vostre donne in lacrime
Guardate i vostri ragazzi morire
Come hanno sempre fatto
Guardate l’odio che portiamo con noi
Guardate il terrore che nutriamo
Guardate le vite che facciamo

Come abbiamo sempre fatto
Le mie mani legate
Miliardi che si spostano da una parte all’altra
E le guerre continuano con orgoglio da lobotomia
Per l’amore di Dio e dei diritti umani
Tutte queste cose cancellate
Da mani insanguinate che il tempo non rinnega
E lavate via dal vostro genocidio
Mentre la storia cela le menzogne delle nostre guerre civili

Hai messo una fascia nera al braccio
Quando hai sparato a colui
Che disse: “La Pace potrebbe durare in eterno”?
Nei miei ricordi più lontani
Li vedo che spararono Kennedy
Poi imparai a capire e a diventare insensibile
Così il Vietnam non mi ha sorpreso
Abbiamo i muri di Washington a ricordarci
Che non puoi credere alla libertà
Se non ce l’hai
Se tutti combattono
Per la terra promessa

E
Non mi serve la vostra guerra civile
Che ingrassa il ricco e sotterra il povero
Il vostro potere affamato che vende i soldati
In una drogheria di carne umana
Non è tanto fresco
Non mi serve la vostra guerra civile

Guardate le scarpe che avete ai piedi
Guardate il sangue che versiamo
Guardate il mondo che uccidiamo
Come abbiamo sempre fatto
Considerate il dubbio di cui da sempre ci compiacciamo
Guardate i capi che abbiamo seguito
Guardate le menzogne che abbiamo inghiottito
Non voglio più ascoltare

Le mani legate
Quello che ho visto mi ha cambiato la testa
E le guerre continuano mentre gli anni passano
Senza amore per Dio e i diritti umani
Perchè tutti questi sogni vengono cancellati
Dalle mani insanguinate degli ipnotizzati
Che portano la croce dell’omicidio
Mentre la storia porta le cicatrici delle nostre guerre civili

“Pratichiamo l’annientamento selettivo dei sindaci
E dei funzionari governativi
Per rappresaglia per creare un vuoto
Poi riempiano quel vuopto
Se la guerra di popolo avanza
La Pace è vicina”

Non mi serve la vostra guerra civile
Che ingrassa il ricco e sotterra il povero
Il vostro potere affamato che vende i soldati
In una drogheria di carne umana
Non è tanto fresco
E non mi serve la vostra guerra civile
Non mi serve la vostra guerra civile
Non mi serve la vostra guerra civile
Il vostro potere affamato che vende i soldati
In una drogheria di carne umana
Non è tanto fresco
E non mi serve la vostra guerra civile
Non mi serve la vostra guerra civile
Non mi serve un’altra guerra
Non mi serve un’altra guerra
Cosa c’è poi di tanto civile in una guerra

(traduzione di Paolo Rusconi tratta dal sito Canzoni contro la guerra — in apertura opera di Steven Kenny)
.
Testo
.
“What we’ve got here is failure to communicate
Some men you just can’t reach…
So, you get what we had here last week,
which is the way he wants it!
Well, he gets it!
N’ I don’t like it any more than you men.”

Look at your young men fighting
Look at your women crying
Look at your young men dying
The way they’ve always done before
Look at the hate we’re breeding
Look at the fear we’re feeding
Look at the lives we’re leading

The way we’ve always done before
My hands are tied
The billions shift from side to side
And the wars go on with brainwashed pride
For the love of God and our human rights
And all these things are swept aside
By bloody hands time can’t deny
And are washed away by your genocide
And history hides the lies of our civil wars

D’you wear a black armband
When they shot the man
Who said “Peace could last forever”
And in my first memories
They shot Kennedy
I went numb when I learned to see
So I never fell for Vietnam
We got the wall of D.C. to remind us all
That you can’t trust freedom
When it’s not in your hands
When everybody’s fightin’
For their promised land

And
I don’t need your civil war
It feeds the rich while it buries the poor
Your power hungry sellin’ soldiers
In a human grocery store
Ain’t that fresh
I don’t need your civil war

Look at the shoes your filling
Look at the blood we’re spilling
Look at the world we’re killing
The way we’ve always done before
Look in the doubt we’ve wallowed
Look at the leaders we’ve followed
Look at the lies we’ve swallowed
And I don’t want to hear no more

My hands are tied
For all I’ve seen has changed my mind
But still the wars go on as the years go by
With no love of God or human rights
‘Cause all these dreams are swept aside
By bloody hands of the hypnotized
Who carry the cross of homicide
And history bears the scars of our civil wars

“We practice selective annihilation of mayors
and government officials
For example to create a vacuum
Then we fill that vacuum
As popular war advances
Peace is closer”

I don’t need your civil war
It feeds the rich while it buries the poor
Your power hungry sellin’ soldiers
In a human grocery store
Ain’t that fresh
And I don’t need your civil war
I don’t need your civil war
I don’t need your civil war
Your power hungry sellin’ soldiers
In a human grocery store
Ain’t that fresh
And I don’t need your civil war
I don’t need your civil war
I don’t need one more war
I don’t need one more war
Whaz so civil ‘bout war anyway

Compositori: W. Axl Rose / Saul Hudson / Duff Rose Mckagan / Izzy Stradlin / Darren A. Reed / Matt Sorum – Testo di Civil War © Universal Music Publishing Group (dal web)

Franco Battiato, Inneres Auge – sassi sonori

Inneres Auge
.
Come un branco di lupi
Che scende dagli altipiani ululando
O uno sciame di api
Accanite divoratrici di petali odoranti
Precipitano roteando come massi
Da altissimi monti in rovina
Uno dice che male c’è
A organizzare feste private
Con delle belle ragazze
Per allietare primari e servitori dello stato?
Non ci siamo capiti
E perché mai dovremmo pagare
Anche gli extra a dei rincoglioniti?
Che cosa possono le leggi
Dove regna soltanto il denaro?
La giustizia non è altro che una pubblica merce
Di cosa vivrebbero ciarlatani e truffatori
Se non avessero moneta sonante da gettare come ami fra la gente
La linea orizzontale
Ci spinge verso la materia
Quella verticale verso lo spirito
Inneres auge, das innere auge
Con le palpebre chiuse
S’intravede un chiarore
Che con il tempo e ci vuole pazienza
Si apre allo sguardo interiore
Inneres auge, das innere auge
La linea orizzontale ci spinge verso la materia
Quella verticale verso lo spirito
La linea orizzontale ci spinge verso la materia (Inneres auge, das innere auge)
Quella verticale verso lo spirito
Ma quando ritorno in me
Sulla mia via, a leggere e studiare
Ascoltando i grandi del passato
Mi basta una sonata di Corelli
Perché mi meravigli del creato
.
.
2009, dall’album “Inneres Auge – Il tutto è più della somma delle sue parti”‎
Parole di Franco Battiato e Manlio Sgalambro – Musica di Franco Battiato

Ivan Graziani, Firenze (Canzone triste) – sassi sonori

Firenze lo sai, non è servita a cambiarla
La cosa che ha amato di più è stata l’aria
Lei ha disegnato, ha riempito cartelle di sogni
Ma gli occhi di marmo del Colosso Toscano
Guardano troppo lontano
Caro il mio Barbarossa, studente in filosofia
Con il tuo italiano insicuro certe cose le sapevi dire
Oh lo so, lo so, lo so, lo so bene, lo so
Una donna da amare in due in comune fra te e me
Ma di tempo ce n’è in questa città
Fottuti di malinconia e di lei
Per questo canto una canzone triste, triste, triste
Triste, triste, triste
Triste, triste
Triste come me
E non c’è più nessuno
Che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un po’ di lei
E non c’è più nessuno
Che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un po’ di lei
Ricordo i suoi occhi, strano tipo di donna che era
Quando gettò i suoi disegni con rabbia giù da Ponte Vecchio
“Io sono nata da una conchiglia” diceva
“La mia casa è il mare e con un fiume no
Non la posso cambiare”
Caro il mio Barbarossa, compagno di un’avventura
Certo che se lei se n’è andata no, non è colpa mia
Oh lo so, lo so, lo so, la tua vita non cambierà
Ritornerai in Irlanda con la tua laurea in filosofia
Ma io che farò in questa città?
Fottuto di malinconia e di lei
Per questo canto una canzone triste, triste, triste
Triste, triste, triste
Triste, triste
Triste come me
E non c’è più nessuno
Che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un po’ di lei
E non c’è più nessuno
Che mi parli ancora un po’ di lei, ancora un po’ di lei
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Fonte: Musixmatch
Compositori: Ivan Graziani
Per gentile concessione di Universal Music Publishing Ricordi Srl.
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Ella Fitzgerald e Louis Armstrong, Summertime

Il sasso nello stagno oggi ripropone un classico musicale sempre molto piacevole da ascoltare: Summertime, un’aria composta da George Gershwin per l’opera Porgy and Bess del 1935, con testo di DuBose Heyward e Ira Gershwin. L’opera Porgy and Bess il 10 Ottobre 1935 debuttava all’Alvin Theatre di New York e durante l’atto di apertura Clara, interpretata dalla cantante/attrice Abbie Mitchell, cantava “Summertime”, come ninna nanna al suo bambino.

Gershwin cominciò a comporre la canzone nel dicembre 1933, nell’intento di creare uno spiritual nello stile della musica folk afroamericana del periodo. La prima registrazione della canzone fu fatta da Abbie Mitchell il 19 luglio 1935, con George Gershwin al pianoforte e alla direzione orchestrale. Il testo è una tipica ninna nanna, in cui il cantante rassicura il bambino sul suo presente e futuro. La famosissima prima strofa recita: «Summertime, and the livin’ is easy. Fish are jumping, and the cotton is high. Your dad is rich, and your mother good lookin’, so hush little baby, don’t you cry.» (Estate, la vita è facile. I pesci saltano e il cotone cresce alto. Tuo padre è ricco e tua madre è bella, perciò taci, bambinello, non piangere.)

Il brano è divenuto uno tra i più popolari standard jazz ed è stato interpretato da un gran numero di artisti, sia in chiave jazz che in chiave rock; La prima versione ad entrare in una classifica fu quella di Billie Holiday, del settembre del 1936, che raggiunse la dodicesima posizione. Tra le molte registrazioni notevoli si ricordano quella di Louis Armstrong e Ella Fitzgerald (1957), Miles Davis (1958), Al Martino (1960), John Coltrane (1961), Janis Joplin (1968).

fonti: Wikipedia e Jazz in Family (immagine d’apertura)

Pink Floyd, A Great Day for Freedom – sassi sonori

Pink Floyd, dall’album “The Division Bell” [1994]‎

A Great Day for Freedom

On the day the wall came down
They threw the locks onto the ground
And with glasses high we raised a cry for freedom had arrived
On the day the wall came down
The Ship of Fools had finally ran aground
Promises lit up the night like paper doves in flight

I dreamed you had left my side
No warmth, not even pride remained
And even though you needed me
It was clear that I could not do a thing for you

Now life devalues day by day
As friends and neighbors turn away
And there’s a change that, even with regret, cannot be undone
Now frontiers shift like desert sands
While nations wash their bloodied hands
Of loyalty, of history, in shades of grey

I woke to the sound of drums
The music played, the morning sun streamed in
I turned and I looked at you
And all but the bitter residues slipped away… slipped away

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Un grande giorno per la libertà

Il giorno che il muro cadde
Gettarono i lucchetti a terra
E sollevando i bicchieri levammo un grido perché era arrivata la libertà.
Il giorno che il muro cadde
La Nave dei Folli s’era finalmente arenata
Le Promesse illuminavano la notte
come colombe di carta in volo.

Ho sognato che non eri più al mio fianco
Non restava calore, né orgoglio
E anche se avevi bisogno di me
Era chiaro che non potevo fare niente per te

Ora la vita si svaluta giorno per giorno
E amici e vicini se ne vanno via
Qualcosa è cambiato e neanche con il rimpianto possiamo tornare indietro
Ora le frontiere si spostano come la sabbia del deserto
E le nazioni lavano le loro mani insanguinate
Di lealtà, di storia in sfumature di grigio

Mi sono svegliato al suono dei tamburi
La musica suonava, il sole del mattino entrava dalla finestra
Mi sono voltato e ti ho guardata
E tutto tranne i resti amari è scivolato via… scivolato via

Georges Moustaki, Lo straniero – sassi sonori

Georges Moustaki, Lo straniero

Con questa faccia da straniero sono soltanto un uomo vero
anche se a voi non sembrerà.
Ho gli occhi chiari come il mare capaci solo di sognare
mentre ormai non sogno più.
Metà pirata metà artista un vagabondo un musicista
che ruba quasi quanto dà
con questa bocca che berrà a ogni fontana che vedrà
e forse mai si fermerà.
Con questa faccia da straniero ho attraversato la mia vita
senza sapere dove andar
e’ stato il sole dell’estate e mille donne innamorate
a maturare la mia età.
Ho fatto male a viso aperto e qualche volta ho anche sofferto
senza però piangere mai
e la mia anima si sa in purgatorio finirà
salvo un miracolo oramai.
Con questa faccia da straniero sopra una nave abbandonata
sono arrivato fino a te
adesso tu sei prigioniera di questa splendida chimera
di questo amore senza età.
Sarai regina e regnerai, le cose che tu sognerai diventeranno realtà
il nostro amore durerà per una breve eternità
finché la morte non verrà.
Sarai regina e regnerai, le cose che tu sognerai diventeranno realtà
il nostro amore durerà per una breve eternità
finché la morte non verrà.
Il nostro amore durerà per una breve eternità
finché la morte non verrà.

Pink Floyd, Shine On You Crazy Diamond – sassi sonori

Shine On You Crazy Diamond è un brano musicale dei Pink Floyd, scritto da David Gilmour, Roger Waters e Richard Wright nel 1974. La canzone è uno struggente omaggio all’ex componente della band Syd Barrett, che aveva lasciato il gruppo nel 1968. La canzone fu eseguita per la prima volta durante il tour francese del 1974, e l’anno successivo fu inserita nel concept album Wish You Were Here del 1975. La lunga suite, registrata tra gennaio e luglio 1975, è composta da 9 parti e viene solitamente suddivisa in due: la prima va dalla parte I alla parte V, la seconda dalla parte VI alla parte IX. In origine i Pink Floyd avevano in mente di inserire l’intera canzone su un solo lato del vinile (sullo stile di Atom Heart Mother e Echoes); successivamente però la lunghezza della canzone li obbligò a dividere l’intera suite nelle due parti: I-V (all’inizio del lato a) e VI-IX (alla fine nel lato b); le due parti quindi aprono e chiudono l’album. La sezione conclusiva (o parte IX) della suite rende l’ennesimo omaggio a Syd Barrett, con il sintetizzatore che, in coda al brano accenna la melodia di See Emily Play, una delle prime canzoni pubblicate da Barrett con i Pink Floyd. Durante il tour francese del giugno 1974 fu per la prima volta eseguita con il titolo di Shine On. Fu eseguita come Shine On You Crazy Diamond durante il tour inglese nel novembre 1974. Nel 1976 un estratto dalla canzone è stato pubblicato in Italia come singolo (sempre dalla Harvest Records), insieme a Have a Cigar. (Wikipedia)

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Shine On You Crazy Diamond 
*
Remember when you were young
You shine like the sun
Shine on you crazy diamond
.
Now there’s a look in your eyes
Like black holes in the sky
Shine on you crazy diamond
.
You were caught on the cross fire
Of childhood and stardom
Blown on the steel breeze
Come on you target for faraway laughter
Come on you stranger
You legend, you martyr and shine
.
You reached for the secret too soon
You cried for the moon
Shine on you crazy diamond
.
Threatened by shadows at night
And exposed in the light
Shine on you crazy diamond
.
Well, you wore out your welcome
With random precision
Rode on the steel breeze
Come on you raver, you seer of visions
Come on you painter
You piper, you prisoner and shine
.
Fonte: Musixmatch. Compositori: Roger Waters / David Jon Gilmour / Rick Wright (dal web)

Juri Camisasca, Il Carmelo di Echt – sassi sonori

Juri Camisasca, “Il Carmelo di Echt” (1991), dedicato alla santa cristiana di origine ebraica, testo:

“E per vivere in solitudine
nella pace e nel silenzio
ai confini della realtà,
mentre ad Auschwitz
soffiava forte il vento
e ventilava la pietà,
hai lasciato le cose del mondo,
il pensiero profondo
dai voli insondabili,
per una luce che sentivi dentro,
le verità invisibili.

Dove sarà Edith Stein?
Dove sarà?

I mattini di maggio
riempivano l’aria
i profumi nei chiostri
del carmelo di Echt.
Dentro la clausura
qualcuno che passava
selezionava gli angeli.
E nel tuo desiderio di cielo
una voce nell’aria si udì:
gli ebrei non sono uomini.
E sopra un camion
o una motocicletta che sia
ti portarono ad Auschwitz.

Dove sarà Edith Stein?
Dove sarà?

E per vivere in solitudine
nella pace e nel silenzio
nel carmelo di Echt.”

(Per questa proposta si ringrazia Flavio Almerighi)

“Una canzone su Edith Stein (Suor Maria Teresa della Croce) , dottore in filosofia e religiosa cattolica di origine ebraica.
Per sottrarla alle persecuzioni razziali l’ordine carmelitano la trasferì ad Echt, in Olanda, nel 1938. L’invasione tedesca estese anche all’Olanda la legislazione sulla razza e le deportazioni. La popolazione e le autorità religiose non subirono la cosa senza resistere: il 20 luglio 1942 la conferenza dei vescovi olandese fece leggere in tutte le chiese un comunicato nel quale si condannavano le politiche razziste dell’invasore. Una settimana dopo i tedeschi risposero dando un giro di vite alla repressione e cominciando a deportare anche i cosiddetti “discriminati”, come Edith Stein e sua sorella, che vennero internate prima a Westerbork e poi ad Auschwitz, dove Edith fu uccisa il 9 agosto 1942.”

(dal sito canzoni contro la guerra)

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Un approfondimento su Edith Stein al seguente link: https://m.famigliacristiana.it/articolo/edith-stein-dall-ateismo-al-martirio-ad-auschwitz.htm

Bob Dylan, Blowin’ in the wind – sassi sonori

Blowin’ in the Wind è una famosa canzone di contenuto pacifista scritta da Bob Dylan nel 1962 e pubblicata la prima volta l’anno successivo nell’album The Freewheelin’ Bob Dylan. Questo brano è da molti considerato il manifesto della generazione dei giovani statunitensi disillusi dalla politica portata avanti negli anni cinquanta e sessanta dal loro paese e sfociata dapprima nella guerra fredda e poi nella guerra del Vietnam. Dylan stesso dichiarò che Blowin’ in the Wind era stata ispirata da “No More Auction Block”, un canto degli schiavi afroamericani: “‘Blowin’ in the Wind’ has always been a spiritual. I took it off a song called ‘No More Auction Block’ — that’s a spiritual and ‘Blowin’ in the Wind’ follows the same feeling” (da un’intervista con Marc Rowland nel 1978, riportato sulle note di copertina del citato bootleg del 1991)

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Bob Dylan, Blowin’ in the wind

How many roads must a man walk down
Before you call him a man?
Yes, ‘n’ how many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?
Yes, ‘n’ how many times must the cannon balls fly
Before they’re forever banned?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

How many times must a man look up
Before he can see the sky?
Yes, ‘n’ how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, ‘n’ how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

How many years can a mountain exist
Before it’s washed to the sea?
Yes, ‘n’ how many years can some people exist
Before they’re allowed to be free?
Yes, ‘n’ how many times can a man turn his head,
Pretending he just doesn’t see?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

[1962]
Lyrics and music by Bob Dylan
Album: The Freewheelin’ Bob Dylan [1963]

SOFFIA NEL VENTO

Quante strade deve percorrere un uomo
prima che lo si possa chiamare uomo?
Sì, e quanti mari deve sorvolare una bianca colomba
prima che possa riposare nella sabbia?
Sì, e quante volte le palle di cannone dovranno volare
prima che siano per sempre bandite?
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quante volte un uomo deve guardare verso l’alto
prima che riesca a vedere il cielo?
Sì, e quante orecchie deve avere un uomo
prima che possa sentire la gente piangere?
Sì, e quante morti ci vorranno perchè egli sappia
che troppe persone sono morte?
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Quanti anni può esistere una montagna
prima di essere spazzata fino al mare?
Sì, e quanti anni la gente deve vivere
prima che possa essere finalmente libera?
Sì, e quante volte un uomo può voltare la testa
fingendo di non vedere?
La risposta, amico mio, sta soffiando nel vento
La risposta sta soffiando nel vento

Versione italiana di Michele Murino  (leggermente rivista da Lorenzo Masetti) – per questo articolo si ringrazia il sito “Canzoni contro la guerra” — in apertura: Yves Tanguy, Giorno dell’indolenza, 1937.