Poesia e primavera

21 marzo - Il sasso nello stagno di AnGre

💐

L’ accenno di un canto primaverile di Aleksandr Blok

Il vento portò da lontano
l’accenno di un canto primaverile,
chissà dove, lucido e profondo
si aprì un pezzetto di cielo.
In questo azzurro smisurato,
fra barlumi della vicina primavera
piangevano burrasche invernali,
si libravano sogni stellati.
Timide, cupe e profonde
piangevano le mie corde.
Il vento portò da lontano
le sue squillanti canzoni.

🌺

Una luce c’è in primavera di Emily Dickinson 

Una luce c’è in primavera
non presente nel resto dell’anno
in qualsiasi altra stagione –
Quando marzo è appena arrivato
un colore appare fuori
sui campi solitari
che la scienza non può sorpassare
ma la natura umana sente.

Indugia sopra il prato,
delinea l’albero più lontano
sul più lontano pendio che tu sappia
quasi sembra parlarti.

Poi come orizzonti arretrano
o il mezzogiorno trascorre,
senza formula di suono
esso passa e noi restiamo –
e una qualità di perdita
tocca il nostro sentimento
come se a un tratto il guadagno
profanasse un sacramento.

fioricampo1

Marzo di Cesare Pavese

Io sono Marzo che vengo col vento
col sole e l’acqua e nessuno contento;
vo’ pellegrino in digiuno e preghiera
cercando invano la Primavera.
Di grandi Santi m’adorno e mi glorio:
Tommaso il sette e poi il grande Gregorio;
con Benedetto la rondin tornata
saluta e canta la Santa Annunziata.
Primavera
Sarà un volto chiaro.
S’apriranno le strade
sui colli di pini
e di pietra….
I fiori spruzzati
di colore alle fontane
occhieggeranno come
donne divertite: Le scale
le terrazze le rondini
canteranno nel sole.

⚘

Eppure primavera è nell’aria di Oscar Wilde

Pieno inverno: il contadino vigoroso
Trasporta le fascine della legnaia gelida
e batte i piedi contro il focolare.
Sul fuoco che langue getta i ceppi freschi
e ride perché la vampata spaventa
i suoi bambini. Eppure, primavera è nell’aria.
Cinta di erba gioia, verde sorridente.
E avanti indietro per il campo va il seminatore
e dietro a lui ridendo un ragazzino spaventa i corvi
Rapaci, coi suoi strilli. Allora il castagno si veste
Splendidamente, e sull’erba si piega il fiore cremoso
In eccesso odoroso.

fotografia di Lorenza Pieretti

Primavera di Boris Pasternak

Primavera, io vengo dalla via, dove il pioppo è stupito,
dove la lontananza sbigottisce, dove la casa teme di crollare,
dove l’aria è azzurra come il fagottino della biancheria
di colui che è dimesso dall’ospedale!
Dove la sera è vuota come un racconto interrotto,
lasciato da una stella senza continuazione
per rendere perplessi mille occhi tumultuosi,
insondabili e privi di espressione.

🌷

Dall’inverno alla primavera di Edmondo De Amicis

Quando l’inverno muore
lentamente nella primavera,
nelle sere di quei bei giorni limpidi,
lieti, senza vento,
su cui si tengono spalancate
per le prime volte le finestre
e si portano sulle terrazze i vasi dei fiori,
le città offrono uno spettacolo gentile
e pieno d’allegrezza e di poesia.
A passeggiare per le vie si sente,
di tratto in tratto, sul viso,
un’ondata d’aria tiepida, odorosa.
Di che? di quali fiori? di quali erbe?
Chi lo sa!

fiori di ciliegio

Fiorita di marzo di Ada Negri

La fioritura vostra è troppo breve,
o rosei peschi, o gracili albicocchi
nudi sotto i bei petali di neve.
Troppo rapido è il passo con cui tocchi
il suolo; e al tuo passar l’erba germoglia,
o Primavera, o gioia de’ miei occhi.
Mentre io contemplo, ferma sulla soglia
dell’orto, il pio miracolo dei fiori,
sbocciati sulle rame senza foglia,
essi, ne’ loro tenui colori,
tremano già del vento alla carezza,
volan per l’aria densa di languori;
e se ne va così la tua bellezza,
come una nube, e come un sogno muori,
o fiorita di marzo, o Giovinezza…

🌹

Piena fioritura di Hermann Hesse

Si erge carico di fiori il pesco,
non tutti diventeranno frutto.
Risplendono chiari come spuma rosata
attraverso l’azzurro e la fuga di nuvole.
Simili a fiori si schiudono i pensieri,
centinaia ogni giorno,
lasciali fiorire! Lascia a ogni cosa il suo corso!
Non chiedere qual è il guadagno!
Vi deve pur essere gioco e innocenza
e dovizia di fiori,
altrimenti per noi sarebbe
troppo piccolo il mondo
e la vita non un piacere.

nails&design_fiori di pesco

È possibile scaricare gratuitamente due e-book sulla Giornata Mondiale della Poesia, cliccando sui link azzurri:

21 marzo ’21 AA.VV per Il sasso nello stagno di AnGre

Tutti i colori della poesia – a cura de Il sasso nello stagno di AnGre

💐

Oh, poesia poesia poesia!! / e-book scaricabile gratuitamente

In occasione della nostra data preferita, il 21 MARZO, in cui si celebra, oltre all’Equinozio di Primavera, anche la Giornata Mondiale della Poesia, Il sasso nello stagno di AnGre ripropone i suoi “libri” in formato scaricabile (cliccate sui link colorati, entrate nelle pagine del blog indicate dal titolo, quindi cliccate sul link indicato per scaricare).

Perché di Poesia si ha ancora bisogno!!!

Buona lettura!

*

§  21 marzo: tutti i colori della Poesia

§  Voci di cambiamento

§  Sei poeti greci contemporanei

§  Fuori dallo scaffale

§ S’Amor non è, che dunque è quel ch’io sento?”

§ Ora nuda di AnGre

*

21 marzo, buona poesia a tutti! / e-book scaricabile gratuitamente

Tutti i colori della poesia – a cura de Il sasso nello stagno di AnGre

(scarica pdf)

*

21 marzo, buona poesia a tutti! E mi raccomando, di questa Poesia ormai fatta di piedistalli e selfie e photoshop (e state nella metafora) non fatene una specie in via d’estinzione da celebrare in una data, da conservare in una gabbia o sottovuoto, ma fatene rivoluzione, cambiamento, aria da respirare, cielo senza confini, silenzi profondissimi, compagna con cui costruire e amante con cui perdersi, sempre, ogni momento. (AnGre)

Per l’occasione riproponiamo il pdf “Tutti i colori della poesia”. Buona lettura!

Primavera con i versi di John Keats

John Keats, Ode a un Usignolo

I.

Mi duole il cuore, e i sensi un sonnolente
…..Stupor tien, quasi avessi alla mia sete
Cicuta offerto o un torpido nepente,
…..E profondato io fossi verso il Lete:
Non ch’al tuo lieto stato invidia io rechi,
…..Ma troppo, al gaudio tuo, gaudio m’ingombra,
……….Ché tu, Driade alata delle frondi,
……………In valle piena d’echi
Tra verdi faggi e innumerevole ombra
…..Canto d’estate a piena gola effondi.

II.

Oh, un sorso di Lieo! per lunga età
…..Tenuto in fonda fossa a rinfrescare,
Che di Flora e di verdi campi sa,
…..Di canto Provenzal, di gioia solare!
Oh, del focoso Sud piena una tazza
…..Tutta avvampata d’Ippocrene mero,
……….Con granire di bolle all’orlo in tondo,
……………E bocca paonazza!
……….Ber potess’io, lasciar non visto il mondo
……E teso dileguar pel bosco nero:

III.

Dileguare, vanire, obliar quanto
…..Tu, fra i rami, non sai: melanconia,
Febbre ed ansia, di noi qui, dove il pianto
…..Dell’altro ogni uomo ascolta, e parlasia
Fa tremare i capelli bianchi e rari,
…..E gioventù divien spettrale e muore,
………..Dove il solo pensare empie gli umani,
……………D’occhiplumbeo dolore,
Né Beltà può serbar gli occhi suoi chiari,
…..Né Amor struggersi d’essi oltre il domani.

IV.

Via! l’anima salire a te desia,
…..Non col carro di Bacco e i leopardi,
Ma sull’aereo vol di Poesia,
…..Ben che il torbido ingegno me ritardi.
Già teco! Dolce è la notte e la Luna
…..Regina è forse in trono e la sua corte
……….Di sideree Fate intorno gira;
……………Qui non è luce alcuna,
…..Se non quanta dal ciel coi venti spira
Per ombre verdi e vie muscose e torte.

V.

Veder non so che fiori sian vicino,
…..Né quali ai rami pendan leni incensi,
Ma nell’ombra balsamica indovino
…..Quali fragranze la stagion dispensi
All’erba, al bosco e al frùtice selvaggio:
…..La rosa delle siepi e il biancospino;
……….La violetta che breve ora vive;
……………E, prime figlie a Maggio,
Rose muscose il cui roscido vino
…..Sonori insetti attira in sere estive.

VI.

Nel buio ascolto. Io sentii quasi verso
…..La calma Morte amor piú d’una volta:
Con dolci nomi la implorò il mio verso,
…..Che in aer l’anima mia fosse risolta.
Bello or parmi il morir come non mai
…..Senza pena dissolvermi nell’ora
………..Di notte mentre dal tuo sen rampolla
……………Tal estasi! Ed ancora
L’alto tuo Requiem canteresti e a’ lai
…..Invano orecchio avrei, converso in zolla.

VII.

Non per morte tu nascesti, o tu immortale!
…..Stirpi affannate non calpestan te.
La voce ch’odo questa notte è quale
…..In tempi antichi udiron servi e re;
Questo canto trovò forse la via
…..Del mesto cuore di Rut, quando si rose
………Di nostalgia, tra gli estrani frumenti;
……………E incantò maliose
…..Finestre a perigliose onde imminenti
D’un solingo paese di malìa.

VIII.

Solingo! è parola che richiama,
…..Come un rintocco, me al mio solo io.
Non così bene inganna, com’è fama,
…..La fantasia, silfo illusorio. Addio!
Addio! pei prati, oltre il fiume silente,
…..Su per l’erta vanisce il flebil canto,
……….Ed or profondamente sta sepolto
……………Nelle convalli accanto.
Fu visione o sogno in veglia? Spente
…..Son quelle note ormai: — Dormo od ascolto?

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da Poeti inglesi dell’ottocento, Casa Editrice Marzocco, Firenze, 1925Traduzione di Mario Praz, dal sito Poeti in rete di Titti deLuca, che si ringrazia (leggi qui la versione in lingua originale)

*

Tratto da Keats – Vita, poetica, opere scelte (I grandi poeti – Il sole 24 Ore)

Faceva freddo la notte del 3 febbraio 1820. Su una carrozza notturna un giovane stava seduto a cassetta, a fianco del postiglione, di ritorno da una serata passata con amici. Non indossava il cappotto: il pomeriggio sembrava mite, quasi un anticipo di primavera. Si poteva uscire senza. Lo sguardo del coinquilino Charles al suo ingresso nell’ appartamento di Wentworth Place, a Hampstead, un sobborgo di Londra, lo rese improvvisamente consapevole del forte malessere che lo aveva preso, mai provato prima: era febbricitante, esausto, malfermo sulle gambe. Dopo pochi minuti, mentre entrava nel letto, un colpo di tosse cancellò ogni speranza di vita, d’ amore, di successo. John, venticinque anni compiuti da poco, un diploma in farmacia, tre volumi di poesie pubblicati, riconobbe subito la goccia di sangue sputata sul lenzuolo: era scura, nera, era sangue arterioso. Ne conosceva perfettamente il significato, era un assistente chirurgo e la tubercolosi aveva portato via tutta la sua famiglia, lasciandolo solo dopo mesi di terribili agonie a cui aveva assistito impotente. Poche ore dopo, nella notte, una violenta emorragia polmonare gli tolse ogni dubbio. Come disse all’amico Charles, preoccupato al suo fianco, la prima goccia di sangue rappresentava per lui una certezza di morte.

Quando morì, poco più di un anno dopo, era inconsapevole di aver lasciato una delle più grandi raccolte poetiche della letteratura europea di ogni tempo: pochi erano stati i successi e i riconoscimenti in vita, se non negli ultimi giorni, e forte la delusione, la paura, il senso di aver fallito. Solo tre anni prima aveva espresso all’ amico John Hamilton Reynolds, in un sonetto allegata a una lettera, When I have fears that I may cease to be, il timore di non riuscire a diventare quel poeta che sognava e in cuor suo sapeva di essere.

Quando la paura mi prende di morire / Prima che la penna tutto / il mio fertile cervello abbia spigolato, / Prima che molti libri abbiano raccolto / Come granai pieni di ciò che è ben maturato, / Quando osservo sul volto stellato della notte / I segni profondi e nuvolosi d’una grande storia / E penso che potrebbe non toccarmi mai la gloria / Di tracciare le loro ombre con la mano magica della sorte, / Quando sento, amica bella d’un momento, / Che mai più ti guarderò né mai godrò più / Dell’incantato potere dell’ amore senza tormento – / Allora sulla spiaggia del gran mondo solo e pensoso resterò, / Finché Amore e Fama naufraghino nel nulla.

Quando chiuse gli occhi, a Roma, in un piccolo e gradevole appartamento affacciato sulla scalinata di Trinità dei Monti, John Keats si era preoccupato di lasciare soltanto una breve epigrafe per la sua lapide: “Qui giace un uomo il cui nome fu scritto sull’acqua”.

Era nato venticinque anni prima a Londra, il 30 ottobre 1795.

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21 marzo: tutti i colori della Poesia / e-book scaricabile gratuitamente

Il sasso nello stagno di AnGre - 21 marzo giornata mondiale della Poesia

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“Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo.”
(Angelo Maria Ripellino, Lo splendido violino verde, 1976)

Per questo 21 marzo, Giornata Mondiale della Poesia, Il sasso nello stagno di AnGre dedica ai suoi Amici e lettori questa breve selezione di versi: ogni poesia contiene un colore, così da rappresentare tutte insieme un’ideale tavolozza con cui dipingere un nuovo giorno, un nuovo mondo, dove ritrovarsi e ritrovare un’umanità libera da egoismi e ancora capace di fare gruppo e comunità in maniera positiva e proficua. Forse questo cambiamento a tanti, a troppi, sembrerà quantomeno folle e irrealizzabile, ma questo collettivo & blog fa parte di quella metà di Cielo che vuole provarci ugualmente a mutare il vigente e soffocante stato  di appiattimento culturale e umano, nel quale versiamo ormai da troppo tempo. Buona lettura a tutti!

(N.B. Sono stati scelti soltanto poeti italiani per poter “ascoltare” le loro voci autentiche, senza affidarsi ad eventuali, se pur notevoli, traduzioni — per scaricare gratuitamente il pdf \ e-book CLICCA QUI — by AnGre)

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Peppino Impastato, da Amore Non Ne Avremo (Navarra Editore)

Sulla strada bagnata di pioggia
Si riflette con grigio bagliore
La luce di una lampada stanca:
e tutto intorno è silenzio.
.
§
.
I miei occhi giacciono
in fondo al mare
nel cuore delle alghe
e dei coralli
.
.
.i
Goliarda Sapienza, da Ancestrale (La Vita Felice)
.
Voglio ricordare. Ma ho paura
di smarrire nel nero dei capelli
di un sonno prolungato
qualche accento
della tua voce di ieri. Ho paura
di svegliarmi col sole che scantona
dietro l’angolo buio della casa.
.
§
.
Resta vicino a me ti prego
poco resta al biancore dei miei seni
e presto di fiori di carta le mie labbra
senza sangue saranno
senza domande
.
.
.
Vittorio Bodini, da Inediti 1954-1961 in Tutte le poesie (Besa)
.
.
I pomodori secchi
.
I pomodori secchi
attaccati a uno spago
e le donne dai cuori di cicoria.
I pomodori secchi e i datteri gialli,
e le donne che colgono le olive
fra gli olivastri, con la bocca viola;
tutto è univoco e perso a furia d’esistere.
.
Dove hai nascosto, cielo, l’altra ipotesi?
Quale parte è la nostra?
Non saremo null’altro
che rozzi testimoni di questo esistere?
.
§
.
Tre linguette di terra
.
Tre linguette di terra
fanno il mare
di tre azzurri diversi
e in cielo, rosa,
l’inizio d’un sorriso, o aurora,
e sporge
dall’orto il melograno
e dall’infanzia
il cigolio d’un carro: che fatica
per un attimo solo!
.

(Settembre 1958)

.

Sandro Penna, da Poesie (Garzanti)
.
.
Forse sull’erba verde un dì nasceva
la mia storia segreta: estremi ardori
di un sobborgo in vacanza.
Pioggia da gonfie nubi silenziosa.
Luci della città sulla campagna vuota.
.
§
.
Piovve nel nostro amore ardentemente
tutta l’estate. Indi mutò colore
in bello, la campagna.
.

 .

Salvatore Quasimodo, da Tutte le poesie (Mondadori)
.
.
Nascita del canto
.
Sorgiva: luce riemersa:
foglie bruciano rosee.
.
Giaccio su fiumi colmi
dove son isole
specchi d’ombre e d’astri.
.
E mi travolge il tuo grembo celeste
che mai di gioia nutre
la mia vita diversa.
.
Io muoio per riaverti,
anche delusa,
adolescenza delle membra
inferme.
.
§
.
Che lunga notte
.
Che lunga notte e luna rosa e verde
al tuo grido tra zagare, se batti
ad una porta come un re di Dio
pungente di rugiade: «Apri, amore, apri!»
Il vento, a corde, dagli Iblei dai coni
delle Madonie strappa inni e lamenti
su timpani di grotte antiche come
l’agave e l’occhio del brigante. E l’Orsa
ancora non ti lascia e scrolla i sette
fuochi d’allarme accesi alle colline,
e non ti lascia il rumore dei carri
rossi di saraceni e di crociati,
forse la solitudine, anche il dialogo
con gli animali stellati, il cavallo
e il cane la rana le allucinate
chitarre di cicale nella sera.
.
:
.
Angela Greco, da Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi)
.
i miei sono solo grafemi
in successione caduti
senza peso né posa
minimi myosotìs a bordo strada
che ripetono
il loro canto azzurro di cinque petali
.
§
.
apro parole e finestre al vento
di polline e profumo di mandorla bianca
in attesa che il guscio diventi scorza
metto da parte messaggi floreali
dall’animo fanciullo e piedi nudi
.
corro nel verde di un divenire
certezza o pena non m’importa
oggi nel (mio) cielo c’è il sole
ed il tuo nome è stella
che benigna m’invita al domani
.
che questo presente insista pure
nella sua stretta visione d’essere
e nel silenzio sempreuguale
dei suoi intrecci obbligati
.
io rincorro la primavera
prima che sfugga.

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il 21 marzo in Poesia con Il sasso nello stagno di AnGre

21 marzo - Il sasso nello stagno di AnGre

Giornata Mondiale della Poesia

§

 “Il ramo rubato” di Pablo Neruda


Nella notte entreremo

a rubare
un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell’ombra.

Ancora non se n’è andato l’inverno,
e il melo appare
trasformato d’improvviso
in cascata di stelle odorose.
Nella notte entreremo
Fino al suo tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

E cautamente,
nella nostra casa,
nella notte e nell’ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.

.

(Pablo Neruda, Poesie d’amore e di vita, Guanda)

.§ 

“Primavera” di Vincenzo Cardarelli

Oggi la primavera
è un vino effervescente.
Spumeggia il primo verde
sui grandi olmi fioriti a ciuffi
dove il germe già cade
come diffusa pioggia.
Fra i rami onusti e prodighi
un cardellino becca.
Verdi persiane squillano
su rosse facciate
che il chiaro allegro vento
di marzo pulisce.
Tutto è color di prato.
Anche l’edera è illusa,
la borraccina è piú verde
sui vecchi tronchi immemori
che non hanno stagione,
lungo i ruderi ombrosi e macilenti
cui pur rinnova marzo il grave manto.
Scossa da un fiato immenso
la città vive un giorno
d’umori campestri.
Ebbra la primavera
corre nel sangue.

.

(dal web)

§

Lirici greci tradotti da Salvatore Quasimodo:

Alceo, “Già sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli” 

Già sulle rive dello Xanto ritornano i cavalli,
gli uccelli di palude scendono dal cielo,
dalle cime dei monti
si libera azzurra fredda l’acqua e la vite
fiorisce e la verde canna spunta.
Già nelle valli risuonano
canti di primavera.

 ⋅

.

Ibico, “Come il vento del nord rosso di fulmini”

A primavera, quando
l’acqua dei fiumi deriva nelle gore
e lungo l’orto sacro delle vergini
ai meli cidonii apre il fiore,
e altro fiore assale i tralci della vite
nel buio delle foglie;

in me Eros,
che mai alcuna età mi rasserena,
come il vento del nord rosso di fulmini,
rapido muove: così, torbido
spietato arso di demenza,
custodisce tenace nella mente
tutte le voglie che avevo da ragazzo.

:

(Salvatore Quasimodo, Tutte le poesie, Mondadori)

§

“Creazione” di Cesare Pavese


Sono vivo e ho sorpreso nell’alba le stelle.

La compagna continua a dormire e non sa.
Dormon tutti, i compagni. La chiara giornata
mi sta innanzi più netta dei volti sommersi.

 Passa un vecchio in distanza, che va a lavorare
o a godere il mattino. Non siamo diversi,
tutti e due respiriamo lo stesso chiarore
e fumiamo tranquilli a ingannare la fame.
Anche il corpo del vecchio dev’essere schietto
e vibrante – dovrebbe esser nudo davanti al mattino.

 Stamattina la vita ci scorre sull’acqua
e nel sole: c’è intorno il fulgore dell’acqua
sempre giovane, i corpi di tutti saranno scoperti.
Ci sarà il grande sole e l’asprezza del largo
e la rude stanchezza che abbatte nel sole
e l’immobilità. Ci sarà la compagna
– un segreto di corpi. Ciascuno darà una sua voce.

 Non c’è voce che rompe il silenzio dell’acqua
sotto l’alba. E nemmeno qualcosa trasale
sotto il cielo. C’è solo un tepore che scioglie le stelle.
Fa tremare sentire il mattino che vibra
tutto vergine, quasi nessuno di noi fosse sveglio.

.

(Cesare Pavese, Le poesie, Einaudi)

.§

 “Storia di fate (tango)” di Mario Benedetti


La primavera fragile / la pazza primavera

pazientemente ascolta e attende il mio magari
con il suo miglior verde mi guarda e mi richiama
e decide orgogliosa che ora non se ne va

così / col mio stupore / resto senza rancori
e consegno dolcezze alla buona di dio
mi ritrovo illuminato ogni angolo di strada
e lentamente imparo a cantare io stesso

così vedo che il mondo piano piano migliora
che il piacere non lascia in me le cicatrici
che il caso è il mio rifugio e che è arrivata l’ora
di essere / fra l’altro / nuovamente felice

e l’amore davvero mi riscopre e mi tocca
e capisco d’un tratto che sono infine audace
l’amore mi sorprende ma non si sbaglia mai
quando sente che manchi / quando ti chiede ancora

se parli dalla riva / il mare ti risponde
con la stessa innocenza della tua antica infanzia
se le navi ti portano / ma non dicono dove
non ti dicono dove ma tu lo sai di già

infine quando un tempo / di lune congelate
spazza la primavera / che è matta da legare
quella vigliacca fugge / con la storia di fate
togliendoti i tuoi sogni e l’amore e il mare

così tornano il tedio la routine e la rabbia
e cresce lo spavento nel suo cupo recinto
e la memoria vizza e la tristezza saggia
mi coprono d’un cielo non più angelico e grigio

.

(Mario Benedetti, Inventario, Le Lettere)

§

due poesie di Maria Luisa Spaziani

Vorrei dormire su una collina erbosa,
sinuosa curvatura delle tue labbra.
Labbra più vaste, una gondola che accolga
i miei sogni coscienti.

Così mi avvolgeresti in un abbraccio,
in un bacio totale dagli alluci ai capelli.
Perché ci accontentiamo di altri baci,
in assoluto perché ci accontentiamo?

_______________________

Sale la voce angelica dell’acqua
dalla sorgente sotterranea. Brilla
nella foresta il filamento timido
che sarà fiume un giorno.

Sacralità segreta di ogni inizio,
impercepita musica. Quel fiume
ricordi un giorno come è cominciata
la corsa, la promessa mantenuta.

.

(Spaziani, Tutte le poesie, I Meridiani Mondadori)

§

Emily Dickinson, Poesie (1862)


Sono viva – suppongo –

I Rami sulla mia Mano
Sono pieni di Convolvolo –
E sulla punta delle dita –

Il Carminio – dà un fremito caldo –
E se tengo uno Specchio
Davanti alla Bocca – si appanna –
Per il Medico – prova del Respiro –

Sono viva Рperch̩
Non sono in una Stanza –
È – di solito – il Salotto –
Dove i Visitatori possano venire –

Chinarsi – e scrutare di traverso –
Aggiungendo “Com’è diventata – fredda” –
E “Era cosciente – quando si è inoltrata
Nell’Immortalità?”

Sono viva Рperch̩
Non possiedo una Casa –
Intitolata a me sola – esclusiva –
E inadatta a chiunque altro –

E contrassegnata dal mio nome da Ragazza –
Cosicché i Visitatori possano sapere
Quale Porta sia la mia – e non si sbaglino –
E provino un’altra Chiave –

Com’è bello – essere viva!
Com’è infinito – essere
Viva – due volte – La Nascita che ebbi –
E questa – un’altra, in Te!

.

(da www.emilydickinson.it )

∼∼∼∼∼∼

a cura di Angela Greco – AnGre

vincent_van_gogh_002_mandorlo_in_fiore_1890
Vincent Van Gogh, Mandorlo in fiore, 1890

 

Giornata Mondiale della Poesia: omaggio a William Shakespeare

fotografia di Lorenza Pieretti
fotografia di Lorenza Pieretti

.

“Il 21 marzo di ogni anno si celebra la Giornata Mondiale della Poesia, istituita dall’Unesco al fine di riconoscere all’espressione poetica un ruolo privilegiato nella promozione del dialogo interculturale, della comunicazione e della pace”. Nel 450° anno della nascita di William Shakespeare (26aprile 1564) Il sasso nello stagno rende omaggio a questa immensa figura letteraria che più di tutte fa parte del quotidiano e della concezione poetica e teatrale che ognuno trattiene in sé.

Per questo evento ho scelto tre sonetti sul tema della Poesia eternatrice, sulla sua peculiare e magnifica capacità di tramandare il tempo oltre il tempo e di consegnarlo ai posteri, parola e gesto e sentimento che parla anche a chi verrà dopo colui che ne ha scritto. Anche questo evento si colloca in IO AL PLURALE FA NOI, iniziativa de Il sasso nello stagno per festeggiare due anni di collaborazioni, con la bellissima fotografia di apertura (di Lorenza Pieretti, che ringrazio), un plurale di gemme pronte a fiorire, come auspicio per una eterna primavera della poesia e delle arti!

Buona lettura a tutti e felice Primavera a ciascuno!

Angela Greco

*

da Shakespeare, Sonetti – Oscar Mondadori 2008

15

Quando considero che ogni cosa vivente

rimane in perfezione sol per pochi istanti,

e che questo immenso scenario non offre che apparenze

su cui le stelle arcanamente agiscono;

Quando vedo gli uomini crescere al pari delle piante,

favoriti e avversati dallo stesso cielo,

menar vanto di giovinezza e, giunti al sommo, declinare

e logorarsi sino a perdere il ricorde del loro vigore;

Allora il pensiero di questa esistenza infida

mi richiama agli occhi la tua splendida gioventù,

e come il Tempo e la Rovina si diano a gara

per deturpare il tuo limpido giorno nell’impura norte.

In aspra guerra col Tempo, per tuo amore,

quel ch’ei ti toglie, te lo innesto di nuovo.

#

23

Come un inesperto attore sulla scena

che per paura dimentica la parte,

o come un violento stracarico di rabbia

cui l’impeto smodato indebolisce il cuore,

Così anch’io, diffidando di me, dimentico

il perfetto rituale dell’amore

e, fin troppo innamorato, sembra ch’io venga meno

sotto il peso del suo eccessivo ardore.

Siano allora i miei libri a parlare per me,

muti messaggeri del mio traboccante cuore,

che implora amore e attende più alta ricompensa

 quella lingua che più spesso e meglio parlò di te.

Oh, sappi leggere quel che amore in silenzio ha scritto:

è proprio di intelligente amore udire con gli occhi.