Di segni di vita di arte, l’approfondimento: Gauguin oltre le solite opere

Paul Gauguin Donna Tahitiana 1894  per Il sasso nello stagno di AnGre

Paul Gauguin, Donna tahitiana (1894)

Acquerello, cm 12,5 x 25,5 – Tolosa, Fondation Bemberg

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L’acquerello della Fondazione Bemberg è un frammento di uno straordinario disegno di Gauguin raffigurante Annah la giavanese seduta su una sedia gialla, con indosso solo un paio di orecchini. Purtroppo sono pochissime le informazioni attendibili sulla modella. Il foglio della Bemberg è incredibilmente sopravvissuto alla distruzione del primo ritratto di Annah sacrificato da Gauguin per eseguire un disegno orizzontale leggermente successivo, anch’esso a pastello, che la raffigurava sdraiata sulla pancia. Per fortuna la parte inferiore del primo disegno esiste ancora sul lato destro del verso dell’immagine finale. Unendo l’immagine della sezione superiore del disegno della Bemberg con quella inferiore del verso del nudo sdraiato si ha modo di esaminare il precedente disegno verticale di Annah andato perduto, un lavoro chiave sotto tutti i punti di vista, che comporta una serie di implicazioni per diversi degli ultimi nudi più riusciti di Gauguin.

Nell’immediato, tuttavia, il disegno distrutto servì da idea preliminare per Aita tamari vahine Judith te parai (collezione Niarchos). Come l’olio finale di Annah, il disegno coglie la donna in posizione frontale, le braccia elegantemente abbandonate sui braccioli di una straordinaria poltrona su cui è quasi sdraiata, i piedi incrociati sul pavimento. Mentre l’artista utilizzò una piccola quantità di giallo cromo per la sezione del pavimento di Aita tamari vahine Judith te parai, la sua idea originaria era di far risaltare il corpo scuro di Annah contro una sedia gialla, il cui schienale è appunto conservato nel disegno della Fondation Bemberg, qui riprodotto nell’immagine.

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Paul Gauguin Vaso con bagnante per Il sasso nello stagno

Paul Gauguin, Vaso con bagnante (1888 circa)

Ceramica, h 19, 1 cm – Santa Monica, Loan Courtesy of The Kelton Foundation

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Gauguin utilizzava un sistema di numerazione per le sculture in ceramica e questo è uno dei pochi vasi su cui è ancora leggibile il numero (“71”), iscritto in oro sopra e a destra del suo monogramma (“PGo”), sulla straordinaria parte posteriore dell’oggetto. Interrotta dal viaggio in Martinica della primavera-estate del 1887, la produzione di sculture riprese al suo ritorno a Parigi in ottobre con l’opera numero “56”.

In questa ceramica la modella ha capelli lunghi lumeggiati con vernice dorata e acconciati con un fiocco e i vestiti che si è tolta sono appesi al ramo di un albero e le nascondono il sedere; la medesima modella fu ritratta in un dipinto (Bagnanti al mare) oggi conservato a Buenos Aires, con differenze sostanziali, come i capelli – che nel dipinto sono corti e neri -, la posizione dei vestiti e la presenza, sempre nel dipinto, dei classici zoccoli di legno bretoni. Nella versione in ceramica, qui riprodotta nell’immagine, Gauguin omise appunto le calzature, quasi volesse attribuire un significato più universale alla figura. Poiché l’argilla è brunastra, la donna del vaso può e forse deve essere identificata con un’indigena dei Caraibi, e non con la stessa contadinella bretone dall’incarnato pallido raffigurata nel dipinto.

Fatta eccezione per la figura il vaso è interamente rivestito con vetrine rossastre e brune e presenta lumeggiature in oro aggiunte dopo la cottura. Nell’accentuare l’invetriatura per i suoi ritmi e le sue armonie cromatiche, Gauguin volle di certo ispirarsi alle antiche tradizioni della ceramica cinese e giapponese, in voga in quegli anni in Europa. Il ricco cromatismo conferisce alla scena figurativa della parte frontale del vaso una qualità fiabesca, quasi che la fanciulla fosse una sorta di Eva in un giardino dell’Eden ancora senza peccato. Sul retro, dove Gauguin iscrisse il suo monogramma, la pittura si fa del tutto astratta, evocando semmai il fuoco con rivoli irregolari di rosso lumeggiati in oro.

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[da Paul Gauguin, Artista di mito e sogno, Skira]

delicata meraviglia…(tre opere di Franco Grobberio)

“Franco Grobberio è nato ad Aosta nel 1945; attratto dalla pittura, intuisce in giovane età che il mondo delle immagini è il suo “giardino segreto”, un’esistenza poetica alternativa ma parallela alla quotidianità.

Visita le grandi mostre italiane, legge libri di estetica e storia dell’arte, sentendo istintivamente affinità con i maestri surrealisti Magritte  e Balthus e con il metafìsico De Chirico. Di giorno lavora e di sera dipinge  sopratutto ad olio, talvolta ad acquerello più raramente si dedica all’incisione all’acquaforte.

La sua pittura risente dei dei maestri che lo hanno ispirato; tuttavia il suo è un surrealismo domestico e molto personale, intriso di una vena onirica: se le opere degli esordi risentono degli influssi culturali del realismo europeo con tematiche ricorrenti come periferie di città, lavoratori e saltimbanchi, negli anni successivi la sua pittura si evolve verso una nuova figurazione, in cui si inseriscono simboli nuovi, brevi racconti a mezza strada tra il sogno e la realtà ispirati alla leggerezza.

notizie tratte da   http://www.grobberio.it/  )

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ringrazio di cuore l’Artista per la gentile visita in questi luoghi e per la bella “scoperta” della sua pittura e della sua arte in genere; sono stata particolarmente e felicemente attratta dalla tecnica ad acquerello utilizzata per delineare quelli che mi sono sembrati “pezzi” di favole, capaci di meravigliare con le loro tinte di fiaba e rimandi al sogno: soggetti delicati, ma non solo, accompagnano in un percorso verso un altrove che alleggerisce il peso del quotidiano e restituisce un sorriso (A.G.)

pensieri…(sasso dopo sasso)

– Jane Minter –

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di piuma il pensiero

oggi è carezza (A.G.)

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d’aria ora mi giungi

e con il profumo della tua voce

il giorno riempi (A.G.) 

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ha una punta di rosso questa penna
a tratti segna
come il cielo di questa mattina
sveglia alle 6.00
sono rimasta con gli occhi appiccicati
al quadro azzurro e rosa
che mi si è spalancato davanti

da quanto non era così infinito
il cielo dal mio balcone?

[Elina Miticocchio]

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