giorno x giorno amore: Agata De Nuccio

Metti il sigillo sulle mie labbra
e perdonami
se ho soffiato sulla fiamma
che tu stesso hai accesso,
perdona la mia vigile attenzione,
per ogni tuo sospiro
perdonami se le mie labbra,
cercano il tuo cuore nudo.
la tua dolcezza,
si prende gioco di me e mi irride,
metti il sigillo sulle mie labbra
ed io ricamerò
carezze con la lingua
e filo d’oro, mentre ti scrivo
con le mani piene di poesia.
.
.
.
Amo, e ringrazio il cielo
l’ho imparato in volo,
con te
che ti sei fatto albatro
per farmi volare
sopra un foglio bianco,
mi sono persa nel tramonto
nel continente del mio corpo,
amo e ti amo,
fino all’incandescenza
fonderò il mio respiro con il tuo
si appanneranno i vetri del cielo
e con dito infantile scriverò
il nome tuo.
.
.
inediti di Agata De Nuccio (nata nel Salento e residente da anni a Verona); immagine: Émile Friant Les Amoureux

Rileggendo il 2019: Lievito Madre di Agata De Nuccio – nota di Angela Greco

Lievito Madre (aprile 2018) è il più recente lavoro poetico di Agata De Nuccio – poetessa salentina nata a Castrignano del Capo e residente a Erbé, nella provincia veneta – per i tipi della veronese Officina Grafica Edizioni, casa editrice con la quale l’autrice collabora proficuamente da tempo, anche con produzioni in prosa (letteratura per l’infanzia).

La silloge – il cui titolo, in una metafora cara a tutti, rimanda senza difficoltà al lavoro artigiano delle mani che creano cibo – con introduzione di Paolo Masini e Grazia Francescato, letteralmente si apre al lettore sin dalla copertina, sulla quale, nell’intero formato delle due metà che la compongono, è riportato un incipit, che senza dubbi può essere considerato anche una estrema sintesi della poetica di questa cortese e solare autrice di lungo corso: “Fuori nemmeno una bava di vento / dentro lo splendore della tempesta, / e un timone di poesia.” Un incipit che segna il percorso di Agata, dagli ossimori della sua finibus terrae d’origine, all’approdo, tutto interiore e guidato dalla Poesia, ad una agognata serenità per sé e per i suoi affetti. Affetti che, nel caso della De Nuccio, travalicano con generosità il limitato a se stessa, per abbracciare per cerchi concentrici l’intera opera del creato, a cui è dedicato il suo impegno civile in favore della Natura realizzato attraverso specifici organi competenti, operanti sul territorio dove vive, e attraverso l’educazione alla lettura e all’ascolto nelle scuole, dove Agata, poetessa impegnata nel sociale, porta praticamente la sua esperienza letteraria.

Lievito Madre è un testardo atto di denuncia in favore dell’amore e di amore per la poesia (Con il passare del tempo / il mio cuore eremita, impasta inverni e vento / e tutte le parole che conosco / le scrivo, anche quando mi trema la voce. / E ti chiamo si legge in “Pane quotidiano”), ispirato, senza mai svelarlo del tutto, se non nella maiuscola dell’aggettivo del titolo, alla dipartita figura materna e composto da liriche di varia lunghezza e da una sezione denominata “140caratteri e oltre!” che rimanda all’espressione contemporanea dei tweet, area telematica dove la poesia, in forma immediata e brevissima, sta incontrando un vasto favore di pubblico; ma l’immediatezza è una peculiarità della poesia di Agata De Nuccio, capace di esprimere senza mediazioni o artifici retorici, la grandezza di un sentimento unitamente allo stupore, alla meraviglia, il cui senso permea tutta la silloge.

Una chiarissima fusione-interazione tra l’elemento umano e quello naturale, quell’elemento materno che scorre tra i versi e che tende a coincidere con la Terra, un sentimento panico, coinvolge fina dalla prima lirica (“Sopra di noi”), dove tutti gli elementi atmosferici concorrono alla poesia e al poeta non rimane altro che prenderne coscienza e trascriverli per futura memoria. E Agata è autrice attenta ai segni e ai segnali, esterni ed interiori, per farne memoria; non è un caso che tanto del suo lavoro sia rivolto alle generazioni in erba, fucine di futuro a cui affidare la salvezza finanche del pianeta: Nonostante l’uomo / il fiume / attraversa le foreste / e varca le porte del mare, / nonostante il petrolio / e la miseria dell’animo / il richiamo della terra / echeggia profondo e sonoro, come si legge in “Nonostante l’uomo”.

Una presenza importante, in Lievito Madre, è quella del sacro anche in senso religioso: Agata De Nuccio non è mai da sola ad affrontare le cose del mondo, ma si avvale sempre della presenza di Dio, come si legge, ad esempio, in “Inchiostro di radici”, dove un sentire francescano conduce l’autrice ad un’analisi della realtà ordinata del creato, ma deturpata dall’uomo e, chiedendo al Signore Avvolgi la mia penna nel sudario / rendi le mie mani forti e misurate / per arare le dure zolle; / la terra geme Signore / devo fermare l’orrendo scempio, / degli uomini servi degli dei, dà mandato alla poesia per mano dello scriba, come la De Nuccio nomina spesso se stessa e il poeta, di restituire al creato quanto è stato sottratto dalla parte negativa del genere umano.

E, sicuramente, nell’impaginazione del libro è stato fortemente voluto, dopo questa lirica, l’inserimento del messaggio di speranza contenuto in “Verrà la pace”, in cui si legge: Quando finiranno le guerre / […] File di pani spargerò sull’aia / colma di sole / nel grembo della terra / seminerò chicchi di grano. / Non importa se voi spargerete / armi, odio e fuoco; / si accenderà la scintilla del perdono, / si riconosceranno gli uomini / nel sogno immutato; / dalle foglie di ulivo attingerò / l’olio sacro della pace.

L’ultimo forte elemento caratterizzante della poesia contenuta in questa meritevole silloge è l’appartenenza, le radici: Agata De Nuccio instilla con parsimoniosa dolcezza e mai celata passione, anzi sarebbe meglio dire dissemina, momenti e caratteristiche della sua terra d’origine, inframezzandoli con affetto a quelli inerenti la terra dove attualmente vive, serbando una gioia che non è ricordo nostalgico, ma presenza pulsante accanto: Agata non ha lasciato il Salento, ma lo ha portato con sé, impastandolo con la sua nuova realtà, in un connubio che non passa inosservato e che diviene valore aggiunto per questa Autrice dall’occhio lucido di realismo – si leggano “Stelle estinte” e “Tu resti comunque”, dove il dolore per una perdita non viene celato o camuffato, ma si fa momento propizio per riflessioni-azioni profonde, ricordando che Agata è persona pratica e di azione, non di sterili parole e vagheggiamenti – , appassionata della Vita, e che non ha mai smesso di credere nel Bene e nella Bellezza. [Angela Greco]

*

Alcuni estratti da Lievito Madre di Agata De Nuccio (Officina Grafica Edizioni, 2018).

Dall’impasto
di una vita semplice,
lavorata con mani sapienti,
da lì nascerà
e crescerà
il Lievito Madre per il nostro spirito.
.
[esergo]
.
.
.
L’arte di resistere
.
Sulla poltrona della mia coscienza
siedono bambini,
donne e uomini senza diritti,
siedono i deboli, i malati e i derelitti,
siedono i potenti e i malvagi;
sulla poltrona della mia coscienza
siede la mia penna,
e tutti sono citati nella mia poesia;
ai primi spetta di diritto di entrare
in questa alba che germoglia dalle rovine,
ai secondi l’obbligo di ascoltare
il tuono delle loro bombe;
mentre il cuore tumeggia contro le costole
sventolerò sulle loro bocche
la poesia
e il silenzio eloquente della luna.
L’arte di resistere spetta allo scriba.
.
.
.
Poesis
.
Abito dentro un albero che porta il mio nome
come un ramo cero l’infinito,
le stagioni perse e ritrovate,
cerco i coni d’ombra e di luce e respiro la vita;
vivo abbracciata alla terra, a ossa vive
con le radici impresse a ferro rovente nella roccia;
le foglie sono fogli scritti dal cielo
aperti come libri sui banche di scuola;
il vento ti porterà il profumo della mia parola.
Abito dentro un albero che porta il mio nome
e il mio nome è Poesis.
.
.
.
Stelle estinte
.
Mi spezza le ossa la sera
quando ripongo in soffitta
i miei sogni e le stelle estinte.
Loro, di notte,
scendono come piume
dove tu vivi
e io racconto bugie alle ombre.
.
.
.
dalla sezione “140caratteri e oltre!”
.
.
Δ  Il congedo della calda stagione
somiglia alla pienezza dell’ultimo bacio dato al vento,
il mio autunno sta seduto in una stanza
e scrive fragili parole su carta di cielo.
.
.
.
Δ  Due cose mi restano negli occhi.
il mare e il tuo sorriso.
La legge della meraviglia non ha bisogno
di essere scritta
basta fermarsi un attimo e contemplare l’infinito.
.
.

Lievito Madre di Agata De Nuccio letto da Angela Greco

Lievito Madre (aprile 2018) è il più recente lavoro poetico di Agata De Nuccio – poetessa salentina nata a Castrignano del Capo e residente a Erbé, nella provincia veneta – per i tipi della veronese Officina Grafica Edizioni, casa editrice con la quale l’autrice collabora proficuamente da tempo, anche con produzioni in prosa (letteratura per l’infanzia).

La silloge – il cui titolo, in una metafora cara a tutti, rimanda senza difficoltà al lavoro artigiano delle mani che creano cibo – con introduzione di Paolo Masini e Grazia Francescato, letteralmente si apre al lettore sin dalla copertina, sulla quale, nell’intero formato delle due metà che la compongono, è riportato un incipit, che senza dubbi può essere considerato anche una estrema sintesi della poetica di questa cortese e solare autrice di lungo corso: “Fuori nemmeno una bava di vento / dentro lo splendore della tempesta, / e un timone di poesia.” Un incipit che segna il percorso di Agata, dagli ossimori della sua finibus terrae d’origine, all’approdo, tutto interiore e guidato dalla Poesia, ad una agognata serenità per sé e per i suoi affetti. Affetti che, nel caso della De Nuccio, travalicano con generosità il limitato a se stessa, per abbracciare per cerchi concentrici l’intera opera del creato, a cui è dedicato il suo impegno civile in favore della Natura realizzato attraverso specifici organi competenti, operanti sul territorio dove vive, e attraverso l’educazione alla lettura e all’ascolto nelle scuole, dove Agata, poetessa impegnata nel sociale, porta praticamente la sua esperienza letteraria.

Lievito Madre è un testardo atto di denuncia in favore dell’amore e di amore per la poesia (Con il passare del tempo / il mio cuore eremita, impasta inverni e vento / e tutte le parole che conosco / le scrivo, anche quando mi trema la voce. / E ti chiamo si legge in “Pane quotidiano”), ispirato, senza mai svelarlo del tutto, se non nella maiuscola dell’aggettivo del titolo, alla dipartita figura materna e composto da liriche di varia lunghezza e da una sezione denominata “140caratteri e oltre!” che rimanda all’espressione contemporanea dei tweet, area telematica dove la poesia, in forma immediata e brevissima, sta incontrando un vasto favore di pubblico; ma l’immediatezza è una peculiarità della poesia di Agata De Nuccio, capace di esprimere senza mediazioni o artifici retorici, la grandezza di un sentimento unitamente allo stupore, alla meraviglia, il cui senso permea tutta la silloge.

Una chiarissima fusione-interazione tra l’elemento umano e quello naturale, quell’elemento materno che scorre tra i versi e che tende a coincidere con la Terra, un sentimento panico, coinvolge fina dalla prima lirica (“Sopra di noi”), dove tutti gli elementi atmosferici concorrono alla poesia e al poeta non rimane altro che prenderne coscienza e trascriverli per futura memoria. E Agata è autrice attenta ai segni e ai segnali, esterni ed interiori, per farne memoria; non è un caso che tanto del suo lavoro sia rivolto alle generazioni in erba, fucine di futuro a cui affidare la salvezza finanche del pianeta: Nonostante l’uomo / il fiume / attraversa le foreste / e varca le porte del mare, / nonostante il petrolio / e la miseria dell’animo / il richiamo della terra / echeggia profondo e sonoro, come si legge in “Nonostante l’uomo”.

Una presenza importante, in Lievito Madre, è quella del sacro anche in senso religioso: Agata De Nuccio non è mai da sola ad affrontare le cose del mondo, ma si avvale sempre della presenza di Dio, come si legge, ad esempio, in “Inchiostro di radici”, dove un sentire francescano conduce l’autrice ad un’analisi della realtà ordinata del creato, ma deturpata dall’uomo e, chiedendo al Signore Avvolgi la mia penna nel sudario / rendi le mie mani forti e misurate / per arare le dure zolle; / la terra geme Signore / devo fermare l’orrendo scempio, / degli uomini servi degli dei, dà mandato alla poesia per mano dello scriba, come la De Nuccio nomina spesso se stessa e il poeta, di restituire al creato quanto è stato sottratto dalla parte negativa del genere umano.

E, sicuramente, nell’impaginazione del libro è stato fortemente voluto, dopo questa lirica, l’inserimento del messaggio di speranza contenuto in “Verrà la pace”, in cui si legge: Quando finiranno le guerre / […] File di pani spargerò sull’aia / colma di sole / nel grembo della terra / seminerò chicchi di grano. / Non importa se voi spargerete / armi, odio e fuoco; / si accenderà la scintilla del perdono, / si riconosceranno gli uomini / nel sogno immutato; / dalle foglie di ulivo attingerò / l’olio sacro della pace.

L’ultimo forte elemento caratterizzante della poesia contenuta in questa meritevole silloge è l’appartenenza, le radici: Agata De Nuccio instilla con parsimoniosa dolcezza e mai celata passione, anzi sarebbe meglio dire dissemina, momenti e caratteristiche della sua terra d’origine, inframezzandoli con affetto a quelli inerenti la terra dove attualmente vive, serbando una gioia che non è ricordo nostalgico, ma presenza pulsante accanto: Agata non ha lasciato il Salento, ma lo ha portato con sé, impastandolo con la sua nuova realtà, in un connubio che non passa inosservato e che diviene valore aggiunto per questa Autrice dall’occhio lucido di realismo – si leggano “Stelle estinte” e “Tu resti comunque”, dove il dolore per una perdita non viene celato o camuffato, ma si fa momento propizio per riflessioni-azioni profonde, ricordando che Agata è persona pratica e di azione, non di sterili parole e vagheggiamenti – , appassionata della Vita, e che non ha mai smesso di credere nel Bene e nella Bellezza. [Angela Greco]

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Alcuni estratti da Lievito Madre di Agata De Nuccio (Officina Grafica Edizioni, 2018).

Dall’impasto
di una vita semplice,
lavorata con mani sapienti,
da lì nascerà
e crescerà
il Lievito Madre per il nostro spirito.
.
[esergo]
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L’arte di resistere
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Sulla poltrona della mia coscienza
siedono bambini,
donne e uomini senza diritti,
siedono i deboli, i malati e i derelitti,
siedono i potenti e i malvagi;
sulla poltrona della mia coscienza
siede la mia penna,
e tutti sono citati nella mia poesia;
ai primi spetta di diritto di entrare
in questa alba che germoglia dalle rovine,
ai secondi l’obbligo di ascoltare
il tuono delle loro bombe;
mentre il cuore tumeggia contro le costole
sventolerò sulle loro bocche
la poesia
e il silenzio eloquente della luna.
L’arte di resistere spetta allo scriba.
.
.
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Poesis
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Abito dentro un albero che porta il mio nome
come un ramo cero l’infinito,
le stagioni perse e ritrovate,
cerco i coni d’ombra e di luce e respiro la vita;
vivo abbracciata alla terra, a ossa vive
con le radici impresse a ferro rovente nella roccia;
le foglie sono fogli scritti dal cielo
aperti come libri sui banche di scuola;
il vento ti porterà il profumo della mia parola.
Abito dentro un albero che porta il mio nome
e il mio nome è Poesis.
.
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Stelle estinte
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Mi spezza le ossa la sera
quando ripongo in soffitta
i miei sogni e le stelle estinte.
Loro, di notte,
scendono come piume
dove tu vivi
e io racconto bugie alle ombre.
.
.
.
dalla sezione “140caratteri e oltre!”
.
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Δ  Il congedo della calda stagione
somiglia alla pienezza dell’ultimo bacio dato al vento,
il mio autunno sta seduto in una stanza
e scrive fragili parole su carta di cielo.
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Δ  Due cose mi restano negli occhi.
il mare e il tuo sorriso.
La legge della meraviglia non ha bisogno
di essere scritta
basta fermarsi un attimo e contemplare l’infinito.
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PLURALI per Il sasso nello stagno di AnGre – il video

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PLURALI, a cura di Angela Greco, è il video realizzato con gli estratti dai contributi dell’evento IO AL PLURALE FA NOI (qui) – 2 anni di collaborazioni per Il sasso nello stagno di AnGre – i testi completi sono interamente visionabili sul blog nei giorni dall’8 al 30 marzo 2014

GRAZIE A TUTTI!!!

“Il sasso nello stagno fonda la sua azione sul credere che ci siano utilità maggiori — definite non a caso inutilità dal contesto sociale – e maggiormente necessarie di quella meramente economica e per questo ogni giorno propone con perseveranza “briciole”, presenze minime, per la parte più vera, meno curata e più dimenticata dell’Uomo; perché Poesia, Arte, Letteratura sono ancora assolutamente necessarie per la costruzione di quel plurale che può ancora designarci Persone.”
AnGre

*

Poi un punto, versi di Agata De Nuccio – per IO AL PLURALE FA NOI

Johannes-Vermeer-Woman-Reading-A-Letter-1662-63-Rijkmuseum-Amsterdamjpg-836x1024
J.Vermeer, “Woman in Blue Reading a Letter” (1662-63)

 

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Non serve più la pioggia

sulle vigne in luglio

non servono le mie fragilità

chiuse in una corazza

non serve amarti

se non senti

il vento che scompiglia le vele

di me restano parole

chiuse in un cassetto

distratte dalle regole del tempo

sono un puntino nero

scendo piano sul foglio bianco

volteggio nell’intimo abbraccio di poesia.

 

*

Agata De Nuccio