due poesie da Arcani di Angela Greco, in uscita per Achille e La Tartaruga con prefazione di Franco Pappalardo La Rosa

“[…] questo stilizzato in Arcani è un viaggio che si compie sotto un cielo estivo, “che non congiunge / nulla oltre noia e vuoto” e che può scavare incolmabili distanze fra l’io e il tu, ingenerare attriti, provocare rovinose cadute (“Così, cadiamo, / in questa natura umana e fitta di domande”), angoscianti assenze (“Prima che il vento ci disperda, siamo / nell’angolo un graffio all’assenza”) e quella “incredibile voglia di andare via […] lontano/ da questa antitesi, dalla presenza d’un’assenza / a cui nemmeno più attribuisci nome”.

……..Ragionando sul significato dell’esistenza e del suo limite, oltre tutto, il viaggio poetico di Angela Greco nei luoghi della vita, nel pozzo della memoria, nell’inferno del reale e della quotidianità (che affiorano sempre, per antifrasi), tende a tradursi in un suggestivo spettacolo, in una sorta di danza intellettuale intorno ai concetti di silenzio, di solitudine, di tempo che scivola via, di caduta e ripresa, di scomparsa, come a voler rintracciare nel caos, per grazia di poesia, una qualche non improbabile via d’uscita.” (dalla Prefazione di Franco Pappalardo La Rosa)

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due poesie tratte da ARCANI di Angela Greco (Achille e La Tartaruga, gennaio 2020)

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La conseguenza è una poesia al mattino,
vestita di viola, tempo dell’attesa,
una caduta
sul bianco del foglio, ancora una danza
tra sentire e dire. Delle perdute piume,
paradiso lasciato altrove
da questa scelta di ordinaria difficoltà,
scriverò alle distanti stelle, chiarissime
in ogni notte di solitudine e insonnia.
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Segno a matita quel che ho da dirti, mentre
lascio sul tuo davanzale un fiore di pervinca.
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§
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I dintorni dell’assenza, un lunedì mattina
alla stessa lunghezza d’onda, acuto di sax,
sostanza di questa tensione d’ora in attesa.
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Quante persone raccogli nel tuo viso?
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Un plurale
dal conto perso, trascorsi e ciglia umide;
diventa presenza anche la mancanza, seduta
a bordo tavola, mentre si incarna il desiderio
nel punto più dolente e meno visibile.
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[…] Ci cerchiamo l’un l’altro. Fosse almeno
questo l’ultimo giorno dell’attesa.

J.L.Borges, Il labirinto

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Posso dire di essere felice! Gennaio è un incipit, come pure 2020, a mio avviso, e il 13 è un numero legato alla Fortuna, ovvero alla Sorte; ho scelto non a caso questo giorno per dire ai miei Amici e Lettori, dell’uscita del mio nuovo libro di poesie intitolato ARCANI edito da Paolo Ivaldi della torinese Achille e La Tartaruga (achilleelatartaruga.net) con prefazione di Franco Pappalardo La Rosa.

A dodici anni dal primo libro pubblicato, dopo aver constatato in prima persona che nella nostra Terra di santi, navigatori e poeti (sigh!) vanno per la maggiore certi modi di fare con relativa genuflessione a signori e signorotti (non nascondiamoci dietro un filo d’erba), che ti trasformano in un altro mattone del muro, parte di precisi entourage, che gratificano per l’effetto branco e per il silenzio dei conniventi, dopo l’esperienza di un paio di anni difficili per me, dal punto di vista poetico, dopo aver perso man mano fiducia nella “gente di poesia”, per svariate esperienze di pseudo-amicizie sfumate come nebbie al sole, e dopo aver seriamente pensato di mandare a quel paese la stessa scrittura (mi scuserete la franchezza, ma la Poesia non è avulsa da spine e calci nei denti), ringraziando la mia proverbiale tenacia e qualche benefica stella – con nome e cuore umani – comparsa nel mio cielo e che mi ha sempre sostenuta nelle difficoltà, ho capito che, sinceramente, non era la Poesia a dover meritare un allontanamento, ma tutta una serie di situazioni e persone, che avevano finito per “spegnermi” finanche il sorriso.

  Ascoltando il mio istinto e il mio cuore, lottando ad occhi aperti controvento, a volte piangendo, avvertendo lontananze e temperature più che artiche, continuando a studiare, senza mai illudermi e con i piedi per terra (sapendo che ancora tanta strada ho da percorrere, sempre con la schiena dritta), è nato questo nuovo libro, ARCANI, silloge composta da più sezioni articolate tra loro, che con stima e fiducia Franco Pappalardo La Rosa e Paolo Ivaldi (insieme a mio marito, mia figlia e due – proprio di numero – amici) hanno sostenuto fin dall’inizio, che tra pochi giorni sarà materialmente disponibile grazie alla Casa Editrice Achille e La Tartaruga, coraggiosa, piccola e sensibile realtà editoriale piemontese, che annovera tra i suoi Autori valenti penne di poesia contemporanea.

A queste persone poc’anzi citate e ai miei lettori affezionati, alla loro pazienza e al loro affetto, voglio dire, fin da questa anteprima, GRAZIE, con tutto il cuore che ho!! [AnGre]

Angela Greco, estratti da All’oscuro dei voyeur

Angela Greco, estratti da All’oscuro dei voyeur

[…]
Più che l’arredo è l’imprecisione
a fornire appigli solidi. Fuori concorso
che meravigliano per lealtà
grani di polvere sul rosario appeso
al ricordo di quando eravamo santi.
Tolta l’aureola allo sguardo rimane
la nudità che non può essere travisata.
Nel circo l’apparenza s’improvvisa neve
per chi è in cerca di souvenir; intanto,
rimaniamo non addomesticabili cercatori
di ciò che si è perso prima del giorno.
(da “chilometri a ritroso”)

*

[…]
Vorrei rimanesse di me una puntina da disegno,
sotto la pianta del piede, di quelle che ricordano
i diciassette anni e un cattivo voto costato un sabato
sera; qualcosa che non accade più, di cui resta la cicatrice
in memorie di carta in disuso; vorrei fabbricanti di veleni
che si convertano all’arte, un filo argentato a legare
una mano piccola e una grande, un disegno da bimbi
di prima elementare per ricominciare e imparare il resto.
(da “notte e terra”)

*

[…]
Il vicolo nasconde la vena e la smagliatura antica di tufo giallo
a rigare di continuità questo ribaltato ventre di colori. Tra
il cobalto e il rosso raggiungiamo Napoli a maggio.
Rovine da scalare per dire mattino nello zucchero del risveglio,
lo stesso film di quella sera d’inverno. Il cielo ha geometrie
sensibili tra le pietre innalzate a casa e la strada; tagli precisi,
che slacciano percorsi a scendere sotto madonne dai raggi bui.
In restauro, davanti al rigattiere dei leoni, siamo numeri a caso
estratti tra fortuna e destino dal tempo che sorprende.
Una disfatta, prima della parola, ci raggiunge al collo.
(da “Dissimiglianze”)

*

Tutte le cose imperfette hanno un battito in più,
un moto di ricerca, una stella che si colloca dove
meno la si vede e che pure brilla prima.
Qualcuno nel giardino sta suonando un richiamo;
seduto sul fondo della scena osserva lo scompiglio
del mattino di buoni propositi e discese all’inferno.
E diventi tu stesso l’edificio altissimo,
la successione dei piani, la fuga dello sguardo
e le camere che incalzano, gli specchi rotti e i tavoli
su cui poggiare la mano, quando a schiena curva
non basta il ricordo per darsi sollievo.
[…]
(da “je te veux”)

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Angela Greco (AnGre) è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA). Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Ed.Lupo, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Ed.Smasher, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017); Correnti contrarie (Ed.Ensemble, Roma, 2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (Quaderni di RebStein LXVII, 2017); Ancora Barabba (Collezione Bocche Naufraghe, YCP, 2018); All’oscuro dei voyeur (YCP, 2019, prefazione di Franco Pappalardo La Rosa).

È ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre (https://ilsassonellostagno.wordpress.com/). Commenti e note critiche sono reperibili all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.

QUI IL LIBRO

Auguri in poesia! Breve antologia a tema / e-book scaricabile gratuitamente

fotografia-di-giorgio-chiantini

Il sasso nello stagno di AnGre,

insieme con i suoi Collaboratori ed i suoi Amici di lunga data,

augura a tutti sereni giorni di festa…in poesia!

Al link sotto riportato è possibile scaricare gratuitamente, cliccandovi sopra, una breve Antologia di Autori Vari sul tema della “casa”, intesa non solo, come le mura entro cui molti hanno la fortuna di vivere. La raccolta di poesie, che coralmente doniamo ai nostri lettori, abbraccia il Novecento e giunge fino a questo nuovo secolo ed ha per titolo una significativa massima di Plinio il Vecchio, “La casa è dove si trova il cuore”. Un titolo, a cui non abbiamo attribuito nessun significato retorico, ma che ha riunito in sé l’idea di Poesia, quale casa per tutti, e l’augurio che tutti possano avere un luogo che li accolga, sempre, ogni giorno, Natale compreso. Buona lettura!

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— AA.VV. LA CASA E’ DOVE SI TROVA IL CUORE (clicca qui) —  

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AA.VV. “La casa è dove si trova il cuore” – Autori & titoli

FLAVIO ALMERIGHI, Le chiavi di casa 

LEOPOLDO ATTOLICO,  Pied sot terre 

EMILIA BARBATO, Autunno

DORIS EMILIA BRAGAGNINI, L’albero e la mela

MARIELLA COLONNA, Da bambina non mi piacevano le bambole 

MIRELLA CRAPANZANO, La casa sul mare

MARIO M.GABRIELE, La casa risaliva agli anni 40 

ANGELA GRECO, IV stanza

MONICA GUERRA, due poesie brevi tratte da due libri dell’autrice

GIORGIO LINGUAGLOSSA, La grande casa immersa tra gli aranci

RITA PACILIO, Senza titolo – inedito

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All’interno dell’allegato, inoltre, sono inclusi anche alcuni autori storicizzati.

La fotografia di copertina, riportata anche in apertura, è di Giorgio Chiantini.

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— Un ringraziamento speciale gli Amici, che hanno aderito con entusiasmo a questa proposta, per la disponibilità, l’amicizia e soprattutto per la stima — 

(AnGre)

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da I Quaderni di Èrato: quadrivani ristrutturato ultimo piano con affaccio sull’interno di Angela Greco

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La stanza di Van Gogh ad Arles, 1889

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da AA.VV. Tra gli angoli del tempo, I Quaderni di Èrato

scaricabile gratuitamente da QUI:

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“La stanza è un luogo fisico, materiale, circoscritto. Ma è anche un luogo esistenziale, spirituale, metafisico. Ogni stanza che resta nel cuore e che la poesia riporta ad esistere, è stata o è ancora un luogo dell’anima, una permanenza che, sfidando le leggi del tempo e della materia, ci accompagna e ci segue. Anche quelle che non esistono più, sono state abitate e vissute e della vita vissuta ne recano il sigillo.[…]”

(dalla prefazione di Roberto Taioli)

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quadrivani ristrutturato ultimo piano con affaccio sull’interno:

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I stanza

abbi pazienza ché abbiamo tutti un perimetro bianco dentro

un cauto sostare ad un filo a cui ripetere preghiere e domani

in cui entrare vestiti di sorriso e silenzi e copriscarpe azzurri

ad orari precisi nel giorno che combatte tra il petto e la mano

e cinquantaquattro risvegli che s’avvicendano appesi al muro

ed un passaggio chiesto per favore al cielo o a chi per esso

che mi porti da te e ti riporti a me da questa parte del vetro

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II stanza

non mi è ancora del tutto chiaro il suono della sveglia alle sette

quella frattura non chiamata tra il sogno e l’ingerenza del mattino

un momento di estraneità tra l’appartenersi e il divenire d’altri

quando vorresti soltanto essere capace di continuare la notte

e il suo tuttopossibile anche fuori dalla camera che ti abbraccia

oggi che hai superato la paura del buio e hai comprato una luce

di quelle piccole che accendono il ritrovarsi anche passando le ore

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III stanza

pochi metri quadri di respiro in rincorsa ed è già un altrove

rosso della tua pelle sudata di sole e assenza di nuvole

girano al soffitto desideri nudi e luminose attese tagliano il buio

e ritrovarsi al di qua della finestra è privilegio in questa stagione

ci affacciamo così ad uno spiraglio di legno e osserviamo l’angolo

che sfacciato s’apre alla voglia di sapersi e così abbattiamo difese

nel pocotempo a disposizione ribattezziamo il quotidiano

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IV stanza

la ristrutturazione ha un suo costo attento a tutto quanto impiegato

non mi meraviglia allora il dispendio d’anni ed energia per questo

essere arrivata fin qui a piedi scalzi e pietre attente ad ogni passo

fino alla cruciale svolta del possedere chiavi di casa e un portafogli

per ricordarmi nome cognome e indirizzo insieme alla fotografia

un rettangolo di carta avoriata incapace di contenere tutto il resto

dove non si dirà mai che la cucina è la stessa di quando eravamo casa

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Angela Greco

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verso sud, un testardo cammino poetico di Angela Greco

Angela Greco AnGre - poesia

Agosto ci saluta con tutto il suo bagaglio e, a chiusura di questa lunghissima e da tanto tempo non più così calda estate, prima di tornare alla routine, ho scelto di condividere in questo luogo una mia poesia particolare, alla quale sono molto legata e che meglio delle mie stesse parole parla di me, rubando uno spazio in questo blog ormai sempre più plurale e sempre meno autoreferenziale.

Abbiate la bontà di leggere anche i miei versi editi e non, ogni tanto, pensando soltanto che sono uno scrittore di versi che viene “dalla strada” e che deve tutto alla sua testardaggine e allo sviscerato amore per la poesia e per la sua diffusione leale e reale. Siate felici con me, dunque, e leggendo la metafora, condividete con noi il pensiero che – così come ormai da tre anni sosteniamo proprio qui su Il sasso – tutto nella vita è un’immensa opera della quale ciascuno di noi è un tassello, che soltanto insieme con tutti gli altri può dare il risultato finale.

Tra radici e foglie in questo 2015 è stata finalista al Premio Carducci in Carnia ne Il Comune Rustico, a cura di Alessandro Canzian [QUI]; è stata inserita nell’antologia del Premio Nazionale Poetika 2015 di Onirica Edizioni (la sottoscritta è tra i finalisti) [QUI]; è stata ospite di Erato a Matera – Festival dell’arte e della poesia, a cura di Luciano Nota [QUI]; è stata invitata a partecipare a Rispettiamo la Magna Grecia, poeti sul lungomare di Rocca Imperiale (CS), evento organizzato da Aletti Editore per dire no alle trivellazioni nello Jonio [qui] ed è stata rappresentata fotograficamente in Messa a fuoco, stampa digitale su legno, premiata tra le opere della collettiva Radici senza tempo, nell’ambito del Premio Letterario Città di Mesagne XII ed. a cura di Enzo Dipietrangelo e dell’Ass.Cult. Solidèa (1utopia).

Un omaggio appassionato, questi miei versi, alla mia terra, al Salento e alla Puglia, a Vittorio Bodini, a tutti coloro che come me hanno scelto di rimanere dove sono nati e, con un augurio di riscoperta e ritorno, anche a coloro che le radici le conservano dentro.

Angela Greco – AnGre

Premio Carducci in Carnia ne Il comune rustico - Angela Greco tra i finalisti

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Angela Greco AnGre con La presenza di Erato - Locandina_Erato_Matera-719x1024

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Angela Greco AnGre tra i finalisti del Premio Poetika 2015 - Onirica Edizioni

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Angela Greco AnGre ospite a Rispettiamo la Magna Grecia - lingomare di Rocca Imperiale - CS - 25 agosto 2015 - Aletti Editore

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Mesagne 2 agosto 2015 Angela Greco AnGre

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a tutti coloro che credono in me e che non si stancano di leggere e di seguire i miei passi,  GRAZIE!

(AnGre)

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Personale Eden, poesie di Angela Greco ospite de La locanda di Febo a Como

Personale Eden di Angela Greco  - La Vita Felice - a Como - 13 giugno 2015 - ph.AnGre

Nel leggere le poesie di Angela Greco, dalla sua ultima Raccolta Personale Eden (La Vita Felice, 2015), si viene a contatto con versi che – sin dalla prima poesia – rompono gli schemi del verseggiare classico: niente maiuscole, niente punteggiatura, niente metrica, in un’ottica letteraria post-moderna, che, però, non è la sua, ma fu tipica della maggior parte delle donne, dopo il Femminismo ribelle e contestatore degli anni Sessanta. Il lettore è subito coinvolto in medias res, come in una umana compartecipazione ai sentimenti e alle emozioni della poetessa, come se stesse contemporaneamente, o abbia vissuto in precedenza, unitamente a lei, le situazioni cui la stessa ci coinvolge, attardandosene nelle varie sfaccettature.

Il chiamarci in prima persona, nella sua “stanza” intima, tutta per sé, dove lei ci indica ciò che prova, e lo descrive a noi nei minimi dettagli, o ce ne partecipa sfumature dal suo microcosmo… ci rende meno spettatori, freddi e distaccati dal suo mondo, nel quale tutto è capovolto – rispetto alla normale visione della scrittura della poesia – tranne che per la tematica, espressa lungo tutta la sua opera, antica quanto il mondo: l’Amore!

Amore” trattato nel quotidiano, nella teatralizzazione dei giorni, che scorrono ora con passione, ora con angoscia, ora con interrogativi esistenziali, ora spassionatamente e criticamente, talaltra come smisurato bisogno, come linfa vitale dell’esistenza.

Non ci sono più, in questa poesia femminile, rivendicazioni, le proteste sembrano dissolte e dissipate, mentre avanza un elegante e sottile erotismo, che stravede per l’uomo amato, co-autore di quell’Eden personale, che la poetessa ha costruito per sé, per lottare – da protagonista – contro la monotonia e l’insignificanza della quotidianità. La “donnaoggetto”, di qualche anno fa, quella che era corteggiata, elogiata nelle sue movenze e fattezze, da poeti “maschi”, e dipendente da giudizi di uomini, o che “moriva” al pensiero di perdere l’amore di un uomo, qui è la “donna/soggetto”, protagonista indiscussa. È lei che stabilisce regole e critiche, pensieri esistenziali; è lei che ridefinisce il suo ruolo, è lei che dà valore all’altra figura complementare dell’uomo, compagno di vita, nel dipanarsi di una relazione, in cui – la parte essenziale – è proprio lei. È a lei che non sfuggono gli attimi, i silenzi, le pause, gli abissi che abitano il cuore dell’altro, è lei che “interseca” le “sue” rotte con il “contro-battito” dell’uomo che ama e non il contrario; non elemosina, non prega, ma desidera, bacia, consegna la “mela”, come Eva – prima donna – certa della tentazione che agisce, verso di lui… che è lì, come sempre, pronto a “mangiarla”!

Poesia insinuante, sensuale, che non mette in discussione il desiderio per l’altro, che non controbatte più come nemico, colui il quale un tempo bisognava demolire, come si faceva ai tempi della contestazione e dell’affermazione del proprio “essere donna”… Ora, le nuove donne si sono evolute, ci sono, sono interamente riappacificate col loro corpo e con i loro diritti, ora possono affermare che amano “scegliersi” un compagno, di cui accolgono tutte le sue imperfezioni, la sua fragilità e inadeguatezza, perché anche l’uomo ha smesso di sentirsi “super”, nel rapporto a due.

Qui, è presente la donna “disincantata”, consapevole, quella che accetta il sentimento di coppia con tutte le valenze, positive e negative, che ne accetta anche la precarietà delle giornate vissute insieme, senza disconoscere la caducità e l’evanescenza del sogno, che deve fare i conti con la realtà: «adesso aspetto sulla soglia del silenzio e non conto più i minuti/per non morire di un’attesa che graffia più a fondo del possibile…».

«Adesso che ti conosco posso dirti uguale alle stelle/e sul tuo petto acquietarmi oltre il sogno e il risveglio/vivendoti a respiro battente accogliendo frecce o pugnali…».

Una poesia questa, all’insegna – dunque – dei sentimenti più puri e veritieri, che guarda con disincanto la realtà, di cui si nutre, senza depurarla da ciò che fa male; anzi, l’arricchisce con l’impegno e determinazione, in un linguaggio sonoro, o che si arrovella e si accartoccia su se stesso, assecondando i momenti d’impressionistica emozione, ricco di retorica e di accostamenti sinestetici, colmi di più sensi insieme, nei versi ipermetri, senza respiro, che – spesso – si fatica a leggere, ma che – con impegno – si riesce a cadenzare, in un flusso di coscienza continuo, dal quale emerge tutto un mondo interiore ricco, passionale, intimo e vagliato al lume della ragione e di un elevato pensiero critico e filosofico/esistenziale.

Sul valore del “corpo”, nella poesia della poetessa Greco, si è bene e intensamente espressa la prefatrice della Raccolta Personale Eden. In essa si tratta di un corpo “fisico”, che è “carne”… e che si confronta con un altro “fisico” e un’altra “carne”… in giochi naturali di vicinanze e lontananze, di silenzi e incontri, di presenzialità e assenze, di desiderio e passionalità vissuta, di bisogno e appagamento, di necessità ed espletamenti, di sensazioni tattili e immaginazione, di finitezza e infinitezza, di domanda e offerta, di solitudine e speranza. Poesia del corpo, che si dimensiona nel Tempo e che dal Tempo travalica, per raggiungere mète ben più spirituali e morali, per trovare spazi infiniti e universali. Un “Eden Personale”, appunto!

Angela Greco, coraggiosa nell’aver superato gli stereotipi e i canoni classici, per potersi definire “poetessa”, entro cui – però – ha reiterato un inno all’Amore, come elemento espressivo e profondamente necessario alla vita adulta. Amore che, come diceva Dante… “a nullo amato, amar perdona”!

Auguro fortuna e lunga vita letteraria, a questa poetessa, che ci ha onorato della sua presenza e che ha voluto parteciparci il suo mondo sentimentale ed emotivo, aiutandoci a trovare spunti di riflessione e nuovi elementi di arricchimento alla nostra vita.

Con stima, ANNA ELEONORA CANCELLIERE

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13 giugno Como Personale Eden poesie di Angela Greco

Personale Eden, libro di poesie di Angela Greco edito da La Vita Felice, lo scorso 13 giugno è stato ospite de La locanda di Febo, attiva e vivace realtà culturale della città di Como. Ringrazio di cuore gli Amici che mi hanno fatto sentire a casa e felice: la splendida e preziosa artista e poetessa Grazia Albanese, il presidente Franco Ciullo, il poeta Francesco La Commare, la prof.Anna Eleonora Cancelliere per questa presentazione-recensione che mi ha donato con dedica, le sorelle Ughetti e la loro meravigliosa musica, la voce di teatro comasco Graziano – Falco della Rupe, la poetessa Cettina Lascia Cirinnà e, quindi, mio marito e mia figlia per aver percorso con me mille chilometri – anzi duemila tra andata e ritorno – di poesia! (A.G.)

GRAZIE!

La locanda di Febo - Como

GRAZIE!!

Il sasso nello stagno di AnGre - maggio 2015

8000 volte grazie

per questo strepitoso numero di visualizzazioni realizzato in questo mese di maggio! Da parte mia, grazie non solo a chi ci segue con attenzione e stima, ma anche ai miei due preziosissimi Amici, che prestano il loro tempo ed i loro lavori a questo spazio,  per aver raggiunto insieme, nel vero spirito di collaborazione del blog, questi notevoli numeri!! (A.G.)

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Il sasso nello stagno di AnGre, insistenze poetico-artistiche per (ri)connettere Cultura & Persona a cura di Angela Greco & Co.

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…e siamo anche qui:

https://plus.google.com/u/0/+AnGreilsassonellostagno/posts

https://www.youtube.com/user/ilsassodiangre

Il sasso nello sagno di AnGre

Stabat Mater

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Tiziano Vecellio, Mater Dolorosa (1550-1555), Museo del Prado, Madrid

Stabat Mater è una sequenza liturgica in onore della Madonna, trasmessa in molte redazioni e presto accolta in vari messali (dalla metà del 14° sec.), fino a essere inserita nel Messale romano da Benedetto XIII (1727). Quasi certamente ne è autore Iacopone da Todi. Composta da due coppie di ottonari rimati, ciascuna delle quali seguita da un senario sdrucciolo, può essere rappresentata anche sotto forma di azione scenica. Fra le realizzazioni polifoniche o concertanti del testo si ricordano quelle di J. Desprez, G. Pierluigi da Palestrina, O. di Lasso, E.R. Astorga, A. Vivaldi, A. e D. Scarlatti, G.B. Pergolesi, L. Boccherini, F.J. Haydn, F. Schubert, G. Rossini, G. Verdi, A. Dvorak, K. Szymanowski, F. Poulenc, K. Penderecki. [Enciclopedia Treccani]

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Warsztat Krakowski, Pietà di Tubadzin (1450), Museo Nazionale di Varsavia

Stabat Mater (dal latino per Stava la madre) è una preghiera – più precisamente una sequenza – cattolica del XIII secolo quasi certamente attribuita a Jacopone da Todi. La prima parte, che inizia con le parole Stabat Mater dolorosa (“La Madre addolorata stava”) è una meditazione sulle sofferenze di Maria, madre di Gesù, durante la crocifissione e la Passione di Cristo. La seconda parte della preghiera, che inizia con le parole Eia, mater, fons amóris (“Oh, Madre, fonte d’amore”) è, invece, una invocazione in cui l’orante chiede a Maria di renderlo partecipe del dolore provato da Maria stessa e dal Cristo.

È recitata in maniera facoltativa durante la messa dell’addolorata (15 settembre) e le sue parti formano gli inni latini della stessa festa. Prima della Riforma liturgica era utilizzata nell’ufficio del venerdì della settimana di passione (Madonna dei sette dolori – venerdì precedente la Domenica delle Palme). Ma popolarissima era soprattutto perché accompagnava il rito della Via Crucis e la processione del Venerdì santo. Un canto amatissimo dai fedeli, non meno che da intere generazioni di musicisti colti. (dal web)

(c) Dulwich Picture Gallery; Supplied by The Public Catalogue Foundation
Guido Reni, Mater dolorosa, XVII sec., Dulwich Picture Gallery, Londum pendébat Fílius.iuxta crucem lacrimósa,

TRE ANNI CON IL SASSO NELLO STAGNO di AnGre!

3 anni de Il sasso nello stagno di AnGre

GRAZIE A TUTTI
per questi tre anni insieme tra Poesia & Arte!

Un grazie di cuore ai miei preziosi collaboratori e a ciascun Amico che, anche solo passando da qui, ha contribuito a rendere questo luogo una risposta concreta a tutto quello che di poco bello ci sta accadendo intorno e al quale non vogliamo assolutamente abituarci. (by AnGre)

§

“Venite, amici, che non è tardi
per scoprire un nuovo mondo.
Io vi propongo di andare
più in là dell’orizzonte
e se anche non abbiamo l’energia
che in giorni lontani mosse
la terra e il cielo
siamo ancora gli stessi
unica, eguale tempra
di eroici cuori.
Indeboliti forse dal fato
ma con ancora la voglia
di combattere, di cercare,
di trovare, e di non cedere.”

*

Alfred Tennyson, “Ulysses“, 1833
(poi ne “L’attimo fuggente” film di Peter Weir, 1989)

Tre poesie tratte da Personale Eden di Angela Greco (La Vita Felice)

Il giardino dell'Eden di Marc Chagall

Personale Eden, poesie di Angela Greco edito da La Vita Felice, febbraio 2015:

c’è una strada che collega due attimi dai nostri nomi
materia inattesa che si dissipa ad un sorriso
distratto e malizioso questo battito di ciglia
differenza tra quotidiano e desiderio da attraversare
tra il bianco e il nero sfumati fino all’opera d’arte

ti guardo muovere il microcosmo senza regole sul tavolo
nasceranno nuovi silenzi e ritratti fermi tra le stelle
e dalla finestra tolgo limite allo sguardo profanando il cielo

sei tu stesso a crearmi figura fuori come fossi pelle
mentre sulla discesa ripida tra le ali catturo un bacio lento

e come faccio a dire della goccia che scivola alla tua voce
della capriola dello stomaco quando aspetto la luce e te?
ho dita tremanti che segnano un profilo nelle ore d’impazienza
e sembra rallentare il creato se non arrivi a segnarne il passo
ascolto sul petto sciorinando stupore al sole della tua schiena
e richiamo meraviglia oltre e più che le tue mani creatrici

ho un sospetto di sentimento che s’accorda al tuo nome
e vocali e voragini aperte nell’attesa di averti addosso
in questo momento sfuggito al caos di astri avanzati
trapiantati in tessuti sanguinanti affinché fioriscano aurore

La tentazione di Adamo di Jacopo Tintoretto Venise, 1518 – ibid. 1594

sei gesto istintivo ai piedi del risveglio segnato di croci
alle labbra strette affiggo il bacio devoto contro il pensiero
d’averti steso ancora nel sogno appena trascorso accanto
risveglio nella luce della notte irridente e muta

mi stai solcando fiume improvviso che liscia pietre nel letto
scorrendo di voce in foce a mare raccolgo all’orecchio l’eco
di timidezza piegata altrove

e d’istinto ti direi labbra a labbra quel che tuona
nel profondo quando intorno è soltanto silenzio
mi sorprende la tua genetica differente dai luoghi
vicina al mare più di una riva – tu – spiaggia assolata
su cui spogliarsi del grigio e lasciarsi bagnare

inatteso ripopoli un deserto informe
di tempo trascorso alla deriva d’un’attesa
capace di meravigliarti se ti paragono a tutto questo

[file audio: http://poesia.lavitafelice.it/news-archivio-voci-poesia-angela-greco-voce-3621.html]

Guido Reni Adamo ed Eva

impreziosisce la solitudine l’arco a cuore delle tue labbra
da cui scocca l’attimo di vento ad accarezzare il deserto
e scorre sulla pelle arsa sotteso a un cielo trasparente
mentre si fa fuoco la scia di fumo dissolvente
che occhi e mani tuoi e non più tuoi accendono
in questo sud femmina spalancato per accoglierti:

hai l’aria dell’incredulo e silenziosa ascolto il battito
in questo petto di molti mattini che invita su di sé
e trema la mano prima di posarsi cauta sulla spalla
nuda a scegliere quello a cui votarsi nel ringraziare:
il grigio non concede ombre e caldo mi sazi
in ritmici rintocchi d’armoniosa compresenza
brucia il pensiero distanza che dissipa quest’ora:

trascorsa la notte di ali spiegate e vento
coprimi del tuo dire di seta e donami notte stellata
addosso sei oro che sveste gli occhi a mandorla
di avvolgente voglia di perpetrare il tuo mezzogiorno

così sottrai lontananza a silenzi inattesi
abbrevi il cammino e irrompi nella camera viola
solo in apparenza mare placido che muove stupore
accolgo di te l’onda di tesori non visibili e meraviglia
il toccarsi in punti precisi e lo scriversi d’abitudine
presenza e necessità impellente che oltrepassa difese:

la tua risata tintinna cristallina albeggiando risveglio
impercettibile trasparenza in petto come in guscio
seme pronto a germogliare al primo sole:
lascia che mi perda tra le tue strade segrete
ricomponendo l’incanto di congiungersi
dentro e oltre l’ars poetica dono prima del sonno

http://poesia.lavitafelice.it/news-recensioni-novita-poesia-personale-eden-di-angela-greco-3611.html

Károly Patkó_adam-and-eve-1920_private-collection_02

Immagini delle opere scelte da Giorgio Chiantini.
Nell’ordine, dall’alto verso il basso:

Marc Chagall, Il giardino dell’Eden
Jacopo Tintoretto, La tentazione di Adamo
Guido Reni, Adamo ed Eva
Károly Patkó, Adamo ed Eva

*

14 febbraio 2015 esce Personale Eden, poesie di Angela Greco (La Vita Felice)

Personale Eden -poesie - Angela Greco - AnGre - La Vita Felice

PERSONALE EDEN poesie di Angela Greco (La Vita Felice)

riprendimi esattamente da questo punto
quello in cui coloravamo il ritrovarci stretti
precisi nello sbottonare voglia e labbra:

tra le tue dita il mio dettaglio nascosto alza la voce
e fughiamo chiaroscuri di silenzi ormai altrove da qui
ché sappiamo adesso dove posare l’istinto incrollabile
ad afferrare e restituire duplicate ipotesi di paradiso […]

(pag.27)

[…] ecco, conoscevo, ma non sapevo chi e cosa fosse la poesia e, se sono in parte riuscito a riconoscerla e ad apprezzarla a quasi settant’anni, lo devo ad Angela Greco e alla sua amicizia che tanto disinteressatamente mi ha donato. Leggendo questo nuovo lavoro, in effetti, si viene proiettati in una dimensione tra il reale e l’onirico, dove forse le nostre stesse pulsioni erotiche prendono forma e corpo attraverso i suoi versi, divenendo noi stessi attori e spettatori insieme, parte di un susseguirsi di eventi immaginati, sognati e desiderati quasi spudoratamente.

A mio parere, oltre ai bellissimi versi carichi di erotico-lirismo, il grande merito di Angela è di essere riuscita – finalmente aggiungerei con stima –  a sdoganare, come donna, un certo tipo di poesia scritta soltanto e soprattutto, a parte poche eccezioni, da uomini, mantenendo salde tutte le caratteristiche linguistiche ed estetiche tipiche del fare femminile […] (Giorgio Chiantini)

§

[…] Nell’assolo posto in chiusura di Personale Eden, in modo particolare, Angela Greco sembra voler stemperare nella ricerca di soluzioni stilistiche l’animosità della visione amorosa che si va dipanando in versi che fanno del climax ‘ambientale’ e del crescendo protratto nella sostenuta consistenza sillabica la caratteristica di fondo della esperienza e della espressione poetica.

Sembra voler stemperare la tensione, dicevo, ma così non è: la poetessa di Massafra in realtà conduce il lettore – e se stessa – al cospetto di una tensione che da amorosa diventa erotica, ma senza mai trascendere, rimanendo sul piano dello sfioramento e della osservazione, senza nulla concedere, sia chiaro, al voyeurismo e alle prurigini: è un discorso tra l’animo – e l’anima – che vede e descrive il proprio sentire giustapponendosi all’essenza inafferrabile e implorata dell’amato, la cui presenza quasi occhieggia tra le righe invocanti di questo bella e difficile prova poetica. (Cataldo Antonio Amoruso)

copertina Personale Eden

http://www.lavitafelice.it/scheda-libro/angela-greco/personale-eden-9788877996090-251072.html

Ringraziamenti
A mio marito Nicola, al quale dedico con amore questo dire poetico, va il ringraziamento per la fiducia in crescendo verso la mia scrittura ed un grazie speciale per la pazienza da dividere con la nostra piccola Josephine; a Cataldo Antonio Amoruso e a Giorgio Chiantini, il mio immenso grazie per essere insostituibili affetti, lettori in anteprima, sostenitori e dispensatori di pratici consigli di cui sempre necessiterò; un ringraziamento lo devo anche a Michelangelo Zizzi e ad Antonino Caponnetto per i preziosi suggerimenti e all’artista Gianni Gianasso per la sua disponibilità; grazie, quindi, alla Casa Editrice nella persona di Diana Battaggia dalla bella e accogliente voce che ha creduto in questo mio nuovo lavoro e a Rita Pacilio, sensibile e carissima prefatrice, che ha voluto segnare queste pagine con la sua penna e in fine, ultimo ma non meno importante, grazie di cuore ai miei lettori, senza i quali questa gioia fatta di poesia, pagine e amicizie avrebbe avuto minor valore.

(tratto da Personale Eden, poesie di Angela Greco – La Vita Felice)