Solitudini

Grazie di cuore a La dimora del tempo sospeso per la condivisione di alcune poesie tratte dal mio nuovo edito “All’oscuro dei voyeur”.

La dimora del tempo sospeso

Angela Greco

Testi tratti da:
All’oscuro dei voyeur
Prefazione di
Franco Pappalardo La Rosa
Lecce, youcanprint, 2019

II
(solitudini)

1.

Salomè decide per se stessa. Chiede la sua testa;
non basta il vassoio d’argento a contenere il disgusto.
Lui è bellissimo; ha il fascino di chi comanda.
Salomè danza con il macabro pegno ai suoi piedi.
I commensali hanno voltato le spalle. Salomè danza
tra veli e sfumature di rosso. Gli occhi orientali ridono.
(Non è stata mia madre. E neppure il Battista.)

View original post 722 altre parole

Tre inediti di Angela Greco su La dimora del tempo sospeso

Tratto da: https://rebstein.wordpress.com/2018/06/24/vocazioni-2/

VOCAZIONI

Assecondo la vocazione del cantastorie.
Dietro le quinte è pieno di aghi spuntati dal Nulla.
Una scenografia a punto inglese in attesa della sera
ritaglia posta elettronica con forbici a cigno.
La stellina sul legno segna con precisone astronomica
il passo da leggere e anche quello da compiere.

Il gesto della mano distrae da tutto il resto. Zip pericolosa
scende verso chiarezze inattese. Così ti baratto con la quiete
della zuccheriera, che bianca adesso allaga il pavimento.
Ti percorro senza ricordo di brava ragazza; sold out
per le prossime stagioni fermi in questa replica d’eden.
Due commedianti guardano dal balcone difronte; salutano.
L’ultima rappresentazione è un sudario bianco sul limite
del palcoscenico ed il cappello rosso sulle ventitré
sulla testa tornando a finibus terræ una volta spente le luci.

*

Summer evening. La luce penetra la notte intorno.
Siamo notte e luce.
Animali ringhianti a guardia dell’umanità.
Il chiarore sulla veranda rivela un desiderio insoluto;
nell’attesa liquidi ci interessiamo delle prossime stelle,
impegnate ad illudere romantici. Un fruscio dall’interno
scioglie incertezze. Ululiamo posati alla ringhiera. Accade.

Lo stiletto conficcato ossida il mattino. Al terzo intercostale
si risolve il dubbio e possiamo continuare. Lo strappo
rivela un volto sorridente sotto il primo velo di carta.
Si sovrappongono rappresentazioni e tempi e Mimmo lo sa.
Fuggiamo a Casablanca, a piedi, finché siamo in tempo.
Prenderò il porto d’armi soltanto per puntarti addosso
le canne del mio sovrapposto, oggi, che non sei più lo stesso.

*

Ho distratto l’indice puntandolo sul tuo nome. Al risveglio
la decostruzione è meno complicata; le ore a seguire
non hanno ancora oltrepassato la ceramica del caffè.
Sulla soglia Claire attende con il foulard annodato al collo
e sarà difficile oggi per il vento sollevare la distanza
dietro i grandi occhiali scuri. Si procede alla luce
degli accadimenti dell’episodio precedente; l’auto
si allunga nel fucsia on the road, lontano dal parcheggio
dove Ken ha lasciato la bionda per diventare officiante.
Potrebbe sembrare strano, ma in alcune ore del giorno
i personaggi diventano credibili. Sfogliando quel che
rimane non meraviglia l’espressione allucinata di Roy.
Bastano due monete per fare l’intero giro della luna.

Sulle scale l’estate aspetta poggiata ad una colonna;
l’ingresso è aperto ed il pavimento a scacchi appena visibile.
Sotto il cappello sfuggono l’ansia dell’attesa e la finestra;
la folata muove la tenda, lasciando soltanto uno spazio
per fuggire verso l’interno, dove l’ombra aspetta il suo turno.
L’abito trasparente si addice a Claire. Il seno punta
nella tua direzione e dove non si vede, si sente.
Le diagonali tirate dalla luce affettano il sabato.

***

Angela Greco (inediti)

immagine d’apertura: Roy Lichtenstein (1923-1997), Kiss V

Angela Greco, Quaderni di RebStein, LXVII

Quaderni di RebStein LXVII. Settembre 2017.  Scaricabile gratuitamente al link:

Fai clic per accedere a angela-greco-ora-nuda-2010-2017.pdf

*

…….C’è, in questa poesia, il fascino non vuoto e non fine a sé stesso di una continua concreta ricerca, di una ricca minuziosità. Angela Greco non tenterà mai di gabbare il lettore, di “stupirlo con effetti speciali”. Il dettaglio, l’arabesco, la capacità di crearne e renderli particolarmente evidenti senza sforzo, rendono questa poesia potente, ma femminile nella migliore accezione del termine. Insomma la poesia di Angela si riconosce. E’ il frutto di un lavoro durato anni, decisivi, spesi bene, che l’hanno vista poeticamente crescere in modo esponenziale. Lo si noterà bene leggendo questo, che è un sunto dei suoi primi sette anni da autrice cosciente di sé e della propria meta. Insomma di cosa stiamo parlando? Di una poesia che amo definire “carsica” per quel suo immergersi, quasi sparire, e riemergere prepotente, improvvisa, teatrale. Ma quel che conta è la poesia, non la casacca che indossa. La scelta di questa autrice è proprio quella di non indossarne, di vivere la propria creatività senza costringersi in scuole, gruppi di pensiero, sette di teoretici, compromessi. In effetti il porsi in cerca di strade, di versificazioni e soluzioni nuove, o comunque non usuali e logore, è il suo intendimento principale. Questo senza mai trascurare la persona, la propria persona, quella che è dietro questo intenso sforzo creativo. L’evoluzione di Angela Greco è ben riscontrabile su queste pagine, dal 2010 a oggi molte cose, salvo l’onestà, sono cambiate, o meglio si sono evolute.  Non a caso la Nostra ha sempre più dilatato e variato col tempo la lunghezza del proprio verso e della composizione, fino a prediligere la forma del poemetto, questo non senza trascurare la ricchezza delle metafore e la chiara fruibilità del testo. L’inedito “Giorni iblei” del 2017 ne è un recentissimo, brillante esito.

Flavio Almerighi, Introduzione ad “Ora Nuda, Antologia 2010-2017 di Angela Greco”

*

(fuori programma)
.
L’imprevedibilità dei risvegli, i mattini diversi
per condizioni atmosferiche e conseguente umore,
le calze smagliate e il caffè, amaro nella sua abitudine,
a ristabilire l’ordine del giorno. Improvvisa fotografia:
distratto dal libro che hai tra le mani sembri altrove,
sul limite di un silenzio ancora da scrivere.
.
Un bottone dopo l’altro avvicino quel pensiero
che ruga la fronte per quello che accade e si tace.
La poesia è insubordinazione, stazione viaria, azione,
passaggio in auto-stop verso una nuova galassia.
Seduti scomodi sul secolo breve finito per te nel 1989
intoniamo canti da raccolta di cotone per farne bende.
.
Sembra che a vedere la ginestra siano in pochi;
il giallo non confondibile nella macchia verde dell’orbo.
Un collage di inerti catramati al verbo sbagliato:
“sono stato” è una questione multifattoriale.
.
Raccolgo aghi dal fondo del bosco per forare palloncini.
L’aria sarà sempre un futuro semplice eppure irraggiungibile
quasi quanto l’aver osato libertà in regime mono teocratico.
Avremo nuovamente voce per raccontare al fuoco della notte,
quella in cui al posto del sonno si contarono acini luminosi.
.

*

Un GRAZIE di cuore a La dimora del tempo sospeso per l’ospitalità, a Francesco Marotta per l’invito, a Flavio Almerighi per l’introduzione, ad Adeodato Piazza Nicolai per una traduzione e ad ogni Lettore che vorrà condividere con me questa gioia! (AnGre)

Immagine d’apertura: Mark Rothko, New forms