The Sound of Silence compie 50 anni

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Testo tradotto di The Sound Of Silence

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Salve oscurità, mia vecchia amica

ho ripreso a parlarti ancora

perché una visione che fa dolcemente rabbrividire

ha lasciato in me i suoi semi mentre dormivo

e la visione che è stata piantata nel mio cervello

ancora persiste

nel suono del silenzio

Nei sogni agitati io camminavo solo

attraverso strade strette e ciottolose

nell’alone della luce dei lampioni

sollevando il bavero contro il freddo e l’umidità

quando i miei occhi furono colpiti dal flash di una luce al neon

che attraversò la notte

e toccò il suono del silenzio

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E nella luce pura vidi

migliaia di persone, o forse più

persone che parlavano senza emettere suoni

persone che ascoltavano senza udire

persone che scrivevano canzoni che le voci non avrebbero mai cantato

e nessuno osava

disturbare il suono del silenzio

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“Stupidi” io dissi, “voi non sapete

che il silenzio cresce come un cancro

ascoltate le mie parole che io posso insegnarvi,

aggrappatevi alle mie braccia che io posso raggiungervi”

Ma le mie parole caddero come goccie di pioggia,

e riecheggiarono

nei pozzi del silenzio

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e la gente si inchinava e pregava

al Dio neon che avevano creato.

e l’insegna proiettò il suo avvertimento,

tra le parole che stava delineando.

e l’insegna disse “le parole dei profeti

sono scritte sui muri delle metropolitane

e sui muri delle case popolari.”

E sussurrò nel suono del silenzio

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ancora tanta emozione per un capolavoro assoluto…

https://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/spettacolo/2014/03/05/Sound-Silence-compie-50-anni-Vita-difficile-un-capolavoro_10184552.html

IO AL PLURALE FA NOI, collaborazioni al tempo dell’individualismo

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Il sasso nello stagno compie 2 anni di attività e di collaborazioni ed è lieto di festeggiare con tutti voi!

Nato l’otto marzo del 2012 a piccoli passi è diventato un luogo di scambio culturale e amicizia frequentato e attivo, oltre che un valido esempio di concrete collaborazioni ed interazioni artistiche tra poesia e arte.

Se dal singolo può nascere l’idea di coinvolgimento, sicuramente l’azione mirata ad un cambiamento anche piccolo è prerogativa del plurale: metaforicamente un io può lanciare il sasso, ma se non c’è un noi capace di accoglierlo, manca qualcosa. Così, in questi due anni, giorno dopo giorno, abbiamo assistito al concepimento e alla nascita di una mentalità plurale, in risposta all’individualismo esasperato ed esasperante di questi tempi, di questa società malata di ego sempre pronta a fagocitarti per poi espellerti a servizio ultimato.

Il sasso nello stagno fonda la sua azione sul credere che ci siano utilità maggiori – definite non a caso inutilità dal contesto sociale – e maggiormente necessarie di quella meramente economica e per questo ogni giorno propone con perseveranza “briciole”, presenze minime, per la parte più vera, meno curata e più dimenticata dell’Uomo; perché Poesia, Arte, Letteratura sono ancora assolutamente necessarie per la costruzione di quel plurale che può ancora designarci Persone.

Angela Greco

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nota: da domani e per tutto il mese di marzo ogni giorno verranno pubblicati i contributi giunti per l’evento IO AL PLURALE FA NOI – Il sasso nello stagno di AnGre compie due anni di collaborazioni, per i quali ringrazio di cuore tutti, ma proprio tutti gli Amici che hanno voluto essere questo NOI.

Il sasso nello stagno di AnGre

ecco il gioco delle mani…di Sebastiano A.Patanè

 

ecco il gioco delle mani, che si aprono, offrono, volano, si prendono… discendenti, laterali, senza spazi. Mani che soccorrono, cercano nel corpo senza tempo, dove femmina o maschio non significa nulla e dove, senza cielo ci si copre di…mani. Mani d’albero o di pietra, mani d’amore e morte e vanga, trifoglio, resina, pelle, mani di marmo e acqua, senza confusi approcci, sicure da sempre, dall’idea, alle miliardi di ristampe, duecentomila anni di mani che sfiorano, che stringono, che dicono, perché hanno bocca e voce, e sentono, perché hanno orecchi e sensi. Si cerca nella parola la comprensione ma loro, le mani, hanno comunicato prima della voce, all’unisono col pensiero e prima della fusione completa con l’anima.

(scritta sul Boléro di Ravel)