R.M.Rilke, Annunciazione

Rainer Maria Rilke

Annunciazione
(Le parole dell’Angelo)

Tu non sei piú vicina a Dio di noi;
siamo lontani tutti. Ma tu hai stupende
benedette le mani.
Nascono chiare a te dal manto,
luminoso contorno:
io sono la rugiada, il giorno,
ma tu, tu sei la pianta.

Sono stanco ora, la strada è lunga,
perdonami, ho scordato
quello che il Grande alto sul sole
e sul trono gemmato,
manda a te, meditante
(mi ha vinto la vertigine).
Vedi: io sono l’origine,
ma tu, tu sei la pianta.

Ho steso ora le ali, sono
nella casa modesta immenso;
quasi manca lo spazio
alla mia grande veste.
Pur non mai fosti tanto sola,
vedi: appena mi senti;
nel bosco io sono un mite vento,
ma tu, tu sei la pianta.

Gli angeli tutti sono presi
da un nuovo turbamento:
certo non fu mai cosí intenso
e vago il desiderio.
Forse qualcosa ora s’annunzia
che in sogno tu comprendi.
Salute a te, l’anima vede:
ora sei pronta e attendi.
Tu sei la grande, eccelsa porta,
verranno a aprirti presto.
Tu che il mio canto intendi sola:
in te si perde la mia parola
come nella foresta.

Sono venuto a compiere
la visione santa.
Dio mi guarda, mi abbacina…

Ma tu, tu sei la pianta.

(traduzione di Giaime Pintor, da Il libro delle immagini, dal web — immagine: M.Chagall, “Apparizione”)

Antoniazzo Romano, Annunciazione – sassi d’arte

Riproponiamo, nel giorno dell’Annunciazione, questo articolo di Giorgio Chiantini. Buona lettura!dsvxcv-13E9A8F096B44BACABA

Questa raffinatissima Annunciazione fu dipinta e lavorata da Antonio di Benedetto degli Aquili detto Antoniazzo Romano (1430-1435 circa – Roma, 17 aprile 1508) tra il dicembre 1499 e il marzo 1500 in vista del Giubileo dello stesso anno indetto da Alessandro VI Borgia (1492-1503). Il dipinto fu commissionato per la chiesa domenicana di Roma di S. Maria sopra Minerva, nello specifico per la sua cappella privata, dal cardinal Torquemada, fondatore della confraternita dell’Annunziata. Tale confraternita era stata istituita per garantire una dote alle fanciulle, così da dare loro l’opportunità di trovare un consorte, evitando di doversi auto-sostentare attraverso attività non dignitose, ma molto comuni, come la prostituzione.

L’iconografia dell’Annunciazione di Antoniazzo è “disturbata” da alcune varianti rispetto alle iconografie classiche: la Vergine non sembra in alcun modo interessata alla presenza dell’angelo annunciante e alla discesa dello Spirito Santo ed inoltre sembra aver interrotto da tempo la lettura dell’Antico Testamento, come dimostra la distanza dal leggìo e il corpo completamente ruotato. La Madonna è altresì occupata a consegnare la dote alle giovani vestite di bianco e ordinatamente acconciate che le vengono presentate dallo stesso cardinal Torquemada.

Il gruppo delle giovani accompagnate dal cardinale è proposto secondo una scala proporzionale più piccola, per differenziare l’ordine umano da quello divino, come usava nel medioevo. Antoniazzo sembra aggiornarsi sui modelli fiorentini, come lo stesso collega Melozzo (e forse anche tramite lui) per quanto riguarda i tipi dell’angelo e della Vergine, ma appare legato ad un retaggio medievale, nella composizione; tuttavia si fa inventore di un’iconografia nuova espressa in termini di gusto apprezzabili dalla cultura del suo tempo.

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Il rapporto tra iconografia, luogo di collocazione e committente sembra ben palesato: la confraternita dell’Annunziata, istituto che si occupa di dotare le fanciulle povere, commissiona un quadro con l’Annunciazione, che mostri anche l’opera caritativa della confraternita medesima nella cappella patrocinata dallo stesso istituto. La confraternita è qui rappresentata sinteticamente dall’effige del suo fondatore, Juan de Torquemada, defunto nel 1468, ma qualcosa nei soggetti non torna: non era la confraternita a raccogliere e distribuire l’elemosina? Qui, di fatto, è la Vergine a consegnare il sacchetto con il denaro, mentre il Torquemada (ovvero la confraternita) presenta semplicemente le fanciulle.

Molto comune in quei tempi era un’analogia che oggi a noi sfugge: la Vergine spesso nei dipinti è metafora della Chiesa fondata da Cristo e così come la Vergine nell’annunciazione riceve lo Spirito Santo, affinché il Verbo si faccia carne (Gv 1, 14), così la Chiesa riceve lo Spirito Santo per poter operare nel mondo e compiere la sua missione. Il dipinto va letto nella prospettiva della Provvidenza, per la quale “l’uomo propone e Dio dispone”, come recita un vecchio modo di dire, ed è proprio quello che vediamo in questo dipinto: l’uomo propone di fare l’elemosina, ma solo Dio, tramite la Grazia che passa attraverso la Chiesa, può trovare i mezzi materiali e spirituali per compiere la proposta dell’uomo. La Chiesa, in quanto investita dello Spirito Santo, è mediatrice presso il Padre (ed in questo ritroviamo un’altra analogia con la Vergine), ad essa l’uomo si rivolge ed in essa agisce, affinché le sue opere di beneficenza divengano opere di carità. [Giorgio Chiantini]

 

Beato Angelico, Annunciazione – sassi d’arte

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Beato Angelico (1395 circa – 1455), Annunciazione (1442 – 1443)

affresco, cm 230 x 321 – Firenze, Museo di San Marco

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Questa Annunciazione, affrescata nel corridoio che conduce alle celle dei frati domenicani nel convento di San Marco a Firenze, è una delle sette versioni conosciute realizzate da Beato Angelico, appartenente lui stesso all’ordine mendicante dei frati predicatori.corridoio-nord

A partire dal 1436 Cosimo de’ Medici aveva fatto costruire dall’architetto Michelozzo di Bartolomeo, allievo di Brunelleschi e collaboratore di Donatello, il convento di San Marco con la biblioteca. Il convento accolse nelle celle e nei luoghi di passaggio, corridoi e scale, gli affreschi di Beato Angelico, destinati ad accompagnare i religiosi nelle loro meditazioni. Il pittore riuscì, con la grazia del suo tratto e la raffinatezza cromatica della sua pittura, ad armonizzare i nuovi valori del Rinascimento con un profondo sentimento religioso, divenendo il perfetto interprete della spiritualità domenicana.

Foto-p-31L’Annunciazione si trova in cima alla rampa di accesso al dormitorio, in modo da essere vista da chi entra. Secondo un antico cerimoniale che ricorda l’iconografia bizantina, Maria e l’arcangelo Gabriele si scambiano il saluto incrociando le braccia sul petto. Malgrado la solennità delle loro pose, la scena appare intima e familiare. Beato Angelico ambienta l’episodio sacro sotto un porticato assai simile ad un chiostro, così da dare ai frati l’impressione che il miracolo si stesse svolgendo dentro il convento. Il pittore separa l’evento divino dal giardino fiorito che lo circonda, chiuso da una palizzata in legno oltre il quale si apre un bosco; egli traccia il confine tra due simboli: la Visitazione della Vergine e il Paradiso perduto e il peccato originale dall’altro.800px-ANGELICO,_Fra_Annunciation,_1437-46_(2236990916)

Il senso di profondità della scena è dato soprattutto dalla successione delle arcate, mentre l’attenta osservazione del mondo circostante che caratterizza l’arte di Beato Angelico traspare nel sottile realismo della struttura architettonica – con i tiranti di ferro che rafforzano le colonne -, che rende “tangibile” la vicinanza dello spettatore all’evento sacro. (clicca sulle immagini per ingrandirle)

[tratto da “I capolavori dell’arte – Beato Angelico, Annunciazione”, edizione speciale per il Corriere della Sera]

Beato Angelico Annunciazione dettagli

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