“isolamento _giorno 28”

#isolamento _giorno 28

Cerca di non piangere
Ancora
Anima mia
Questa coltre nera abbatterai
Non può esserci tristezza oltre questa nube
Muto intenso cemento
Sembra invalicabile
Grigio grigio freddo come non mai
Queste ali sono solo stanche
Vedrai…
toccheranno nuovi cieli
Disegneranno vortici di colori
tra le nubi di cotone.
Vedrai…
Alzati ora in un battito d’ali
E Tendimi la mano
Andremo via senza più lacrime.

Sergio Angeli, 25.04.2020 – inedito

si ringrazia l’Autore per la gentile concessione dei versi e dell’immagine

[…]

…su tutto, nel bianco/nero di giornate uguali a se stesse, il cielo e i suoi colori, nella finecorsa di un giorno, che scorre e trascorre tra sostentamento e gioco(forza). Torri di pazienza erette a guardia di quel che non si conosce e che pure abita accanto noi, fieri baluardi di domande, paure e speranza…

Angela Greco, da Questotempodivirus, 19.03.2020 – inedito

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— In apertura: opera e fotografia di Sergio Angeli —

Norcia, Basilica di San Benedetto – sassi d’arte

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Norcia, Basilica di san Benedetto, corona

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Norcia (Umbria, Italia), Basilica di San Benedetto

(omaggio al nostro Patrimonio artistico duramente provato dal sisma degli ultimi giorni)

Sul lato destro del palazzo comunale vi è la basilica di S.Benedetto. L’ edificio è il risultato di una stratificazione di interventi costruttivi e di restauro avvenuti nel corso dei secoli. La chiesa, secondo la tradizione cristiana, sorge sopra la casa natale del Santo, il cuore della chiesa, nell’area della cripta sono visibili i ruderi di una struttura romana datata intorno al I sec. d.C. L’ accesso alla cripta è consentito attraverso una scala che si apre a sinistra dell’ingresso della basilica. L’ interno, a croce latina, ha subito varie modifiche nel corso dei secoli, e non segue uno stile ben preciso: elementi romanici, gotici e barocchi si mescolano tra loro. Alle pareti si possono ammirare interessanti tele di pittori locali, riguardanti la vita del santo. Da ricordare il dipinto di Filippo Napoletano rappresentante l’incontro tra San Benedetto e Totila del 1621 e La resurrezione di Lazzaro, di Michelangelo Carducci,del 1562. L’esterno della chiesa si presenta con una maestosa facciata (ampiamente restaurata nella parte alta) arricchita da un bel rosone, accompagnato dai simboli dei quattro evangelisti, e da un ricco portale abbellito da rilievi e statue. Uscendo dalla porta principale e volgendo a sinistra, sotto un portico del 1500 si allineano le antiche “Misure” (XIV sec.), grossi recipienti di pietra, usate durante i mercati come unità di misura per le merci. (dal sito norcia.net – in foto, i dettagli della facciata)

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Norcia, Basilica di San Benedetto, rosone

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dettagli lato sinistro

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dettagli lato destro

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Il sasso nello stagno di AnGre è vicino alle popolazioni colpite dal sisma, che nella prima mattinata del 30 \ 10 \’16 ha abbattuto un’importante parte della nostra storia dell’arte e non solo. Portiamo in noi queste immagini per raccontarle a chi verrà…

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La cupola della chiesa di Sant’Andrea della Valle: la prima cupola barocca di Roma – sassi di arte

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La cupola della chiesa di  Sant’Andrea della Valle (Roma)

La chiesa di S. Andrea della Valle è una delle massime espressioni dell’arte del XVI secolo a Roma; un edificio che rappresenta in pieno lo spirito controriformista, caratterizzato anche dalla chiesa del Gesù e dalla Chiesa Nuova. Notevole è la decorazione interna, soprattutto grazie ai capolavori del Domenichino e del Lanfranco.

Cupola S. Andrea della ValleIl progetto della chiesa inizialmente  fu affidato a Francesco Grimaldi, assistito dal Della Porta, e nel 1591 fu posta la prima pietra; successivamente, dal 1608, l’impresa fu affidata a Carlo Maderno e fu proprio quest’ultimo ad innalzare la cupola, nel 1620, la più grande di Roma dopo quella di S. Pietro. Maderno progettò anche la facciata, ma nel 1655 si preferì il nuovo progetto di Carlo Rainaldi, in parte modificato da Carlo Fontana.
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La facciata di S. Andrea è comunque una delle più belle di Roma, anche grazie ad alcune soluzioni innovative, tra cui la scelta di collocare due statue di angeli al posto delle volute. Purtroppo ne fu realizzato soltanto uno, poiché la decorazione non fu portata a termine (leggi a riguardo L’angelo di Sant’Andrea della Valle, qui)

L’interno dell’edificio mostra la tipica pianta controriformista a navata unica, con transetto e cappelle laterali, già adottata nella chiesa del Gesù; la decorazione è particolarmente ricca e di grande rilievo sono le pitture del presbiterio e della cupola, capolavori, come accennato in precedenza, di due importanti artisti attivi nel Seicento a Roma: Domenichino e Lanfranco. Nel 1623 Domenichino iniziò a decorare l’abside con le storie di S. Andrea ed Evangelisti nei pennacchi della cupola. L’opera mostra un certo rigore classico secondo i modelli espressi dai Carracci nelle pitture di Palazzo Farnese: tale influenza è particolarmente evidente nella scelta dei “quadri riportati”, ossia nella rappresentazione di scene affrescate ed incorniciate come quadri, con forte effetto illusionistico, che vanno a realizzare un maggiore rigore della composizione all’interno di uno spazio delineato.

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In totale contrasto si colloca, invece, il successivo affresco del Lanfranco, realizzato tra il 1625 e il 1627 per la cupola, che raffigura l’Assunzione della Vergine; la scelta di un linguaggio totalmente illusionistico, il dinamismo della composizione con il moto vorticoso delle nubi, la teatralità dei gesti, sono alcuni dei tratti caratteristici di quest’opera. Il suo intento è quello di coinvolgere l’osservatore e condurlo alla visione ultraterrena al cui vertice si colloca Cristo, rappresentato al centro della cupola. La scelta del Lanfranco – probabilmente ispirata dai modelli di Correggio a Parma – fu innovativa e divenne un modello per la maggior parte delle decorazioni della Roma del XVII secolo. La cupola di S. Andrea della Valle può essere, a giusta ragione, considerata la prima cupola barocca di Roma.   La decorazione del presbiterio fu terminata da Mattia Preti che realizzò i tre grandi affreschi con le storie del Martirio e sepoltura di S. Andrea, crocifisso secondo la tradizione ad una croce a forma di “X”.

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Una curiosità: Puccini sceglie, come ambientazione del primo atto del melodramma Tosca, proprio questa chiesa e fa svolgere la scena nella prima cappella laterale a sinistra, la Cappella Barberini. (a cura di Giorgio Chiantini – fonti varie)

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