Benvenuti nel nuovo anno!

BENVENUTO  2 0 1 8  E BENVENUTI NEL NUOVO ANNO!
con i nostri migliori Auguri ed il nostro segnalibro da scaricare e stampare subito
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“[…] Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. […] Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore.” (Antonio Gramsci)
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Il sasso nello stagno di AnGre augura a tutti un felice anno nuovo!

2016 con Il sasso nello stagno di AnGre

FELICE ANNO NUOVO!

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L’anno che verrà (Lucio Dalla)
Caro amico ti scrivo così mi distraggo un po’
e siccome sei molto lontano più forte ti scriverò.
Da quando sei partito c’è una grossa novità,
l’anno vecchio è finito ormai
ma qualcosa ancora qui non va.
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Si esce poco la sera compreso quando è festa
e c’è chi ha messo dei sacchi di sabbia vicino alla finestra,
e si sta senza parlare per intere settimane,
e a quelli che hanno niente da dire
del tempo ne rimane.
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Ma la televisione ha detto che il nuovo anno
porterà una trasformazione
e tutti quanti stiamo già aspettando
sarà tre volte Natale e festa tutto il giorno,
ogni Cristo scenderà dalla croce
anche gli uccelli faranno ritorno.
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Ci sarà da mangiare e luce tutto l’anno,
anche i muti potranno parlare
mentre i sordi già lo fanno.
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E si farà l’amore ognuno come gli va,
anche i preti potranno sposarsi
ma soltanto a una certa età,
e senza grandi disturbi qualcuno sparirà,
saranno forse i troppo furbi
e i cretini di ogni età.
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Vedi caro amico cosa ti scrivo e ti dico
e come sono contento
di essere qui in questo momento,
vedi, vedi, vedi, vedi,
vedi caro amico cosa si deve inventare
per poterci ridere sopra,
per continuare a sperare.
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E se quest’anno poi passasse in un istante,
vedi amico mio
come diventa importante
che in questo istante ci sia anch’io.
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L’anno che sta arrivando tra un anno passerà
io mi sto preparando è questa la novità

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La Resurrezione nella luce rosa di un’alba primaverile

Piero della Francesca

La luce rosa di un’alba primaverile illumina il bianco dell’Appennino e la natura silente. In primo piano l’umanissima figura di Cristo. Nel corpo i segni della Passione, in mano il vessillo della Resurrezione. Un piede poggia sul bordo del sarcofago nell’atto di uscire: ha vinto la morte, simboleggiata dai quattro personaggi abbandonati nel sonno nella parte bassa della composizione. Tra loro, frontale rispetto allo spettatore, Piero si autoritrae. Quest’opera, considerata del tutto autografa ed eseguita tra il 1463 e il 1468 ad affresco da Piero di Benedetto de’ Franceschi, detto Piero della Francesca (1420 ca. – 1492), è ubicata nel Palazzo dei Conservatori di Sansepolcro (Arezzo), attuale sede del Museo Civico.

Cristo risorto emerge dal Santo Sepolcro, simbolo della città, stringendo con presa sicura lo stendardo crociato e poggiando saldamente il piede sul sarcofago dal quale si erge vincitore della morte, esprimendo, attraverso sembianze concretamente umane, la sua sovranità divina accentuata dalla fissità quasi inquietante dello sguardo. Il perno della composizione è costituito dalla figura del figlio di Dio ormai risorto, che divide in due parti il paesaggio: quello a destra rigoglioso e quello a sinistra morente, dove gli alberi, che a sinistra appaiono secchi, come in pieno inverno, a destra sono ritratti verdi, come in primavera, sottolineano l’inizio di un nuovo tempo nella storia dell’umanità.

Il pittore sceglie, invece, di ritrarre se stesso addormentato ai piedi del sarcofago, mentre all’asta del vessillo con la croce guelfa attribuisce il compito di tenerlo in diretto contatto con la divinità, come ad ispirare e ricordare il Piero politico, quando, consigliere comunale, sedeva nella stanza attigua all’affresco. (Giorgio Chiantini)

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sorgere ancora

si schiera nel verso nascente la luce
in ripresa azzurra anche il cielo sorride
la pietra ha generato carne dopo la terra
s’ascolta la salita delle campane ed il ritorno
appartiene finalmente anche a queste parole
svestite di viola e d’attesa persino le mani
oggi
di meraviglia e d’umana coscienza
orfani di tristezza dai piedi scoperti
fiori di mandorlo con lacrime a vista
a segnare strada tra due nuvole sì amo

(Angela Greco – inedito)

Il sasso nello stagno di AnGre - pasqua -

TRE ANNI CON IL SASSO NELLO STAGNO di AnGre!

3 anni de Il sasso nello stagno di AnGre

GRAZIE A TUTTI
per questi tre anni insieme tra Poesia & Arte!

Un grazie di cuore ai miei preziosi collaboratori e a ciascun Amico che, anche solo passando da qui, ha contribuito a rendere questo luogo una risposta concreta a tutto quello che di poco bello ci sta accadendo intorno e al quale non vogliamo assolutamente abituarci. (by AnGre)

§

“Venite, amici, che non è tardi
per scoprire un nuovo mondo.
Io vi propongo di andare
più in là dell’orizzonte
e se anche non abbiamo l’energia
che in giorni lontani mosse
la terra e il cielo
siamo ancora gli stessi
unica, eguale tempra
di eroici cuori.
Indeboliti forse dal fato
ma con ancora la voglia
di combattere, di cercare,
di trovare, e di non cedere.”

*

Alfred Tennyson, “Ulysses“, 1833
(poi ne “L’attimo fuggente” film di Peter Weir, 1989)

Il Natale è una festa plurale: AUGURI da Il sasso nello stagno

Il Natale è una festa plurale per Il sasso nello stagno by AnGre

“Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il mondo.”

[dal film L’attimo fuggente (Dead Poets Society), 1989, http://youtu.be/IMHfKfzYtRg ]

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Per questo Natale 2013 Il sasso nello stagno ha invitato i suoi Amici a scrivere un verso, un solo verso ciascuno, così da formare un coro poetico all’insegna della collaborazione e del saper essere plurale – rispondendo a quelli che sono i motivi principali di questo collaborativo – formando tutti insieme una sola poesia dal titolo NOI ed augurando a tutti coloro che leggeranno, che passeranno di qui o che soltanto rivolgeranno uno sguardo ed un pensiero a queste pagine

TANTI AUGURI PER UN NATALE VERO!

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Sorge nuovo il mattino nel giorno che ci riconosce voce

Tace l’annosa quercia e l’olmo vecchio

Vola il fiato di bocca sotto i rami innevati

U ciatu ri lu sciccareddu / amurusa a vucca cancia / (il fiato dell’asinello / amorosa la bocca cambia)

E sai, forse non ci sarà niente, ma non pensarlo nemmeno un minuto, che sia tutto.

E noi siamo qui, nonostante tutto. E il nostro pensiero vola libero, senza confini.

Ai margini delle loro serate, / fioccano lettere / di licenziamento, qualche riallocazione / e la nausea di una segretaria accondiscendente.

Foglie macerate nel gioco del vento?

Magico Natale, esagerato scintillio di luci, quanto inutile spreco, vorrei più luce di carità nel nostro cuore.

Ecco il sasso / buttato nello stagno – / cerchi di luce.

Ho cambiato i calzini stamattina, ma erano bucati.

Tra cipressi in ginocchio e fiori piegati trascino il mio raccolto che s’infiamma e brucia al primo alito di indifferenza

Le ore a Natale / son sogni passeggeri / attesi sottovoce.

Giorni e notti di neve a ricoprire – bianca coperta – le stanchezze umane / questo vorrei ma poi vorrei svegliarmi e stringere sul cuore i miei fratelli.

Nei sassi lanciati a divinare fughe di comete la speranza che ha nome pace

Distillando con cura le mie risorse unite, m’è bastato il vapore solo per breve volo.

Baratto una festa con parole senza una fine. Promesse e deliri frantumateli sul pavimento. Almeno soltanto per un giorno

Speranze negli occhi dei bambini, bianche come fiocchi di neve

La riflessione è l’anima della coscienza

Verrà un vento e salirà le case, avremo occhi più grandi per guardare

 

*

[nota: ogni verso, riportato nell’ordine di arrivo, si è scelto di iniziarlo con la maiuscola ed occupa un singolo rigo; laddove i versi erano più di uno, sono stati separati  con una barretta, per rientrare nella caratteristica richiesta dall’iniziativa di “scrivere un solo verso a testa”; al primo corrisponde il primo autore e così via.]

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Autori: Angela Greco – Franco Floris – Emma Lucchini – Daìta Martinez – Romeo Raja – Ornella Maggioni, Orny Ma – Emilia Barbato – Felice Serino – Manuela Vestri – Maria Korporal – Augusto Salati – Mirta De Riz – Anna Alessandrino – Antonino Caponnetto – Mirella Ciprea Crapanzano – Nadia Rosati – Grazia Albanese – Silvia Zanetto – Costantino Piazza, Kostia – Iole Troccoli.

il sasso nello stagno  collaborativo d'arte, poesia e dintorni a cura di AnGre - Natale 2013

Sono nato in dialetto di Cataldo A.Amoruso

fotografia di Angela Greco
spiaggia di San Cataldo, Cirò Marina (KT) – fotografia di AnGre

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sono nato in dialetto
e questa notte la mia geografia reclama
voci di mare
parole che piano
alzano chiglie
e tremuli
fanali di lampare
questa notte che il dialetto
più a fondo mi attira
ed è miele d’arancio
e retrogusto di fiele
rima e trine
cielo di timpa e schiuma di marine
e labbra e voci
è questa notte che mi segna
d’amori senza tregua,
vengono dai paesi
processioni senza pace
di formiche armate al sole
questa notte che tu lontana
aggiungi fuoco alla mia gola accesa
e sei parlare fitto fitto
sei onda e onda
e vento ed altro vento
e braccia che non bastano
e promesse che non finiscono
e altri baci e la stretta dalle parti del cuore
e la nuca
e il capo riverso
e gli occhi al cielo a trattenere lacrime e stelle
in questa notte di dialetti
che si perde
in una nuova lingua
mai sentita
di due sole parole trattenute
a stento e brillate
due micce accese
e una promessa
questa notte che dici
ad occhi aperti:
….

[Cataldo Antonio Amoruso]

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Buon compleanno da tutto Il sasso nello stagno, con stima e affetto!

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per il primo compleanno de Il sasso nello stagno (versi di Romeo Raja)

scambio, elaborazione fotografica di AnGre

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Guarda vedi, questo è il destino

una liturgia che non puoi conoscere

tuoi solo i passi che hai fatto

le cose che hai detto

di un attimo solo, questo, quello che sei.

Sai, sono pochi i binari che sanno

partenze e arrivi si mischiano

nei ricordi spesso solo le stazioni rimangono

l’umanità è un luogo che contiene.

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[Mi siedo qui di Romeo Raja;

immagine: “Scambio” – elaborazione grafica di AnGre]

per il primo compleanno de Il sasso nello stagno (versi di Cettina Lascia Cirinnà)

DuyHuynh

 e sapevo perfettamente dove riponevi

le forbici da sarta sopraffina

ago e filo di seguito

sempre a portata di bocca

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ti aiutavo a collocare

nella giusta traiettoria

della cruna sempre più piccola

dove stentavano a passare i sogni bambini

                   .la tua voce.

.non più di una caramella alla volta.

..male al pancino. diminutivo d’amore dimenticato. oramai.

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obbedire alle regole di vita imparate a memoria

in banchi di scuola troppo stretti

non era un reato da perseguire

sognavo l’America dell’avventura

ed era la mia stella splendente

da ammirare ogni sera

.

precipitava ogni pensiero inutile

alla fioca luce del lume in cucina

sotto una mattonella di salute malferma

nascondevo i giochi proibiti

.

il mattino dopo si alzava con te

e tutto era perfetto nel corpo terreno

armonioso di bellezza antica

.

ogni giorno cucivo su misura il mio martirio

un giustacuore perfetto da indossare

in ogni futura stagione della vita

.

adesso sei il mio alibi perfetto

per me che volevo essere .te.

 *

[(.amandomi. amandoti.) di Cettina Lascia Cirinnà]

per il primo compleanno de Il sasso nello stagno (versi di Federica Galetto)

rose di Federica Galetto per il primo comleanno de Il sasso nello stagno

Non è ricordando
d’avere un canto

un do di petto
modulando

costole
e dita perfette
su occhi che lasciano
andare il profumo ardente
delle ciglia sovrane

Mietimi in sogno
come falce lucente

degradando le ali spesse
a vento

incenerire le parole al laccio
costanza stupefatta
del ridere insieme
getta spazi e cori
rosa di petali e rugiada

*

[Non è ricordando di Federica Galetto 2013;

immagine allegata dalla stessa autrice]