John Keats, All’autunno

foglie

All’autunno di John Keats

Stagione di nebbie e morbida abbondanza,
tu, intima amica del sole al suo culmine,
che con lui cospiri per far grevi e benedette d’uva
le viti appese alle gronde di paglia dei tetti,
tu che fai piegare sotto le mele gli alberi muscosi del casolare,
e colmi di maturità fino al torsolo ogni frutto;
tu che gonfi la zucca e arrotondi con un dolce seme
i gusci di nocciola e ancora fai sbocciare
fiori tardivi per le api, illudendole
che i giorni del caldo non finiranno mai
perché l’estate ha colmato le loro celle viscose:

chi non ti hai mai vista, immersa nella tua ricchezza?
Può trovarti, a volte, chi ti cerca,
seduta senza pensieri sull’aia
coi capelli sollevati dal vaglio del vento,
o sprofondata nel sonno in un solco solo in parte mietuto,
intontita dalle esalazioni dei papaveri, mentre il tuo falcetto
risparmia il fascio vicino coi suoi fiori intrecciati.
A volte, come una spigolatrice, tieni ferma
la testa sotto un pesante fardello attraversando un torrente,
o, vicina a un torchio da sidro, con uno sguardo paziente,
sorvegli per ore lo stillicidio delle ultime gocce.

E i canti di primavera? Dove sono?
Non pensarci, tu, che una musica ce l’hai.
Nubi striate fioriscono il giorno che dolcemente muore,
e toccano con rosea tinta le pianure di stoppia:
allora i moscerini in coro lamentoso, in alto sollevati
dal vento lieve, o giù lasciati cadere,
piangono tra i salici del fiume,
e agnelli già adulti belano forte del baluardo dei colli,
le cavallette cantano, e con dolci acuti
il pettirosso zufola dal chiuso del suo giardino:
si raccolgono le rondini, trillando nei cieli.

Tre attimi d’autunno

In questa notte d’autunno di Nazim Hikmet (Salonicco, 1901 – Mosca, 1963)

In questa notte d'autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
Dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini
.
.

Foglie gialle di Trilussa (Roma, 1871 – 1950)

Ma dove ve ne andate,
povere foglie gialle,
come tante farfalle spensierate?
Venite da lontano o da vicino?
Da un bosco o da un giardino?
E non sentite la malinconia
del vento stesso che vi porta via?

.

Pioggia d’autunno di Ada Negri (Lodi, 1870 – Milano, 1945)

Vorrei, pioggia d’autunno, essere foglia
che s’imbeve di te sin nelle fibre
che l’uniscono al ramo, e il ramo al tronco,
e il tronco al suolo;e tu dentro le vene
passi, e ti spandi, e si gran sete plachi.
So che annunci l’inverno: che fra breve
quella foglia cadrà, fatta colore
della ruggine, e al fango andrà commista,
ma le radici nutrirà del tronco
per rispuntar dai rami a primavera.

Vorrei, pioggia d’autunno, esser foglia,
abbandonarmi al tuo scrosciare, certa
che non morrò, che non morrò, che solo
muterò volto sin che avrà la terra
le sue stagioni, e un albero avrà fronde.

AA.VV. Ha messo chiome il bosco d’autunno / e-book scaricabile gratuitamente

Versi d’Autunno by Il sasso nello stagno di AnGre

(clicca Qui per scaricare gratuitamente la raccolta)

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Bosco d’autunno di Boris Pasternak (Mosca, 1890 – Peredelkino, 1960)
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Ha messo chiome il bosco d’autunno.
Vi dominano buio, sogno e quiete.
Né scoiattoli, né civette o picchi
lo destano dal sogno.
E il sole pei sentieri dell’autunno
Entrando dentro quando cala il giorno
Si guarda intorno bieco con timore
Cercando in esso trappole nascoste.
.
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Autunno di Emily Dickinson (Amherst, 1830 – Amherst, 1886) 
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Sono più miti le mattine
E più scure diventano le noci
E le bacche hanno un viso più rotondo,
La rosa non è più nella città.L’acero indossa una sciarpa più gaia,
E la campagna una gonna scarlatta.
Ed anch’io, per non essere antiquata,
Mi metterò un gioiello.
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Autunno di Kinmochi Saionji (Kyoto, 1849 – Tokyo, 1940)
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Dove vanno le foglie arrossate
che il vento stacca dagli alberi?
Volano e passano: il brusio del vento
è tutto ciò che rimane dell’autunno.
.
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[Vorrei, pioggia d’autunno, essere foglia] di Ada Negri
(Lodi – MI, 1870 – Milano, 1945)
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Vorrei, pioggia d’autunno, essere foglia
che s’imbeve di te sin nelle fibre
che l’uniscono al ramo, e il ramo al tronco,
e il tronco al suolo; e tu dentro le vene
passi, e ti spandi, e si gran sete plachi.
So che annunci l’inverno: che fra breve
quella foglia cadrà, fatta colore
della ruggine, e al fango andrà commista,
ma le radici nutrirà del tronco
per rispuntar dai rami a primavera.
Vorrei, pioggia d’autunno, esser foglia,
abbandonarmi al tuo scrosciare, certa
che non morrò, che non morrò, che solo
muterò volto sin che avrà la terra
le sue stagioni, e un albero avrà fronde.
.
.
Foglia appassita di Hermann Hesse (Calw, 1877 – Montagnola, 1962)
.
Ogni fiore vuol diventare frutto,
ogni mattino sera,
di eterno sulla terra non vi è
che il mutamento, che il transitorio.
.
Anche l’estate più bella vuole
sentire l’autunno e la sfioritura.
Foglia, fermati paziente,
quando il vento ti vuole rapire.
.
Fai la tua parte e non difenderti,
lascia che avvenga in silenzio.
Lascia che il vento che ti spezza
ti sospinga verso casa.
.
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.Autunno di Carlo Emilio Gadda (Milano, 1893 – Roma, 1973)
.

Tàcite imagini della tristezza
Dal plàtano al prato!
Quando la bruma si dissolve nel monte
E un pensiero carezza
E poi lascia desolato – la marmorea fronte;
Quando la torre, e il rattoppato maniero,
Non chiede, al vecchio architetto, più nulla:
Allora il feudo intero – fruttifica una susina
Bisestile, alla collina
Dolce e brulla.
Tace, dal canto, il prato.
Il pianoforte della marchesina
Al tocco magico delle sue dita
S’è addormentato:
E dopo sua dipartita – l’autunno
S’è scelto un nuovo alunno:
Il passero!, lingua di portinaia
Dal gelso all’aia:
E il cancello e lo stemma sormonta
La nenia del campanile – e racconta
I ritorni, all’aurata foresta:
Garibaldeggia per festa
Sopra il travaglio gentile
Perché alla bella il ragazzo piaccia,
Quello che lassù canta, quello che lassù pesta.
Il vecchio marchese ha inscenato una caccia
Con quindici veltri, e galoppa,
Diplomatico sconsolato
Sul suo nove anni reumatizzato.
Della volpe nessuna notizia, nessuna traccia!
Il cavallo ha un nome inglese: e il corno sfiatato
Assorda nella tana il ghiro
Che una nocciòla impingua!
Al docicesimo giro
La muta s’è messa un palmo di lingua
E, mòbile macchia, cicloneggia bianca
Nella deserta brughiera
Là, verso il passaggio a livello,
Dove arriva stanca,
Salendo, la vaporiera.
Passa il merci e il frenatore – più bello,
Lungo fragore! – vana bandiera!
Ha incantato la cantoniera.
Ecco il diretto galoppa – verso città lontane
E il cavallo inglese intoppa
Negli sterpi dannati e calpesta
I formicai vuoti e le tane.
Ma dal campanile canta l’ora di festa – canta
Tristezze vane!

Autunno di Salvatore Quasimodo (Modica- RG, 1901 – Napoli, 1968)

Autunno mansueto, io mi posseggo
e piego alle tue acque a bermi il cielo,
fuga soave d’alberi e d’abissi.
.
Aspra pena del nascere
mi trova a te congiunto;
e in te mi schianto e risano:
.
povera cosa caduta
che la terra raccoglie.
.
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In questa notte d’autunno di Nazim Hikmet (Salonicco, 1901 – Mosca, 1963)
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In questa notte d’autunno
sono pieno delle tue parole
parole eterne come il tempo
come la materia
parole pesanti come la mano
scintillanti come le stelle.
dalla tua testa dalla tua carne
dal tuo cuore
mi sono giunte le tue parole
le tue parole cariche di te
le tue parole, madre
le tue parole, amore
le tue parole, amica.
Erano tristi, amare
erano allegre, piene di speranza
erano coraggiose, eroiche
le tue parole
erano uomini.
.
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Mi ricorderò di questo autunno di Leonardo Sinisgalli
(Montemurro-PZ, 1908 – Roma, 1981)
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Mi ricorderò di questo autunno
splendido e fuggitivo dalla luce migrante,
curva al vento sul dorso delle canne.
La piena dei canali è salita alla cintura
e mi ci sono immerso disseccato dalla siccità.
Quando sarò con gli amici nelle notti di città
farò la storia di questi giorni di ventura,
di mio padre che a pestar l’uva
s’era fatti i piedi rossi,
di mia madre timorosa
che porta un uovo caldo nella mano
ed è più felice d’una sposa.
Mio padre parlava di quel ciliegio
piantato il giorno delle nozze, mi diceva,
quest’anno non ha avuto fioritura,
e sognava di farne il letto nuziale a me primogenito.
Il vento di tramontana apriva il cielo
al quarto di luna. La luna coi corni
rosei, appena spuntati, di una vitella!
Domani si potrà seminare, diceva mio padre.
Sul palmo aperto della mano guardavo
i solchi chiari contro il fuoco, io sentivo
scoppiare il seme nel suo cuore,
io vedevo nei suoi occhi fiammeggiare
la conca spigata.

Autunno di Octavio Paz (Città del Messico, 1914 – Città del Messico, 1998)
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In fiamme, nell’incendio degli autunni
arde a volte il mio cuore,
puro e solo. Il vento che lo desta
tocca il suo centro e lo sospende
nella luce che sorride per nessuno:
quanta bellezza liberata!Anelo mani,
una presenza, un corpo,
quel che frantuma i muri
e fa nascere le forme inebriate,
un tocco, un suono, un giro, solo un’ala,
celesti frutti della luce nuda.Nel mio intimo cerco
ossa, violini intatti,
vertebre oscure e delicate,
labbra che sognano labbra,
mani sognanti uccelli…Qualcosa che non si conosce e dice: “mai”
cade dal Cielo,
da te, mio Dio e mio avversario.
(testi tratti dal web)

Emilia Barbato, Autunno – dalla raccolta edita “Capogatto”

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Autunno

Scriverti il mio autunno
in un pomeriggio che perde calore,
nelle sue foglie brune
che si lasciano cadere
con la stessa malinconica maniera
della luce, dirti della mia voglia
e della paura di sorprenderti
mentre mi leggi una poesia
che dica casa e tornare spaventata
alla disperata rassegnazione
della luce che percorre
l’assito di questa stanza vuota
alle cinque, riprendere
tra le mani questo pomeriggio
e svolgerlo, dimenticando
tra i minuti la tua bocca e le mie fantasie.
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Emilia Barbato, da“Capogatto” (Puntoacapo Editrice, 2016)

tratta da AA.VV. LA CASA E’ DOVE SI TROVA IL CUORE – Antologia 

immagine d’apertura: opera di Edward Hopper

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Emilia Barbato è nata a Napoli nel 1971. Laureata in Economia ha pubblicato le raccolte di poesia Geografie di un Orlo (CSA Editrice, 2011), Memoriali Bianchi (EdizioniSmasher, 2014), Capogatto (Puntoacapo Editrice, 2016); è presente in diverse antologie con Fusibilialibri, Ursini, Aletti, Fondazione Mario Luzi Editore.

 

Suggerimenti di lettura: rassegna dei titoli

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LibrEstate con Il sasso di AnGre dal 21 giugno al 20 settembre 2015 ha proposto, come suggerimenti di lettura, i titoli che oggi presentiamo in questa rassegna (al link troverete la prima pagina, la copertina e la quarta di copertina dove disponibile), congedando così l’estate con l’augurio di vivere insieme anche un’altra bella e coloratissima stagione!

I nostri suggerimenti di lettura:

Cesare Pavese, La casa in collina

Aristotele, La Costituzione degli Ateniesi

Isabel Allende, Afroditalibros_jpg(1)

Louis-Ferdinand Céline, Le onde

Jorge Luis Borges, Elogio dell’ombra

Antonio Skarmeta, Il postino di Neruda

Ennio Cavalli, La cosa poetica

Milan Kundera, La lentezza

E.Che Guevara, Latinoamericana-I diari della motocicletta

Leonardo Sciascia, Morte dell’inquisitore

T.S.Eliot, Il bosco sacro

Anna Achmatova, Amedeo Modigliani e altri scritti

Raymond Carver, Il mestiere di scrivere

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LibrEstate con Il sasso nello stagno di AnGre

impressioni d’autunno (omaggio alla fotografia di Giuseppe Cozzi)

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il Sasso ha il piacere di ospitare la sensibilità e l’arte di Giuseppe Cozzi, fotografo per passione perfettamente capace di trasmettere con i suoi scatti la magia del momento che con estrema cura sceglie; il nostro è un tributo d’amicizia che abbiamo voluto rendere al suo sorriso, alla sua creatività e disponibilità nel “prestare” il proprio occhio alla poesia – spesso espressa nella sua scelta di accompagnare gli scatti con i testi della poetessa siciliana (anche se residente al nord) Cettina Lascia Cirinnà, che ha anche avuto l’idea di questo omaggio -.

Il dettaglio, la luce particolare e l’atmosfera che le foto di Giuseppe emanano regalano all’attento osservatore attimi indimenticabili…(A.G.)

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gli scatti con soggetto il bosco sono stati realizzati in Valganna; mentre la terza foto ritrae un’alba a Legnano, in Lombardia.

dipinti d’autunno

(autunno – Lucien Levy Dhurmer)

 

“il mio giardino è innocente, di segreti il prato e le attese

reincarnate figlie di autunno”

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[Elina Miticocchio]

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(Autunno in Baviera – Kandinsky, 1908)

 

“di colore non passa la foglia

che non sia autunno che a primavera rimandi.

d’attesa si tinge il giorno che fioritura sarà”

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[Angela Greco]

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 la foresta in autunno – Gustave Courbet

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Farmi corteccia (versi di Elina Miticocchio per la foto di Romina Dughero)

quante sfumature chiamate a raccolta
ha questa bocca
d’autunno
esplosa
e vedo che altro sta bruciando
e sale tra le foglie
un respiro, avvinto, di terra
.
nel sogno di luce
sbigottita per tanto chiarore
il tuo Cantico è segno
peccato che al risveglio
ogni parola-corteccia
sia svanita

*

[parole in libertà, guardando la fotografia di Romina Dughero]

(d’autunno) – (Cettina Lascia Cirinnà)

.e c’era del pizzo bianco a coprire le forme arrotondate.

 

in trasparenza era un tuffo al cuore l’immaginazione

senza toccare un briciolo di pelle

 

sotto l’orlo del vestito .lungo per l’occasione.

i passi erano mosse studiate a lungo

sulla scacchiera lucida di vita

dove le prime gocce timide e impacciate

sostavano sospese nell’aria e solleticavano appena

i lunghi capelli raccolti sulla nuca

 

gli occhi intravedevano da lontano

le prime foglie volteggiare disorientate

e farsi tappeto aranciato a questo girovagare

senza meta

 

in punta di piedi nascosti alla luce autunnale

sulla strada grigia di pensieri sparsi

era impresa ardua raccoglierli uno ad uno

anche per me che di te ammiravo la pazienza

e la forza sovrannaturale delle parole di circostanza

suggerite da un indovino senza scrupoli

 

il mio sguardo ogni volta oltrepassava il limite

del tuo corpo .in altezza . .verticale sull’asfalto.

umido di pioggia .di noi. e dei nostri sospiri

e volava in alto

 

una mano di bambina colorava senza scomporsi

origami a forma di cuore appesi alla finestra

smaniosi di via

 

i miei pensieri erano  foglie secche

che scricchiolavano sotto l’eco sordo

di passi pesanti .incapaci di volare oramai.

 

[Erba, 22  settembre 2012]