ho scritto un tanka (Daniela Cattani Rusich)

Piange l’estate

fra le ciglia del sole:

lieve è il suo canto…

Autunno s’innamora

di lacrime e di luce.

 

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Il tanka (letteralmente “poesia breve”) è un componimento poetico d’origine giapponese di 31 morae; a partire soprattutto dal XVII secolo, i primi tre versi iniziarono ad essere usati come una poesia a sé, dando così vita all’haiku. È formato da 5 versi di 5 e 7 morae così disposti: 5, 7, 5, / 7, 7.  È diviso in due parti: i primi tre versi formano il kami no ku ( strofa superiore), gli ultimi due lo shimo no ku (strofa inferiore); le due parti devono produrre un effetto contrastante. [dal web]

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verso d’autunno

del ramo conserviamo il ricordo

di stagioni d’attese sole

colorato di terra e sale

al suolo consegnamo carta e pelle

cara di giorni e trascorsi

tra mani amanti

giunge e congiunge l’oro

del tempo appena iniziato

una nuvola al pensiero

presta lo sguardo

di tetti e case riscaldati da lontano

[Angela Greco]

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benvenuto Autunno…

ho sempre pensato all’Autunno, come alla stagione del ricordo…dopo la frenetica ed invadente estate, cala il sipario sugli amori nati sotto il sole, sulla valigia che abbiamo riposto insieme al biglietto del ritorno obliterato ed obbligato, sulle notti stellate e la pelle salata…inizia ogni 21 settembre il momento del tornare-in-sè, della riflessione, della quotidianità da ri-accettare e della interiorità che esige il suo spazio…

per me l’autunno è una stagione speciale, oserei dire magica, e non solo per i colori che regala la Natura, ma per quel silenzio gratuitamente donato nelle passeggiate pomeridiane nel bosco appena fuori il paese, per la sua aria frizzante che accarezza la pelle come un amante all’alba, per quei tramonti nei quali sembriamo morire sempre un po’ anche noi più che in altre stagioni, un po’ più in là dell’orizzonte, dietro una fila di monti che nasconde il mare e riporta alla memoria quegli occhi che abbiamo incontrato un giorno e che ancora oggi abitano i versi che ci ostiniamo a dettare al foglio o alla foglia caduta che sia, ma che speriamo fin d’ora tornerà dello stesso verde di quegli occhi…(An Gre)

“danza la terra

al mulinello di foglie

d’attesa è il sonno

oltre la porta” (A.G.)