Tre poesie sul Sole

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Ti guardo e il sole cresce (Paul Eluard)

Ti guardo e il sole cresce
Presto ricoprirà la nostra giornata
Svegliati cuore e colori in mente
Per dissipare le pene della notte
Ti guardo tutto è spoglio
Fuori le barche hanno poca acqua
Bisogna dire tutto con poche parole
Il mare è freddo senza amore
È l’inizio del mondo
Le onde culleranno il cielo
E tu vieni cullata dalle tue lenzuola
Tiri il sonno verso di te
Svegliati che io segua le tue tracce
Ho un corpo per attenderti per seguirti
Dalle porte dell’alba alle porte dell’ombra
Un corpo per passare la mia vita ad amarti
Un corpo per sognare al di fuori del tuo sonno.

~

Come i bambini al sole (Elizabeth Barrett Browning)

Come i bambini al sole, a mezzogiorno,
siedo al tuo sguardo, e tremano le anime
tra le felici palpebre, per l’inespressa,
intima, prodiga gioia. Vedi, nel dubbio
errai. E non rimpiango la colpa, ma
l’occasione che ci privò, anche per un
istante, della reciproca, benefica
presenza. Ah, tienimi vicino, proteggimi
tu, o amorevole colomba. E alle mie paure,
se tornassero, opponi sereno il forte cuore:
nella tua divina sicurezza trovino il nido
i miei pensieri, che, senza te vacillano
come implumi smarritisi nei cieli.

~

Il sole (di Charles Baudelaire)

Lungo il vecchio sobborgo,
ove le persiane pendono dalle catapecchie
rifugio di segrete lussurie,
quando il sole crudele batte
a raggi raddoppiati sulla città e i campi,
sui tetti e le messi, io mi esercito
tutto solo alla mia fantastica scherma,
annusando dovunque gli imprevisti della rima,
inciampando nelle parole come nel selciato, urtando
qualche volta in versi a lungo sognati.

Questo padre fecondo, nemico di clorosi,
sveglia nei campi i vermi e le rose,
fa svaporare gli affanni verso il cielo,
immagazzina miele nei cervelli e negli alveari.
E’ lui a ringiovanire coloro che vanno con le grucce
e a renderli allegri, dolci come fanciulli,
lui a ordinare alle messi di crescere e maturare
entro il cuore immortale
che vuol sempre fiorire.

Quando, simile a un poeta, scende nelle città,
nobilita le cose più vili e s’introduce da re
senza rumore, senza paggi,
entro tutti gli ospedali e tutti i palazzi.

Il mare in tre poesie

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IL MARE 

Acqua docile al freno, sottomessa in silenzio,
Sparso mare dai flutti per sempre incatenati,
E massa offerta al cielo, specchio dell’obbedienza
Dove ogni notte tesse nuove pieghe
La lontana potenza senza sforzo degli astri.
.
Quando viene il mattino e di sé colma lo spazio,
Essa raccoglie e rende il dono della luce.
Si posa in superficie un brillìo lieve;
L’acqua, in attesa e senza desiderio,
Sotto il giorno che cresce risplende e si cancella.
.
Il riflesso serale darà all’ala sospesa
Fra cielo ed acqua un lucrore improvviso.
Trattiene in basso la legge sovrana
L’onde oscillanti, fisse alla distesa
Dove ogni goccia sale e scende alterna.
.
La bilancia dai bracci segreti e trasparenti
D’acqua si pesa, e pesa schiuma e ferro,
Di per sé giusta ad ogni barca errante.
Un filo azzurro traccia sulla nave un rapporto,
Esatto sulla sua linea apparente.
.
Sii propizio, ampio mare, agli infelici mortali,
Stretti ai tuoi bordi, persi nel tuo grande deserto.
A chi è per sprofondare parla, prima che muoia;
Éntraci fino all’anima, acqua, sorella nostra:
Degnati di lavarla dentro la tua giustizia.
.
da Le poesie di Simone Weil  (a cura di Maura Del Serra, Editrice C.R.T. by Petite Plaisance
.
.

L’UOMO E IL MARE 

Sempre, uomo libero, amerai il mare!
È il tuo specchio il mare: ti contempli l’anima
nell’infinito volgersi delle onde
e il tuo spirito non è abisso meno amaro.

Con piacere ti tuffi in seno alla tua immagine,
l’abbracci con lo sguardo, con le braccia, e il cuore
a volte si distrae dal proprio palpitare
al rumore di quel pianto indomabile e selvaggio.

Siete discreti entrambi, entrambi tenebrosi:
inesplorato, uomo, il fondo dei tuoi abissi,
sconosciute, mare, le tue ricchezze intime,
tanto gelosamente custodite i segreti!

Eppure, ecco che da infiniti secoli
vi combattete senza pietà e rimorso,
a tal punto amate le stragi e la morte,
o lottatori eterni, o fratelli implacabili!

Charles Baudelaire, da “Spleen e Ideale”, in “I fiori del male” (Trad. Marcello Comitini)

.

S’ODE ANCORA IL MARE

Già da più notti s’ode ancora il mare,
lieve, su e giù, lungo le sabbie lisce.
Eco d’una voce chiusa nella mente
che risale dal tempo; ed anche questo
lamento assiduo di gabbiani: forse
d’uccelli dalle torri, che l’aprile
sospinge verso la pianura. Già
m’eri vicina tu con quella voce;
ed io vorrei che pure a te venisse,
ora, di me un’eco di memoria,
come quel buio murmure di mare.
.
Salvatore Quasimodo, Tutte le poesie (Oscar Mondadori)

Charles Baudelaire, Sogno parigino

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CII. Sogno parigino (Quadri parigini – I fiori del male)

                                                                                               a Constantin Guys

I.

Ancora stamane  mi rapisce
l’immagine vaga e lontana
di quel terribile paesaggio
che nessun uomo vide mai.

Com’è pieno di miracoli il sonno!
Per uno strano capriccio
avevo bandito queste visioni
l’irregolare vegetale,

ed io, pittore fiero del mio genio,
assaporavo nel mio quadro
l’inebriante monotonia
del metallo, del marmo e dell’acqua.
..
Che Babele di arcate e di scalee!
Che palazzo infinito
pieno di vasche e di cascate
a piombo nell’oro opaco o brunito!
.
E che pesanti cateratte,
pendenti come tende
di cristallo, abbaglianti,
a mura di metallo!

Non alberi, ma colonnati
cerchiavano stagni addormentati
dove naiadi, gigantesche,
come donne si specchiavano.
.
Per milioni di leghe si spandevano
verso il limite dell’universo
distese azzurre d’acqua
tra rive rosee e verdi!
.
E che pietre inaudite
e flutti magici!
Che specchi immensi abbagliati
di tutto ciò che riflettevano!
.
Nel firmamento, dei Gange
noncuranti e taciturni
versavano il tesoro delle loro urne
in abissi di diamante!
.
Ed io, architetto delle mie fantasie,
facevo passare, a piacer mio,
un oceano domato
sotto un tunnel di pietre preziose:
.
come appariva tutto, perfino il nero,
forbito, chiaro e iridescente!
Come incastonava la sua gloria il liquido
nel cristallizzato raggio!
.
Altrove nulla, neanche in fondo al cielo
qualche astro o traccia di sole
che illuminasse quei prodigi:
brillavano d’un fuoco proprio!
.
E che silenzio d’eternità
si librava su quelle meraviglie
mobili! Che novità terribile!
Tutto per gli occhi, e nulla per le orecchie!
.

II.
.
Ho riaperto gli occhi pieni di fiamme
e ho visto l’orrore della mia stamberga;
sono rientrato in me stesso ed ho sentito
la spina degli affanni maledetti.
.
La pendola dai funebri accenti
suonava brutalemente mezzogiorno;
il cielo versava tenebre
sul triste mondo intorpidito.

*

[Charles Baudelaire, I fiori del male e tutte le poesie, Newton Compton Editori – traduzione di Claudio Rendina. Immagine d’apertura, opera di Marc Chagall]

Charles Baudelaire, Inno alla Bellezza XXI

Inno alla bellezza, XXI.
.
Vieni, o Bellezza, dal profondo cielo
o sbuchi dall’abisso? Infernale e divino
versa insieme, confusi, carità e delitto
il tuo sguardo: assomigli, in questo, al vino.
.
Racchiudi nei tuoi occhi alba e tramonto. Esali
profumi come un temporale a sera.
Sono un filtro i tuoi baci, la tua bocca un’ampolla
che l’eroe fanno vile e il fanciullo ardito.
.
Esci dal gorgo nero o discendi dagli astri?
Il Destino, innamorato, ti segue come un cane;
sémini capricciosa felicità e disastri,
disponi di tutto, non rispondi di niente.
.
Cammini, Bellezza, su morti, e di loro sorridi;
fra i tuoi gioielli l’Orrore non è il meno attraente
e, in mezzo ai tuoi gingilli preferiti, l’Assassinio
danza amorosamente sul tuo ventre orgoglioso.
.
Abbagliata l’effimera s’abbatte in te candela
e crepita bruciando e la tua fiamma benedice.
Cosí, chino fremente sul suo amore, chi ama
sembra un moribondo che accarezza la sua tomba.
.
Che importa che tu venga dall’inferno o dal cielo,
o mostro enorme, ingenuo, spaventoso!
se grazie al tuo sorriso, al tuo sguardo, al tuo piede
penetro un Infinito che ignoravo e che adoro?
.
Che importa se da Satana o da Dio? se Sirena
o Angelo, che importa? se si fanno per te
– fata occhi-di-velluto, ritmo, luce, profumo, mia regina –
meno orrendo l’universo, meno grevi gli istanti.
.
.
Charles Baudelaire, Inno alla Bellezza XXI da Spleen e Ideale, in I fiori del male
(Trad.Giovanni Raboni)
.
.
Hymne à la beauté
.

Viens-tu du ciel profond ou sors-tu de l’abime,
O Beauté ? ton regard, infernal et divin,
Verse confusément le bienfait et le crime,
Et l’on peut pour cela te comparer au vin

Tu contiens dans ton oeil le couchant et l’aurore ;
Tu répands des parfums comme un soir orageux ;
Tes baisers sont un philtre et ta bouche une amphore
Qui font le héros lache et l’enfant courageux.

Sors-tu du gouffre noir ou descends-tu des astres ?
Le Destin charmé suit tes jupons comme un chien ;
Tu sèmes au hasard la joie et les désastres,
Et tu gouvernes tout et ne réponds de rien.

Tu marches sur des morts, Beauté, dont tu te moques ;
De tes bijoux l’Horreur n’est pas le moins charmant,
Et le Meurtre, parmi tes plus chères breloques,
Sur ton ventre orgueilleux danse amoureusement.

L’éphémère ébloui vole vers toi, chandelle,
Crépite, flambe et dit : Bénissons ce flambeau !
L’amoureux pantelant incliné sur sa belle
A l’air d’un moribond caressant son tombeau.

Que tu viennes du ciel ou de l’enfer, qu’importe,
O Beauté ! monstre énorme, effrayant, ingénu !
Si ton oeil, ton souris, ton pied, m’ouvrent la porte
D’un Infini que j’aime et n’ai jamais connu ?

De Satan ou de Dieu, qu’importe ? Ange ou Sirène,
Qu’importe, si tu rends,-fée aux yeux de velours,
Rythme, parfum, lueur, o mon unique reine !-
L’univers moins hideux et les instants moins lourds ?

(dal web)

Charles Baudelaire, L’uomo e il mare

Emil Nolde - Mezza luna sul mare 1945 acquerello
Emil Nolde , Mezza luna sul mare, 1945, acquerello

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L’UOMO E IL MARE di Charles Baudelaire

Sempre, uomo libero, amerai il mare!
È il tuo specchio il mare: ti contempli l’anima
nell’infinito volgersi delle onde
e il tuo spirito non è abisso meno amaro.

Con piacere ti tuffi in seno alla tua immagine,
l’abbracci con lo sguardo, con le braccia, e il cuore
a volte si distrae dal proprio palpitare
al rumore di quel pianto indomabile e selvaggio.

Siete discreti entrambi, entrambi tenebrosi:
inesplorato, uomo, il fondo dei tuoi abissi,
sconosciute, mare, le tue ricchezze intime,
tanto gelosamente custodite i segreti!

Eppure, ecco che da infiniti secoli
vi combattete senza pietà e rimorso,
a tal punto amate le stragi e la morte,
o lottatori eterni, o fratelli implacabili!

da “Spleen e Ideale”, in “I fiori del male” (Traduzione di Marcello Comitini)

§

L’homme et la mer

Homme libre, toujours tu chériras la mer!
La mer est ton miroir; tu contemples ton âme
Dans le déroulement infini de sa lame,
Et ton esprit n’est pas un gouffre moins amer.

Tu te plais à plonger au sein de ton image;
Tu l’embrasses des yeux et des bras, et ton cœur
Se distrait quelquefois de sa propre rumeur
Au bruit de cette plainte indomptable et sauvage.

Vous êtes tous les deux ténébreux et discrets:
Homme, nul n’a sondé le fond de tes abîmes;
Ô mer, nul ne connaît tes richesses intimes,
Tant vous êtes jaloux de garder vos secrets!

Et cependant voilà des siècles innombrables
Que vous vous combattez sans pitié ni remord,
Tellement vous aimez le carnage et la mort,
Ô lutteurs éternels, ô frères implacables!

da “Spleen et Idéal”, in “Les Fleurs du mal” (Éditeur Auguste Poulet-Malassis, 1857 — per questi versi si ringrazia Poesia in Rete di Titti de Luca)

17 aprile io voto si