letture amArgine: Tre estratti da Correnti contrarie di Angela Greco

dal blog di Flavio Almerighi che si ringrazia:

letture amArgine: Tre estratti da Correnti contrarie (Ensemble Ed.) di Angela Greco

“Ecco la poesia come dovrebbe essere ogni giorno! Parole sempre pronte ad assumere significati nuovi, spogliate di ogni orpello, del culto della personalità e di tutto quanto non sia connesso alla Poesia nel senso più stretto del termine. Angela Greco sa raccontare attraverso la sua poesia, sa creare descrivendo. Ne vengono versi densi, che nulla concedono alla pesantezza o al tentativo di stupire: versi suoi, un lettore normodotato giunge in fretta, leggendoli, a riconoscere la mano e il talento di questa autrice. Un altro contributo della poesia del Sud, trascurata un po’ troppo da critici e media, forse troppo concentrati sui fenomeni, da non accorgersi che la Poesia c’è o non c’è. E qui ce n’è tanta, buona lettura.” (Flavio Almerighi)

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La meridiana segna un’ora nuova
sulla parte bassa del vestito di Clara.
Il fiore dall’ombra sanguigna
dice che è il momento.

Clara guarda nello specchio
e sente premere alle spalle.
La mano dalle unghie corte racconta
l’ultimo lavoro e l’immaginazione è
il miglior salario garantito.

L’armadio nasconde parole.
Si è persa la chiave.
Clara racconta di sé ridendo.

La voce fuori campo scrive
sola sul foglio bianco.

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Clara resuscita dopo dodici giorni
dalle costrizioni del grande freddo.
Rinasce nuda primavera
in una mattina insolitamente calda,
in una foto sfuocata dalla fretta.

Desiderio feroce di appartenersi.
La strada, una lastra di ghiaccio,
tende l’agguato, minando la traversata.
Hopper guarda seduto alla scrivania
i fianchi larghi che ripongono fascicoli.
Appena sotto l’oscurità di ripiano e ventre
preme un’altra stagione.

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The Man With The Child In His Eyes
sorride quando si sente al sicuro.
Clara sa aspettare la sua ricompensa.
Poi accende una sigaretta e pensa.
Clara sa ascoltare il fumo dalle sue labbra.
Adesso il bagliore di un ricordo futuro
dà parole per una nuova poesia.
Clara sa già di cosa parleranno domani
e disegna cerchi dorati su un foglio nero.

L’uomo conosce il controluce del volto di Clara
e lei gli svela una spalla e un neo.
Si conoscono per successione di promesse.
Sanno dell’usignolo e dell’allodola, il nome e la guerra.

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il libro è acquistabile qui:
https://www.edizioniensemble.it/prodotto/correnti-contrarie/

immagine d’apertura: Josephine Sacabo, The writer

letture amArgine: Interno n. 42 di Angela Greco

 dal blog di Flavio Almerighi che ringrazio

Bisogna dirlo senza perifrasi, quando la poesia c’è si riconosce senza nessuno sforzo.
E’ il caso di Angela Greco qui proposta con Interno n. 42, un ottimo inedito. Angela (tra l’altro) sa raccontare attraverso la poesia, sa non perdersi in sciocche banalità di serie, sa cos’è la poesia. La struttura e l’articolazione di questo inedito, come se ce ne fosse bisogno, lo dimostrano ancora una volta.
Ultimamente amArgine si occupa con particolare interesse del fermento che gira intorno alla nuova poesia pugliese, la Greco ne è una delle punte di diamante. Lasciamoci quindi attraversare dalla lettura di questo brano, dalla sua ricchezza di chiari e scuri, dal suo pizzico di surrealismo.
L’eleganza e l’ampia leggibilità dei versi completerà una lettura alquanto soddisfacente fino al dono del rosso di murgia.
(Flavio Almerighi)

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La sfera dorata dondola al polso;
sei la mia anamorfosi fatta persona.
«Appena ho sentito muovere il letto,
mi sono chiesto, cosa ci facessi qui».
S’allunga il giorno quasi a toccarti;
nella luce un altro cielo sbaraglia
nuvole al suono d’un pomeriggio
di quiete solo apparente. È sabato
e tu sei nella tempesta in agguato.

«Sei una conchiglia mancata – dici –
in grazie e volute, nei vuoti e nei pieni
del vivere, della scrittura, della grafia,
il piacere avvolge, s’avvolge e si cerca,
sonaglio e mantra che ammalia, stupisce,
trance per un mondo mancato per poco,
giusto per resistenza di sopravvivenza.
Merletto veli lo sguardo, acqua ti muovi
attorno alla pietra». «Tu, lasciati attraversare».

In questa distrazione di dio dammi tu la mela;
fatti mordere al risveglio.
Dell’invenzione della luce ci occuperemo
più tardi, appena prima della luna;
dell’amore e di altri demoni non avere cura,
ma accendi la candela e danziamo con la fiamma
al suono feroce dello scorrere di acque.
Alle 12 lascia i rintocchi al petto, non ad altri.
Siamo palindromi fin dal mattino.

Di Venezia conosco pagine ingiallite
e strade liquide; una sola volta basta
alla tachicardia. Poi è soltanto ritorno.
Così il paese, le mura e l’incontro, luci
e riflessioni sulla superficie, trattenendo
profondità per un solonostro a posteriori.
Sale la via verso te all’ora senz’ombra
ed ogni casa guarda dall’angolo
il rosso di murgia che porto addosso.

Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive con la famiglia. Ha pubblicato in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, 2008) e in poesia: A sensi congiunti (2012); Arabeschi incisi dal sole (2013); Personale Eden (2015); Attraversandomi (2015); Anamòrfosi (2017); Correnti contrarie (2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (formato elettronico, Quaderni di RebStein LXVII. Settembre 2017). È ideatrice e curatrice de Il sasso nello stagno di AnGre. Commenti e note critiche all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.

 

immagine d’apertura: opera di István Orosz, Atlantis anamorphosis

 

Notte e terra, versi di Angela Greco introdotti da Flavio Almerighi

…….“Certe notti fai un po’ di cagnara”, cantava Ligabue. Nello specifico di questo micro-poemetto (orientamento dell’attuale ricerca poetica dell’autrice), certe notti fanno un po’ di cagnara. Angela Greco rimugina, rimescola, quasi a tentare di digerirli, le indigeribilità di un’intera giornata. Ci sono le notti in cui non si riesce a dormire, perché un pensiero, una sensazione, un eccesso, ci svegliano e riprendiamo a “macchinare” come recita un azzeccato termine mutuato dal dialetto romagnolo. La certezza degli ulivi e del loro destino, la strada percorsa non si sa se a vuoto o meno, il brutale e mortifero inquinamento delle acciaierie di Taranto, il grembiulino della bambina non ancora asciutto. In una mescolanza caotico/razionale di momenti pubblici con altri più privati. Come in certe notti accade. A mio avviso una lettura molto interessante. (Flavio Almerighi)
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NOTTE E TERRA
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Allo specchio è accaduta la notte. Non più la paura
dell’armadio e delle sue fauci; appena fuori da qui
la fabbrica e le sue sirene, ciminiere di sbarre sull’alba.
Nessuna luce. Due ombre in movimenti sincroni,
fucina bollente di metalli fusi che corrono alla colata.
Poi, il rumore dell’ultimo caffè chiuso oltre il buio e
l’insoddisfazione per una tazzina edulcorata.
Qui la sera s’accende di luci ambrate: fuochi innaturali
alla sommità di un’ascensione turrita per allontanare fumi
dagli dei e avvicinarli al diavolo. Allora mi spoglio
prima di abbassare palpebre e sipario.
In poco più di tre metri quadri raccolgo l’intero giorno,
mentre il lezzo del carbone arde polmoni e domani.
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Vorrei rimanesse di me una puntina da disegno
sotto la pianta del piede, di quelle che ricordano
i diciassette anni ed un cattivo voto costato un sabato
sera; qualcosa che non accade più, di cui resta la cicatrice
in memorie di carta in disuso; vorrei fabbricanti di veleni
che si convertano all’arte, un filo argentato a legare
una mano piccola ed una grande, un disegno da bimbi
di prima  elementare per ricominciare ed imparare il resto.
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Notte logorroica di consigli, occhi e muri che sproloquiano;
pranzo da riporre nell’armadietto già cotto. Il grembiulino
non s’è ancora asciugato. Colpa del ferro e delle polveri.
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Sessant’anni fa culti agresti e alberi venerati.
Al ritorno ho percorso 910 km di benedetto asfalto,
senza maledire nessuno; gli ulivi ci sono ancora.
Il guaio è che c’è tanto altro oltre i legnosi guardiani.
«Avanza il bisogno di antico di pari passo con l’avanzare
degli anni» titola sibillina una testata. Ore 5.30
impreco contro Mozart, sfugge la sveglia e cado
dal letto, ferendomi. Qualcosa di turco non manca mai,
qui, ai confini d’oriente. A Capo d’Otranto il sole
fa levatacce e poi corre sfrenando i suoi quattro cavalli
per destare chi ancora crede nei treni.
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Angela Greco, ottobre 2017
immagine: opera di Yves Klein.
 
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Angela Greco, Quaderni di RebStein, LXVII

Quaderni di RebStein LXVII. Settembre 2017.  Scaricabile gratuitamente al link:

Fai clic per accedere a angela-greco-ora-nuda-2010-2017.pdf

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…….C’è, in questa poesia, il fascino non vuoto e non fine a sé stesso di una continua concreta ricerca, di una ricca minuziosità. Angela Greco non tenterà mai di gabbare il lettore, di “stupirlo con effetti speciali”. Il dettaglio, l’arabesco, la capacità di crearne e renderli particolarmente evidenti senza sforzo, rendono questa poesia potente, ma femminile nella migliore accezione del termine. Insomma la poesia di Angela si riconosce. E’ il frutto di un lavoro durato anni, decisivi, spesi bene, che l’hanno vista poeticamente crescere in modo esponenziale. Lo si noterà bene leggendo questo, che è un sunto dei suoi primi sette anni da autrice cosciente di sé e della propria meta. Insomma di cosa stiamo parlando? Di una poesia che amo definire “carsica” per quel suo immergersi, quasi sparire, e riemergere prepotente, improvvisa, teatrale. Ma quel che conta è la poesia, non la casacca che indossa. La scelta di questa autrice è proprio quella di non indossarne, di vivere la propria creatività senza costringersi in scuole, gruppi di pensiero, sette di teoretici, compromessi. In effetti il porsi in cerca di strade, di versificazioni e soluzioni nuove, o comunque non usuali e logore, è il suo intendimento principale. Questo senza mai trascurare la persona, la propria persona, quella che è dietro questo intenso sforzo creativo. L’evoluzione di Angela Greco è ben riscontrabile su queste pagine, dal 2010 a oggi molte cose, salvo l’onestà, sono cambiate, o meglio si sono evolute.  Non a caso la Nostra ha sempre più dilatato e variato col tempo la lunghezza del proprio verso e della composizione, fino a prediligere la forma del poemetto, questo non senza trascurare la ricchezza delle metafore e la chiara fruibilità del testo. L’inedito “Giorni iblei” del 2017 ne è un recentissimo, brillante esito.

Flavio Almerighi, Introduzione ad “Ora Nuda, Antologia 2010-2017 di Angela Greco”

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(fuori programma)
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L’imprevedibilità dei risvegli, i mattini diversi
per condizioni atmosferiche e conseguente umore,
le calze smagliate e il caffè, amaro nella sua abitudine,
a ristabilire l’ordine del giorno. Improvvisa fotografia:
distratto dal libro che hai tra le mani sembri altrove,
sul limite di un silenzio ancora da scrivere.
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Un bottone dopo l’altro avvicino quel pensiero
che ruga la fronte per quello che accade e si tace.
La poesia è insubordinazione, stazione viaria, azione,
passaggio in auto-stop verso una nuova galassia.
Seduti scomodi sul secolo breve finito per te nel 1989
intoniamo canti da raccolta di cotone per farne bende.
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Sembra che a vedere la ginestra siano in pochi;
il giallo non confondibile nella macchia verde dell’orbo.
Un collage di inerti catramati al verbo sbagliato:
“sono stato” è una questione multifattoriale.
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Raccolgo aghi dal fondo del bosco per forare palloncini.
L’aria sarà sempre un futuro semplice eppure irraggiungibile
quasi quanto l’aver osato libertà in regime mono teocratico.
Avremo nuovamente voce per raccontare al fuoco della notte,
quella in cui al posto del sonno si contarono acini luminosi.
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Un GRAZIE di cuore a La dimora del tempo sospeso per l’ospitalità, a Francesco Marotta per l’invito, a Flavio Almerighi per l’introduzione, ad Adeodato Piazza Nicolai per una traduzione e ad ogni Lettore che vorrà condividere con me questa gioia! (AnGre)

Immagine d’apertura: Mark Rothko, New forms

Adeodato Piazza Nicolai traduce Giorni Iblei, inedito di Angela Greco con commento di Flavio Almerighi

Tratto da “amArgine”, 14 settembre 2017

© 2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of GIORNI IBLEI written by Angela Greco. All Rights Reserved both for the original and its translation.

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A long poem or micro “poema” it doesn’t need categorizing. The writing of Angela Greco is rich, exaustive, but avoids excessive richness/length in its lines, attaining fascination and musica-lity. “The Iblei Days” is the telli of a summer vacation in Sicily, a short vacation. The heat, the fires, the rugged beauties of the Iblea area of Sicily. It is filtered through the eyes of the woman poet, alsays a sharp and accurate trasmutating into poetry. On the other, hand if her creativity did not pass through the eyesight, for the person behind that look we would have a product and not an art work. I invite you to reead this poem, listen to the assonance,to the powerful verses, so lovely to read beause devoid of dried-up branches and dead-end rail tracks. Angela Greco ha chosen very strong and suggestive verses for each stanza openingso so that the reading is not only fascinating but also self-aware. I think that poetry draws new lymph, because in its way this is a renewed style of writing. (Flavio Almerighi)

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Iblei Days – inedited by Angela Greco (August 2017)

An owl flies over the awakening. Few cars
behind the glass; another age rises with the sun
from the stone. Voices from the tiny window barely open
instill in the ears absences and dissonance.
Beams seen far away and deep physiological drops
on the involuntary meridian; the zeroed shadow laughs
of the silence behind green reflectors barely slanted.
The parapet aligns the road and shopping bags; get on,
we have time to disinfect our own habits. Little else
rests waiting for us, the hibiscus and his white petals.

Each house has dead fixtures on the outside wall.
The bridge cuts the eyeview in diagonal, we proceed
parallel to the driedup river. On the right side, the wound
of the last recovery opens her eyes on the hillside
burn by August. We live with grasses left to the choice
of a huge, pityless sun. A crack moans un the road;
an olive tree anchors the earth and a agrasshopper
also awaits the sort at three o’clock in the afternoon.
The first floor is on sale held up by mouths that bluff
the muted eye of the nobles left to guard the collapse.

The sun “barocca” [1] the heat; on the circle carved on the door
echoes a distant train towards nord-east.
The old man next door has cane and white hat
to use for morning shopping. On the tilted tile a nest
and a carrub tree sing. The light is blinding. We enter,
there are still dark corners talking to us. Night clings
with the cricket and the last star of an unberable August.
The crack on the wall and the eye far away; in the absence
of rain, a dryness unwanted. Walls without mortar
lie upon cut-down breasts. There is no shade and the road
is marked by one number only. An indication uprooted
like teeth biting lost feet along this place.

The ibean night has eyes of the plains far from the sea.
Outside it seems we can still survive. The corner
of light invests a bridge with many stumps; a river
rises to the south and swallows the earth, making us equal
and gives back transparencies known to your mouth. The morning
then, is a new climax. The wind narrows both eyes and breath;
shakes up the noons, ruffles the tea hour.
Absences ruminate. Here one doesn’t smoke. The breath
is laboring in your direction. The knots undone,
we are trempests beginning to form, waiting for rain.
The way is marked by small cemeteries; brief pauses
among almond fires and August. Time of one flower.
We’ll dry up at the next station ready for Veronica
to wipe away sweat and the road. The sea at our side
until the return.

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nota: [1] In Italian the verse begins: “Il sole barocca l’afa”—it is an image that offers no translatable alternatives, hence the translator used “barocca” as in the original. The word is a neologism in Italian, from the adjective “barocco”, meaning baroque. (NdT).

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ANGELA GRECO was born on May 1, 1976, in Massafra (Province of Taranto). She lives there with her family. In prose she has published Portraint of a Girl at the Mirror (Stories, Lupo Editor, 2008); Arabesques Carved by the Sun (Terra d’Ulivi 2013); Personal Eden (La Vita Felice, 2015, Introduction by Rita Pacilio); Crossing me (Limina Mentis, 2015, with a photography cycle realized with Giorgio Chiantini and an introductive note by Nunzio Tria); Anamorphosis (Culture Project, Rome, 2017, Introduction by Giorgio Linguaglossa). Ready for September 2017, Contrary Currents (Ensemble Ed., Rome).

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