Una poesia di Angela Greco su Euterpe

Sabato 8 Settembre 2018, alle ore 17.00, presso il  Palazzetto Baviera in Senigallia (AN) si terrà  la Presentazione del n.27 della Rivista di letteratura Euterpe, dal tema:

Il coraggio delle donne: profili femminili nella storia, letteratura e arte

La Rivista, un a-periodico digitale fondato nel 2011 da Lorenzo Spurio, presidente dell’Associazione Culturale Euterpe di Jesi, si avvale della collaborazione di valenti critici, saggisti, scrittori e poeti contemporanei ed è scaricabile cliccando QUI.

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Estratto dalla Rivista Euterpe n.27: Angela Greco, Clara oggi è nuova

(da Correnti contrarie, Ensemble, 2017 – qui il libro)

Clara oggi è nuova. Appartiene al domani.
Fuori piove. Più in là insiste il battito feroce
della terra, nel petto, sulla tastiera.
.
Ti guardo e sono Te Arii Vahine. Ti chiamo.
Le donne di Gauguin hanno tra i capelli fiori grandi
e fianchi confusi con le onde. Coprono l’ancestralità
con un foglio bianco, mentre un animale nero
attraversa lo spazio alle spalle del letto di terra.
Ancora un frutto da cogliere in un nuovo Eden.
Il pomeriggio statuario nella sua impassibilità
ha conti improcrastinabili e simili desideri.
.
Ho lasciato Parigi per il mio angolo di paradiso.
Lontano da qualsiasi civiltà.

Correnti contrarie di A.Greco su Transiti Poetici

Estratto da Diario estivo e … la poesia (qui l’articolo completo) di Rita Pacilio

[…] Correnti contrarie, Ensemble, 2017, di Angela Greco, poetessa pugliese, ripropone testi editi e inediti sugli equinozi, giorni dell’anno che delineano le ore del giorno e della notte in eguale misura temporale. L’autrice pone sulla bilancia del tempo la giusta presenza della bellezza e della difficoltà umana della riconoscenza. Poesie e prosa poetica per far esplodere, dalla stessa prospettiva, la consapevolezza della perdita e della conquista. Per questo motivo il gesto del vivere non scolora gli attimi vitali, anzi, li cattura in un linguaggio corposo e metaforico per restituirci il senso delle realtà più semplici del mondo, i sogni, la comunione, i limiti e la poesia (Il mio pensiero, il tuo/l’inimmaginabile piacere/giunto alle stesse conclusioni.)

http://transitipoetici.blogspot.com/

https://www.edizioniensemble.it/prodotto/correnti-contrarie/

Un grazie di cuore a Rita, sempre attenta e gentilissima. Buona lettura! (AnGre).

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Abito senza pieghe questa presenza;
non bastano spilli e nemmeno respiri.
Voce per poche lettere scucite coi denti.
Mi vesto allora del tuo tempo
spiegata alla carezza che imperla l’orlo
calda del gesto e del tormento.
Ferita irrimarginata tra sera e risveglio,
approdo e tempesta, calice e cielo. Il groviglio
di sangue in grembo dice domani. E, tu, perpetuo
moto a creare ogni momento quello che manca.
Nudi, ai primordi dell’umanità ancora una volta
possiamo afferrare l’ofide da qualsiasi parte.
Ne abbiamo facoltà – dici. Ti credo.
.
Per la verità dei tuoi occhi, per le mura del tuo borgo,
per la foto in bianco e nero, che fanciullo t’avvicina
alla calce della mia terra che disinfetta dai parassiti.
.
Nessun demone più
scinderà quello che siamo.

letture amArgine: Tre estratti da Correnti contrarie di Angela Greco

dal blog di Flavio Almerighi che si ringrazia:

letture amArgine: Tre estratti da Correnti contrarie (Ensemble Ed.) di Angela Greco

“Ecco la poesia come dovrebbe essere ogni giorno! Parole sempre pronte ad assumere significati nuovi, spogliate di ogni orpello, del culto della personalità e di tutto quanto non sia connesso alla Poesia nel senso più stretto del termine. Angela Greco sa raccontare attraverso la sua poesia, sa creare descrivendo. Ne vengono versi densi, che nulla concedono alla pesantezza o al tentativo di stupire: versi suoi, un lettore normodotato giunge in fretta, leggendoli, a riconoscere la mano e il talento di questa autrice. Un altro contributo della poesia del Sud, trascurata un po’ troppo da critici e media, forse troppo concentrati sui fenomeni, da non accorgersi che la Poesia c’è o non c’è. E qui ce n’è tanta, buona lettura.” (Flavio Almerighi)

#
La meridiana segna un’ora nuova
sulla parte bassa del vestito di Clara.
Il fiore dall’ombra sanguigna
dice che è il momento.

Clara guarda nello specchio
e sente premere alle spalle.
La mano dalle unghie corte racconta
l’ultimo lavoro e l’immaginazione è
il miglior salario garantito.

L’armadio nasconde parole.
Si è persa la chiave.
Clara racconta di sé ridendo.

La voce fuori campo scrive
sola sul foglio bianco.

#
Clara resuscita dopo dodici giorni
dalle costrizioni del grande freddo.
Rinasce nuda primavera
in una mattina insolitamente calda,
in una foto sfuocata dalla fretta.

Desiderio feroce di appartenersi.
La strada, una lastra di ghiaccio,
tende l’agguato, minando la traversata.
Hopper guarda seduto alla scrivania
i fianchi larghi che ripongono fascicoli.
Appena sotto l’oscurità di ripiano e ventre
preme un’altra stagione.

#
The Man With The Child In His Eyes
sorride quando si sente al sicuro.
Clara sa aspettare la sua ricompensa.
Poi accende una sigaretta e pensa.
Clara sa ascoltare il fumo dalle sue labbra.
Adesso il bagliore di un ricordo futuro
dà parole per una nuova poesia.
Clara sa già di cosa parleranno domani
e disegna cerchi dorati su un foglio nero.

L’uomo conosce il controluce del volto di Clara
e lei gli svela una spalla e un neo.
Si conoscono per successione di promesse.
Sanno dell’usignolo e dell’allodola, il nome e la guerra.

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il libro è acquistabile qui:
https://www.edizioniensemble.it/prodotto/correnti-contrarie/

immagine d’apertura: Josephine Sacabo, The writer

Claudia Manuela Turco legge Correnti contrarie di Angela Greco

Recensione di Claudia Manuela Turco, che si ringrazia, pubblicata su 

Literary nr. 5/2018.

Le Correnti contrarie (Ensemble, 2017) di Angela Greco, uniscono poesie scritte in tempi molto recenti a testi inclusi in una precedente pubblicazione, il tutto a ordire un nuovo tessuto, rivisitando i propri versi alla ricerca di ulteriori possibilità espressive e di più meditate soluzioni stilistiche.

Il percorso delineato dall’autrice si snoda tra “Correnti contrarie (Equinozio d’autunno)”, “La stagione di Clara (Solstizio d’inverno)”, “Il nero bagnato è arte (Equinozio di primavera)”, “Non avrò altro sangue fuori di te (Solstizio d’estate)”. La poetessa oscilla tra Kavafis e Flavio Almerighi nutrendosi di molteplici stimoli artistici e culturali, e soprattutto di una fame di vita che fa traboccare i versi di passione difficilmente contenibile anche nelle fasi più riflessive del ricordo e nei momenti di stasi narrativa.

Si tratta di poesia d’amore carnale e sacro al tempo stesso: “non c’è nulla di più erotico del tuo silenzio”; a volte rimane solo un nome ad aleggiare nella stanza, ma l’invocare quel nome pare salvifico.

Angela Greco scrive: “sovvertiremo la casa del dio”, “siamo un frutto rubato / e un giardino di disubbidienza”, nella “fucina del dio / zoppo”; “Ci siamo ritrovati nella bottiglia dal veliero rotto / affidata alla fortuna e alla distrazione del Caso”, “Restiamo chiusi nella sfera di vetro”. E fino a quando è possibile vivere nella magia del microcosmo della coppia, nient’altro pare avere importanza (tuttavia persistono inevitabili tracce di ponti gettati oltre tale dimensione): “sulla tua schiena disegnerò progetti / nel mio ventre accoglierai domande / e senza dubbi li riconosceremo.”.

“le nostre ombre profane”, – nel gioco erotico che ha, dunque, una sua sacralità inviolabile -, devono comunque fare i conti con le difficoltà invalicabili che l’uso della parola comporta, nella rete delle difficoltà comunicative: l’Altro rimane mistero. Tuttavia con ostinazione si possono costruire certezze, che comportano speranze e aspettative, e quindi spesso delusioni: “La quaresima s’accorda al deserto d’averti solo sperato”; “Il golgota ha vie personali, la risurrezione accade / e le varie stazioni confermano l’esattezza: tu”.

Nel possedere e nel donarsi, si individua una via di fuga, è possibile una liberazione dai ceppi quotidiani, ma l’incontro, per quanto ripetuto e sempre foriero di nuova ebbrezza, e per quanto rivissuto ossessivamente nella mente, deve fare i conti con l’inevitabile successiva separazione (“Il traditore è in agguato”). Allontanamenti e ritorni, speranze e delusioni, nel loro ambivalente alternarsi, generano frustrazione ed esaltazione, nel variegato dipanarsi dei segmenti dei versi. Di conseguenza, toni amari possono affiorare, nel proseguire delle pagine: “Soltanto dopo / ci accorgeremo che qualcosa è passato / e non siamo noi.”

L’Io anche sdoppiandosi, per guardarsi dall’esterno, immedesimandosi con alternativi punti di vista, rimane imprigionato in antiche insicurezze, incertezze: “Clara ascolta passi sulle minuscole pietre, / quelle che sbucciano ancora le ginocchia, quando / inciampi nel silenzio di quel che non racconti.” (“Le è rimasta la paura di non trovare la strada di casa”). Ma anche l’Altro tace, nasconde, sfugge (e non solo l’umano, dotato di parola, non esprime tutto di sé: “Il cane comprende e tace. Pensoso, accetta il piede.”).

In Correnti contrarie viene preso distacco dalla prosa, dal racconto disciplinato, colto nel suo pieno sviluppo; invece il dettaglio viene proposto come rappresentativo di sé (impressioni coloristiche vivacizzano la lettura: “Rimane rossofragola l’attesa senza zucchero”). Inoltre la protagonista femminile di queste poesie vorrebbe “essere il segno della tua penna”. Per non venire dimenticata, ignorata. Per lasciare il segno, o per restituire il graffio, che le è stato impresso nell’anima.

All’improvviso, tra tante contraddizioni esasperanti o eccitanti, pare giungere la presa di coscienza: le cose potevano andare diversamente, se si fosse stati, ammettendolo in prima persona, migliori. L’umanità, con le sue piccolezze, si riversa sulla carta, attraverso la lente della parola. E purtroppo spesso compaiono “Spine nella curva dell’ultima parola”.

Le Correnti contrarie di Angela Greco tengono ben desta l’attenzione del lettore dall’inizio alla fine, e fanno desiderare di poter leggere il seguito promesso dai versi stessi: “Odori di dio e la tua voce ha valenza d’incenso” … “Giuro. Non finisce qui”!

Adua Biagioli Spadi, Correnti contrarie – Poesie di Angela Greco – L’irresistibile densità dei sensi

Pubblicato da Adua Biagioli, 18 febbraio 2018 sul sito ABS – Adua Biagioli Spadi che si ringrazia di cuore.

http://www.aduabiagioli.it/articoli/correnti-contrarie-poesie-di-angela-greco-lirresistibile-densita-dei-sensi/

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Correnti contrarie (Equinozio d’Autunno), si apre con una riproposizione di testi inclusi in A sensi congiunti, il primo libro di poesia dell’autrice, edito nel 2012. Amore, silenzio, musica, erotismo soffuso, passione, sono aspetti che ci colgono e ci sorprendono sfogliando l’inizio di questa bellissima raccolta di Angela Greco e poi eccola ‘la parola’ che come scriveva la Dickinson è vera non appena la si pronuncia e che qui, è ancora più vera ed ‘esplosione di altre origini’ come ci ricorda l’autrice nell’atto del senso dell’amore che benedice l’amore: l’affidarsi, l’affidare progetti all’altro e accogliere tutte le domande da dentro. C’è qualcosa di spirituale nelle poesie dell’autrice che ci parla dell’amore come di qualcosa che ha a che vedere con il sacro, ovvero con la sua ‘sintesi’, amore come prodotto del sacro, tutto il resto, tutto ciò che dal sacro non è illuminato e resta in ombra, nascosto, che non è rivelazione, è profano.

Eppure, l’autrice ci ricorda anche che l’amore è tangibile, carnale, una corrente che viene avvertita dalla pelle, ‘sentita’ nel conflitto, nelle contrarietà, nel tragitto a mare e ‘basterà una goccia alla piena’, che con i sensi e senza titolo, apre lo sguardo allo scorrere del tempo-fiume, facendolo fermare nel senso e nella certezza del sogno, prima ancora che in quella del passaggio.

Si giunge alla sezione de ‘La stagione di Clara’ (Solstizio d’Inverno), versi dedicati a Flavio Almerighi, in cui l’autrice fa della donna l’eterno femminino in attesa, la voce fuori campo che scrive sola sul foglio bianco, che ha riserve nascoste, che dialoga con l’assenza e sente che tutto può tornare a ‘essere giovane’, costante presenza. Per chi attende, il tempo si amplifica a dismisura: il cielo diventa un angolo meraviglioso e privato, oltre ogni colore o spettro, ‘non ci si abitua mai a quell’interregno che ci chiama a essere’, e in quel tempo, niente va perduto. Pure lo sguardo diventa ampio, i tempi sono rallentati e tutto sembra essere un viaggio verso una direzione precisa, i passi si fanno leggeri tocchi che vogliono sentire la consistenza delle cose, del buio, del respiro, e i modi consueti di ascolto cambiano. Si ascolta il silenzio in altro modo, le pietre, gli orizzonti, e si osserva, in altro modo, acutamente si invocano carezze e si guarda, talvolta, ‘in bianco e in nero, proprio come restano le foto invecchiate dal tempo’.

I punti di osservazione si modificano e le cose prendono una forma autonoma più viva, diventano voci che raccontano memorie: c’è sempre una porta ‘che collega i tempi’, semiaperta, da cui partono ‘fiori ed Eden’. Chi attende, ha nel petto ‘una rosa’ e vive di più, verticalmente pensiero e desiderio, si abita l’ora, in una ricerca continua della presenza, delle luci nella stanza che scolpiscono gli oggetti e tutto, assume una ragione di essere.

Non c’è prosa nel mio futuro/ Il racconto ordinato non mi rappresenta/ I dettagli, invece, quelli sì, sanno di me”: Angela Greco ci regala la verticalità della vita e del linguaggio nobile, la poesia che è essere ed essenza, un sentire e una realizzazione. Dando voce a Clara, ci fa sentire sulla pelle l’attesa, come di un qualcosa che si modella, anche nelle mani, tutto si ricolloca al giusto posto quando “venti minuti assomigliano alla riva del mare” e le voci sentite si fanno liquide, non si trattiene materialmente nulla, se non che un nome che salva, dentro quel cielo tanto immaginato quanto più vero, perché pensato e pronunciato, una sorta di campana di vetro da cui osservare il mondo, vederlo cambiare e rimanere sempre gli stessi, incolumi e giovani. Poi ci può anche essere in agguato un traditore, dietro alla porta, che attraverso i secoli cercherà di aprire, perché c’è sempre, per chi attende, la condivisione del bene e del male, l’unica consolazione è sentirsi essere mai lontani.

Nella sezione “Il nero bagnato è arte” (Equinozio di Primavera) ci si appropria ancora di più del tempo, la stagione primaverile è ‘rapimento/presagio di primavera’, è quella in cui tutto risboccia, e pare che le attese si sospendano “a tre passi con il desiderio di fiorire”, di guardare con gli occhi della verità e di schiudersi all’altro che diventa ‘aurora sulle proprie smagliature’: si fa nostro anche il tempo degli altri, quello lungo e quello breve, immaginato e reale, c’è una ferita che sembra non rimarginarsi, eppure non arriva mai a scindere l’unità del sentirsi diventare persone che amano, anzi, ogni imperfezione ripristina la femminilità, che solo dopo l’esperienza e con l’incontro, diventa necessario e rivelato ‘errore che restituisce l’essere all’umano’.

Non avrò altro sangue fuori di te” (Solstizio d’estate):  è la sezione vivace della vita, il momento perfetto della rinascita e della maturazione, di cose, di sensazioni e desideri, di colori per cui “l’attesa senza zucchero rimane rossofragola” e il respiro diventa azzurro quando si pronuncia non solo più esclusivamente la parola, ma la vita stessa,la sola che abbia la chiave per aprirci quando non ci saranno mai abbastanza petali ‘per coprire fino alla dimenticanza il sole che ci scava’. In questa parte poetica coesiste il richiamo esplicito ai frutti estivi, che rimandano a loro volta alla sensualità, ai colori accesi del rosso fragola, la stagione delle follie, dei frutti rubati, del ‘giardino della disobbedienza’ e del sangue: le correnti si continueranno sempre a seguire, perché così va il mondo, così i cicli della vita, così la direzione delle correnti, pur contrarie che siano, e ciò che alla fine rimane e ci rende forza nell’esser leggeri e taglienti, è la ‘capacità di essere fly’.

Adua Biagioli S. (Diritti Riservati)

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Da “Correnti contrarie”  (Ensemble ed., 2017) – Poesie di Angela Greco

…e non c’è nulla di più erotico del tuo silenzio:
condensata in quell’assenza di suoni è tutta la musica
poi è la voce nuova esplosione per altre origini.
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Ecco: mi offri il tuo calice tra le mani
Mentre implori il Cielo e lo sguardo al di sopra rivolgi
In una consenziente benedizione il mio capo accompagni
In atteggiamento di perdono per giungere a dissetarci
Sacrileghi in gesti che caldi si versano sul seno:
le tue mani valutano terreno di conquista senz’armi
una a una le dita seguono confini
e in ancestrali connubi esplodono i nostri universi
racconti d’altre terre e parole a metà sulla pelle nascosta
archi sottesi tangenti nel punto di massima energia
riversiamo generazioni in segreti mari e colorati lini
per poi riprenderci assetati e dissennati.
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Mi accarezzi la guancia e sorridi.
Non resisto e ti bacio e bacio ancora.
.
.
***
.
.
Clara dialoga con l’assenza
E guarda sul davanzale un uovo rotto.
Il predatore ha inciso il guscio con perizia
E le venature di sangue raccontano
Che qualcuno non è nato. Aspetteremo.
La prossima luna nuova ci raddoppierà
E torneranno sorriso e vent’anni in meno.
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Poi sei andato al bar e hai scritto della folla.
Ensor avrebbe chiamato in causa Cristo,
ma Bruxelles oggi è abitata da altri dei
e altre crocifissioni sono in agguato.
.
Ha guardato le tue mani e ha visto la notte,
Clara ha il dono dell’ubiquità, ma non lo rivela.
Ha aspettato il sonno, ha preso la valigia piccola
E ha bussato al civico 41/C insieme alla cartolina.
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Ha graffiato versi sul muro, carezzando il bianco.
La lampada ha svelato una sola ombra.
.
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***
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L’attesa si modella nelle mani di Clara.
Venti minuti assomigliano alla riva del mare,
dove attendere il naufrago vincitore.
La città in fiamme annuncia il viaggio di ritorno
E gli dei questa volta avranno altro a cui badare.
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Nell’impazienza la coperta svela la pelle nascosta
Nel giorno più freddo. E’ poi la tua voce
A ricollocare tutti nell’esattezza climatica.
Faccio fatica in questo silenzio,
mentre ascolto la radiocronaca di un desiderio.
.
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***
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Odori di dio e la tua voce ha valenza d’incenso,
che balla nel turibolo di cattedrali millenarie affollate
da un bestiario di concorrenza e privo di significati.
.
Il problema è lasciarsi prendere dal vento solido – non da altro-
Chiaro nelle intenzioni e nella luce della bocca, dalle mani di seta
E dal dire inatteso. La capacità di essere fly, leggero e tagliente
Alla giugulare dei fatti, recidendo campionature di inetti.
.
L’ora di pranzo raddoppia il caffè. Bruciano labbra.
Ad ali spiegate planano grazie sulla tua grazia accesa
E insaziabili ci nutriamo dell’ultimo seme. Accarezzo
Quel che di te si sente prima che il grecale confonda stagioni
E ricominci dicembre. Per l’altro si spuntano acume e difese.
Un sapore inebria e un altro droga. Giuro. Non finisce qui.
.
.
immagine d’apertura: LILIES di Josephine Sacabo

da Correnti contrarie di Angela Greco

due estratti da CORRENTI CONTRARIE (Ensemble, Roma, 2017)

http://www.edizioniensemble.it/prodotto/correnti-contrarie/

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#2
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La stagione di Clara non è l’inverno
benché sia germogliata in dicembre.
L’approssimarsi della pioggia riluce sul muro della chiesa,
incidendo la retina con un angolo alla Hopper.
Le è rimasta la paura di non trovare la strada di casa.
Poi ripete il tuo nome e diventa chiara ogni notte.
Così, prendendoti per mano, procede passo a passo.
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La disabitudine aspetta al rientro dal lavoro.
Il treno delle diciannove è in orario. Binario unico.
Gruppo con cane stranito nella sera ghiacciata.
La stazione ha perso l’odore del saluto
e si rabbuia anche la voce delle fermate.
I passi sono sempre gli stessi da vent’anni;
un rettilineo, due svolte a destra e poi casa.
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Il lampione ridisegna Night Shadows
all’insaputa dello stesso Edward,
intento alle sue case e ai suoi fari,
mentre attraversi la grafite della sera.
Sto preparando la cena, non tardare.
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§
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Odori di dio e la tua voce ha valenza d’incenso,
che balla nel turibolo di cattedrali millenarie affollate
da un bestiario di concorrenza e privo di significati.
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Il problema è lasciarsi prendere dal vento solido – non da altro –
chiaro nelle intenzioni e nella luce della bocca, dalle mani di seta
e dal dire inatteso. La capacità di essere fly, leggero e tagliente
alla giugulare dei fatti, recidendo campionature di inetti.
.
L’ora di pranzo raddoppia il caffè. Bruciano labbra.
Ad ali spiegate planano grazie sulla tua grazia accesa
ed insaziabili ci nutriamo dell’ultimo seme. Accarezzo
quel che di te si sente prima che il grecale confonda stagioni
e ricominci dicembre. Per l’altro si spuntano acume e difese.
Un sapore inebria ed un altro droga. Giuro. Non finisce qui.
.
Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive con la famiglia. Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Lupo Editore, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Ed.Smasher, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015, con ciclo fotografico realizzato con Giorgio Chiantini); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017); Correnti contrarie (Ed.Ensemble, Roma, 2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (formato elettronico, Quaderni di RebStein LXVII, introduzione di Flavio Almerighi). È ideatrice e curatrice del collettivo di poesia, arte e dintorni Il sasso nello stagno di AnGre (https://ilsassonellostagno.wordpress.com/).
immagine d’apertura: Edward Hopper, Night Shadows

Appuntamenti con la poesia…

2017 anno di soddisfazioni per la poesia di Angela Greco, che dalla bella Massafra (TA), dov’è nata e vive, ha portato i suoi versi a Roma e in altre località italiane.

Anamòrfosi (Ed.Progetto Cultura – qui il libro) e Correnti contrarie (Ensemble – qui il libro), i due libri editi rispettivamente nel mese di febbraio e di ottobre, saranno presenti alla sedicesima edizione di Più libri più liberi – Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, che si svolgerà dal 6 al 10 dicembre 2017 a Roma, al nuovo Roma Convention Center – La Nuvola dell’Eur.

L’8 dicembre, alle ore 12.30 nella Sala Marte (http://www.plpl.it/event/poesia-contemporanea/), in occasione della presentazione della collana “Il dado e la clessidra” delle Edizioni Progetto Cultura, l’autrice leggerà degli estratti da Anamòrfosi, poemetto che in questi giorni è risultato finalista al “Premio Internazionale Patria Letteratura”, dedicato alle raccolte edite di poesia, promosso da Patria Letteratura – Rivista internazionale di lingua e letteratura (Edizioni Ensemble – http://www.edizioniensemble.it/premio-partria-letteratura-risultati/).

Anamòrfosi sarà anche presente in collettanea il 14 dicembre p.v. ad una serata speciale di #POETRY – serate in poesia a cura di Flavio Almerighi, Aurea Bettini e Monica Guerra dedicata al Mito a Faenza (RA), dove lo stesso Flavio Almerighi leggerà i versi di Angela Greco (sotto, due delle poesie scelte per la serata) presso il bar Linus dalle ore 20.30 in poi.

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In questo nuovo pezzo di secolo è stato spostato tutto
il peggio che era possibile trasportare è stato sistemato
in un angolo meglio in vista rispetto al luogo precedente.
.
Il corpo intero è stato traslato
non lasciando reliquie dietro di sé
ostentando l’immagine perfetta
è giunto a fine corsa seguito dai proseliti.
.
Più in basso ancora le voci dei dannati ammoniscono:
“devi conoscere l’abisso prima della risurrezione”
e qui non è implicato nessun dio.
.
Euridice lo sa di cosa stiamo parlando.
E lo sa bene l’avvoltoio nella sua attesa.
Arriva sempre l’orario di chiusura del teatro,
la deposizione delle maschere.
Forse il patibolo è insito nella scrittura.
.
Canta ancora Orfeo.
Dobbiamo tornare negli inferi.
.
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*
.
Gli inferi sono una questione strettamente personale
pochissimi sono gli accompagnatori.
Non si può ripetere il viaggio di qualcun altro.
.
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Il tavolo di legno rettangolare sostiene
inferni bianchissimi
come ossa piante da tempo.
La sedia completa l’altare
per mani che appassionate celebrano.
.
La discesa nel regno degli inferi è un corpo a corpo
(in assise davanti al legno rettangolare il poeta sembra pregare)
.
Orfeo segna il cammino con le note che via via si assottigliano
e la mano sfiora senza esitare le nove corde della lira.
.
.

per la grafica si ringrazia di cuore A.B.

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Martina Franca (TA), poesia di Angela Greco e Piero Schiavo: presentazione di Correnti contrarie e dissolvenze

venerdì 17 novembre ’17, ore 18, Palazzo Ducale, Martina Franca (TA)
.
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Abito senza pieghe questa presenza;
non bastano spilli e nemmeno respiri.
Voce per poche lettere scucite coi denti.
Mi vesto allora del tuo tempo
spiegata alla carezza che imperla l’orlo
calda del gesto e del tormento.
Ferita irrimarginata tra sera e risveglio,
approdo e tempesta, calice e cielo. Il groviglio
di sangue in grembo dice domani. E, tu, perpetuo
moto a creare ogni momento quello che manca.
Nudi, ai primordi dell’umanità ancora una volta
possiamo afferrare l’ofide da qualsiasi parte.
Ne abbiamo facoltà – dici. Ti credo.
.
Per la verità dei tuoi occhi, per le mura del tuo borgo,
per la foto in bianco e nero, che fanciullo t’avvicina
alla calce della mia terra che disinfetta dai parassiti.
.
Nessun demone più
scinderà quello che siamo.
da Correnti contrarie (Ensemble, 2017) di Angela Greco
grammatigramma
.
Sei la sesta vocale che scompagina l’alfabeto
il sinonimo sempre mancato
l’invidia dei tuoi antonimi
.
capricciosa ossessione
della parola ritrosa
sospesa nella memoria
.
semplice all’apparenza come
immediata bisillaba androgina
universale assonanza
di nulla mai rima
.
verbo finito senza pronomi
impersonalità di gesti concentrici
a nulla ti fletti
nessuno ti declina
.
bianca luce che filtra
dalle rovine di ogni calligrafia
il tuo nome è
per me invece condanna
.
primo soggetto di ogni pensiero
ultimo termine
che dopo sé
altri non ascolta
da Dissolvenze (Giuliano Ladolfi Ed.,2017) di Piero Schiavo

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Correnti Contrarie, poesia di Angela Greco, su ViviMassafra – intervista di Mariella Orlando

“CORRENTI CONTRARIE”: NEI VERSI SENSUALITÀ E FEMMINILITÀ

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http://www.vivimassafra.it/notizie/item/8491-correnti-contrarie-nei-versi-sensualita-e-femminilita

Lo scorso 9 novembre, presso il bar Aurora di Massafra, Angela Greco ha presentato alla città il suo nuovo libro di poesie “Correnti contrarie” edito Ensemble Editore.

Ad accompagnare l’autrice per la prima presentazione della sua ultima fatica letteraria i poeti Nunzio Tria e Michelangelo Zizzi (nella foto in basso, da sinistra, nell’ordine).

Nunzio Tria si è soffermato sui temi oggetto della poesia di Angela Greco che ha commentato leggendone i versi.

Michelangelo Zizzi ha invece commentato la struttura delle poesie e la tecnica di scrittura, anch’egli leggendo alcuni componimenti.

Corale l’elogio alla poetica di Angela Greco giunto dai due relatori che l’hanno definita una poetessa matura con una grandissima capacità espressiva. Apprezzate, tra l’altro, l’originalità stilistica e la raffinatezza culturale delle citazioni letterarie ed artistiche presenti nelle poesie.

Al termine del riuscito quanto partecipato incontro con Angela Greco, si è aperto un vivace e stimolante dibattito che ha dimostrato l’interesse suscitato nel pubblico dalla nuova opera.

Per conoscere nel dettaglio “Correnti contrarie” abbiamo intervistato l’autrice.

Qual è la fonte di ispirazione da cui scaturisce il libro “Correnti contrarie”?
“Il libro nasce come risposta ad una poesia di un altro autore e soprattutto amico, Flavio Almerighi, ‘Lettera a Clara”. Il nucleo centrale del libro rappresenta infatti una risposta a questa lettera. Di lì si sono poi dipanate le varie vicissitudini che Clara ha vissuto. Ho improntato il libro su questa figura di donna in attesa di un ritorno, ma anche di conoscere qualcosa di se stessa.”

Clara è la protagonista di “Correnti contrarie”, come descriverebbe questa donna?
“Le donne delle mie poesie, protagoniste della maggior parte della mia produzione tra cui anche Clara, racchiudono in parte la mia idea generale di donna; sono persone un po’ retrò, ancora capaci di attendere e di condividere il loro tempo-spazio con l’altra metà del cielo, moderne nella loro indipendenza soprattutto dai luoghi comuni e capaci di credere ancora nell’altro, nel genere umano nonostante tutto. Mi assomigliano insomma.”

In questa silloge i componimenti sono divisi in quattro sezioni, tante quante sono le stagioni. Cosa l’ha portata a questa scelta?
“È stata una scelta quasi istintiva, legata al fatto che la mia Clara è nata in inverno. L’incontro con la poesia ‘Lettera a Clara’ di Flavio Almerighi è avvenuto proprio il 21 dicembre scorso e di lì ho pensato di dividere il libro in quattro sezioni, ognuna rappresentante una stagione, così da riportare nel poemetto un intero anno solare. In realtà le stagioni a cui mi riferisco, fugando la banalità, sono quelle che ancora devono arrivare.”

Quindi parliamo delle stagioni dell’anima, possiamo dirlo?
“Sì, anche se il concetto di anima è argomento di altra competenza, possiamo dirlo. Il libro è nato in un nevoso e non usuale, per le nostre latitudini mediterranee, inverno in cui è stata forte la speranza di primavera. Il volume è stato pubblicato poi alla fine dell’estate per cui ci siamo ritrovati agli antipodi, correnti contrarie appunto, l’inverno e l’estate in attesa di una primavera.”

La primavera può essere lo sbocciare della poesia?
“La poesia può essere considerata, romanticamente, una primavera. Secondo me, è una epifania dopo il buio della stagione rigida nel momento in cui si pensa ad essa come ad un’esplosione di colore e luce. L’esplosione di colore nella mia poesia, oltrepassando la metafora, deriva anche dalla passione per la pittura. In ‘Correnti contrarie’ sono infatti citati alcuni tra i miei pittori preferiti, Hopper ad esempio, a cui ho dedicato un’opera successiva intitolata ‘Prospettiva Hopper’ di cui un estratto è in uscita in collettanea per Fallone Editore.”

Esiste un filo conduttore che unisce i vari componimenti inseriti in “Correnti contrarie”?
“Sì, il filo conduttore esiste poiché ‘Correnti contrarie’ è un poemetto e, come tale, è un’opera unica non frammentata in vari componimenti indipendenti. Le poesie sono collegate dal filo dell’attesa, ma soprattutto della passione vissuta nell’attesa che si realizzi l’incontro. Le poesie erotiche, anche quelle maggiormente carnali, pur nella contingenza dell’atto che descrivono, soffrono l’attesa e sono sempre riferite a qualcosa di più grande che va oltre lo stesso corpo.”

Quindi la poesia va oltre la carnalità?
“Sì, in molte mie opere tento di andare oltre la carnalità, perché penso che la poesia debba raccontare il corpo, la carne, ma anche lasciare qualcosa che rimanga oltre il tangibile.”

Per chiudere un’ultima inevitabile domanda: perché un lettore dovrebbe scegliere “Correnti contrarie”?
“Sorrido ringraziando e complimentandomi per l’intervista, che in questa domanda rivela la professionalità di chi l’ha condotta, e rispondo sottolineando che non sto aggirando il quesito. Non siamo noi a scegliere un libro di poesia, è la Poesia che ci sceglie anche quando si decide di acquistare un libro a scapito di un altro.”

Mariella Eloisia Orlando

letture amArgine: Correnti Contrarie di Angela Greco

un grazie di cuore a Flavio Almerighi per l’attenzione e per l’ospitalità!!

almerighi


Fresca di stampa per Ensemble Editore ecco la nuova silloge di Angela Greco. La prima uscita con presentazione si terrà a Massafra (TA) il 9 novembre alle 18,30 presso il Bar Aurora. Chi è nei pressi non può non mancare. Il libro, da una prima ricognizione è decisamente bello, validissimo. Può essere considerata una delle migliori produzioni di questo poeta. (Flavio Almerighi)

Correnti Contrarie Ensemble Editore
http://www.edizioniensemble.it/prodotto/correnti-contrarie/
è acquistabile anche on line e presso tutte le librerie del Regno.

Breve selezioni di testi a cura dell’Autrice

E se poi il sacro
non fosse solo un’invenzione
ma fosse connesso
con la sintesi delle tue labbra?

Un salmo da sciogliere
a rima dischiusa sul percorso
dalla bocca ai tuoi lombi e così sia
nella congiunzione di mani salde
su pianure scolpite dal vento d’oriente
con il fruscio dei tuoi riccioli sul viso,
coro angelico?

Acquisterei una mansarda in centro
e sulla piazza…

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Correnti contrarie di A.Greco letto da Luigi Paraboschi per Versante Ripido

Correnti contrarie, poesie di Angela Greco, Ensemble Ed. 2017, nota di lettura di Luigi Paraboschi.

http://www.versanteripido.it/correnti-contrarie-di-angela-greco-nota-di-lettura-di-luigi-paraboschi/

Tentare una lettura di questo libro potrebbe anche sembrare un’impresa facile, basterebbe etichettarlo sotto la voce “poesie d’amore con forti accenti erotici “e il pacchetto sarebbe confezionato con scioltezza, ma il farlo vorrebbe dire mancare di riguardo ad un’autrice che dietro ogni metafora, sotto ogni allusione più o meno esplicita nasconde un notevole talento poetico e soprattutto occorre, a mio parere, cercare i riferimenti culturali ai quali fa ricorso, perché questi non sono così immediati come invece si potrebbe essere indotti a dedurre da un primo approccio frettoloso e liquidatorio.

Di ciò ci rendiamo conto fin dalla prima pagina ove in esergo appare una poesia d’amore di Kavafis nella quale l’autore ricorda l’antico amore e afferma, lasciandosi travolgere dalla dolcezza del ricordo,

Così riemerge/ Dentro di me – dal Tempo./ dal Tempo… Eventi tanto/ Remoti… Quel ritratto,/ La nave, il pomeriggio/

Anche Greco sembra avere scritto questo libretto con il solo scopo di ricordare un incontro che appare essere stato determinante e sconvolgente, ma, quasi temesse di essere stata troppo esplicita nel suo ricordare, pone anche nel finale del suo lavoro un’altra poesia di Kavafis ove il poeta greco scriveva:

Volevo appenderla a un muro della stanza./Ma l’umidità del cassetto l’ha guastata./ Non la metto in un quadro questa foto./Dovevo conservarla con più cura./ Queste le labbra, questo il viso –ah, per un giorno solo, per un’ora/solo tornasse quel passato./ Non la metto in un quadro questa foto./ Mi fa soffrire vederla così guasta./Del resto, se anche non fosse guasta,/che fastidio badare a non tradirmi –/ una parola o il tono della voce –/ se mai qualcuno mi chiedesse chi era.

E “…che fastidio badare a non tradirmi“ sembra dire pure l’autrice, che peraltro riesce bene nel proprio intento di nascondere l’identità della persona amata ; ove invece non può o non vuole è l’esporre i riferimenti culturali che intrecciano ed attraversano molte delle sua poesie, e sono quasi esclusivamente rimandi a opere di pittori che l’hanno appassionata ed influenzata.

Ma non ci sono solamente questi rimandi artistici a influenzare “correnti contrarie“; l’autrice costruisce lo svolgimento del libro passando da una prima parte narrata in prima persona per sdoppiarsi poi in una parte mediana intestata “Clara risponde“, utilizzando per la sua risposta un altro esergo con una citazione, questa volta di Almerighi (poeta di ottimo livello e spessore culturale ) che dice:

Oggi Clara, è difficile/ dimenticare i nostri primi vent’anni,/ la letteratura oziosa/ diventa improvvisa amnesia/ utile solo a sparire

per concludere poi il suo lavoro tornando ancora alla prima persona singolare, all’IO narrante che fa da filo conduttore.

Per sdoppiarsi, la Greco prende spunto da un quadro di Velasquez dal titolo “las meninas “che tradotto suona “le damigelle“, in cui viene ritratta la figlia del re di Spagna Filippo IV, l’Infanta contornata da personaggi della sua corte.
Ciò su cui vorrei attirare l’attenzione di chi mi legge è il fatto che nella parte sinistra del quadro appare il pittore stesso intento a dipingere, e la tela che noi vediamo a prima vista può apparire un dipinto “aperto”, ma ad un esame attento si dimostra essere completamente ermetico, un’affermazione questa giustificata dal fatto che il dipinto sul quale Velázquez sta lavorando è completamente nascosto alla nostra vista.

Ed ecco come la Greco ne parla assumendo le vesti della sua immaginaria Clara cui ho già accennato

Las meninas* guarda chi non c’è./ Nemmeno la balia che tenta di convincerla, c’è./ Il cane comprende e tace. Pensoso, accetta il piede./ I muri raccontano immagini annerite./ Sulla scala, il padre sale altrove, irraggiungibile;/ rimane semiaperta la porta con l’esterno./ Il ritratto dei due semibusti richiama la memoria/nel punto di fuga, da cui sfugge Clara, vestita di bianco./ La rosa sul petto è la sua stagione./ Il pittore, in fondo, può aspettare.

Ora, se   è vero che “Il pittore, in fondo, può aspettare.”, siamo noi lettori che invece non possiamo farlo e sentiamo il bisogno di entrare meglio nel quadro che la Greco stende con le sue poesie e cerchiamo, attraverso il “punto di fuga, da cui sfugge Clara,” affinità che la fanno accostare a certe figure femminili, (penso a una che mi viene subito in mente dal nome Clelia) ritratte da Cesare Pavese nei suoi racconti e in alcune poesie: donne disincantate, leggermente deluse, abituate a battersi da sole, consapevoli che prima o poi
si pagherà tutto, anche per entrare”

come Greco scrive qui

Nel tempo Clara ha addomesticato l’attacco.// Oggi dà fondo alla riserva nascosta// nell’angolo buio del solaio,// dove ha conservato una foto.// La polvere impreziosisce il ricordo// e prima o poi si pagherà tutto,// anche per entrare.

ed è ancora il Pavese della poesia “Agonia“ che riappare in questi versi ove oltre al rimando per un tempo lontano (il grassetto è mio) fa capolino un accenno vagamente legato all’attualità della situazione politica europea, agganciandosi ancora una volta ad un quadro, di Ensor intitolato “l’entrata a Bruxelles di Cristo” ove il disegno raffigura un ipotetico ingresso trionfale di Gesù nella capitale del Belgio, in onore del quale viene realizzata un’immensa parata, talmente sgargiante e carnevalesca da apparire ridicola e quasi sinistra.

Clara dialoga con l’assenza/e guarda sul davanzale un uovo rotto./ Il predatore ha inciso il guscio con perizia// e le venature di sangue raccontano/ che qualcuno non è nato. Aspetteremo./ La prossima luna nuova ci raddoppierà/ e torneranno sorriso e vent’anni in meno.// Poi sei andato al bar e hai scritto della folla./Ensor avrebbe chiamato in causa Cristo,/ ma Bruxelles oggi è abitata da altri dei/e altre crocifissioni sono in agguato.// Ha guardato le tue mani e ha visto la notte,/ Clara ha il dono dell’ubiquità, ma non lo rivela./ Ha aspettato il sonno, ha preso la valigia piccola/ e ha bussato al civico 41\C insieme alla cartolina./ Ha graffiato versi sul muro, carezzando il bianco./ La lampada ha svelato una sola ombra./

Se si osserva questa poesia non sfuggire che l’artista, come Velasquez nel quadro citato poco prima, scrive/dipinge e si ritrae al tempo stesso nel quadro, come in questa poesia fa Clara che viene ritratta nella prima strofa e nell’ultima in terza persona, mentre nella strofa centrale l’autrice riprende il discorso a due con il suo interlocutore immaginario.

La stessa tecnica di sdoppiamento riappare nella poesia di pag. 32, dove nella terza strofa torna l’IO narrante, mentre nella altre si parla di Clara in terza persona
Voglio essere il segno della tua penna,/ tra lettere e letture che graffiano// nel verso stretto che fascia l’addome.// Nello spazio preciso tra occhio e voce// voglio essere il prefisso che spiazza la ragione// e sgrava l’ignavia del sempre uguale.// Chiedimi la taglia degli slip,/ mentre fumi distratto la prima sigaretta// e parliamo di liste civiche/ al giro di chiave/che inizia l’orario mal stipendiato./ Clara ha le spalle doloranti per questa notte./ Sorride nel letto e guarda nello specchio./ Stringe a sé la maglietta dimenticata a terra.// Avrai freddo per la fretta.//

è ancora Clara quella che scrive a pagina 25, come per dettagliare meglio il proprio temperamento

Non c’è prosa nel mio futuro./ Il racconto ordinato non mi rappresenta./ I dettagli, invece, quelli sì, sanno di me./  

e i dettagli narrativi vengono fuori con precisione ed accuratezza, lo vediamo in un’altra citazione pittorica, quella di pag. 33, ove il rimando ad un’acquaforte di Hopper fa da richiamo ad un struttura poetica in bianco e nero, e lo spezzettamento della narrazione ha scansioni ritmico-temporali che ricordano certe poesie di Lorca:
La stagione di Clara non è l’inverno// benché sia germogliata in dicembre.// L’approssimarsi della pioggia riluce sul muro della chiesa,// incidendo la retina con un angolo alla Hopper.// Le è rimasta la paura di non trovare la strada di casa.// Poi ripete il tuo nome e diventa chiara ogni notte.// Così, prendendoti per mano, procede passo a passo.// La disabitudine aspetta al rientro dal lavoro.// Il treno delle diciannove è in orario. Binario unico.// Gruppo con cane stranito nella sera ghiacciata.// La stazione ha perso l’odore del saluto// e si rabbuia anche la voce delle fermate.// I passi sono sempre gli stessi da vent’anni;// un rettilineo, due svolte a destra e poi casa.// Il lampione ridisegna Night Shadows// all’insaputa dello stesso Edward,// intento alle sue case e ai suoi fari,// mentre attraversi la grafite della sera.// Sto preparando la cena, non tardare.// 

Queste citazioni pittoriche che Greco attua potrebbero anche apparire al lettore come un atteggiamento saccente se non fosse che l’autrice è capace di legare attorno ad esse tutto un vissuto personale mixato tra vagabondaggi artistici collegati agli autori citati – in questo caso Gauguin che fugge da Parigi per rifugiarsi nelle isole Marchesi- e viaggi introspettivi che spaziano da riflessioni sulle condizioni del tempo a vagheggiamenti sentimental-erotici, come in questi versi:

Clara oggi è nuova. Appartiene al domani.// Fuori piove. Più in là insiste il battito feroce//della terra, nel petto, sulla tastiera.// Ti guardo e sono Te Arii Vahine. Ti chiamo.// Le donne di Gauguin hanno tra i capelli fiori grandi//e fianchi confusi con le onde. Coprono l’ancestralità// con un foglio bianco, mentre un animale nero//attraversa lo spazio alle spalle del letto di terra.// Ancora un frutto da cogliere in un nuovo Eden.// Il pomeriggio statuario nella sua impassibilità//ha conti improcrastinabili e simili desideri.// Ho lasciato Parigi per il mio angolo di paradiso.// Lontano da qualsiasi civiltà.

Estrapolo questo verso “Ti guardo e sono Te Arii Vahine” e osservo il quadro citato (immagine d’apertura) che rimanda ad analoghi quadri di Velasquez, Goya, e Manet, dal quale appare evidente la carica erotica ma priva di morbosità di questa figura che sembra affermare la validità di questi versi
Il pomeriggio statuario nella sua impassibilità// ha conti improcrastinabili e simili desideri.

Ma l’erotismo di questa figura al sole in un Eden forse immaginario, cede talvolta il passo ad espressioni che spaziano dalla sacralità come in questi versi di pag. 12

Un salmo da sciogliere// a rima dischiusa sul percorso// dalla bocca ai tuoi lombi e così sia/ nella congiunzione di mani salde// su pianure scolpite dal vento d’oriente/ con il fruscio dei tuoi riccioli sul viso,/ coro angelico?/ 

alla esplicita memoria di atti intimi come qui a pag. 9

Ecco: mi offri il tuo calice tra le mani/ mentre implori il Cielo e lo sguardo al di sopra rivolgi// in una consenziente benedizione il mio capo accompagni// in atteggiamento di perdono per giungere a dissetarci// sacrileghi in gesti che caldi si versano sul seno:// le tue mani valutano terreno di conquista senz’armi// una a una le dita seguono confini// e in ancestrali connubi esplodono i nostri universi// racconti d’altre terre e parole a metà sulla pelle nascosta// archi sottesi tangenti nel punto di massima energia// riversiamo generazioni in segreti mari e colorati lini/ per poi riprenderci assetati e dissennati.// 

o anche a chiari riferimenti fisici quasi scultorei del partner, pur con qualche eccesso linguistico, come qui a pag. 44

La curva purissima delle tue natiche marmoree// declina il risveglio in salita. Ti guardo, Plutone,// in questo rapimento presagio di primavera. Dilati// la pupilla vorace ed è seta la pietra dell’attesa,// davanti all’eros della tua retta nella mia direzione.// La benevolenza delle tue forme scalpella femminilità// sottraendo incertezze ed è un incipit forsennato// la scapigliatura mattutina, che tradisce la notte al caffè./  

e il tutto culmina con un acuto accenno ad un’opera del Bernini “l’estasi di Santa Teresa “nella quale lo scultore ha saputo imprimere nel marmo tutta la carica di un amplesso mistico tra l’Angelo e la Santa, atto che assume però vesti decisamente umane e fisicamente riconducibili ad un amplesso, come è ben detto in questi versi di pag. 52

La certezza sono state le mani sui fianchi. La spinta della plantula// che vince l’inerzia del terreno. Bernini non ha scolpito di meglio// di questa presa carnale nell’atto del rapimento. Poi la frana,// la resa in respiro dell’atto e il vuoto perfetto della beatitudine.// Tregua è morso alla prima pesca; siamo un frutto rubato// e un giardino di disubbidienza, non si può negare.// Neo a ore dieci dell’opera di chiaroscuri innominabili/ 

Ho così completato il mio viaggio attraverso questa raccolta della Greco e ne ho tratto la conferma di quanto devo aver già scritto di lei in altra occasione:
ci troviamo di fronte a una figura nuova nella poesia italiana in possesso di una forma espressiva abbastanza inconsueta nella quale la veridicità dell’espressione, legata a precisi riferimenti culturali, ed a un linguaggio slegato dalle forme consuete, lascia sperare in un interessante sviluppo futuro che mi auguro non sarà sempre confinato entro gli spazi privati di una storia d’amore, ma saprà estendersi anche ad una realtà sociale, come quella del sud e specificatamente di Taranto con i problemi dell’Ilva, realtà a cui l’autrice è a contatto quasi quotidiano e alla quale penso non potrà restare indifferente a lungo con la sua testimonianza di poeta.

* * *

Si terrà a Massafra (TA), giovedì 9 novembre 2017, alle ore 18.30, presso lo storico Bar Aurora (C.so Roma, n.278), la prima presentazione del libro CORRENTI CONTRARIE, poesie di Angela Greco, edito dalle Edizioni Ensemble di Roma. La famiglia Carucci, che si ringrazia, da più di mezzo secolo presente nella vita della comunità massafrese, apre con entusiasmo le porte del suo locale alla poesia, ospitando una lettura di testi ed uno scambio di opinioni sull’argomento a cura di Nunzio Tria, poeta e operatore culturale, e della stessa autrice. Il presente estratto dal comunicato stampa vale come invito.

CORRENTI CONTRARIE, il nuovo libro di Angela Greco

Per le Edizioni Ensemble di Roma esce Correnti Contrarie, “La nuova, bellissima, raccolta poetica di Angela Greco, una delle autrici più interessanti della sua generazione.”

clicca qui per acquistare il libro —

*

Abito senza pieghe questa presenza;
non bastano spilli e nemmeno respiri.
Voce per poche lettere scucite coi denti.
Mi vesto allora del tuo tempo
spiegata alla carezza che imperla l’orlo
calda del gesto e del tormento.
Ferita irrimarginata tra sera e risveglio,
approdo e tempesta, calice e cielo. Il groviglio
di sangue in grembo dice domani. E, tu, perpetuo
moto a creare ogni momento quello che manca.
Nudi, ai primordi dell’umanità ancora una volta
possiamo afferrare l’ofide da qualsiasi parte.
Ne abbiamo facoltà – dici. Ti credo.
.
Per la verità dei tuoi occhi, per le mura del tuo borgo,
per la foto in bianco e nero, che fanciullo t’avvicina
alla calce della mia terra che disinfetta dai parassiti.
.
Nessun demone più
scinderà quello che siamo.
.
.
*
.
…c’è cura in questi pezzi di poesia, soprattutto rispetto per la poesia stessa, cosa non più scontata in questo clima di barbarie e di forzato, ostentato nichilismo. Voglio solo aggiungere che scrivere poesia erotica o comunque vicina a questo genere non è per nulla facile. Qui sembra lo sia molto meno. (Flavio Almerighi)
.