Antonio Machado, da Campi di Castiglia

a.

 

Dice la speranza: un giorno

la vedrai, se sai aspettare.

E lo scoramento: lei

non è che la tua amarezza.

Ma tu batti, cuore…Tutto

non l’ha inghiottito la terra.

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Dice la esperanza: un día

la verás, si bien esperas.

Dice la desesperanza:

sólo tu amargura es ella.

Late, corazón…No todo

se lo ha tragado la tierra.

*

Antonio Machado, da Campi di Castiglia

tratto da Antnio Machado, Il canto dell’uomo – Un secolo di poesia, Corriere della Sera

Rifugio d’uccelli notturni di Salvatore Quasimodo

Alberto Burri, Nero I
Alberto Burri, Nero I

.

In alto c’è un pino distorto;

sta intento ed ascolta l’abisso

col fusto piegato a balestra.

 

Rifugio d’uccelli notturni,

nell’ora più alta risuona

d’un battere d’ali veloce.

 

Ha pure un suo nido il mio cuore

sospeso nel buio, una voce;

sta pure in ascolto, la notte.

 

*

[da Ed è subito sera – Acque e terre, 1920-1929

S.Quasimodo, Tutte le poesie – Oscar Mondadori]

Macchie d’inchiostro (Mirta De Riz)

Marina Marcolin

Sere d’inverno
con l’abito lungo di madonne dimenticate,
resa di lacrime d’addio sui muri,
palco per inquiete ombre danzanti
alla luce fioca di un camino stanco;
E fuori la neve amava la terra
.
Sembrava non dovessero mai finire
quei giorni di macchie d’inchiostro, regole a memoria,
odori di veli e messali,
prigionieri in quel cassetto di noce,
profumi di cera e mele cotogne
.
Ed io crescevo in silenzio,
nell’anima di quel tempo d’incanto
.
Poi il tempo cavalcò cavalli senza morso
e i sogni schioccarono e si spensero come faville
.
E sferzò la pioggia e offese la grandine
.
Pellegrina confusa e stanca
chiedo al tempo dolce sollievo,
ma solo una bambola rotta
fa la guardia alle rovine di una casa,
e di un cuore

sto assieme al mio cuore (Fernanda Ferraresso)

sto assieme al mio cuore
una ridicola cosa meno di una rosa e ancora meno di una posa
fotografica s’intende
quelle che comunemente si fanno gl’innamorati
in altri luoghi di solito accampati
io sto con il mio cuore
nitido batte il suo proclama in attimi tutte le ore e
non c’è foto né ritratto del mio amore contraffatto
quello che si mostra in copertina di ritratto e poi svanisce
in qualche altra designazione.
io sto con il cuore che so che è mio
amante simultaneo compagno senza sosta
che non si ritrae né un secondo né un attimo d’imposta
nemmeno l’impostura di un amore frettoloso lo distrugge
questo leone che rugge

.

[della stessa Autrice su  http://fernirosso.wordpress.com/]

Marina di Paul Eluard

Ti guardo e il sole si innalza

Presto ricoprirà la nostra giornata

Svegliati con in mente cuore e colori

Per dissipare le pene della notte

.

Io ti guardo tutto è nudo

Fuori le barche hanno poca acqua

Bisogna dire tutto in poche parole

Il mare è freddo senza amore

.

E’ l’inizio del mondo

Le onde culleranno il cielo

Tu ti culli tra le lenzuola

Tiri il sonno a te

.

Svegliati che io segua e tue tracce

Ho un corpo per aspettarti e per seguirti

Dalle porte dell’alba alle porte dell’ombra

Un corpo per passare la mia vita ad amarti

.

Un cuore per sognare fuori del tuo sonno.

 

[da La fenice]

Strada di Agrigentum (Salvatore Quasimodo)

Là dura un vento che ricordo acceso
nelle criniere dei cavalli obliqui in
corsa lungo le pianure, vento che
macchia e rode l’arenaria e il cuore dei
telamoni lugubri, riversi sopra l’erba.
Anima antica, grigia di rancori, torni
a quel vento, annusi il delicato
muschio che riveste i giganti sospinti
giù dal cielo. Come sola allo spazio
che ti resta! E più t’accori s’odi
ancora il suono che s’allontana largo
verso il mare dove Espero già striscia
mattutino: il marranzano tristemente
vibra nella gola al carraio che risale
il colle nitido di luna, lento tra il
murmure d’ulivi saraceni.

[da Nuove poesie, 1938]

(del regalo inatteso) – versi di Cettina Lascia Cirinnà

 

stupita leggo il tuo nome

ed a ogni parola

un piccolo balzo

fa il mio cuore

un libro e un biglietto d’auguri

tra le mani

regalo inatteso

aspetta la parola

accomodarsi

tra le pieghe

delll’Anima

a riposo

nella solitudine

della mia stanza

una storia aspetta

la luce far capolino

per vivere la vita

ogni giorno

come se fosse l’ultimo

 

Erba, 5 aprile 20112

*   *   *   *   *

(volevo solo aggiungere che raramente ricevo in dono versi per me, grazie del tuo affetto!! A.G.)

“Ah, paravìs!” di Cataldo A. Amoruso

“paravìs sa terra

di limùn e du sangu, pur amàr

paravìs i jurn

di ris e di vas all’ammucciùn

di mmasciàt di ‘nnammurat e da gent ca trica

subba l’ant di port, apèrt

com vucch ‘e quatràr e parm ‘e man,

paravìs

s’occhji chius all’ammacciutedda

e su son ‘e campanar

sa singa ‘nterra

e i gamm all’aria, su joch ara campana

e su vent, paravìs su vent

e i paròl ca mi ‘mpucìa ‘ntu sangu

i vest ca jaza e i capìdd scettulàt

paravìs si scogghji,

e si jestign di marinar ca ‘mmec para ca ciàncin

a terra c’un z’arrasa

a terra ca li gira ‘ntunn

su munn cun zi ferma mai…

e de tutti i paravìs

‘e sa sila sub u gafij

‘e tutt i stidd e de tutt i sir

mi port ‘nta sacca i strat, tutt

pur una c’un sinn scinna

-mai!-

e si fa stidda, o scidda, o luc ‘e ‘na lampara

ed è su tren è nott

cittu cittu ca mi tagghjia

com na chjiana, com ‘na lametta.”

* * *  

“paradiso questa terra

dei limoni e del sangue, anche amaro

paradiso i giorni

delle risa e dei baci di nascosto

dei messaggi degli innamorati e della gente che s’attarda

sulle soglie delle porte, aperte

come bocche di bambini e palme di mani, paradiso

questi occhi chiusi a nascondino

e questo tocco di campane

il segno in terra

le gambe in aria, il gioco alla campana

e questo vento, paradiso questo vento

e le parole che mi spingeva dentro il sangue

le vesti che solleva, i capelli scompigliati

paradiso gli scogli

e le bestemmie dei marinai che invece, pare che piangano

la terra che non si avvicina

la terra che gira intorno

il mondo che non si ferma mai…

e di tutti i paradisi

di questa sila sul ballatoio

di tutte le stelle e di tutte le sere

mi porto in tasca le strade, tutte

anche una che non va giù

-mai!-

e si fa stella, o ala, o luce di lampara

ed è questo treno di notte

che mi taglia silenzioso

come una pianura, come una lametta.”

* * *  

“…dal mio paese manco da più di trent’anni, eppure, eppure quando dico ‘le mie parti’, mi riferisco sempre a quella zona della costa jonica che comprende Krimisa, Kroton, Sybaris, Thurium, Petelia…e neanche per sbaglio, mai, ho confuso nel mio gioco ‘le parti’…”

 
(in foto, la spiaggia di San Cataldo a Cirò Marina (KT), l’antica Krimisi)
 
*