n°14 (sassolini)

contava un passo per aprire la tenda e accedere o cadere dal sogno
un capitombolo che non si era mai visto dalle scale di un letto a castello
e intanto stringeva al petto il bianco di giugno
“accarezzami dei tuoi colori vento che soffi azzurro mare
e se cadrò sia galoppando una stella di ritorno”

[Elina Miticocchio]

n°10 (sassolini)

sassolini come bambini
nella s-porta della spesa
anelli fumanti
radici-capelli
piedi rannicchiati dentro un corpo-giardino
petali di una rosa-sposa
.
sopra è una luna a governare
lo specchio-lacrima

[versi di Elina Miticocchio \ foto di Romina Dughero]

n°2 (sassolini)

a soffiarci aria una luna disobbediente che sovrasta libere fissità

un rimando di espressioni, sensazioni che sbirciano

eventi tali per pura nominazione

è del sogno coesistere e non sottostare

alla logica, al bisogno, al filo annodato…

[Elina Miticocchio]

nate dal mare..(versi di Elina Miticocchio e Angela Greco)

voce che ri-nasce festosa

conchiglia con viso di donna

 infinito il corso del vento nel corpo

suo ventre che apre alla vita e parola si scioglie…

.

 nascere e rinascere donna e ancora bambina

dal mare dell’esistenza \ nel mare degli affanni

e col sorriso di un bimbo semplicemente procedere…

.

 ‎…sotto una luna benevola che sceglie i suoi giorni

la vela del tempo ramifica memorie

di giochi e frastuoni, ronzii di sole a chiudere gli occhi

.

e schiudere mani d’attesa e sorpresa

nel volo del giorno che s’apre al richiamo

di attente conchiglie pronte a svelarsi

ritrovate perle

.

allungo la mia ombra fino a toccare un fiato di corrente

polvere finissima ogni attesa che spegne la corsa del mare

ondeggia piano un mare cristallo nel polso bagnato che ha perso le favole

indugio di stella e creato

.

è già parola il fiato delle stelle

porta e con se dilata il mare l’infinito fragile e trasparente

come trama di favola vissuta e riposta tra i fogli

ancora da (ri)leggere

.

(Elina Miticocchio e Angela Greco)

da IMMA(R)GINE le voci di Elina Miticocchio & Sebastiano A.Patanè

di poca carta

(foto di Romina Dughero)

sono gli interminabili, muti controcanti dedicati alla bellezza

racchiusa in un orto, rovesciata dalla neve,

bianca come geranio al davanzale di aprile anni fa

e ancora echeggia la voce e dice casa

La gemma che rilascia piano l’antico riverbero

quello delle stelle notturne e viceversa

delle strane linee degli occhi, dei rosmarini…

– i prati filati di voci, ricordi la gioia degli azzurri?

ricordo la gloria degli ulivi quando l’argento ti sfiorava il viso

e la presenza, tutte le parole…

Notturna l’ora che adombra le cose e le riposa

come le giostre che coprono le doglie

o le ginestre tra sassi e grida

silenzio e porta tra veglia e sonno

piccolo salto in luce è

l’angolo di strada che sta alla sinistra

l’occhio sostiene le schegge del vetro

la mano a segnare l’impronta.

*

improvvisando con Sebastiano A. Patanè

http://elina11.wordpress.com/2012/04/20/di-poca-carta/

un percorso di grano – versi di Elina Miticocchio

                                                     

(foto di Romina Dughero)

era in un merletto tra i limoni

stava accesa . figura restituita

.

era di casa la parola

tra le mani bianche

di farina e mandorle

i piedi udivano il sentiero

gli occhi bendati

a scrivere voce che accoglie

spighe nel vaso

e un solo papavero

.

ti ho vista anima fanciulla

entrare in quel fiore.

da “sai quando il vento…” i sassi nello stagno di Elina Miticocchio e Cettina Lascia Cirinnà

“E  quando ti svegli
scopri che  il vento
ha trascritto visioni dopo l’ipnotico viaggio
cerchi aperti sul capo
e reclinato il gesto
rosso di fragola
la favola
perché si perdono le parole
i n v e n t a t e
senza vigilie e senza guardie
si apre il corpo il vento
sillabario del  volo

                 ogni stagione è uno specchio

il fiore è la mano
le sue dita l’acqua
ciocche e rami
da sempre sono gemme
e la voce rende dolce
la ripetizione  finché cantilena il tempo
maestro di vento
che riordina un manto
di stelle  e di avi
lancette e rotazioni
celesti trame
all’ombra del mio passo

               verso la cova

la parola in un guscio
lumaca e osso
lievità nel calcagno
E  quando ti svegli il vento
ancora trascrive sulle tue mani visioni
e cerchi aperti vorresti mettere sul capo
declinando lento ancora un suo gesto.”

(di Elina Miticocchio)

*  *  *

NON HO FRETTA

“non ho fretta
stamane

annoto il mio tempo
e mi scaldo da sola
in una vecchia vestaglia
di flanella

e non sento più
le tue parole

aspetto

un’occasione di vento
un turbinio incessante
bussare alla porta
dell’unica casa

abitata

dalle tue cose

lasciate

in disordine

sospese
nel tempo
che verrà

a ricordare

le grida

bambine  innocenti e gioiose
in un futuro imprescindibile
dal destino   arco di luce sospeso
nella volta di un cielo
di un azzurro
inquietante.”   

(di Cettina Lascia Cirinnà)                 

http://cartesensibili.wordpress.com/2012/03/21/sai-quando-il-vento-21-marzo-2012-giornata-mondiale-della-poesia/