Omaggio al Salento: saperi e parole tra i vicoli di Matino (LE)

Domenica 11 agosto c.m. l’ass. La Scatola di Latta ha organizzato un prezioso “Mercatino dei saperi e delle parole in un vicolo d’arte” a Matino, un piccolo borgo nel cuore del Salento, in provincia di Lecce (Puglia). “Omaggio al Salento in tre atti” è il contributo, scelto tra gli inediti della mia produzione dell’ultimo anno, che leggerò in compagnia di tanti altri amici, tra i quali ringrazio Agata De Nuccio per l’invito. Se passate da quelle parti siete tutti invitati! [AnGre]

Omaggio al Salento in tre atti di Angela Greco

I atto
La sera salentina è un arco e una diagonale
tra due mete da stabilire, chianche diseguali
che pavimentano il richiamo verde dei tuoi occhi;
un gatto pigro sulle scale che giallo e nero
guarda prima di confondersi col disco notturno.
.
La sera salentina è una scala da percorrere
tra l’ombra e il bianco, poco prima del letto,
senza conoscere l’esito del vicolo che svela
una corte intagliata e una chiave lasciata
all’esterno, nella lingua dei padri.
.
L’ultima quercia guarda dall’alto del muretto
secco d’acqua e di paesani, nella controra che
affina le dita sugli strumenti per la notte appena
iniziata. Si balla nella sera salentina, si scaccia
la malattia e ci si libera prima che sia troppo tardi.
.
.
.
II atto
Ognuno offre il suo tempo e la parola diventa
il ritmo dove incontrarsi, tra l’angolo della piazza
e le sedie allineate dalla curiosità di rugosi uomini
increduli ‘ca li fimmine’ possano aver perso il velo
e sole aggirarsi oggi per tortuose stradine.
.
La sera salentina aspetta la prima alba, a pochi passi
dalle case che non dormono, dal cuscino sudato
e dal tuo volto che sente addosso queste parole
e dimentica i chilometri, appena dopo quella svolta
e il grande arco col cuore di pietra nello stemma.
.
La sera salentina ha luminarie che pazientano in piazza
in attesa del santo e dita di danzatori frementi sui telefoni,
vegliando un tempo mai andato via e mentre il caldo
e l’afa fanno azzuffare pensieri e silenzi, i piedi
sanno queste strade e la costrizione delle scarpe.
.
.
.
III atto
Dal piccolo balcone sfacciata la pianta fiorita di capperi
striscia su tre gradini lasciati al caso; il cane scodinzola
e il sole nascosto tra i pomodori matura sulle guance
sfrenate. Il tuo bacio è una fetta d’anguria che toglie
sete e sonno, qui, tra camion carichi e campi assolati.
.
L’ulivo zittisce e attende il giorno buono; la spiaggia ad est
è un atto di resistenza in questo sud che vuole cogliere vita
a piene mani, acino dopo acino, tra filari d’incomprensioni
e verderame. Poi sarà ancora festa e pietra da scavare,
per raccontare questi intagli ricavati per sottrazione.
.
La sera salentina sono queste mani, che fermano l’attimo
e faticano senza sosta; dita intrecciate ai fili di un ragno
che ride guardando dove siamo finiti. Pagina dopo pagina
finisce anche la terra, a sud, col cappello in mano, tra santi
e madonne che ingoiano acque e restituiscono stupore.
.
La sera salentina ha sguardo lucido: «Torna e abitami,
non lasciarmi solo paese d’agosto; la città, lo sai, ha
spazi grandi che perdono la misura del gesto, dell’occhio
e del respiro; c’è qualcosa che non si può spiegare, ma
solo vivere, qui, tra monaci volanti e capre segnate».
.
***
(immagini: in apertura R.Magritte, Paese dei miracoli, 1964; in chiusura, Faro di Punta Palascia, Capo d’Otranto)

AA.VV. Estate in versi, breve antologia

Estate di Herman Hesse

Improvvisamente fu piena estate.
I campi verdi di grano, cresciuti e
riempiti nelle lunghe settimane di piogge,
cominciavano a imbiancarsi,
in ogni campo il papavero lampeggiava
col suo rosso smagliante.

La bianca e polverosa strada maestra era arroventata,
dai boschi diventati più scuri risuonava più spossato,
più greve e penetrante il richiamo del cuculo,
nei prati delle alture, sui loro flessibili steli,
si cullavano le margherite e le lupinelle,
la sabbia e le scabbiose, già tutte in pieno rigoglio
e nel febbrile, folle anelito della dissipazione
dell’approssimarsi della morte
perché a sera si sentiva qua e là nei villaggi il chiaro,
inesorabile avvertimento delle falci in azione.

*

Estate di Cesare Pavese

È riapparsa la donna dagli occhi socchiusi
e dal corpo raccolto, camminando per strada.
Ha guardato diritto tendendo la mano,
nell’immobile strada. Ogni cosa è riemersa.

Nell’immobile luce dei giorno lontano
s’è spezzato il ricordo. La donna ha rialzato
la sua semplice fronte, e lo sguardo d’allora
è riapparso. La mano si è tesa alla mano
e la stretta angosciosa era quella d’allora.
Ogni cosa ha ripreso i colori e la vita
allo sguardo raccolto, alla bocca socchiusa.

È tornata l’angoscia dei giorni lontani
quando tutta un’immobile estate improvvisa
di colori e tepori emergeva, agli sguardi
di quegli occhi sommessi. È tornata l’angoscia
che nessuna dolcezza di labbra dischiuse
può lenire. Un immobile cielo s’accoglie
freddamente, in quegli occhi.
Fra calmo il ricordo
alla luce sommessa dei tempo, era un docile
moribondo cui già la finestra s’annebbia e scompare.
Si è spezzato il ricordo. La stretta angosciosa
della mano leggera ha riacceso i colori
e l’estate e i tepori sotto il viviclo cielo.
Ma la bocca socchiusa e gli sguardi sommessi
non dan vita che a un duro inumano silenzio.

*

Sarà estate di Emily Dickinson

Sarà Estate – finalmente.
Signore – con ombrellini –
Signori a zonzo – con Bastoni da passeggio –
E Bambine – con Bambole –
Coloreranno il pallido paesaggio –
Come fossero uno splendente Mazzo di fiori –
Sebbene sommerso, nel Pario –
Il Villaggio giaccia – oggi –

I Lillà – curvati dai molti anni –
Si piegheranno sotto il purpureo peso –
Le Api – non disdegneranno la melodia –
Che i loro Antenati – ronzarono –

La Rosa Selvatica – diventerà rossa nella Terra palustre –
L’Aster – sulla Collina
Il suo perenne aspetto – fisserà –
E si Assicureranno le Genziane – collari di pizzo –

Finché l’Estate ripiegherà il suo miracolo –
Come le Donne – ripiegano – le loro Gonne –
O i Preti – ripongono i Simboli –
Quando il Sacramento – è terminato –

*

Estiva di Vincenzo Cardarelli

Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell’albe senza rumore –
ci si risveglia come in un acquario –
dei giorni identici, astrali,
stagione la meno dolente
d’oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca,
stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell’ordine che procede
qualche cadenza dell’indugio eterno.

*

Madrigale d’estate di Federico García Lorca

Unisci la rossa tua bocca alla mia,
o Estrella gitana!
Sotto l’ora solare del mezzogiorno
morderò la mela.

Fra i verdi ulivi della collina
c’è una torre moresca,
colore della tua carne campagnola
che sa di miele e d’aurora.

Mi offri nel tuo corpo ardente
il divino nutrimento
che dà fiori al ruscello quieto
e stelle al vento.

Come ti sei data a me, luce bruna?
perché mi desti pieni
d’amore il sesso di giglio
e i seni sonori?
Fu per la mia tristezza?
(Oh, miei goffi passi!)
Forse destò pietà in te
la mia vita spenta di canti?

Perché non hai preferito ai miei lamenti
le cosce sudate
di un San Cristoforo contadino
pesanti in amore e belle?

Danaide del piacere sei con me.
Femminile Silvano.
I tuoi baci odorano come il grano
secco dell’estate.

Oscurami la vista col tuo canto.
Sciogli la tua chioma
dispiegata e solenne come un manto
d’ombra sopra i prati.

Dipingimi con la bocca insanguinata
un cielo d’amore,
su un fondo di carne, la stella
violetta del dolore.

Prigioniero è il mio pegaso andaluso
dei tuoi occhi aperti,
e volerà desolato e assorto
quando li vedrà morti.

Anche se tu non m’amassi, t’amerei
per il tuo sguardo cupo
come l’allodola ama il giorno nuovo
per la rugiada.

Unisci la rossa tua bocca alla mia,
o Estrella gitana!
Lasciami sotto il giorno chiaro
consumare la mela.

*

Cielo di giugno di Ada Negri

Cielo di giugno, azzurra giovinezza
dell’anno; ed allegrezza
di rondini sfreccianti in folli giri
nell’aria. Ombre, ombre d’ali
vedo guizzar sul bianco arroventato
del muro in fronte: ombre a saetta, nere,
vive al mio sguardo più dell’ali vere.
Traggon dal nulla, scrivendo con nulla
parole d’un linguaggio
perduto; e le cancellano
ratte, fuggendo via fra raggio e raggio.

*

Conchiglie di Katherine Mansfield

Eternamente giace e splende piano
sotto l’enormi tempestose ondate
e sotto le minute onde beate
che il Greco antico un tempo ha nominato
crespe di risa.
Ascolta: la conchiglia iridescente
canta nel mare, al più profondo.
Eternamente giace e canta silenziosa.

*

Conchiglie di Margherita Guidacci

Non a te appartengo sebbene nel cavo della tua mano
ora riposi, viandante;
né alla sabbia da cui mi raccogliesti
e dove giacqui lungamente,
prima che al tuo sguardo
si offrisse la mia forma mirabile.
Io compagna d’agili pesci e d’alghe
ebbi la vita dal grembo delle libere onde.
E non odio né oblio ma l’amara tempesta me ne divise.
Perciò si duole in me l’antica patria e rimormora
assiduamente e ne sospira la mia anima marina,
mentre tu reggi il mio segreto sulla tua palma
e stupito vi pieghi il tuo orecchio straniero.

(fonti varie dal web)

LibrEstate con Il sasso di AnGre: Il postino di Neruda

LibrEstate con Il sasso nello stagno di AnGre

LibrEstate con Il sasso nello stagno di AnGre è il nuovo spazio che accompagnerà i lettori per tutta la stagione estiva, fino all’equinozio d’autunno (21 settembre p.v.): 14 lunedì in cui verranno suggerite la prima pagina delle edizioni che presenteremo, la copertina del libro e anche la quarta, laddove possibile, fornendo un piccolo contributo letterario – speriamo gradito – anche per questi giorni caldi, azzurri e spensierati! La scelta di utilizzare fotografie – ottimizzate per questo luogo – è legata alle condivisioni su altre piattaforme, maggiormente efficaci per questi formati.

Buona lettura!

Il postino di Neruda - -- LibrEstate con Il sasso di AnGre

Il postino di Neruda - LibrEstate con Il sasso di AnGre

LibrEstate con Il sasso di AnGre

LibrEstate con Il sasso di AnGre: Elogio dell’ombra

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Elogio dell'ombra di J.L.Borges --- LibrEstate con Il sasso di AnGre

Elogio dell'ombra di J.L.Borges - LibrEstate con Il sasso di AnGre

Il sasso di AnGre - LibrEstate

LibrEstate con Il sasso di AnGre: Le onde

LibrEstate con Il sasso nello stagno di AnGre

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Louis-Ferdinand Celine - Le onde - LibrEstate con il Sasso di AnGre

Il sasso nello stagno di AnGre - 5

Voci contro la guerra, reading letterario – Alberobello (BA) 10 luglio 2015

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.VOCI CONTRO LA GUERRA

Con Daniela Cattani Rusich, Angela Greco e Rita Pacilio. Reading letterario per la sensibilizzazione sui temi della guerra e della immigrazione. Tra versi e prosa, tre autrici eccezionali a dar voce a chi voce non ne ha. Perché poesia e letteratura significano anche impegno etico e sociale e per questi motivi vanno portati in mezzo alla gente. Evento organizzato da Onirica Edizioni (locandina vedi sotto).

INGRESSO LIBERO

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Dall’antologia edita da Onirica Edizioni, 2015 ( qui ):

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LAVA – di Daniela Cattani Rusich

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E mi fa male il mondo

questa materia sostanziale in-differenza

a me che sono sostanza immateriale

e ancora ho paura del buio

anche se mi cammina accanto

in ferita d’in-canto e diffidenza.

Lo so: è il mitra della mitrale installato

nel petto, che mi scompensa il circolo

a ogni giro dall’atrio al ventricolo

e mi fa stare come un ani-Male

                                                                     (fai un salto,  fanne un altro)

Che il mio sangue non scorre: saltella

che il mio cuore non batte: sobbalza.

E ogni sparo fa un buco a una stella

Vedi? cade dal cielo morente

l’urlo cupo del mondo in-curante

                                                                      (fai una giravolta, falla un’altra volta)

Così piove su questa immondizia…

lava la macchia rossa sul vestito da sposa

lava la terra nera dei cadaveri neri

lava  la nostra impotenza e levaci il pensiero

                                                                       (o bella lavanderina – di guerra)

Torneremo puri come angeli luciferi.

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*

No war (on Gaza) – di Angela Greco

.

ho bisogno di sputare senza remore su questo bianco e questo nero

di cieli ammanettati ad un sissignore d’oltreoceano che non vede

vicino il pianto e le case spazzate i grembi e i padri spezzati in due

sul confine di un occidente che ha perso il verso del sole che nasce

di rosso cupo oltraggiamo e incauti sveniamo questo solo presente

che poi altri non ne avremo da lasciar sfiorire con gli anni a venire

ci consumiamo a raccattare elogi senza sporcarci di nessuna terra

assorti al buio e altrove dove non collimano occhi e accadimenti

forse non ho capito nulla di tutto il fumo che ho visto in lontananza

della sera anticipata e del mattino abortito in strada come in chiesa

dei nomi diversi con cui non sono brava a distinguere stato e stato

mano e mano e pensiero e pensiero – incapace di vedere differenza –

m’accorgo di non sapere parola che basti o conforti o denudi fiera

l’appartenenza ad una precisa radice comune che ignora germogli:

.

dimmi a che serve l’inchiostro se non sa dare prima ascolto e poi voce?

.

(scrivevo di guerra in un pomeriggio di pioggia ed è apparso l’arcobaleno)

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*

Quando ti sei adagiato – di Rita Pacilio

.

Esiste questo abuso di pensiero

l’alterato circuito che ti percorre

– dicembre ha un forte senso –

c’è un volto e uno soltanto intorno

.

devo essere stata letto disadorno

labbra scandalose, voce galleggiante

complice fiacca, ferita, indulta

e incensata altrimenti mi avresti

.

tenuta stretta fino alla fine. Devo

essere stata un ostaggio imprudente

ho venerato gli alberi e ho pianto

troppi fiori. Hai visto le mani di

.

camomilla e le rivoluzioni? Il martirio

porta guanti bianchi, nei capelli

l’aria dell’inverno. Che stupida la gente

spinge e corre senza sguardi, senza piedi.

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Voci contro la guerra - 10 luglio 2015 Alberobello (BA)- organizzato da Onirica Edizioni

LibrEstate con Il sasso di AnGre: Afrodita

LibrEstate con Il sasso nello stagno di AnGre

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Buona Lettura!

Isabel Allende - Afrodita - LibrEstate con il Sasso di AnGre

AfroditeIA

Il sasso nello stagno di AnGre - III

LibrEstate con Il sasso di AnGre: il lunedì dei suggerimenti di lettura

LibrEstate con Il sasso nello stagno di AnGre

LibrEstate con Il sasso nello stagno di AnGre è il nuovo spazio che accompagnerà i lettori per tutta la stagione estiva, fino all’equinozio d’autunno (21 settembre p.v.): 14 lunedì in cui verranno suggerite la prima pagina delle edizioni che presenteremo, la copertina del libro e anche la quarta, laddove possibile, fornendo un piccolo contributo letterario – speriamo gradito – anche per questi giorni caldi, azzurri e spensierati! La scelta di utilizzare fotografie – ottimizzate per questo luogo – è legata alle condivisioni su altre piattaforme, maggiormente efficaci per questi formati.

Buona lettura a tutti!!

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Cesare Pavese - La casa in collina - LibrEstate con il Sasso di AnGre

per Il sasso nello stagno di AnGre

Bleecker Street, estate di Derek Walcott

tramonto

.

L’estate per la prosa e i limoni, per la nudità e il languore,

per l’eterna indolenza del ritorno immaginato,

per i rari flauti e i piedi scalzi, e la stanza da letto in agosto

dalle lenzuola arruffate e il sale della domenica, ah violini!

Quando premo i crepuscoli estivi insieme, è

un mese di fisarmoniche di strada e spruzzatori

che adagiano la polvere, piccole ombre che fuggono da me.

E’ musica che si apre e si chiude, Italia mia, su Bleecker,

ciao, Antonio, e le grida d’acqua dei bambini

che strappano il cielo rosa in rivoli di carta;

è il crepuscolo nelle narici e nell’odore dell’acqua

lungo strade imbrattate che non ti portano all’acqua,

e isole e limoni raccolti nella mente.

Laggiù c’è l’Hudson, in fiamme come il mare.

Ti spoglierei nell’afa estiva, e riderei e asciugherei

la tua pelle bagnata se mi venissi a trovare.

 

*

 

Summer for prose and lemons, for nakedness and languor,

for the eternal idleness of the imagined return,

for rare flutes and bare feet, and the August bedroom

of tangled sheets and the Sunday salt, ah violin!

When I press summer dusks together, it is

a month of street accordions and sprinklers

laying the dust, small shadows running from me.

,

It is music opening and closing, Italia mia, on Bleecker,

ciao, Antonio, and the water-cries of children

tearing the rose-coloured sky in strams of paper;

it is dusk in the nostrils and the smell of water

down littered streets that lead you to no water,

and gathering islands and lemons in the mind.

There is Hudson, like the sea aflame.

I would undress you in the summer  heat,

and laugh and dry your damp flesh if you came.

 

*

[da Derek Walcott, Nelle vene del mare – Un secolo di poesia, Corriere della sera]

.

Derek Walcott (Castries, 23 gennaio 1930) è un poeta e scrittore santaluciano, nel 1992 insignito del premio Nobel per la letteratura, noto principalmente per le sue opere poetiche e teatrali in lingua inglese. L’altro idioma usato in alcuni lavori minori è il patois creolo della sua terra natale, l’isola caraibica di Santa Lucia. Dal 1959 al 1976 ha diretto il Trinidad Theatre Workshop, dove si occupò anche di mettere in scena alcuni suoi drammi, e nel 1981 si trasferì a Boston per insegnare all’Università Harvard.

La sua opera si distingue per l’originalità del dettato, la fantasia visionaria e la presenza di temi metafisici. Sono fortemente presenti i dati biografici collegati alla sua terra nativa, le Indie Occidentali, dove storicamente si è realizzato un crogiolo di popoli, razze e culture. Lo stesso Walcott nel poemetto La Goletta Flight scrive a proposito di un personaggio: … ho dell’inglese, del negro e dell’olandese in me / sono nessuno, o sono una nazione. Questa molteplicità di origini etniche alimenta l’opera di Walcott di un particolare humus linguistico-letterario. Josif Brodskij ne Il suono della marea valorizza Walcott nella sua capacità di decantare il mondo nella periferia,e indica l’Oceano come fondale o proscenio sempre presente nelle sue poesie, l’Oceano che secondo M. Hélène Laforest è il vero motore della sua ispirazione. (da Wikipedia)

(vibrazioni sconosciute) di Cettina Lascia Cirinnà

a fatica sollevo lembi di velo

calato sugli occhi e sull’Anima

frazioni infinitesimali

di luce attraverso fessure di vita

all’inizio di questa estate cittadina.

L’alba rincorre il giorno

nelle grida delle rondini

nell’azzurro di un cielo terso

cristallino, puro.

Vibrazioni sconosciute

sospese nell’aria

mi sorprendono

musica barocca

incornicia – Noto –

in una foto d’autore.

 

(da Vibrazioni sconosciute, Libreria Editrice Urso, 2012)