Eugenio Montale, versi da Satura

Eugenio Montale

Eugenio Montale, versi da “Satura”

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Niente di grave

Forse l’estate ha finito di vivere.
Si sono fatte rare anche le cicale.
Sentirne ancora una che scricchia è un tuffo nel sangue.
La crosta del mondo si chiude, com’era prevedibile
se prelude a uno scoppio. Era improbabile
anche l’uomo, si afferma. Per la consolazione
di non so chi, lassù alla lotteria
è stato estratto il numero che non usciva mai.

Ma non ci sarà scoppio. Basta il peggio
che è infinito per natura mentre
il meglio dura poco. La sibilla trimurtica
esorcizza la Moira insufflando
vita nei nati-morti. È morto solo
chi pensa alle cicale. Se non se n’è avveduto
il torto è suo.

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Tempo e tempi

Non c’è un unico tempo: ci sono molti nastri
che paralleli slittano
spesso in senso contrario e raramente
s’intersecano. E’ quando si palesa
la sola verità che, disvelata,
viene subito espunta da chi sorveglia
i congegni e gli scambi. E si ripiomba
poi nell’unico tempo. Ma in quell’attimo
solo i pochi viventi si sono riconosciuti
per dirsi addio, non arrivederci.

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[Vedo un uccello fermo sulla grondaia]

Vedo un uccello fermo sulla grondaia,
può sembrare un piccione ma è più snello
e ha un po’ di ciuffo o forse è il vento,
chi può saperlo, i vetri sono chiusi.
Se lo vedi anche tu, quando ti svegliano
i fuoribordo, questo è tutto quanto
ci è dato sapere sulla felicità.
Ha un prezzo troppo alto, non fa per noi e chi l’ha
non sa che farsene.

Eugenio Montale, I limoni

I limoni

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantano i ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il sussurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.
Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno più languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.
Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo
nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo del cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

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E.Montale, da Ossi di seppia

Eugenio Montale pittore – sassi d’arte

Eugenio Montale, Diario dell’ex Versilia (album formato da 21 carte), “Spiaggia”,
firmato “Eusebio” e datato 1964; mm 64 x 100, tecnica mista su carta ms Carteggi Vari 507.32 (acquisto 1994) – Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze
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L’opera e la sua nota sono tratte dal catalogo della mostra “Una volta nella vita – Tesori dagli archivi e dalle biblioteche di Firenze” [edito da Firenze Musei – sillabe], realizzata nel 2014 a cura di Marco Ferri, nella quale sono stati presentati documenti d’archivio, manoscritti e libri a stampa di particolare rilievo, generalmente accessibili solo a studiosi e ricercatori (clicca QUI per vedere le foto della mostra).
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L’album contiene vedute marine, tutte firmate, e dell’entroterra versiliano. Versilia d’antan, come ci spiega il poeta Eugenio Montale (Genova, 1896 – Milano, 1981) introducendo la serie di litografie tratte dal taccuino Diario del Forte dei marmi (Pavia, Centro Manoscritti Biella) e stampato a Biella nel 1969: “Il mio piccolo diario ne rappresenta gli aspetti più domestici e familiari: i soli che mi interessano […] Ho guardato con affettuosa ironia quanto sopravvive della Versilia di un tempo: una natura fatta di grandi spazi e suggestivi ‘interni’, una  natura larga e ancora a misura d’uomo“.
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Quello della pittura è un percorso meno battuto dell’espressività montaliana. Un percorso iniziato negli anni Trenta e portato avanti con costanza, ma dipanatosi più nelle pieghe delle amicizie, che sulla ribalta pubblica occupata dalla poesia. Ed è in un quadro di relazioni culturali e di amicizia che si inserisce questo album, entrato in Biblioteca Nazionale con un denso nucleo di lettere indirizzate da personalità della cultura internazionale al letterato fiorentino Roberto Papi (1899-1976). Come il noto Cahier de Normandie donato all’ospite francese, anch’esso (l’album) è un affettuoso ricordo di una delle molte estati trascorse dal poeta ospite dei Papi a Forte dei Marmi. Analoga al precedente francese anche l’originale tavolozza, punto di arrivo della sua ricerca espressiva: “Vino e caffè, tracce di dentifricio / se in fondo c’era un mare infiocchettabile, / queste le tinte. / Composi anche con cenere e con fondi / di cappuccino” (L’arte povera, da Diario del 1971 e 1972), con l’aggiunta di rossetto, penna, pastello e colpi di biacca, a evocare sulla carta, supporto luminoso, immagini evanescenti che vivono della trasparenza dei colori liquidi e della corposità dei segni. Senza dubbio voluta, scarna essenzialità di mezzi, che non di meno consente raffinati raggiungimenti espressivi, talmente aderenti alla visone poetica e stilistica dei versi di Montale da costituirne un contrappunto quanto mai suggestivo e sui quali “inevitabilmente si riflette il fascino unico della sua poesia” (Una dolcezza inquieta, Electa, Milano 1966).
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Micaela Sambucco Hamoud