Flavio Almerighi, alcuni estratti da Lettere

Il sasso nello stagno di AnGre poesia edita

Flavio Almerighi, estratti da LETTERE (Macabor Editore, 2021)

Con affetto
.
Gesù Cristo, mi piacerebbe
essere di nuovo felice!
Salire su un autobus
e, dopo la colletta, tornare a casa.
.
Non è più lo stesso senza te.
Preferisco non sentire
gli anni sbagliarmi addosso,
vorrei ascoltare altra musica.
.
Qui il più legale è bandito.
Spiana la canna sotto il mento,
alzi le mani d’istinto
mentre ti vuota le tasche.
Sorride prima di spezzarti i denti.
.
In ogni epoca tutti sono amici,
fino a quando cominciano i soldi.
La scena si consuma,
l’avarizia divora, strappa ogni piuma
d’inutili orpelli ai vivi.
.
Con affetto.
.
.
.
Dimenticare tutto
.
Cosa raccontiamo. Smembrata la Compagnia,
ognuno ha ripreso la propria strada
oltre i campi, verso la nuova età dell’oro.
in fondo, servono guerre per arrivare alla Luna.
Le divergenze parallele porgono cordiali saluti.
.
Salgono docili le biciclette su treni e romanzi pieni
di zitelle, vocazioni negate in aste per baci sporchi
dentro case di incontri e anime lontane
Dimenticato del tutto il fumo dei camini
persi nel vento, nelle rose continuamente lisciate
di luce mai vista, nemmeno sentita, ma ovunque
presente, supplica di ogni giorno bene in evidenza.
.
Dove andiamo. Della mia uniforme conservo fregio,
mostrine, scarpe ancora disposte a proseguire, ricordi
di vicinanze sbranate dal tempo
e chiusi i negozi di dischi
.
Dove siamo adesso. Saldi a una fermata, non si sa
di tante speranze quale sia stata la prima a morire,
l’ultima ancora in piedi, fuori a fumare senza timori
per l’arrivo di una nuova brutta stagione.
.
Dove sarà Dio È rimasto ad Auschwitz a sbucciare zucche,
a scolpire ciottoli, a dimenticare
.
.
.
Le campane di Forte Interrotto
.
sulla via
fossili di vita trascorsa
e lo squillare senza fonte
di campane mosse dal vento.
sono venuto a vivere il silenzio
di fantaccini falciati,
derubati anche del nome
e dispersi nella furia della Vaia
.
in attesa del rientro
a morire di cicale e zanzare,
anche noi carne da cannone:
questa volta
non prenderanno prigionieri
ma siamo già in gabbia,
poveri e illusi
.
.
.
VI
.
Sarà buio per tutti
presto o tardi, salvo rimandi
e successive proroghe.
Guardatevi da fratelli
da sorelle.
Guardatevi dalle famiglie,
mirano a spartire
dividersi il nulla.
.
A un certo punto assenti
si diventa nessuno
per taluni memoria,
nemmeno sufficiente
a riempire un minuto
di silenzio
.
Lettere Almerighi

Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesia Allegro Improvviso (Ibiskos 1999), Vie di Fuga (Aletti, 2002), Amori al tempo del Nasdaq (Aletti 2003), Coscienze di mulini a vento (Gabrieli 2007), durante il dopocristo (Tempo al Libro 2008), qui è Lontano (Tempo al Libro, 2010), Voce dei miei occhi (Fermenti, 2011) Procellaria (Fermenti, 2013), Sono le tre (LietoColle, 2013), Caleranno i Vandali (Samuele, 2016), Storm Petrel (edizione bilingue di “Procellaria”, Xenos Books Los Angeles, 2017), Cerentari (antologia fuori commercio Tempo al Libro 2017), Isole (Ensemble, 2018), Ignoti (e book gratuito Collana Lotta di Classico a cura di Massimo Sannelli, 2018), Lettere (Macabor Editore 2021).

Flavio Almerighi, Notturno

carta e penna

almerighi

A te basta cercare un posto comodo vicino al cuore
che, dopo una serie di movimenti circolari, più volte
e più volte trovi col piacere di camminare sopra,
così fai un altro giro, e quasi cinguetti di soddisfazione.
Noi sappiamo che il tempo passa, a tuo modo lo senti
anche tu scandirti i bisogni e in genere è splendido
il tuo tempo, ti fa trovare quasi tutto quel che vuoi,
non tutto, perché altrimenti che piccola delusione sarebbe?
A un certo punto, sdegnoso come una eccellenza, te ne vai.

Penso a mia madre, quando mi ha messo al mondo
aveva ventisette anni, la stessa somma in primavere avevo
meno di lei, quando se ne è andata il suo tempo
si è fermato, e ho iniziato a inseguirla per avvicinarla.
Ora me ne deve soltanto cinque, sei a voler arrotondare
in eccesso: cosa ho fatto di tutto quel tempo?
Ho cercato…

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giorno x giorno amore: Flavio Almerighi

AMORE

Spiaggia in deriva
che il mare divora
in cambio di scogli.
.
.
.

TIENIMI CON TE

tienimi con te non per le canzoni
o le parole, nemmeno le più belle,
non per il mare che sappiamo imitare,
nemmeno per gli occhi:
e sì combatto ogni giorno
per quelle luci
.
non per la costa o i campanili,
nemmeno per i sassi in forma di testa cuore
raccolti sul greto del fiume,
o perché l’alba con te luce di più,
nemmeno per il valore aggiunto alle notti
.
un giorno può durare un secolo
o i momenti sul tuo seno.
tienimi con te
non sei nessun altro,
tienimi con te
.
.
inediti di Flavio Almerighi (Castelbolognese – RA; immagine: Emil Nolde, Mezza luna sul mare, acquerello).

Arcani, poesie di Angela Greco, ospite del blog Almerighi

Ascolta & Leggi: Benedetto Marcello (Adagio) Angela Greco (Arcani)   

Il nome non ha importanza; hai sempre pensato
si chiamasse in modo straniero, forse per via di sua madre.

Il non detto è parte integrante della poesia, così come il silenzio è per la musica. Arcano è mistero, divinazione, interpretazione della realtà e di quanto a venire attraverso i tarocchi. Quel che non viene mai detto, ma si legge tra le righe di questo libro, sorta di convitato di pietra, è l’ancestrale. Quanto l’autrice dice di sè, della sua storia personale che si fonde indissolubilmente con il legame con la sua terra, la Puglia. La mia, non vuole essere una recensione e nemmeno una nota di lettura, conosco Angela da anni, ho letto diversi suoi libri a partire da Personale Eden, ne ho seguita la scrittura e la sua progressiva maturazione. Arcani, uscito quest’anno per i tipi di Achille e la tartaruga Editore, rappresenta una prima tappa decisiva nella maturazione di Angela, è un libro importante, di cui consiglio vivamente la lettura. Il libro è reperibile qui:

Angela Greco (AnGre) — Arcani

eccone alcuni estratti, ognuno dei brani scelti è tratto da una delle sezioni, ad esclusione dell’ultima di cui ho inserito più frammenti, in cui l’opera si divide (Flavio Almerighi)

.

da Claire (della solitudine e altri ritorni)

§6
Il sole pendola a un’ora ferma sulla grave
a sud di primavera anticipata; una sequenza
di rotti vetri colorati e legni e un ciondolo
appeso alla cipria del cielo, sul collo di un
pomeriggio casuale. Claire vede il verde
di occhi echeggiare alla parete carsica;
meraviglie nascoste dietro fessure di silenzio
e gatti in bilico tra troppe vite. Un falco sorvola
il luogo del prossimo nido incurante della sera
incipiente e dei suoi colori. Giochiamo a dare un senso
alle parole, che ci fraintendono prima della buonanotte.

Si sfuoca in lontananza la visione e per oggi siamo
fermi in questo cerchio, affacciati a un balcone .

*

da I giardini del mago (del tempo e altri percorsi)

§7
E alla pietra, dunque, lascio la profezia
dei giorni passati ad aspettare che
la storia raccontata a bordo sonno
diventi inciampo e ri-conoscenza.
Il vento fa dell’erba melodia sottile
fino alle ginocchia ancora illese e
nude; le cadute aspettano in difese
nuovamente il loro turno.

Abito l’antro dei miei avi; una cavità
graffiata nella nudità del risveglio,
appena dopo il sorgere del sole.
La radice nella sua ricerca
sfiora la volta e tace del ventre
in cui torniamo all’origine, risalendo
interstizi contro gravità e abitando
nuove prospettive.

Scomodi, in questa posizione umana,
attraversiamo spazi sospesi tra due sponde.

*

da “Ein jeder Engel ist schrecklich” (dell’incerto e altri dettagli)

§10
infiniti ostacoli infiniti
la crepa sul muro,
la siepe e la siepe,
reiterazioni di affanni,
trottole senza dimora;
eppure, dove non ti aspetti,
dove nemmeno tu
hai speranza di trovarti,
nuovi orizzonti radicano.

Non è un caso
la parola che ci accomuna,
il silenzio che avvicina,
lo sguardo inerme su giorni
e giorni da rincorrere,
spossati da bauli vuoti e
tesori mai riconosciuti.
Possiamo farcela, credimi,
anche perduti come siamo.

*

da Falling (caduta)

Profetico van Gogh, il suo campo graffiato,
i corvi troppo loquaci e le sue strade
senza punto di fuga. Accade, così,
di diventare fiume tra due sponde
nella croce da montare pezzo a pezzo.

Ho una sola salvezza, ora tra le dita,
nonostante l’artrosi circostante, l’en passe,
il giro di tango. Marzo porta sempre con sé
una follia e il mal di stomaco acconsente.
Qui, nonostante la terra copra le salme,
luce e fioritura si sperano comunque.

*

Nella terra bagnata decadente e struggente,
nel suo odore di ieri e bellezza,
inizia a fiorire la lavanda, le mie origini,
un messaggio tra opposti, rosso e azzurro che
s’incontrano tra pietre e gocce, in metamorfosi.
Nel ritrovarsi, raccolgo spighe a bordo strada,
mentre s’approssimano nuvole scure dietro la casa
dalla mezza finestra aperta sulla piazza vuota.

Dove non sei tu incomincia a piovere;
si fa intenso il verde, carnale, prossimo
al desiderio dei tuoi occhi, malachite
che cura il cuore in rovinosa caduta,
giada e acqua, che mostrano il fondo
dove annegare, in trasparenza e lontananza.

*

L’impersonalità appartiene ad altri, non a me
che abito di pelle e mani cespugli di rovi e rose,
sfiancando buonsenso e cautela, sfidando
genealogie di saggi, per il respiro di marzo,
prima delle idi, acque nascoste alla vista,
radici amare, stessa terra e voli altissimi.

Bruci anche più della prima ora, quando le nuvole
erano ancora una possibilità. Adesso, per quel
per sempre,
la pioggia è solo un leitmotiv. Si arrende
anche l’ultima goccia di diplomazia.

*

La sera del venerdì santo il paese vecchio si fa folla e inquieta bellezza; l’occhio si ferma; forse è la luna, che s’affaccia alla fine della strada, forse tu, che baratti un sorriso con la fine del giorno; campi verdi di prossimo grano, reggi nei tuoi palmi una volta (incipit e cielo); guarda la signora senza risposte, argentea e muta, e il letto nero lontanissimo, dove si riflette il ricordo di stradine imbiancate e case vuote; un cristo traballante sale tra le pietre sorretto da dubbi e attese e torno ai passi dell’orologio della piazza, ai battiti scanditi dal giorno, al colore delle tue scarpe e dei miei pensieri, in questa mattina di grafite, così fragile che si potrebbe piangere.

*****

Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA). Ha pubblicato: in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, Lupo, 2008); in poesia: A sensi congiunti (Smasher, 2012); Arabeschi incisi dal sole (Terra d’ulivi, 2013); Personale Eden (La Vita Felice, 2015 – segnalato al XXIX Premio di Poesia e Prosa Lorenzo Montano sez. Opera Edita); Attraversandomi (Limina Mentis, 2015, con ciclo fotografico dell’autrice e di Giorgio Chiantini); Anamòrfosi (Progetto Cultura, Roma, 2017 – 3° classificato ex aequo al Premio Internazionale Patria Letteratura 2017); Correnti contrarie (Ensemble, Roma, 2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (Quaderni di RebStein LXVII, 2017); Ancora Barabba (Collezione Bocche Naufraghe, YCP, 2018); All’oscuro dei voyeur (YCP, 2019, prefazione di Franco Pappalardo La Rosa e disegni di Angelo Bruno).
Le sue poesie sono incluse in numerose antologie nazionali ed internazionali, riviste letterarie, siti e blog e nel 2019, “Claire” – inclusa in Arcani – è stata segnalata nella sezione Raccolta inedita del XXXIII Premio di Poesia e Prosa Lorenzo Montano.
È ideatrice e curatrice del Lit-blog Il sasso nello stagno di AnGre (https://ilsassonellostagno.wordpress.com/).
Commenti e note critiche sono reperibili all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.

Nazario Pardini legge AA.VV. FASE 1, e-Book

.

AA.VV. FASE 1 (scaricabile QUI):

lettura del prof.Nazario Pardini, che si ringrazia,
tratta dal blog Alla volta di Leucade
.
*

Angela Greco, Angelo Bruno, Sergio Angeli, Flavio Almerighi, Alfonso Graziano.

Cinque Autori che, nell’ambito della poesia, messisi assieme per una silloge di estrema attualità, raggiungono traguardi di vero interesse stilistico-emotivo; sintagmatico-contenutistico. L’opera è preceduta da una introduzione che fa, con tutta la sua energia figurativa, da antiporta a poesie di intensa vivacità partecipativa. Il tema è su questa pandemia improvvisa e sconvolgente; e lo spartito si diluisce in versi ben costruiti; di forma compatta e avvolgente, dove gli Autori non cadono mai nella trappola del mielismo o dello scontato; tutto è controllato con acuta esperienza verbale; mai si scade in deviazioni formali dacché costruzioni ben robuste evitano che le emozioni esondino oltre gli argini. Non è facile affrontare in poesia un argomento tanto attuale senza correre il rischio di cadere nel déja vu. Ogni poeta, con la propria incisiva personalità, evita tale rischio offrendosi al lettore con composizioni convincenti, di calore umano e di esperita riflessione vitale. Il contenuto, oggetto di triste contaminazione per le morti che ne conseguono, per avvenimenti che imprevisti e letali sovvertono la vita creando inquietudine e dolore, trova posto in una versificazione reificante stadi d’animo di forte impatto creativo. Dovessi classificare tale tipo di poesia non la inserirei di certo nella corrente minimalistico-prosastica, quella che mira alla spersonalizzazione, alla eliminazione del soggettivismo, dacché qui c’è una partecipazione intensa e attiva; una presa di posizione personale e fattiva che rende il tutto emotivamente acchiappante.

.

Per leggere alcuni estratti clicca QUI

 

AA.VV. Fase 1, cinquantacinque giorni diversi / e-book scaricabile gratuitamente

 *

AA.VV. FASE 1

clicca qui per scaricare gratuitamente 

*

Si ringraziano di cuore gli autori –  Flavio Almerighi, Sergio Angeli, Angelo Bruno e Alfonso Graziano – per aver aderito, con sensibile partecipazione, a questa condivisione che oggi, 5 maggio, data poetica ed emblematica, dedichiamo e doniamo ai lettori, come atto finale e atto iniziale, al contempo, di un particolare momento storico. Per leggere l’ebook-pdf basta scaricarlo gratuitamente, cliccando sul titolo sotto l’immagine d’apertura. [AnGre]

*

“[…] Poi, quando la tempesta sarà finita, probabilmente non saprai neanche tu come hai fatto ad attraversarla e a uscirne vivo. Anzi, non sarai neanche sicuro se sia finita per davvero. Ma su un punto non c’è dubbio. Ed è che tu, uscito da quel vento, non sarai lo stesso che vi è entrato. Sì, questo è il significato di quella tempesta di sabbia”

 Haruki Murakami, Kafka sulla spiaggia (Torino, Einaudi 2008).

.

Sono giorni di cospetti sincopati
sempre con la stessa opaca visione.
Questo IO che ho scandagliato
fino all’estrema pazienza di conviverci.
E rendermi conto che
una parte di noi stessi è l’altro.
.
.
.
Città vuote,
il paesaggio senz’uomini
è una natura morta, un render d’architettura,
e natura naturans incessante, e indifferente,
-il gioco del mosaico del tabacco-
in riequilibrio vitale continuo.
.
.
.
Fermo resto qui adesso
Strappo via anima inquieta
Lascio volare via ogni sensazione.
Limbo di svolta eccolo qui
Tutto si muove prende forma
Santuario sono
Involucro di speranza resto.
.
.
.
non ho mai smesso di scrivere
sciocchezze in bilico tra
l’imitazione e il nulla, ottone
d’importazione per candelabri spenti,
non sono pronto a odiare primavere
ed estate, conto le api.
.
.
.
Oggi ho perduto qualcosa.
Lo so.
Ma non chiedermi cosa perché non so.
Ogni giorno perdiamo qualcosa.
Un po’ di vita
ai quattro angoli.
.
.
(versi estratti dall’eBook FASE 1)

“buona giornata”

buona giornata

Tutto comincia tardi
da non voler consultare l’ora,
qualche orologio scarico
brilla sul comodino,
mette in risalto amnesie
di giorni e giorni.

Chiedessi il titolo
della canzone, o la forma
del portacenere là vicino
all’atto del mio concepimento,
non saprei dire, a volte
basterebbe un po’ di nebbia.

In attesa del risveglio
la casa è fredda, prova
il recupero della gioia di vivere
in atto estremo, eroico,
complicato dalla scarsa fantasia,
modesto, di amore in sé.

Flavio Almerighi, 21.04.2020 – inedito

si ringrazia l’Autore per la gentile concessione

[…]

Ancora un pomeriggio di mal di testa, di affollamento nonostante le distanze, di obbligate comprensioni e mancato silenzio. Si sta quasi in trincea, aspettando la contromossa di un nemico e che le corde tese emettano presto melodie al posto di rumori. S’attende speranzosi. Ho voglia di scrivere quasi quanto d’abbracciarti.

Angela Greco, da Questotempodivirus, 10.03.2020 – inedito

.

— In apertura: fotografia di Man Ray, Larmes (Tears) per cortese concessione del sito The J. Paul Getty Museum; © Man Ray Trust ARS-ADAGP  – (dal web)

Rileggendo il 2019: Isole di Flavio Almerighi – nota di Angela Greco

“A me porta un abbraccio.” Con questo verso si chiude la silloge Isole di Flavio Almerighi, edita da Ensemble (Roma, 2018); divisa in tre sezioni, ognuna denominata con il nome di un’isola, rispettivamente con la peculiarità di essere la più piccola isola del mondo divisa tra due stati, l’isola più piccola del mondo e l’isola con la minor densità di popolazione per chilometro quadrato (si legge al termine dell’indice), ed un titolo-riassunto della sezione stessa: Södra Boksjön – secolo breve; Bishop Rock – Nomi e Persone; Ellesmere Island – Qualcuno c’è. Una struttura, quella di questo libro di Almerighi, articolata, come forse mai accaduto nei precedenti editi dello stesso autore, che vuole identificare nettamente le tematiche trattate e che si chiude con il verso che ho posto in incipit, una chiave di lettura precisa messa a conclusione di una ascesa discesa snocciolata partendo da lontano per arrivare al vicino, anzi al vicinissimo, con l’ultima sezione nella quale l’autore dissemina elementi personali (fatti e persone) senza più il distacco che, ad esempio, caratterizza la prime sezioni e le sue poesie di soggetto storico.

Il titolo, Isole, potrebbe far pensare ad elementi singoli e separati dal resto, ad una individualità com’è spesso nella metafora del termine; invece, la silloge è un arcipelago, un insieme di unità legate da un elemento comune che è l’osservazione e l’annotazione del vissuto, caratteristici di questo autore; il ‘mare’, in cui trovano posto queste poesie-isole è il quotidiano, anche quando si tratta di accadimenti retrodatati, Almerighi non concede spazio alla retorica, né al sentimentalismo, pur lasciando nitido il sentimento e il battito del suo cuore. Il consolidato e riconoscibile taglio asciutto, come il suo verso breve e d’impatto, collocano questi versi nella poesia di questo tempo, contratta ed immediata, subito fruibile anche nei passaggi più articolati (pochi in questo libro), che sono propri della produzione ultima (inedita, ma riscontrabile sul suo blog on line) e che stanno emergendo nella maturità.

Isole ha il pregio di catturare senza difficoltà l’attenzione del lettore e di commuoverlo, per una sorta di sincerità ormai rara e riscontrabile soltanto in alcuni libri, i quali sembrano svelare, quasi per mistero allo stesso autore, quello che per pudore o per condizionamento si ammaestra a non far venire fuori. In alcuni versi Flavio Almerighi allenta la morsa della difesa (e anche dell’attacco a situazioni, fatti e accadimenti) e si fa addirittura volere bene, anche da chi non lo consce, tanto da indurre il lettore a rispondere positivamente a quel suo ultimo verso: “A me porta un abbraccio.” (Angela Greco)

*

Tre poesie da ISOLE di Flavio Almerighi (Ensemble, 2018)

ISOLE (pag.76)

Fughe appassionate
dalla calura estiva
isole
le braccia aperte galleggiano
sulla luce pomeridiana.

Saranno pazienti e in attesa
segreti murati nell’armadio
le onde vorrebbero lambirle.

Ho voglia di andare via
fuggendo oltre
gli sminuzzi di cattivo tempo
rimasti sul parabrezza
o ancora fermi in gola.

Quale destino d’artista
per chi saprà tirare somme
ma non stridere i denti
aprire glicini e arance,
nemmeno disegnare?

I numeri non hanno futuro,
infinito soltanto lo zero,
lasciali ostinare
nell’ozio della logica
a me porta un abbraccio.

§

MALVINAS (pag.33)

Alternanza di schiarite
il cielo è sempre secco,
madre denutrita di iene
che non ne può più dei figli,
vorrebbe ripudiarli tutti
se non fossero così poveri,
coscritti di tutte le guerre.

Nei mercatini di Gomorra
eretici in saldo senza impostura
più o meno vinti.
Oggi è il loro turno
bastardi irriconoscibili
oltre i finestrini fumé.

Voglia il cielo non si sappia
di Raqqa, liberata più volte
nessuno riconosce fucili
un tempo argentini
e le loro vecchie ruggini.

§

LUOGHI IN OMBRA (pag.20)

luoghi in ombra, silenzi,
lampi, nient’altro,
il cuore esce dal petto
va a viversi in pace
su bocche di pesca
trova riparo, distrazione
.
il desiderio più che tiepido
ondeggia in mare
non a caso a Sud,
dove il mondo si apre
in due come una melagrana
e la luna è dello stesso colore

.

Isole di Flavio Almerighi letto da Angela Greco

“A me porta un abbraccio.” Con questo verso si chiude la silloge Isole di Flavio Almerighi, edita da Ensemble (Roma, 2018); divisa in tre sezioni, ognuna denominata con il nome di un’isola, rispettivamente con la peculiarità di essere la più piccola isola del mondo divisa tra due stati, l’isola più piccola del mondo e l’isola con la minor densità di popolazione per chilometro quadrato (si legge al termine dell’indice), ed un titolo-riassunto della sezione stessa: Södra Boksjön – secolo breve; Bishop Rock – Nomi e Persone; Ellesmere Island – Qualcuno c’è. Una struttura, quella di questo libro di Almerighi, articolata, come forse mai accaduto nei precedenti editi dello stesso autore, che vuole identificare nettamente le tematiche trattate e che si chiude con il verso che ho posto in incipit, una chiave di lettura precisa messa a conclusione di una ascesa \ discesa snocciolata partendo da lontano per arrivare al vicino, anzi al vicinissimo, con l’ultima sezione nella quale l’autore dissemina elementi personali (fatti e persone) senza più il distacco che, ad esempio, caratterizza la prime sezioni e le sue poesie di soggetto storico.

Il titolo, Isole, potrebbe far pensare ad elementi singoli e separati dal resto, ad una individualità com’è spesso nella metafora del termine; invece, la silloge è un arcipelago, un insieme di unità legate da un elemento comune che è l’osservazione e l’annotazione del vissuto, caratteristici di questo autore; il ‘mare’, in cui trovano posto queste poesie-isole è il quotidiano, anche quando si tratta di accadimenti retrodatati, Almerighi non concede spazio alla retorica, né al sentimentalismo, pur lasciando nitido il sentimento e il battito del suo cuore. Il consolidato e riconoscibile taglio asciutto, come il suo verso breve e d’impatto, collocano questi versi nella poesia di questo tempo, contratta ed immediata, subito fruibile anche nei passaggi più articolati (pochi in questo libro), che sono propri della produzione ultima (inedita, ma riscontrabile sul suo blog on line) e che stanno emergendo nella maturità.

Isole ha il pregio di catturare senza difficoltà l’attenzione del lettore e di commuoverlo, per una sorta di sincerità ormai rara e riscontrabile soltanto in alcuni libri, i quali sembrano svelare, quasi per mistero allo stesso autore, quello che per pudore o per condizionamento si ammaestra a non far venire fuori. In alcuni versi Flavio Almerighi allenta la morsa della difesa (e anche dell’attacco a situazioni, fatti e accadimenti) e si fa addirittura volere bene, anche da chi non lo consce, tanto da indurre il lettore a rispondere positivamente a quel suo ultimo verso: “A me porta un abbraccio.” (Angela Greco)

*

Tre poesie da ISOLE di Flavio Almerighi (Ensemble, 2018)

ISOLE (pag.76)

Fughe appassionate
dalla calura estiva
isole
le braccia aperte galleggiano
sulla luce pomeridiana.

Saranno pazienti e in attesa
segreti murati nell’armadio
le onde vorrebbero lambirle.

Ho voglia di andare via
fuggendo oltre
gli sminuzzi di cattivo tempo
rimasti sul parabrezza
o ancora fermi in gola.

Quale destino d’artista
per chi saprà tirare somme
ma non stridere i denti
aprire glicini e arance,
nemmeno disegnare?

I numeri non hanno futuro,
infinito soltanto lo zero,
lasciali ostinare
nell’ozio della logica
a me porta un abbraccio.

§

MALVINAS (pag.33)

Alternanza di schiarite
il cielo è sempre secco,
madre denutrita di iene
che non ne può più dei figli,
vorrebbe ripudiarli tutti
se non fossero così poveri,
coscritti di tutte le guerre.

Nei mercatini di Gomorra
eretici in saldo senza impostura
più o meno vinti.
Oggi è il loro turno
bastardi irriconoscibili
oltre i finestrini fumé.

Voglia il cielo non si sappia
di Raqqa, liberata più volte
nessuno riconosce fucili
un tempo argentini
e le loro vecchie ruggini.

§

LUOGHI IN OMBRA (pag.20)

luoghi in ombra, silenzi,
lampi, nient’altro,
il cuore esce dal petto
va a viversi in pace
su bocche di pesca
trova riparo, distrazione
.
il desiderio più che tiepido
ondeggia in mare
non a caso a Sud,
dove il mondo si apre
in due come una melagrana
e la luna è dello stesso colore

.

Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Flavio Almerighi

Il sasso nello stagno di AnGre è lietissimo di presentare Oltre la rete: la poesia italiana che si incontra oggi, uno spazio che ospiterà i versi – tre testi scelti personalmente da ogni autore (salvo rarissime eccezioni) unitamente ad una breve nota bio-bibliografica – che oggi si scrivono e oggi si leggono, materialmente redatti da chi potremmo incontrare senza difficoltà in ogni momento della nostra giornata e in ogni luogo, persone amiche con cui prendere un caffè o discutere anche del più e del meno. Uno spazio, questo, che vuole offrire un’ampia panoramica sulla scrittura poetica attuale, utile sicuramente agli addetti ai lavori, ma soprattutto pensato per tutti coloro che hanno voglia di “leggere” un altro aspetto del quotidiano messo sempre più in ombra dal momento storico, politico e sociale, che stiamo vivendo. Perché la Poesia non si è mai allontanata dall’Essere Umano – né si è rifugiata in luoghi irraggiungibili – e, perché, ribadiamo, di Poesia si ha ancora bisogno. Grazie di cuore a chi ha accettato con il mio stesso entusiasmo l’invito a condividere i propri versi qui e speriamo che tanti altri possano aggiungersi nel tempo. [AnGre]

*

OLTRE LA RETE: Flavio Almerighi

S = k. log W
.
Si è dissolta dignitosa,
da signora di una certa età.
Voce dolce, lontanissima,
ogni istante murato
al proprio chiodo, definito
nella propria identità.
.
A ogni solido esposto alla luce
corrisponde un’ombra.
Averla cucita ai piedi comporta
lo sforzo di raggiungerla,
ma non parla,
non si fa toccare.
.
La cassa, unico arredo:
è illuminata, prosciuga liquidità,
secca le mani al benzinaio.
Lasciate seppelliscano
compagne e compagni
di un’ora, non è peccato, ma
degna sepoltura senza nome.
.
Voi, indocili strumenti,
siate arguti.
Abbiate memoria,
affondate ogni cosa,
non smettete di sognare.
.
(inedita, 2018)
.
.

Nel lago di Heviz

Non credo ai gargarismi di Rondoni.
Nemmeno penso facciano bene
certe scampagnate d’autore
accompagnate da cibi grassi
e vino rosso coi chiodi.

Non credo ai rapparoli tatuati
veri parolai finto alternativi,
facciano cassa sulla pelle
degli sciocchi, e in loro nome.
Nemmeno penso facciano bene
certi professorini dissanguati,
semisoffocati dagli incensi
sparsi sugli altari
dove s’immolano chierichetti.

Non credo alle penelopi
un po’ sfatte, consacrate
ai loro imeni perenni,
sempre pronte a sventolarli
in nome della poesia femminile,
alle loro piazze inviolate
ma ben frequentate.
Nemmeno penso facciano bene
le tende tirate per separare
le sacre scritture dagli avventori
di bar chiusi all’aperto,
dove si consumano superalcolici
e molte più nefandezze.

Non credo a chi dice bravo
senza mani e a occhi chiusi,
non credo ai riflussi gastrici
di chi si ammanta di luce riflessa
dai migliori poeti,
citando luogo, data, ora e meteo
del giorno in cui li conobbero,
il grande poeta non se ne accorse.
Nemmeno penso facciano bene
i critici capiclasse,
i loro editori parassiti,
le scuole a memoria,
le scuole di scrittura,
i puri di cuore, gli illusi.

Facciamo un bel fagotto ermetico,
vi siano anche molte pietre,
tutto da gettare senza esitazioni
nel Lago di Heviz.

(inedita, 2018)

.
.
Hart Island
.
L’uomo ha conquistato la terra.
Invaghito della luna
risoluto l’ha sottomessa.
Gli amori, lontanissimi nell’aria,
sono appannati da un lampo.
.
Troppo tardi per ripartire
il prossimo vapore è domattina.
.
Avrei preferito trovare sereno
tutti in sonno e ben vestiti.
Nessuna pietà invece,
malgrado il gioco di pazienza
delle mani unite.
.
Fra tanta sterpaglia e veloci sussurri
chissà, forse,
fuggirà la voglia di essere terra.
.
Una a una vedo braccia
e foglie autunnali fermarsi,
colare a picco quest’isola
.
.
.
.
Flavio Almerighi È nato a Faenza (1959). Ha pubblicato le raccolte di poesia Allegro Improvviso (1999), Vie di Fuga (2002), Amori al tempo del Nasdaq (2003), Coscienze di mulini a vento (2007), Durante il dopocristo (2008), Qui è Lontano (2010), Voce dei miei occhi (2011), Procellaria (2013, tradotta in America col titolo Storm Petrel nel 2017), Caleranno i Vandali (2016), Cerentari (antologia editi e inediti 1998/2017, edizione fuori commercio), Ignoti (2018, Collana Lotta di Classico, e-book gratuiti a cura di Massimo Sannelli). Suo il blog Almerighi | amArgine, rintracciabile all’indirizzo https://almerighi.wordpress.com/

Flavio Almerighi, tre inediti

Flavio Almerighi, tre inediti

noia di vivere

con dita consumate di guerra
sogni ingrassati a lume di candela
insetti, carta straccia per ripulire
canne ostruite dagli spari, la violenza
gonfia le pance ai trafficanti
prominenti, eminenti
da non vedersi più le parti intime
sporgenti, ma tagliano le gambe
a ogni singola voce di chi
anziché sputare, ha piantato la vita
per una vaga idea di purezza e pulizia
in canna di fucile.
Ovunque siano, i Balcani insegnano:
le poche case sembrano disabitate,
i cani non si spostano dalla strada
per osservare i pochi di passaggio,
nemmeno il comunismo
liberò quelle campagne in terra rossa
dall’idea (noia di vivere)
di sentirsi ognuna il popolo eletto
specie a Serajevo, che in un istante solo
rientrò nella storia a colpi di cannone;
quant’è distante quell’amore
che sa accarezzare l’altra mano
con dita consumate di guerra
.

*

Via Montecuccoli

Pina è molto glam, cade però
troppo presto rispetto ai colpi di mauser.
La scena è da ripetere o rimontare
di interpretazioni coatte
con vino cattivo e rose acciaccate:
le più belle, bianche, appassite,
stanno in un cestino
tra cialde morte di caffè,
eppure fieramente in piedi:
di tutta Pina si intravedono le giarrettiere
morte con lei.
.
Ricordano un po’ Daniela, la sua stanza
piena di scarpe vecchie,
le foto del matrimonio
chiuse là dentro per dimenticarne
la data di scadenza.
Sembra tutto normale.
.
Un bimbo vestito da chierichetto
guarda partire autocarri pieni di italiani
in assenza di barconi.
L’unico modo per sentirsi in agio
è fare lo spettatore,
ma Don Pietro stende la mano pietosa
sugli occhi di ogni chierichetto:
da sempre è tutto cinema.
.
Sullo sfondo la salma di Cinecittà
in omaggio a questi tempi morti,
Maria Michi bagnata di penombra
sussurra dentro un telefono non più bianco
.

*

Vagabondi Istriani

non che la chiglia tagli,
la barca ondeggi in nome nostro
verso un futuro prossimo e diviso
e non trattarsi di due parentesi
al fronte, divise dal ricordo
terra di nessuno

l’orizzonte equidistante marca
l’acqua verde azzurra, turchese
quando più profonda: ancora mare
ma con la voglia di mollare
e risalire da Vagabondi Istriani
disposti alla preda,
al vino e all’olio
a un abbraccio della Dominante

sia ghiaccia la notte,
bruciante il giorno,
quando pesa il passo
tutto sembra fatto per amore
in nome di Chi
chiunque Esso sia

ognuna rosa è un giorno,
il colore non implica la scelta,
muovono bianco e nero:
qualcuno mangia
altri attendono i resti del pasto
inutilmente, e a un tempo migrano
nella speranza di ritrovarsi
dentro un paese nuovo

e giusto sia far dispetto ai potenti,
alle loro barche lustre
di belle donne tanto scalze
quanto inutili ma tutto.

Sotto, una profondità silenziosa,
libera di ogni pensiero umano,
pronta ad assalire i pescatori.
Disposta al nulla

***

Flavio Almerighi è – come ama definirsi lui stesso – prima di tutto un sano lettore di provincia. Considerevole voce poetica contemporanea molto apprezzata per schiettezza e onestà,  in rete i suoi lavori sono rintracciabili sul suo blog almerighi.wordpress.com, dove usa ospitare altri poeti, accostandoli all’impegno di non lasciare all’oblio altri Autori spesso dimenticati. È nato a Faenza (1959). Ha pubblicato le raccolte di poesia Allegro Improvviso (1999), Vie di Fuga (2002), Amori al tempo del Nasdaq (2003), Coscienze di mulini a vento (2007), Durante il dopocristo (2008), Qui è Lontano (2010), Voce dei miei occhi(2011), Procellaria (2013, tradotta in America col titolo Storm Petrel nel 2017), Caleranno i Vandali (2016), Cerentari (antologia editi e inediti 1998/2017, edizione fuori commercio). Nel 2018, per i tipi Ensemble Edizioni di Roma, è uscita la silloge Isole.

letture amArgine: Interno n. 42 di Angela Greco

 dal blog di Flavio Almerighi che ringrazio

Bisogna dirlo senza perifrasi, quando la poesia c’è si riconosce senza nessuno sforzo.
E’ il caso di Angela Greco qui proposta con Interno n. 42, un ottimo inedito. Angela (tra l’altro) sa raccontare attraverso la poesia, sa non perdersi in sciocche banalità di serie, sa cos’è la poesia. La struttura e l’articolazione di questo inedito, come se ce ne fosse bisogno, lo dimostrano ancora una volta.
Ultimamente amArgine si occupa con particolare interesse del fermento che gira intorno alla nuova poesia pugliese, la Greco ne è una delle punte di diamante. Lasciamoci quindi attraversare dalla lettura di questo brano, dalla sua ricchezza di chiari e scuri, dal suo pizzico di surrealismo.
L’eleganza e l’ampia leggibilità dei versi completerà una lettura alquanto soddisfacente fino al dono del rosso di murgia.
(Flavio Almerighi)

*

La sfera dorata dondola al polso;
sei la mia anamorfosi fatta persona.
«Appena ho sentito muovere il letto,
mi sono chiesto, cosa ci facessi qui».
S’allunga il giorno quasi a toccarti;
nella luce un altro cielo sbaraglia
nuvole al suono d’un pomeriggio
di quiete solo apparente. È sabato
e tu sei nella tempesta in agguato.

«Sei una conchiglia mancata – dici –
in grazie e volute, nei vuoti e nei pieni
del vivere, della scrittura, della grafia,
il piacere avvolge, s’avvolge e si cerca,
sonaglio e mantra che ammalia, stupisce,
trance per un mondo mancato per poco,
giusto per resistenza di sopravvivenza.
Merletto veli lo sguardo, acqua ti muovi
attorno alla pietra». «Tu, lasciati attraversare».

In questa distrazione di dio dammi tu la mela;
fatti mordere al risveglio.
Dell’invenzione della luce ci occuperemo
più tardi, appena prima della luna;
dell’amore e di altri demoni non avere cura,
ma accendi la candela e danziamo con la fiamma
al suono feroce dello scorrere di acque.
Alle 12 lascia i rintocchi al petto, non ad altri.
Siamo palindromi fin dal mattino.

Di Venezia conosco pagine ingiallite
e strade liquide; una sola volta basta
alla tachicardia. Poi è soltanto ritorno.
Così il paese, le mura e l’incontro, luci
e riflessioni sulla superficie, trattenendo
profondità per un solonostro a posteriori.
Sale la via verso te all’ora senz’ombra
ed ogni casa guarda dall’angolo
il rosso di murgia che porto addosso.

Angela Greco è nata il primo maggio del ‘76 a Massafra (TA), dove vive con la famiglia. Ha pubblicato in prosa, Ritratto di ragazza allo specchio (racconti, 2008) e in poesia: A sensi congiunti (2012); Arabeschi incisi dal sole (2013); Personale Eden (2015); Attraversandomi (2015); Anamòrfosi (2017); Correnti contrarie (2017); Ora nuda, antologia 2010-2017 (formato elettronico, Quaderni di RebStein LXVII. Settembre 2017). È ideatrice e curatrice de Il sasso nello stagno di AnGre. Commenti e note critiche all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/.

 

immagine d’apertura: opera di István Orosz, Atlantis anamorphosis

 

Flavio Almerighi, Ormai è andata – con una risposta in versi di Angela Greco

almerighi

Ormai è andata, intendo partita
verso una giornata arrampicata
dove non ci sono muli solo fatica
di dividere il pane, riporre le unghie
senza una terra, una pietra
per divagare all’ora sesta,
quando i bambini non trovano pace
nemmeno le notizie sono buone.

Giornata di referti e preghiere
piove su vittime di poeti e cantastorie.
Fuori il mare bussa per entrare
nell’istante dei fratelli,
ognuno chiuso dentro cuori
a doppia mandata, auto inflitti
cambiati per cambiare, ombrelli
strozzati e logori volati via.

L’unico pensiero terminare,
ritrovare è l’altro e riprovare
il successivo, intanto è già buio.
All’origine il protagonista
partì come comprimario,
la sera stessa, sera di tutti,
non è da meno. Ciao come stai?
Non trovo le chiavi.

***

L’unico pensiero iniziare,
continuare, non fermarsi.
E’ di nuovo giorno
e non importa essere protagonista.
Basterebbe essere e basta.

Le chiavi sono nella gran confusione
che le borse e i…

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Flavio Almerighi, 27 gennaio

Ventisette Gennaio 1945,

una sopra l’altra, anime ossute protese verso un dio qualsiasi, siamo più innocenti del latte nell’effimera planimetria del cielo. Fotografie da un’interminata tregua. Liquidata la buna, i camini non fumano più. La sirena suonava alle cinque, finito il lavoro c’incontravamo ai cancelli. Dalla mia cuccia vedo strati di cenere grassa addosso ai volti di un tempo, e sugli amori consumati dietro un portone. Vedo la notte scendere su ogni possibile presente. Il campo evacua come i miei visceri. O le silfidi in menopausa alla divisione della gioia. Fosse ancora ieri mi mangerei le labbra, i denti, per sedare un po’ di male. Mangerei le strisce del mio carcere che indosso insieme al sangue secco, ma non la fame. Rimane poco di me oltre la febbre, orgoglioso souvenir di chi ero. Visto dalla tua parte del foglio, sono poco più di carta sporca, ma senza odore né prurito. Sid Vicious rifarà My way, i cinesi rifaranno Sid Vicious. Non ho più dolore adesso. Sono l’altare gonfio di luce a cui non chiedere memoria.

(da “durante il dopocristo” Tempo al libro Faenza, 2007)

§

Non prendete prigionieri (inedito)
.
Non prendete prigionieri
il mondo è già completo,
pieno di stazioni vuote
e gente chiusa dentro
sempre pronta a preferire
chi è lontano.
.
Binari fioriti di noncuranza,
cosa sono Piacenza, Ancona,
estremità cui legare
l’elastico della fionda
puntato contro quei gattini
venuti al mondo in fretta ciechi
.
I prigionieri vengono vagliati
consegnati all’oblio
Divisione del Lavoro
Divisione della Gioia.
Capolinea si riparte.
.
.

Flavio Almerighi è nato a Faenza il 21 gennaio 1959. Sue le raccolte di poesia Allegro Improvviso (Ibiskos, 1999), Vie di Fuga (Aletti, 2002), Amori al tempo del Nasdaq (Aletti, 2003), Coscienze di mulini a vento (Gabrieli, 2007), durante il dopocristo (Tempo al Libro, 2008), qui è Lontano (Tempo al Libro, 2010),Voce dei miei occhi (Fermenti, 2011) Procellaria (Fermenti, 2013), Caleranno i Vandali (Samuele, 2016). Storm Petrel (edizione bilingue di Procellaria, Xenos Books Los Angeles, 2017), Cerentari (antologia fuori commercio Tempo al Libro, 2017), Isole (Ensemble, 2018).

 In apertura, opera di Lucio Fontana

su La dimora del tempo sospeso: Isole di Flavio Almerighi e Correnti contrarie di Angela Greco

Grazie di cuore a Francesco Marotta e a tutta la Dimora per la condivisione!

https://rebstein.wordpress.com/

 

Angela Greco

E se poi il sacro
non fosse solo un’invenzione
ma fosse connesso
con la sintesi delle tue labbra?

Un salmo da sciogliere
a rima dischiusa sul percorso
dalla bocca ai tuoi lombi e così sia
nella congiunzione di mani salde
su pianure scolpite dal vento d’oriente
con il fruscio dei tuoi riccioli sul viso,
coro angelico?

Acquisterei una mansarda in centro
e sulla piazza proietterei
le nostre ombre profane.

https://rebstein.wordpress.com/2018/01/21/correnti-contrarie/

.

 

Flavio Almerighi   

Hart Island

L’uomo ha conquistato la terra.
Invaghito della luna
risoluto l’ha sottomessa.
Gli amori, lontanissimi nell’aria,
sono appannati da un lampo.

Troppo tardi per ripartire
il prossimo vapore è domattina.

Avrei preferito trovare sereno
tutti in sonno e ben vestiti.
Nessuna pietà invece,
malgrado il gioco di pazienza
delle mani unite.

Fra tanta sterpaglia e veloci sussurri
chissà, forse,
fuggirà la voglia di essere terra.

Una a una vedo braccia
e foglie autunnali fermarsi,
colare a picco quest’isola

https://rebstein.wordpress.com/2018/01/21/isole/