Gianmario Lucini, L’altro profeta

– per gentile concessione del sito poiein.it che si ringrazia –

Gianmario Lucini (1953-2014)

L’altro profeta

[La poesia, con toni a volte sdegnati, a volte ironici e a volta lirici, addita la categoria dei “falsi profeti”, coloro che hanno verità ad uso e consumo di obiettivi esterni, di secondi fini che in realtà sono forme di umiliazione e di oppressione dell’uomo, in nome non di una giustizia che viene da una visione trascendente ma di una giustizia “del sistema”, del più forte].

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E’ sul volto del febbraio che inizi a titubare.
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La terra s’apre e tu ti fai di sasso
cammini indietro, t’involgi
dentro l’utero del tempo abominando
il nuovo da radici morte
e non vedi i giovani corpi e spiriti che vanno
dietro all’amore liberi uccelli trasmigranti
e l’innocenza che si lascia alle spalle
definitivamente
l’irredimibile feticcio de la parola proclamata
alta e sapiente e padrona su noi
piccole nebbie uomini e donne dell’età complessa;
non vedi ciò che vale nelle braccia
e nei baci
e il frutto dentro il ventre vivo che ci illumina
serena rinuncia all’escatologia
dell’onnipotenza;
…………………….. ti sbatti
t’arrabatti ai trivi profeta cialtrone
settario gonfio di birra
dopo secoli strasazi.
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Che può venire mai dalle tue ubbie
che mai dalla rabbia che t’avvolge
disegni e veti e scongiuri a impastare il pane
che ci tocca sudare
per vivere ambigui – mentre altrove
suona a festa la campana del male
come ad avvallare il meccanismo che ci regola
ordigni a tempo pronti a esplodere
scagliando al cielo brandelli d’umano
sacrificati alla giustizia del sistema.
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Oh noi che cerchiamo l’innocenza
e ci lasciamo incantare da una fede
senza carità
e veneriamo l’esatto, il razionale,
correggiamo la giustizia naturale
del vedere del sentire dell’andare
verso l’altrove e l’altrimenti
ma non ci fidiamo più del gesto d’una mano tesa
nella sua nuda evidenza
.
– il chiodo confitto è soltanto
estetica dell’apparenza.
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(Immagine d’apertura: Picasso, Il poeta, 1912)

Gianmario Lucini, Fossimo rimasti aviatori di sogni…

Fossimo rimasti aviatori di sogni… di Gianmario Lucini (1953-2014)

E’ molto facile adunare pensieri
nelle mistiche sere, farne vestiti
da indossare ai galà delle chiacchiere. Il male,
alieno lo senti, lontano. Lontano
.
la sera non ha più bambini – sciamano
in nuvole rosse, sagome nere –
non ha vestiti l’orrore, non ha voce;
spalanca ingordo il tunnel della gola.
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Regrediscono pensieri nel deserto
nessuno li può riscattare prigionieri
per quarant’anni fra le dune e noi, lontani
continueremo i galà delle chiacchiere
.
come trofei da impagliare nella sera.
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***
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Non abbiamo ali: nella sua saggezza
Dio ci fece bipedi lenti, non pose
cavalli di frisia fra terra e terra
se non il profondo pensiero del mare
.
ed imparammo a varcarlo, il mare
fin dove si spalanca l’infinito
imparammo a volare intensamente
chiudendo gli occhi e ascoltando il vento
.
(fossimo rimasti aviatori di sogni…)
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ed è davvero un tempo buio, il presente
che ci costringe a imitare le talpe
scavare vie nascoste all’occhio dei falchi
sotto confini che Dio non impose
.
scaviamo la rena soffice che frana
tagliandoci ogni ponte con il sole
per poco pane, un’arma per uccidere
e illuderci così di sopravvivere.
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***
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Dal mio guanciale vedo l’alba sul mare
ogni mattino ripetersi il miracolo
dell’origine e mi cruccio
di non poter gioire di tanta bellezza
trepida come il primo amore;
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non più dormiente e non ancora sveglio
con il volto mezzo allegro e mezzo triste
m’affaccio al terrazzo e saluto il sole
ed egli mi saluta
m’inchino a nuvole rosse, alla montagna
che già si bagna del riflesso del mare
.
potrei gioire
come un bambino in un giorno di vacanza
ma questo cupo basso continuo
non mi lascia scampo: è una voce
che spaventa, una marea che monta
e non la posso contenere
.
non posso contenere quel sangue
che grida nel nostro silenzio
dai luoghi dove spunta il sole.
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E’ questo il segreto dolore
la remora che mi tiene
nell’angoscia che non trova
parole da dire nel mondo delle chiacchiere.
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Per questa gentile condivisione si ringraziano la sig.ra Marina Marchiori e il sito poiein.it – in apertura: Paul Klee, Luogo eletto, 1927.

Gianmario Lucini, Perché sei sapiente se sei ancora in vita?

Una poesia di Gianmario Lucini (18/9/1953 – 28/10/2014)

Si curvano davanti all’opera delle loro mani
davanti a ciò che fabbricano con le loro dita
Is 2,8
perirà la sapienza dei suoi sapienti
e scomparirà l’intelligenza degli intelligenti
Is 29, 13-14

Perché sei sapiente se sei ancora in vita?
Guardati intorno, pullulano piaghe
da ogni direzione i disperati assalgono
ed hanno fame – da secoli non mangiano –

vedi i bagliori dell’inferno il fumo
che sale dal tuo cortile
la pianura tutta è cosparsa di cadaveri
rantoli di feste e fuochi immondi

tutto vedi e l’ingiustizia, la rapina
vedi e continui a frugare l’orizzonte
dove il grande libro brucia
divorato da un fuoco di giustizia.

Ti accompagna un consesso di ladroni
di serpi viscide che pregano al mattino
e di notte insidiano le culle,
-di notte nell’orgia e di giorno sugli altari -.

Canti le lodi del Signore
mentre il povero rantola e muore.
Innalzi templi, t’allei coi potenti
mentre i poveri disperano in Dio.

Un fallo sconcio invece del capo
un suono di bottino nella loro voce,
questi i tuoi alleati, i tuoi santi
che pregano Dio bestemmiando.

Perché sei sapiente se sei ancora in vita?
Il mondo è morto e tu sei rivestita
di panni preziosi, esci fiacca dall’orgia
e te ne vai nel deserto a pregare.

Quale dittatore non ha conosciuto?
Di quale potente non hai gradito i banchetti?
Come un cane da caccia punti i suoi palazzi
-grondano sangue e tu ne sei complice-.

Mia sposa adultera che male ti ho fatto?
In quale bisogno ti ho mai contrariato?

tratta dal blog La poesia e lo spirito, dall’articolo POESIA E POTERE di Giovanni Nuscis, che si ringrazia.

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dello stesso Autore in questo blog (clicca sui link azzurri):

Quattro sassi con…Gianmario Lucini

foto d’apertura: opera di Elisabetta Sirani, Girolamo

 

A Gianmario Lucini: il suo sorriso nel parco, la vetta più alta

Bari parco 2 giugno

affranta la quadricromia di colori

sbocciata oltre il bianco e nero

di quelle foto

oggi s’imprime nella incredulità delle mani

il sorriso e la lealtà in una lacrima

scevra da retorica ed ecolalìa, come te

poesia fin dal primo sguardo

giorno troppo caldo per la stagione in corso

.

“se non mi arrestano il libro esce”

.

e quel viaggio tra Roma e Venezia e le tue terre

oggi è la vetta più alta

e nessuno

mai

potrà fermare tutto il resto

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Angela Greco, in ricordo di Gianmario Lucini (18/9/1953 – 28/10/2014)

Bari, Parco 2 Giugno, 18 ottobre 2014, una mattina di sole