Gianni Rodari, Sulla luna

Gianni Rodari, Sulla Luna 
.
Sulla Luna, per piacere,
non mandate un generale:
ne farebbe una caserma
con la tromba e il caporale.
.
Non mandateci un banchiere
sul satellite d’argento,
o lo mette in cassaforte
per mostrarlo a pagamento.
.
Non mandateci un ministro
col suo seguito di uscieri:
empirebbe di scartoffie
i lunatici crateri.
.
Ha da essere un poeta
sulla Luna ad allunare:
con la testa nella Luna
lui da un pezzo ci sa stare…
.
A sognar i più bei sogni
è da un pezzo abituato:
sa sperare l’impossibile
anche quando è disperato.
.
Or che i sogni e le speranze
si fan veri come fiori,
sulla Luna e sulla Terra
fate largo ai sognatori!
.
.
.
dedicata alla mia Josephine peri suoi 9 anni ♥ [AnGre]

Buon Carnevale…

Carnevale, senza nessun dubbio, festa nazionale.
Ormai non si distingue più, se maschera o reale…
Il pensiero, invece, va a chi in ogni caos mostra
quel che di vero rimane in questa folle giostra!
Lontano dalla calca, dalle luci e dai riflettori,
in un silenzio che parla direttamente ai cuori
.
*
.
.
Pierrot
di Paul Verlaine
.
………………………………..a Léon Valade.
.
Non è più il sognatore lunare della vecchia aria
che rideva agli avi da sopra gli stipiti:
la sua allegria, come la sua candela, ahimè! è morta,
e oggi il suo spettro ci ossessiona, sottile e chiaro.
Ed ecco, nel terrore di un lungo lampo,
la sua pallida blusa scossa dal freddo vento
sembra un sudario, e a bocca spalancata
pare ch’egli stia urlando per i morsi del verme.
Col rumore d’un volo d’uccelli notturni,
le sue maniche bianche fanno vagamente nello spazio
folli segnali cui nessuno risponde.
Gli occhi sono due grandi buchi dove striscia
del fosforo, e la farina fa ancor più spaventosa
la faccia esangue dal naso aguzzo di moribondo.
.
.
.

di Fernando Pessoa

Quante maschere e sottomaschere noi indossiamo
Sul nostro contenitore dell’anima, così quando,
Se per un mero gioco, l’anima stessa si smaschera,
Sa d’aver tolto l’ultima e aver mostrato il volto?
La stessa maschera non si sente come una maschera
Ma guarda di fuori di sé con gli occhi mascherati.
Qualunque sia la coscenza che inizi l’opera
Sua, fatale e accettata sorte è l’ottundimento.
Come un bimbo impaurito dall’immagine allo specchio
Le nostre anime, fanciulle, rimangono disattente,
Cambiano i loro volti conosciuti, e un mondo intero
Creano su quella loro dimenticata causa;
E, quando un pensiero rivela l’anima mascherata
Esso stesso non va a smascherare da smascherato.

La trombettina
di Corrado Govoni
.

Ecco che cosa resta
di tutta la magia della fiera:
quella trombettina
di latta azzurra e verde
che suona una bambina
camminando scalza per i campi.
Ma in quella nota sforzata,
ci son dentro i pagliacci bianchi e rossi,
c’è la banda d’oro rumorosa,
la giostra coi cavalli, l’organo, i lumini,
come nello sgocciolare d’una grondaia
c’è tutto lo spavento della bufera,
la bellezza dei campi e dell’arcobaleno
nell’umido cerino d’una lucciola
che si sfa sopra una foglia di brughiera
tutta la meraviglia della primavera.

.

Il vestito di Arlecchino
di Gianni Rodari
.

Per fare un vestito ad Arlecchino
ci mise una toppa Meneghino,
ne mise un’altra Pulcinella,
una Gianduia, una Brighella.
Pantalone, vecchio pidocchio,
ci mise uno strappo sul ginocchio,
e Stenterello, largo di mano
qualche macchia di vino toscano.
Colombina che lo cucì
fece un vestito stretto così.
Arlecchino lo mise lo stesso
ma ci stava un tantino perplesso.
Disse allora Balanzone,
bolognese dottorone:
Ti assicuro e te lo giuro
che ti andrà bene il mese venturo
se osserverai la mia ricetta:
un giorno digiuno e l’altro bolletta!

.

Carnevale, ogni scherzo vale
di Gianni Rodari
.
Mi metterò una maschera
da Pulcinella
e dirò che ho inventato
la mozzarella.
Mi metterò una maschera
da Pantalone,
dirò che ogni mio sternuto
vale un milione.
Mi metterò una maschera
da pagliaccio,
per far credere a tutti
che il sole è di ghiaccio.
Mi metterò una maschera
da imperatore,
avrò un impero
per un paio d’ore:
per volere mio dovranno
levarsi la maschera
quelli che la portano
ogni giorno dell’anno…
E sarà il Carnevale
più divertente
veder la faccia vera
di tanta gente.
.
Immagini, in apertura: Martedì grasso di Paul Cézanne, 1888; al centro:  L’entrata di Cristo a Bruxelles (dettaglio) di James Ensor, 1888; in chiusura: Arlecchino seduto di Pablo Picasso, 1923.
.

Tre poesie per un anno nuovo

Mattino, di Arthur Rimbaud (da Une saison en enfer)

Non ebbi una volta una giovinezza amabile, eroica, favolosa, da scrivere su fogli d’oro, – troppa fortuna! Per quale crimine, per quale errore ho meritato la mia debolezza attuale? Voi che pretendete che le bestie singhiozzino di dispiacere, che i malati disperino, che i morti facciano brutti sogni, cercate voi di raccontare la mia caduta e il mio sonno. Io non posso spiegarmi meglio del mendicante con i suoi continui Pater e Ave Maria. Io non so più parlare!

Tuttavia, oggi, credo di aver terminato la relazione del mio inferno. Era proprio l’inferno; l’antico, quello di cui il figlio dell’uomo aprì le porte.

Dallo stesso deserto, nella stessa notte, sempre i miei occhi stanchi mi risvegliano alla stella d’argento, sempre, senza che si commuovano i Re della vita, i tre magi, il cuore, l’anima, lo spirito. Quando andremo oltre le spiagge estese e i monti, a salutare la nascita del nuovo lavoro, la saggezza novella, la fuga dei tiranni e dei demoni, la fine della superstizione, ad adorare – per primi! – Natale sulla terra!

Il canto dei cieli, la marcia dei popoli! Schiavi, non malediciamo la vita.

.

Foglie di palma, di Charles Bukowski

a mezzanotte in punto
1973-74
Los Angeles
ha cominciato a piovere sulle
foglie di palma fuori dalla mia finestra
i clacson e i fuochi d’artificio
erano svaniti
e tuonava.

ero andato a letto alle 21.00
spente le luci
tirate su le coperte –
la loro letizia, la loro felicità,
le loro urla, i loro cappelli di carta,
le loro automobili, le loro donne,
i loro ubriachi dilettanti…

la notte di Capodanno mi atterrisce
sempre

la vita non sa nulla degli anni.

adesso i clacson si sono ammutoliti
e i fuochi d’artificio e i tuoni…
tutto è finito in cinque minuti…
odo soltanto la pioggia
sulle foglie di palma,
e penso:
non capirò mai gli uomini,
ma è andata
anche questa.

.

L’anno nuovo, di Gianni Rodari

Indovinami, indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un carnevale e un ferragosto,
e il giorno dopo il lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno.

.

(in apertura: Leuca, Faro di Punta Palascia)

Gianni Rodari, Il palazzo da rompere – da Favole al telefono

Gianni Rodari, Il palazzo da rompere (da Favole al telefono)

Una volta, a Busto Arsizio, la gente era preoccupata perché i bambini rompevano tutto. Non parliamo delle suole delle scarpe, dei pantaloni e delle cartelle scolastiche: rompevano i vetri giocando alla palla, rompevano i piatti a tavola e i bicchieri al bar, e non rompevano i muri solo perché non avevano martelli a disposizione.

I genitori non sapevano più cosa fare e cosa dire e si rivolsero al sindaco.

– Mettiamo una multa? – propose il sindaco.

– Grazie tante, – esclamarono i genitori, – e poi la paghiamo con i cocci.

Per fortuna da quelle parti ci sono molti ragionieri. Ce n’è uno ogni tre persone e tutti ragionano benissimo. Meglio di tutti ragionava il ragionier Gamberoni, un vecchio signore che aveva molti nipoti e quindi in fatto di cocci aveva una vasta esperienza. Egli prese carta e matita e fece il conto dei danni che i bambini di Busto Arsizio cagionavano fracassando tanta bella e buona roba a quel modo. Risultò una somma spaventevole: millanta tamanta quattordici e trentatre.

– Con la metà di questa somma, – dimostrò il ragionier Gamberoni, – possiamo costruire un palazzo da rompere e obbligare i bambini a farlo a pezzi: se non guariscono con questo sistema non guariscono più.

La proposta fu accettata, il palazzo fu costruito in quattro e quattro otto e due dieci. Era alto sette piani, aveva novantanove stanze, ogni stanza era piena di mobili e ogni mobile zeppo di stoviglie e soprammobili, senza contare gli specchi e i rubinetti. Il giorno dell’inaugurazione a tutti i bambini venne consegnato un martello e a un segnale del sindaco le porte del palazzo da rompere furono spalancate.

Peccato che la televisione non sia arrivata in tempo per trasmettere lo spettacolo. Chi l’ha visto con i suoi occhi e sentito con le sue orecchie assicura che pareva – mai non sia! – lo scoppio della terza guerra mondiale. I bambini passavano di stanza in stanza come l’esercito di Attila e fracassavano a martellate quanto incontravano sul loro cammino. I colpi si udivano in tutta la Lombardia e in mezza Svizzera. Bambini alti come la coda di un gatto si erano attaccati ad armadi grossi come incrociatori e li demolirono scrupolosamente fino a lasciare una montagna di trucioli. Infanti dell’asilo, belli e graziosi nei loro grembiulini rosa e celesti, pestavano diligentemente i servizi da caffè riducendoli in polvere finissima, con la quale si incipriavano il viso. Alla fine del primo giorno non era rimasto un bicchiere sano. Alla fine del secondo giorno scarseggiavano le sedie. Il terzo giorno i bambini affrontarono i muri, cominciando dall’ultimo piano, ma quando furono arrivati al quarto, stanchi morti e coperti di polvere come i soldati di Napoleone nel deserto, piantarono baracca e burattini, tornarono a casa barcollando e andarono a letto senza cena. Ormai si erano davvero sfogati e non provavano più gusto a rompere nulla, di colpo erano diventati delicati e leggeri come farfalle e avreste potuto farli giocare al calcio su un campo di bicchieri di cristallo che non ne avrebbero scheggiato uno solo.

Il ragionier Gamberoni fece i conti e dimostrò che la città di Busto Arsizio aveva realizzato un risparmio di due stramilioni e sette centimetri.

Quello che restava in piedi del palazzo da rompere, il Comune lasciò liberi i cittadini di farne quel che volevano. Allora si videro certi signori con cartella di cuoio e occhiali a lenti bifocali – magistrati, notai, consiglieri delegati – armarsi di martello e correre a demolire una parete o a smantellare una scala, picchiando tanto di gusto che ad ogni colpo si sentivano ringiovanire.

– Piuttosto che litigare con la moglie, – dicevano allegramente, – piuttosto di spaccare i portacenere e i piatti del servizio buono, regalo della zia Mirina…

E giù martellate.

Al ragionier Gamberoni, in segno di gratitudine, la città di Busto Arsizio decretò una medaglia con un buco d’argento. (dal web)

*

in apertura: opera di Niki de Saint Phalle, Il giardino dei tarocchi (clicca qui per approfondire)

 

Gianni Rodari, La luna al guinzaglio

image
La luna al guinzaglio

Con te la luna è buona,
mia savia bambina:
se cammini, cammina
e se ti fermi tu si ferma anche la luna
ubbidiente lassù.
E’ un piccolo cane bianco
che tu tieni al guinzaglio,
è un docile palloncino
che tieni per il filo:
andando a dormire lo leghi al cuscino,
la luna tutta notte
sta appesa al tuo lettino.
.
.
da Filastrocche in cielo e in terra di Gianni Rodari
.
.
Immagine1
.
..
…& così buon compleanno
alla mia bambina!

per il compleanno della mia bambina due poesie di Gianni Rodari e tanti auguri!

biblio_nicolettacosta

Il punto interrogativo

.

C’era una volta un punto
interrogativo, un grande curiosone
con un solo ricciolone,
che faceva domande
a tutte le persone,
e se la risposta
non era quella giusta
sventolava il suo ricciolo
come una frusta.
Agli esami fu messo
in fondo a un problema
così complicato
che nessuno trovò il risultato.
Il poveretto, che
di cuore non era cattivo,
diventò per il rimorso
un punto esclamativo.

.

.

Per colpa di un accento

.

Per colpa di un accento
un tale di Santhià
credeva d’essere alla meta
ed era appena a metà.

Per analogo errore
un contadino a Rho
tentava invano di cogliere
le pere da un però.

Non parliamo del dolore
di un signore di Corfù
quando, senza più accento,
il suo cucu non cantò più.

.

da Gianni Rodari – il sito

vela-y-animales-del-feliz-cumpleaños-aislados-en-blanco-10883215

Gianni Rodari, Lo Zampognaro (pdf scaricabile)

5b61281214a11e30acd88487fff4a8b4

“[…] Sapete che cosa vi dico
Io che non comando niente?
Tutte queste belle cose
Accadranno facilmente;

se ci diamo la mano
i miracoli si faranno
e il giorno di Natale
durerà tutto l’anno”

Con questa filastrocca di Gianni Rodari, scaricabile in pdf al link sottostante, Il sasso nello stagno di AnGre completa il suo regalo per questo Natale dedicato al fanciullo che anima ciascuno di noi nel silenzio e nel profondo delle Persone che con gli anni siamo diventate, sperando sempre, ogni giorno, che quel suo sguardo di stupore e di gioia autentica possa essere compagno lungo il cammino, così da riscoprire passo dopo passo il buono che ancora c’è in questo intorno che ci ospita e che chiamiamo Vita.

Buona lettura!

G.Rodari – Lo Zampognaro – by Il sasso nello stagno di AnGre

Natale 2014 - 1

Gianni Rodari, Il Mago di Natale (filastrocca in pdf scaricabile)

Santa_in_Sleigh

“S’io fossi il mago di Natale
farei spuntare un albero di Natale
in ogni casa, in ogni appartamento
dalle piastrelle al pavimento,
un vero abete, un pino di montagna,
con un po’ di vento vero
impigliato tra i rami,
che mandi profumo di resina
in tutte le camere,
e sui rami i magici frutti:
regali per tutti…”

Mancano due giorni a Natale ed ecco la terza delle quattro filastrocche – scaricabile in pdf al link sottostante – di Gianni Rodari a cura de Il sasso nello stagno di AnGre scelte quest’anno come dono per gli affezionati lettori!!

Buona lettura a tutti!

G.Rodari – Il Mago di Natale – by Il sasso nello stagno di AnGre

small houses and snow

santa-claus

Gianni Rodari, L’albero dei Poveri (pdf scaricabile)

sfondo-desktop-alberi-di-natale-disegnati-829

“Filastrocca di Natale,
la neve è bianca come il sale,
la neve è fredda, la notte è nera
ma per i bimbi è primavera:
soltanto per loro, ai piedi del letto
è fiorito un alberetto.[…]”

Per i lettori de Il sasso nello stagno di AnGre la seconda filastrocca di Gianni Rodari scaricabile in pdf al link sottostante. Un dono per questi giorni di festa.

Buona lettura a tutti!

G.Rodari – L’Albero dei Poveri – by Il sasso nello stagno di AnGre

w7deo5

Gianni Rodari, Il paese degli alberi di Natale (filastrocca in pdf scaricabile)

xmas 1

“Dove sono i bambini che non hanno
l’albero di Natale
con la neve d’argento, i lumini
e i frutti di cioccolata?
presto, presto adunata, si va
sul Pianeta degli alberi di natale,
io so dove sta. Che strano, beato Pianeta…”

Il sasso nello stagno di AnGre inizia la settimana che ci vedrà festeggiare il Natale con la prima delle quattro filastrocche di Gianni Rodari (scaricabili in pdf) che ha scelto come dono per i suoi lettori dedicate al fanciullo che sempre dovrebbe abitarci con il suo sguardo di meraviglia, così necessario per scorgere in questo reale quel motivo in più che ancora sappia regalarci un sorriso per andare avanti nonostante tutto…

Buona lettura a tutti!

G.Rodari – Il pianeta degli alberi di Natale – by Il sasso nello stagno di AnGre

Natale 2014 - 2

Gianni Rodari, Il calamaio

pennaecalamaio

 

Che belle parole

se si potesse scrivere

con un raggio di sole.

 

Che parole d’argento

se si potesse scrivere

con un filo di vento.

 

Ma in fondo al calamaio

c’è un tesoro nascosto

e chi lo pesca scriverà parole

d’oro

col più nero inchiostro.

*

da Filastrocche in cielo e in terra

Gianni Rodari, I libri della fantasia – Einaudi Ragazzi

dedicata alla mia Josephine ^_^

Aspettando la primavera…che non c’è

minimal blu

 

Filastrocca di primavera (G.Rodari)

Filastrocca di primavera

più lungo è il giorno,

più dolce la sera.

Domani forse tra l’erbetta

spunterà la prima violetta.

O prima viola fresca e nuova

beato il primo che ti trova,

il tuo profumo gli dirà,

la primavera è giunta, è qua.

Gli altri signori non lo sanno

E ancora in inverno si crederanno:

magari persone di riguardo,

ma il loro calendario va in ritardo.

(dal web)

 

poesie