Oltre la rete, la poesia italiana che si incontra oggi: Giuseppe Schembari

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OLTRE LA RETE: Giuseppe Schembari

.

UN COSMO LACERATO
 
In un
estremo
gesto eretico
 
dove
lo scorrere dei giorni
s’intasa
 
dilaziono i miei attriti
con la vita
 
come scarti
in ordine composto
 
nell’impossibile dissoluzione del delirio
 
Mi lascio
dietro
volti senza nome
 
polmoni sputati
sul selciato
 
nel triste
corredo
degli affanni
 
ai margini
di questo
non vissuto
 
Vacilla la luce
dove
termina il giorno
 
…la testa
elettrizzata
 
è un
cosmo lacerato;
 
piegato nell’ombra
da un
dolore morto
 
sui muri di calce
lascio
la mia sindone
 
Nel dizionario
dei soprusi
v’è scritto:
 
che il mal tolto
non verrà restituito

.

.

IL PAMPHLET DELL’ODIO
 
non c’è tempo per capire il perché ci siamo traditi
 
da qui
la necessità di inventare dei surrogati esistenziali
nella catarsi del rimorso per uno slancio inesploso
 
La burocrazia della diffidenza amministra l’odio
lo vende, lo scambia, lo capovolge,
costruisce muri di sicurezza
 
un netto scollamento dall’umano
la plastica contraddizione della carità
nella caccia senza tregua per stanare il musulmano
l’uomo strano;
 
come quando in un sogno che non diventa segno
anche la podestà dell’ignoranza reclama il suo regno
 
Adesso si cammina vicini col passo fiero di chi non esiste
alla ricerca di strade sterrate, di un senso, di un dove,
di braccia protese, passerelle sospese,
mani tese
 
Emendata la storia da ogni antinomia
resta il gusto amaro dell’epurazione,
uno squarcio nel vuoto crudele dell’amnesia
 
Costantemente assediati
da inutili dibattiti sulla bioetica con effetti retroattivi;
 
alla fine sull’arca della salvezza non metteranno piede
 
i figli dell’equivoco, gli zingari, i negri e i cattivi
 
debellando per sempre ogni loro umano erede
.
.
.
.
PER POCO
.
E’ mancato sempre poco
solo un passo dalla salvezza
.
un attimo
affinché anche i sogni
sapessero danzare
.
sarebbe bastato solo un soffio
a spaginare la trama
.
ma nello scarto esistenziale
confuso da pause e ingorghi
.
finisco ogni volta
per ricominciare da zero
.
.
(versi centrati nell’originale)
.
Giuseppe Schembari, nato a Ragusa nel 1963, ha pubblicato nel 1989 il volume di versi “Al di sotto dello zero” (edito da Sicilia punto L di Ragusa); vincitore e finalista in vari concorsi nazionali e regionali, tra cui – in più edizioni – Concorso di Poesia “Mario Gori”; Concorso nazionale di poesia civile “B. Brècht” città di Comiso; Premio Nazionale di Poesia “Ignazio Russo” città di Sciacca. Sue poesie sono inserite in varie Antologie di cui ricordiamo una tra tutte: “Bisogna armare d’acciaio i canti del nostro tempo” Antologia di poesie a cura di Gian Luigi Nespoli e Pino Angione. Collabora con giornali e riviste. Poeta del “Dissenso” propenso verso formule d’avanguardia linguistica e sperimentale, per il quale la poesia è testimonianza e risposta al quesito della storia e della cronaca quotidiana, relativamente alle realtà dell’oppressione e dello sfruttamento. E’ stato uno degli ultimi esponenti dell’ “Antigruppo Siciliciano”, movimento letterario nato quasi parallelamente alla Beat Generation americana, con la quale ci furono diversi contatti e collaborazioni tramite due dei maggiori esponenti di entrambi i gruppi, Lawrence Ferlinghetti per la Beat Generation e Nat Scammacca per l’Antigruppo. Il verso per Schembari diventa denuncia ed egli partecipa non come spettatore, ma come protagonista della storia, testimone scomodo ed accusatore e, denunciando un’esistenza divenuta impossibile, la poesia per lui diventa un mezzo ed un’arma contro ogni condizione di penalizzazione, contro l’emarginazione, le guerre, il consumismo, l’ambizione, la corsa al potere, la mancanza di valori in cui l’ironia, l’invettiva, la rabbia sono sassi scagliati contro la palude dell’uniformità. Giuseppe Schembari è stato da sempre dalla parte di chi subisce la violenza dell’uomo sull’uomo, ma anche della violenza di Stato, cioè la violenza operata dalla legge e da chi dovrebbe tutelarla. Nel 2015 ha pubblicato – sempre con l’editore Sicilia Punto L di Ragusa – il volume di poesie “Naufragi”.

Giuseppe Schembari, due inediti

LA NOTTE BARCOLLA
.
Persi
nei vicoli stretti
nelle strade
nei cortili abbandonati
di questa città
e il suo barocco
sfregiato
.
Le luci malinconiche
dei vecchi bar
con le vetrate appannate
da un alito ubriaco
.
lasciano intravedere
sagome evanescenti
stravaccate sul bancone
come sacchi d’immondizia
.
nel logorante
replay
(di questo lento morire)
che puntuale
si ripete ogni notte
.
Ingordi a tracannare
sorso dopo sorso
goccia a goccia
.
dal freddo vetro
dei tubi di scarico
.
in bilico
tra i tavolini di acciaio
e il precipizio;
.
cercano assetati
negli occhi distratti
degli astanti
frettolosi
.
uno sguardo
un cenno
.
che
non faranno
mai
(maggio 2017)

*

I COLLEZIONISTI
.
Saremo
i collezionisti
ossessivi
.
di inutili
frammenti di vita
.
di amori segreti
soffocati
con un sacco di plastica
alla testa
.
di scorie nucleari
custodite
nella cassetta di sicurezza
.
delle foto
osé
della moglie del vicino
.
d’imbarazzanti
intercettazioni telefoniche
non autorizzate
.
d’identità rubate
e mai restituite
.
di un colpo di pistola
alla nuca
.
coperto dai rumori
della strada
.
Giunto
il momento del riepilogo
.
tutto finisce
.
dopo
aver svoltato l’angolo
.
.
in fondo
alla linea curva
.
nel grafico impazzito
di una città
rasa al suolo
.
dove
la vita s’è persa
a furia
di viverla.
(giugno 2017)

.

Giuseppe Schembari, nato a Ragusa nel 1963, ha pubblicato nel 1989 il volume di versi “Al di sotto dello zero” (edito da Sicilia punto L di Ragusa); vincitore e finalista in vari concorsi nazionali e regionali, tra cui – in più edizioni – Concorso di Poesia “Mario Gori”; Concorso nazionale di poesia civile “B. Brècht” città di Comiso; Premio Nazionale di Poesia “Ignazio Russo” città di Sciacca. Sue poesie sono inserite in varie Antologie di cui ricordiamo una tra tutte: “Bisogna armare d’acciaio i canti del nostro tempo” Antologia di poesie a cura dei Gian Luigi Nespoli e Pino Angione. Collabora con giornali e riviste. Poeta del “Dissenso” propenso verso formule d’avanguardia linguistica e sperimentale, per il quale la poesia è testimonianza e risposta al quesito della storia e della cronaca quotidiana, relativamente alle realtà dell’oppressione e dello sfruttamento. E’ stato uno degli ultimi esponenti dell’ “Antigruppo Siciliciano”, movimento letterario nato quasi parallelamente alla Beat Generation americana, con la quale ci furono diversi contatti e collaborazioni tramite due dei maggiori esponenti di entrambi i gruppi, Lawrence Ferlinghetti per la Beat Generation e Nat Scammacca per l’Antigruppo. Il verso per Schembari diventa denuncia ed egli partecipa non come spettatore, ma come protagonista della storia, testimone scomodo ed accusatore e, denunciando un’esistenza divenuta impossibile, la poesia per lui diventa un mezzo ed un’arma contro ogni condizione di penalizzazione, contro l’emarginazione, le guerre, il consumismo, l’ambizione, la corsa al potere, la mancanza di valori in cui l’ironia, l’invettiva, la rabbia sono sassi scagliati contro la palude dell’uniformità. Giuseppe Schembari è stato da sempre dalla parte di chi subisce la violenza dell’uomo sull’uomo, ma anche della violenza di Stato, cioè la violenza operata dalla legge e da chi dovrebbe tutelarla. Nel 2015 ha pubblicato – sempre con l’editore Sicilia Punto L di Ragusa – il volume di poesie “Naufragi”.
(fotografie di AnGre; versi centrati nell’originale)

FUORI DALLO SCAFFALE – antologia di testi poetici non allineati a cura di Flavio Almerighi e Angela Greco / e-book scaricabile gratuitamente

Il mondo cambia in fretta, la barbarie non è mai finita, anzi… Il futuro è ipotecato e improbabile. Il moto di appartenenza limitato a parrocchie senza accoglienza. Perduta la memoria ne conserviamo frammenti, polvere di ostie consacrate annidate in una pisside terminata la messa. Ci hanno dato il consumismo perché noi e i nostri figli non potessimo più farne a meno, poi ce lo siamo lasciati sfilare mentre eravamo al telefono, addormentati davanti al televisore. La democrazia, ci è stato detto, è un bene retorico e deperibile. Rimane il silenzio di noi abulici, tutti uguali, che non sappiamo più fare. L’uomo saggio si identifica con il “cazzaro”. (Flavio Almerighi)

*

“FUORI DALLO SCAFFALE – antologia di test-I poetici NON ALLINEATI (l’ordine è casuale)” è voce di autori che non condividono l’imperante clientelismo a cui oggigiorno pare adeguarsi chiunque. Clientelismo, che nel momento in cui si tenta di controbattere semplicemente ti estromette, ti mette fuori, appunto, dallo scaffale del Mondo. Gli Autori – a cui va un grazie di cuore per la stima e la fiducia accordati a Il sasso nello stagno di AnGre – che gratuitamente e gentilmente hanno concesso i loro testi, unitamente ad altre esperienze condivise dal web, vogliono soltanto fornire uno spunto di riflessione, uno spiraglio nella cortina impenetrabile della “casta” teso al reale smantellamento, mattoncino per mattoncino, di quanto sta impoverendo l’Essere Umano. (Angela Greco AnGre)

*

“F U O R I  dallo  scaffale

antologia di test-I   N O N   A L L I N E A T I”

 CLICCA QUI per leggere i testi e per scaricare il pdf \ e-book

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sono un vagabondo e semino parole da un buco della tasca…” – “Credevo che per i poeti fosse venuto il tempo della peste, il tempo della fine: la fine dei canti, delle odi, dei poemi, di tutte le vecchie, ammuffite sciocchezze. Per i poeti che, come passeri disperati, lasciavano i loro escrementi dappertutto. Ero nauseato dai cuori delicati che i poeti ostentano sul palmo delle mani, insanguinati trofei della loro guerra con la vita, ch’essi si portano dietro lungo le autostrade e le scorciatoie dell’esistenza, gridando: “Aiuto, aiuto!” con la bocca sanguinante, benché sappiano benissimo che nessuno li ascolterà.” (Emanuel Carnevali, da Il primo dio, Adelphi)

*

“Il disagio degli uomini di cultura si fa sempre più crudo nel mondo. Coloro che soltanto a diporto e per i loro scopi più o meno politici frequentano le arti e le scienze non hanno motivo di soffrire di questa disdetta: e i bari della cultura, pronti a seguire ogni padrone tranne la verità, non hanno ragione di allarme. Ma per i poeti, gli artisti, i filosofi, gli scienziati di buona fede, in questa vecchia Europa, questo è tempo di desolazione.” – (Francesco Flora, in Hebenon, IV serie, n.13-14, Aprile – Novembre 2014)

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— Gli Autori dell’antologia continueranno a farci compagnia per tutta l’estate con i loro testi riproposti singolarmente o in coppia (a seconda della lunghezza) sulle pagine de Il sasso nello stagno di AnGre 

*

Giuseppe Schembari, due poesie da Naufragi

Cos’è rimasto

Cos’è rimasto
.
un sorriso lacero
la memoria prosciugata
.
scomposte geometrie
fratture inevitabili
.
l’ira dei pupi
e quella dei pupari
.
E’ rimasto
un vagito
a ricordare la vita
.
e il fruscio della seta
che increspa
il silenzio della parola
.
per farsi poesia
 .

 

Non c’è pace

In questa
estasi interrotta
lacerata
da una furia cieca
qualcosa s’è ridotta
a pura cosa
.
Se fosse
rimasto l’accenno
di un brivido sfrenato
forse
non avrebbe senso sparire
.
Ma non c’è pace
per quanto lunga
sia la notte
.
c’è di più
che la fine
nell’ostinarsi a camuffare
l’innocenza della memoria
.
nella vita
che si svita
poi si avvita
si dischiude
poi si chiude
.
come un sipario s’abbassa
una ferita cicatrizzata
un fiore che sboccia
già appassito
.
Adesso
se sputassi in cielo
spegnerei la luna
.
su questa
miserevole
commedia
.

.

Giuseppe Schembari, poesie tratte da Naufragi, Sicilia Punto L Edizioni, 2015 — sullo stesso Autore, in questo blog leggi qui e qui

immagine d’apertura: Naum Gabo, Linear construction in space no.1

Fabio Vicari legge Naufragi di Giuseppe Schembari

Giuseppe Capogrossi - Superficie 56

Il sasso nello stagno di AnGre propone ai suoi lettori le prime pagine dell’attenta lettura di Naufragi di Giuseppe Schembari, a cura di Fabio Vicari, docente trapiantato al Nord per lavoro, ma nato a Perugia (dove ha vissuto i primissimi mesi di vita) da  genitori siciliani e, come si apprende dalle sue stesse parole, “siciliano a tutti gli effetti, fuorché anagraficamente”: un pregevole contributo scritto con perizia e passione che, con stima, illustra l’ultima silloge edita del poeta ibleo (sull’argomento leggi anche qui e qui) . Buona lettura!

∼∼∼


Leggendo “NAUFRAGI” di Giuseppe Schembari (Sicilia Punto L, 2015)

 ANDATA E RITORNO SENZA SCONTI – Appunti di viaggio di Fabio Vicari

NOTE PER IL LETTORE: Nei riferimenti di questo testo ho usato: ASZ = Al di sotto dello zero, Sicilia Punto L, 1989, primo testo edito dell’autore, che qui mi è tornato utile riprendere; mentre i versi senza sigla si riferiscono all’ultima raccolta Naufragi (Sicilia Punto L, 2015). Ho attribuito a queste mie flessioni dei titoletti; lascio, poi, ad ognuno il piacere di leggere, rileggere e approfondire dai testi per trovare nuovi spunti e sollecitazioni. Per accostarsi a questa silloge forse valgono nella sostanza, più che tante parole, il titolo dato dal poeta, Naufragi, ed il titolo di questi stessi miei appunti, Andata e ritorno senza sconti. Auguro che questa disamina desti curiosità e voglia di avere materialmente il libro tra le mani e rechi un emozionante ricordo a quanti ne hanno già apprezzato i versi. (Fabio Vicari)
  • QUESTIONE DI SCELTE

Giuseppe Schembari ci invita a compiere un viaggio in salita che parte dall’Abisso e, attraverso i naufragi, sensibilmente impressi nel reale, ci conduce nel suo personale quadro esistenziale, dove si alternano luci e ombre, tepore e gelo della contemporaneità soffocante in cui “Non c’è bisogno di guide / per rifugi vicini” (da “Un rebus” pag. 27).

Perché l’autore ha scelto, nel vasto mare della sua variegata produzione, proprio queste poesie per comporre la sua ultima silloge? Rispondere farà capire il senso del suo naufragare, quello del suo approdo e, più in generale, i modi e i contenuti del suo comunicare.

Leggiamo Bisogna fingere:Forse / questo è il momento / d’indossare gli abiti del ruolo / murati i vestiboli dell’apparenza”. I poeti dell’apparenza, i falsi sensibili, quelli dell’inganno, della prosopopea, dello sfruttamento, “della viscida devozione”, incarnazioni ossimoriche dell’assurdo, vorrebbero vederlo “svendere in parole”, ma egli questo non lo farà mai. Ce lo dice attraverso le parole del “vecchio amico poeta /… / la dignità e la fierezza / ormai sono banalità in disuso / … / ma tu / non cambiare mai / la poesia / per forza di cose / ci salverà.”

Raggiunto l’approdo, tornato dal viaggio, fa il punto del suo peregrinare dentro e fuori di sé e, spalancandoci le porte, ci fa gioire e soffrire insieme a lui. Avanti, entrate! Così è scritto sulla sua porta: “Aspetto chi viene / con la trepidazione di chi parte, / un lento rincorrersi un calmo tornare” (Nulla è fuori posto, pag. 41). Se entreremo indossando l’abito della sensibilità saremo a rischio, prima o poi ci imbatteremo nella sua gioia, ma anche nel suo dolore e ne usciremo vestiti di una nuova emozione.

L’autore, con molta onestà, non si presenta come colui che prescrive ricette infallibili ed eterne, ma come un viaggiatore che si pone discretamente al nostro fianco per esplorare terre quasi sempre oscure e con l’insistenza del buio ci svela la bellezza, la semplicità e l’apparente inafferrabilità della luce.

La maturità, la consapevolezza di questa più recente raccolta sta nel nuovo viaggio intrapreso dal poeta, nell’aver trovato la voglia di raccontare con chiarezza (a partire dal titolo “Naufragi”) alcune tappe del suo viaggio, senza lasciare che esse prevalessero sull’esperienza sociale.

La parola non racchiude la voce solipsistica, anche nelle immagini più buie e silenziose c’è sempre la volontà di dialogo con il resto del mondo. Il silenzio è, infatti, un elemento importante del dialogo e testimonia la capacità e l’atteggiamento di ascolto, quello che gli fa sentire, di volta in volta, il male e la bellezza che lo circondano. Con la sua poesia testimonia contemporaneamente il male del mondo e il suo sentimento di dolore e d’impotenza di fronte ad esso, ma ciò nonostante egli non vi sottrae, non potrebbe a meno di sentirsi inadeguato e inconcludente.

La maggior ricchezza della parola talvolta è presente proprio là dove il contenuto riguarda la povertà di bellezza, quasi a mettere in evidenza, con il contrasto tra forma e contenuto, il sentire doloroso, l’universale / malessere (L’inganno, pag. 35, ASZ). Ecco soltanto qualche esempio: balbettio, pugnace, guado (Abisso); deturpava (Ancora); vestiboli (Bisogna fingere); effige, maliarda, ineluttabile (Dimenticanza); residuale, iconoclasta, sciaborda (Era già previsto); simposio, staglia (Indugiano ancora).

  • L’OSCURITÀ, LE OMBRE E IL CHIARORE, IL FUOCO.

C’è un continuo alternarsi di sentimenti e situazioni, d’intense e interne migrazioni di stati d’animo che mettono in evidenza il dolore di vivere e la delusione correlati a immagini notturne, buie e altri che esortano la ripresa e il riscatto, legati a simboli di luce e di fuoco.

Il paesaggio è spesso buio, notturno, desolato, duro, freddo, gelido; gli uomini e le cose sembrano unirsi a esso nella comune sorte dell’invisibilità (soltanto qualche esempio, i riferimenti sono tantissimi e all’ultimo momento ho deciso di non inserirli tutti): “In una notte come questa / la città si scolora / … / Nel simposio dei disperati / l’ombra staglia / gli esili contorni / dei corpi tumefatti” (Indugiano ancora, pag. 17); “ Il buio che pioveva dalla notte, fagocitava la luna inossidabile(La stazione, pag. 19).

La luce, le immagini più nitide, il calore fiammeggiante e la consapevolezza del ritorno, nello specchiarsi con lucidità, prevalgono nella seconda parte del libro e talvolta la luce fa da contrappeso al buio interiore

  • IL SOGNO

Giuseppe Schembari non è rassegnato, ma deluso da “questa umanità in decadenza” (Era già previsto, pag. 16), “forse sognare non basta” (La stirpe dell’esilio, pag. 54) e, mentre un tempo diceva “la nostra arma è il futuro” dando addirittura questo titolo a una poesia (La nostra arma è il futuro, ASZ, pag.43), oggi dice “la vita è una continua sottrazione / è il futuro che manca” (Si dimentica, pag. 60).

  • IL CORPO

Qui ritroviamo il tema dei corpi uniti nella disgrazia, già presente in ASZ, “Se ne stanno ammassati / in un’unica stanza / bimbi rincoglioniti / sotto la minaccia del bastone” (Quando i bimbi, pag. 13): “Accalcati uno sull’altro / a rubarsi il fiato in gola” (In fuga, pag. 49). Situazioni diverse, certo, ma pur sempre corpi trattati senza umanità e uniti da una fine dolorosa.

Il corpo molle e abbietto dei potenti, invece, occupa comodamente irremovibili poltrone: e i soliti culi grassi e fistolosi / occupano le poltrone di sempre” (Si dimentica, pag. 60); “L’uomo dal sorriso d’avorio / sprofondato / sulla sua comoda poltrona / di pelle umana” (I venditori di sogni, pag. 38, ASZ).

La falsità degli uomini senza scrupoli, incoscientemente delegati a farci del male, si rivela appena aprono la bocca: “La falsa lucentezza / dei loro denti / … / L’uomo dal sorriso d’avorio” (I venditori di sogni, ADZ 38); “il ghigno minaccioso / del vostro viso” (Al di sotto dello zero, ADZ, pag. 44); “Soffocati da quell’atmosfera / di perbenismo scadente / abbiamo spezzato le catene / delle vane promesse / e dei falsi sorrisi d’avorio” (Un’ombra, pag. 61).

La memoria del corpo non l’abbandona mai e le immagini corrispondenti vivono in un’atmosfera cupa e indelebile come un “lugubre tatuaggio / inciso sulla pelle” (in Abisso) e “Ancora / porto i segni / sulle braccia” (in Ancora, pag. 12).

L’intero intervento è disponibile in pdf, gratuitamente scaricabile, al seguente link:

 Fabio Vicari legge “Naufragi”di Giuseppe Schembari (clicca qui) 

(immagini: in apertura, opera di Giuseppe Capogrossi, Superficie 56; in chiusura, copertina del libro)

Giuseppe Schembari - Naufragi - Sicilia Punto L Edizioni

Ragusa, febbraio 2016: cronaca di un incontro, di Angela Greco

Ragusa, panorama della valle con Ibla sulla destra - ph.AnGre

Ragusa, giovedì 18 febbraio 2016, ore 18.30, presentazione della silloge Naufragi (ed.Sicilia Punto L.- novembre 2015) di Giuseppe Schembari presso il Centro Servizi Culturali della città iblea, in Via A.Diaz – interventi a cura di: Pippo Gurrieri (editore), Giovanni Occhipinti ed Emanule Schembari; poesie lette da: Vincent Migliorisi, Giacomo Schembari, Aldo Migliorisi e Vincenzo Cascone (clicca sulla foto della locandina per ingrandirla).

ph.AnGreIl Centro Servizi Culturali si trova quasi alla fine di una discesa, che corre parallela ad una delle vallate (foto d’apertura), che incorniciano Ragusa, perla dell’UNESCO nella Sicilia Orientale, costituita dalla antica Ibla, posta ad un livello più basso rispetto alla città nuova e dal nuovo insediamento urbano, una vivace cittadina battuta da vento e sole, che non si risparmiano, e capace di regalare un indicibile cielo azzurro, come mai visto altrove. Non è superfluo inquadrare il luogo, un ex-mattatoio mirabilmente ristrutturato e trasformato da luogo di morte in spazio di rinascita culturale, in questo nostro Sud che troppo spesso punta l’attenzione troppo distante da sé. La sala delle conferenze ha luci chiare e forti ed è da subito molto accogliente. Accogliente esattamente come il poeta, Giuseppe Schembari, conosciuto personalmente soltanto la sera prima, ma facente parte di quelle rare persone che senti di conoscere da sempre, nell’emblematica data del rogo di Giordano Bruno, in un diciassette febbraio in cui, anche quattrocento e pochi più anni dopo, si sarebbe parlato ancora di libertà e di libero pensiero, seduti alla luce della luna e all’ombra della cattedrale (foto sotto).

cattedrale di San Giovanni Battista - RG - ph AnGre

Ci si incontra in corso Italia – angolo via Roma per andare insieme alla presentazione del suo ultimo libro di poesie e Peppe ha gli occhi emozionati ed un sorriso imbarazzato. Sciogliamo subito subito la tensione per questo evento pubblico di un qualcosa di estremamente proprio, com’è la poesia, scattando un selfie che gelosamente custodisco, perché guardandolo possa avere la certezza che tutto sia accaduto davvero. Arriviamo in anticipo; Peppe mi presenta con infinita gioia a tutti i suoi amici e per tutti sono la sua amica venuta fin dalla Puglia per la sua poesia. La sala non tarda a riempirsi. Ci siamo. Mi siedo in terza fila e ascolto tutti, relatori, autore, lettori. Al momento dei ringraziamenti il poeta fa il mio nome e cognome ed un inatteso applauso giunge dalla sala, facendomi luccicare gli occhi; sono stata a molte presentazioni in altre parti d’Italia, ma la stima e l’affetto che mi hanno dedicato a Ragusa, non li ho mai davvero incontrati.

Ragusa 18 febbraio 2016 presentazione silloge Naufragi di Giuseppe Schembari

In Naufragi, “si assiste al ritorno del figlio risucchiato dal vortice di una situazione-limite, che riesce alla fine ad affermarsi nei suoi progetti affettivi, umani e sociali, rivelandosi un buon nocchiero di se stesso. […] Sentiremo parlare di questo poeta e della sua tempra di autore e di uomo – scrive Giovanni Occhipinti (in foto, da sinistra: Pippo Gurrieri, Giuseppe Schembari, Giovanni Occhipinti, Emanuele Schembari) per Ondaiblea, quotidiano del Sud Est della Sicilia (qui la recensione completa) – che può lavorare sull’ambiguità o ambivalenza di una metonimia, di una metafora, al fine di mutare il disagio della sofferenza, la crudezza, nel soffio sonoro e perdurante di una poesia destinata a crescere e a restare. Lo leggano i giovani, questo libro di Giuseppe Schembari, eccellente cantore del suo stesso dramma, che, come nella mitologia surreale di quel personaggio tedesco, che fu il barone di Münchhausen, ha potuto liberarsi dalle acque infide e limacciose della palude, tirandosi per i capelli.”

Giuseppe Schembari fotografato da AnGreVentisette anni dopo la pubblicazione del suo primo libro, Al di sotto dello zero, sempre per i tipi di Sicilia Punto L., Giuseppe Schembari (foto qui a lato) usa ancora la poesia, come arma, come riscatto, come ancora di salvezza; non ha mai smesso di combattere contro la miseria umana, vissuta sulla propria pelle, anche utilizzando oggi un linguaggio meno crudo e meno violento, il sangue che scorre nelle sue vene si sente, così come assai nitido si percepisce il battito del suo cuore in ogni verso. Raramente ho incontrato una Persona ed un Poeta così veri da farmi avvertire il timore di non essere reali, tanto è tangibile la lealtà con cui Peppe tratta la materia poetica. Torno nella mia Puglia più motivata grazie al sorriso di un amico e della sua splendida famiglia, all’azzurro impareggiabile del cielo di Ragusa e con la consapevolezza che tanto e tanti appartenenti a quell’ambiguo mondo così detto letterario, che tanto si affanna a dire, a sentenziare e ad apparire, sono solo polvere che irrita gli occhi e il sentire. Peppe, con la sua poesia e la sua intricatissima esistenza divenuta adulta per strada, mi sta insegnando quello che nei “libri ufficiali” non si leggerà mai. A lui, il mio grazie. [by Angela Greco – ph.AnGre]

*

COS’E’ RIMASTO
(da Naufragi di Giuseppe Schembari, ed. Sicilia Punto L.)
.
Cos’è rimasto
.
un sorriso lacero
la memoria prosciugata
.
scomposte geometrie
fratture inevitabili
.
l’ira dei pupi
e quella dei pupari
.
E’ rimasto
un vagito
a ricordare la vita
.
e il fruscio della seta
che increspa
il silenzio della parola.
.
per farsi poesia
.
.
(pag.33)
*

Giuseppe Schembari in questo blog: leggi QUI e QUI.

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“LA POESIA NON E’ MORTA”: la Poesia come arma di risveglio di massa – di Giuseppe Schembari

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“LA POESIA NON E’ MORTA”: la Poesia come arma di risveglio di massa – di Giuseppe Schembari (per la nuova pagina Sassi dalla Sicilia)

.
LA POESIA
 
La poesia
non può morire
su un’asettica pagina bianca
per restare silenzio
e divenire una muta risacca
Primigenia dicotomia
non fermarsi al testo
ma spingersi oltre il contesto
non perire ai confini della parola
ma procedere fuori
dai sentieri battuti
un Urlo dissonante
a cui non è negato
passare all’essere
e perseverare
.

Oggi la Poesia sembra aver perso la sua funzione di azione sulla realtà, quel suo naturale scopo, la sua utilità, il vero motivo – che si pensava potesse essere irrinunciabile – per cui il poeta scrive poesie.

La Poesia deve ritornare ad essere un’arma costantemente puntata contro gli artefici e i responsabili dell’immane malessere in cui ci troviamo. Nel caos attuale diventa indispensabile che la Poesia risvegli la coscienza da troppo tempo narcotizzata di tutti, perseguendo una profonda ricerca non già del tempo perduto, quanto piuttosto del tempo a venire, per recuperare quelle parole e di conseguenza quell’agire che da essa possono scaturire e per aggirare quelli che si preoccupano di separare parola e azione, imponendo la materialità sterile di una scrittura strettamente legata alla forma. Forma, come ambito dove tendenzialmente il rapporto tra Poesia e Realtà viene a spezzarsi, facendo sparire la finalità sociale intrinseca alla poesia stessa, rendendola inefficace, consentendole di scivolare via senza lasciar traccia e facendo dei poeti inutili “rivoluzionari” da salotto.

In quest’ottica ci si domanda se il poeta debba continuare a persistere in questo quadro inquietante come contorno sbiadito o anonima ombra oppure, se non sia il caso di far ri-diventare il Poeta uno schianto dirompente nell’immobilità preoccupante del presente.

Il recupero della Poesia da usare come arma può essere un mezzo assai valido per mettere in crisi il sistema. Di questo il Potere è sempre stato consapevole e perciò esso ha sempre temuto la forza eversiva della Poesia, cercando con ogni mezzo di annientarla per evitare che s’insinuasse nell’anima delle masse, rendendole consapevoli dell’improrogabile esigenza di cambiamento, acutizzando l’insoddisfazione e il dramma in cui la cinica incompetenza dell’intera classe politica ci ha trascinati.

Bisogna, dunque, liberare la Poesia dal guscio pseudo-letterario che oggigiorno la imprigiona e portarla nelle strade e nelle piazze, consentendole di fiorire nelle coscienze e nelle menti, così da diventare l’uragano che travolge e abbatte il trono dei signori del potere.

La Poesia intesa come liberazione dell’uomo e, se il silenzio è quello che vogliono imporre, noi risponderemo “SPIANANDO I FUCILI DELLA PAROLA”.

[versi e articolo di Giuseppe Schembari (leggi qui sull’Autore) — immagine tratta dalla serie pittorica “Sulla rotta di Ulisse” di Lawrence Ferlinghetti ]