T.S.Eliot, tre poesie

ph Angela Greco AnGre - Massafra

T.S.Eliot, tre poesie

Su un ritratto

Fra una folla di sogni tenui, ignoti
a noi di mente inquieta e piedi stanchi,
sempre di corsa su e giù per strada,
essa indugia di sera, sola nella stanza.

Non come una dea tranquilla scolpita in pietra
ma evanescente, come se incontrassimo
una lamia pensosa in un ritiro agreste,
una fantasia smateriata di nostra invenzione.

Nessuna meditazione gaia o minacciosa
disturba quelle labbra, o muove le mani fini;
i suoi occhi neri i loro segreti nascondono,
oltre l’ambito dei nostri pensieri essa sosta.

Il pappagallo sulla stanga, spia silenziosa,
la osserva con occhio paziente e curioso.

~

Canto di Simeone

Signore, i giacinti romani fioriscono nei vasi
e il sole d’inverno rade i colli nevicati:
l’ostinata stagione si diffonde…
La mia vita leggera attende il vento di morte
come piuma sul dorso della mano.
La polvere nel sole e il ricordo negli angoli
attendono il vento che corre freddo alla terra deserta.
Accordaci la pace.
Molti anni camminai tra queste mura,
serbai fede e digiuno, provvedetti
ai poveri, ebbi e resi onori ed agi.
Nessuno fu respinto alla mia porta.
Chi penserà al mio tetto, dove vivranno i figli dei miei figli,
quando arriverà il giorno del dolore?
Prenderanno il sentiero delle capre, la tana delle volpi
fuggendo i volti ignoti e le spade straniere.
Prima che tempo sia di corde verghe e lamenti
dacci la pace tua.
Prima che sia la sosta nei monti desolati,
prima che giunga l’ora di un materno dolore,
in quest’età di nascita e di morte
possa il Figliuolo, il Verbo non pronunciante ancora e impronunciato
dar la consolazione d’Israele
a un uomo che ha ottant’anni e che non ha domani.
Secondo la promessa
soffrirà chi Ti loda a ogni generazione,
tra gloria e scherno, luce sopra luce,
e la scala dei santi ascenderà.
Non martirio per me – estasi di pensiero e di preghiera –
nè la visione estrema.
Concedimi la pace.
(Ed una spada passerà il tuo cuore,
anche il tuo cuore).
Sono stanco della mia vita e di quella di chi verrà.
Muoio della mia morte e di quella di chi poi morrà.
Fa che il tuo servo partendo
veda la tua salvezza.

(Trad. di Eugenio Montale)

~

Il nome dei gatti

E’ una faccenda difficile mettere il nome ai gatti;
niente che abbia a che vedere, infatti,
con i soliti giochi di fine settimana.
Potete anche pensare a prima vista,
che io sia matto come un cappellaio,
eppure, a conti fatti,
vi assicuro che un gatto deve avere in lista,
TRE NOMI DIFFERENTI. Prima di tutto quello che in
famiglia
potrà essere usato quotidianamente,
un nome come Pietro, Augusto, o come
Alonzo, Clemente;
come Vittorio o Gionata, oppure Giorgio o Giacomo
Vaniglia –
tutti nomi sensati per ogni esigenza corrente.
Ma se pensate che abbiano un suono più ameno,
nomi più fantasiosi si possono consigliare:
qualcuno pertinente ai gentiluomini,
altri più adatti invece alle signore:
nomi come Platone o Admeto, Elettra o
Filodemo –
tutti nomi sensati a scopo familiare.
Ma io vi dico che un gatto ha bisogno di un nome
che sia particolare, e peculiare, più dignitoso;
come potrebbe, altrimenti, mantenere la coda
perpendicolare,
mettere in mostra i baffi o sentirsi orgoglioso?
Nomi di questo genere posso fornirvene un quorum,
nomi come Mustràppola, Tisquàss o Ciprincolta,
nome Babalurina o Mostradorum,
nomi che vanno bene soltanto a un gatto per volta.
Comunque gira e rigira manca ancora un nome:
quello che non potete nemmeno indovinare,
né la ricerca umana è in grado di scovare;
ma IL GATTO LO CONOSCE, anche se ma lo confessa.
Quando vedete un gatto in profonda meditazione,
la ragione, credetemi, è sempre la stessa:
ha la mente perduta in rapimento ed in contemplazione
del pensiero, del pensiero, del pensiero del suo nome:
del suo ineffabile effabile
effineffabile
profondo e inscrutabile unico NOME.

(Trad. di Roberto Sanesi)

*

Thomas Stearns Eliot [Saint Louis (Stati Uniti) 26 Settembre1888 – 4 gennaio 1965, Kensington, Londra, Regno Unito], americano, ma naturalizzato inglese, e convertito al cattolicesimo, è considerato il massimo poeta anglosassone oltre che critico di primo piano, particolarmente noto in Italia per i suoi studi su Dante. E l’influsso dantesco è sensibilissimo nella sua poesia, animata da una intensa simbologia, in un intenzionale ritorno ai Metafisici inglesi del ‘600. Ma anche la musica, la sua struttura e qualità tematica, piuttosto che il suo carattere melodico, ha lasciato tracce profonde nella architettura dei suoi poemi (Quattro Quartetti è il titolo del suo libro di versi ). Nel 1948 ha conseguito il Premio Nobel per la letteratura. [dal web]

Paul Valéry, tre poesie

nuvole-rosse

Paul Valéry, tre poesie

I PASSI

Nati dal mio silenzio,
posati santamente,
lentamente, i tuoi passi
procedono al mio letto
di veglia muti e gelidi.

Persona pura, ombra
divina, come dolci
i passi che trattieni.
O iddii, quali indovino
i doni che mi attendono
sopra quei piedi nudi!

Se da protese labbra,
per’ acquietarlo, all’ospite
dei miei sogni prepari
d’un bacio il nutrimento,
non affrettarlo il gesto
tenero, dolcezza
di essere e non essere:

io vissi dell’attesa
di te, il mio lento cuore
non era che i tuoi passi.

~

UN CHIARO FUOCO

Un chiaro fuoco m’abita e vedo freddamente
la violenta vita, illuminata tutta…
io non posso più amare oramai che dormendo
i suoi graziosi atti mescolati di luce.

I giorni miei, la notte, mi riportano sguardi
dopo i primi momenti di un infelice sonno,
quando sparsa nel buio è la sventura stessa,
tornano a farmi vivere, mi danno ancora occhi.

Se erompe quella gioia, un’eco che mi sveglia
ributta solo un morto, alla mia riva di carne.
E al mio orecchio sospende, il mio riso straniero

come alla vuota conchiglia un sussurro di mare,
il dubbio – sul bordo di un’estrema meraviglia,
se io sono, se fui; se dormo oppure veglio…

~

EFFETTO NOTTURNO

Notte. Pioggia. Un cielo sbiadito che ritaglia
di guglie e torri traforate un profilo
di città gotica perduta in grigie lontananze.
Pianura. Un patibolo carico d’impiccati contorti;
scossi dall’avido becco delle cornacchie
danzano nell’aria nera gighe ineguagliabili,
e intanto i loro piedi sono pasto dei lupi.
Qua e là cespugli di rovi e qualche agrifoglio
drizzano a destra e a manca l’orrido fogliame
sull’oscuro guazzabuglio di uno sfondo d’abbozzo.
E poi, intorno a tre lividi prigionieri
che vanno a piedi nudi, un drappello di alti armigeri
in marcia: le loro lance dritte, come ferri d’erpice,
brillano in senso contrario alle lance della pioggia.

Attila József, tre poesie

Attila József, poeta (Budapest 1905 – Balatonszárszó 1937), fra i maggiori rappresentanti della moderna poesia ungherese, studiò lettere e filosofia a Szeged, Parigi e Vienna; redasse la rivista letteraria Szép Szó (“Parola bella”); morì suicida. Il tono della sua lirica è dato dalle amare esperienze dell’infanzia e della giovinezza e dalla sua adesione al socialismo. La poesia di J. (Összes versei és műfordításai “Tutte le poesie e traduzioni”, 1939) raggiunge spesso un alto livello per il finissimo gusto e per le immagini originali che hanno sempre un legame stretto con la natura e con la realtà concreta. Numerose le traduzioni straniere, anche italiane. (da Enciclopedia Treccani)

*

UN CUORE PURO

Non ho padre né madre
né Dio né patria
né culla né sepolcro
né amante né baci.
E’ da tre giorni che non mangio
né troppo né poco,
sono potere i miei vent’anni.
Se nessuno li vuole
se li compri il diavolo,
con cuore puro scardino
servisse, uccido anche l’uomo.
Mi catturino e m’impicchino
con terra benedetta mi coprano
erba mortale cresca
sul mio bellissimo cuore.

~

QUELLO CHE NASCONDI NEL CUORE

Quello che nascondi nel cuore,
aprilo agli occhi,
quello che ti pare di vedere,
aspettalo nel tuo cuore.
Di amore si muore,
chi è vivo – dicono
ma la felicità ci vuole,
ci manca come un pezzo di pane.
Chi è vivo, rimane sempre un bambino,
e vuole tornare nel grembo materno
o si ama o si uccide,
campo di battaglia o letto nuziale.
Sarai tu l’ottantenne, che
ucciso dalla nuova generazione,
mentre muori
generi milioni col tuo sangue.
Tu la spina nel piede
non ce l’hai più,
e dal tuo cuore
scappa anche la morte.
Quello che ti pare di vedere,
con la mano devi prendere,
quello che nascondi nel cuore,
uccidilo o bacialo forte.

~

COME NEL CAMPO 

Come nel campo il bambino
raggiunto dal temporale,
e non c’è casa o madre
dove potesse andare,
il cielo pesante e furioso romba,
sul campo svolazza la paglia,
e lui come animale mugola,
piangerebbe, ma ha paura,
sospirerebbe, ma d’improvviso
arriva un soffio gelido dal cielo,
e solo quando un brivido leggero
corre sul suo magro corpo e viso,
come un lampo improvviso
e la pioggia nera diluvia tutto
come se fosse suo pianto gigantesco,
che si accumula nei campi,
inonda l’erba, colma le fosse,
ne scava altre, ondeggia nel prato,
nel ruscello, anzi nel cielo,
e il bambino si avvia nel campo;
così mi sorprese il desiderio
selvaggio e improvviso
e cominciai a piangere,
sebbene fossi già uomo.
E su questa terra
bagnata di pianto
dove è difficile
alzare i piedi,
quando c’è fretta,
mi fermo ora.
Il suo desiderio
ignorerei se mi amasse.

Condivise dal sito “The Poeti – Poesia dal mondo” che si ringrazia. In apertura, opera di Gustav Klimt.

INSIDE THE STONE pagina terza

INSIDE THE STONE 3

L’arte e la poesia non vi sembrino fuori luogo in un momento come questo, nel quale la Natura dà sfoggio del suo essere anche matrigna, perché esse sono risposte necessarie all’altra parte dell’essere umani…

“oltregrigio un cielo confuso dal sordo tuono
irreale dilaga negli occhi in un’attesa d’acqua
aspettando nuovo mattino” | AnGre

[dedicato agli Amici e alle loro Terre devastate dall’ondata di maltempo abbattutosi nelle ultime ore sul nostro Paese]

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Andrea Pirani  Il teatro - acrilico su tavola 90x90.
Andrea Pirani Il teatro – acrilico su tavola 90×90.

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Shakespeare: L’Evergreen – “Tutto il mondo è un teatro e tutti gli uomini e le donne non sono che attori: essi hanno le loro uscite e le loro entrate; e una stessa persona, nella sua vita, rappresenta diverse parti” (Iacopo: atto II, scena VII) [by Andrea Pirani]

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Esistenza.

di Franco Floris

 

Chi sono io?

Dov’è il mio nome?

Dove sta scritto, ch’io possa vedere

l’alba e il tramonto della mia esistenza

e lo scopo, il motivo e la ragione,

della stagione mia la vera essenza.

Dove dormiva l’anima mia un giorno?

Da quale fango coniò la mia figura

un dio, e che dio? Da quale raggio

scaturì la scintilla che mi brucia?

Perché palpita il cuore mio selvaggio,

laddove la ragione si confonde

ed il mio cieco istinto non arriva?

Rimani, oh cuore, cullati nell’onde

del mare eterno a cui non c’è riva.

 

 Ghilarza, novembre 2013

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Sergio Angeli, Vocazione 09, dal ciclo PRESAGI E MUTEVOLI ESPERIENZE INFIERISCONO SINO A DIVENTARE DOLORE SOTTILE.
Sergio Angeli, Vocazione 09, dal ciclo PRESAGI E MUTEVOLI ESPERIENZE INFIERISCONO SINO A DIVENTARE DOLORE SOTTILE.

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 (mulini a vento)

di Cettina Lascia Cirinnà

 

hai lottato a lungo

contro i mulini a vento

della mente bambina

 

guardavi nascosto

dietro la tenda

del salotto buono

 

i tuoi pensieri appollaiati

sui rami più alti del pino

in attesa di prendere il primo volo

 

aspettavi paziente le istruzioni

provavi ad aprire e chiudere le ali

ma ogni volta il corpo

pesante zavorra notturna

ti trascinava a terra

 

i tuoi occhi fissavano

.con insistenza.

le nuvole bianche al di là

della finestra aperta

 

(un sogno lontano da raggiungere) –

Poesia inserita nell’antologia del Premio Letterario in memoria di Lorenzo Cresti

 .

R. de Lisio - Girasoli, olio su tela
Romina de Lisio – Girasoli, olio su tela

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 Tanka di Anna Alessandrino

 

Cade la pioggia

e tintinna sui vetri

mentre già il vento

sullo spartito studia

altri appropriati accordi.

 .

Elementi, fotoelaborazione di AnGre
Elementi, fotoelaborazione di AnGre

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Brezze di mare.

di Franco Floris

 

Brezze di mare portano profumi

di sandalo e d’incenso e di lentisco

il fascino possente dell’Oriente

s’intrufola fra i rami

d’aspri ginepri inginocchiati al vento.

Ringhia, ruggisce, mugghia attorno il mare

e gli scogli martella con furore

come un ritmato battito di cuore.

Fuggono in cielo spaventate nubi

ricamate dal volo dei gabbiani

vuoto ora il nido nelle torri immani.

Siedo pensoso lì fra l’aspre rocce

e dico alla mia anima: respira.

 

 Ghilarza, novembre 2013.

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L'isola degli artisti,2007,olio su tela,70x100 cm. ,by Gianfranco Sergio--
Gianfranco Sergio – L’isola degli artisti, 2007,olio su tela,70×100 cm

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(giocare con le nuvole)

di Cettina Lascia Cirinnà

 

seduta in veranda

in contemplazione di un tramonto estivo

adoro giocare con le nuvole

 

un vento leggero le scompone

 

(è opera della mano di un angelo invisibile

e le nuvole sottomesse si lasciano accarezzare)

 

ogni forma si dissolve

per riapparire trasformata

è luce nuova nello spazio di un attimo

frazione infinitesimale del tempo

come un leggero fremito

un improvviso battito d’ali

*

INSIDE THE STONE pagina prima

logo PRIMA micro antologia del Sasso

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Il sasso nello stagno approda sul social network blu e da qui nasce l’idea di raccogliere contributi e proposte di Amici artisti e di presentarle periodicamente su una pagina creata per l’occasione, la “Sasso fan page”, sottolineando in tal modo lo spirito di collaborazione, sinergia e di diffusione delle arti che caratterizzano questo luogo-blog fin dalla sua creazione, come risposta e alternativa alla situazione sociale vigente, che mira, neanche troppo nascondendolo, all’appiattimento culturale e allo spegnimento delle idee e della creatività.

INSIDE THE STONE – dentro il sasso – è il titolo che abbiamo attribuito alle micro antologie che di volta in volta verranno connotate dal numero progressivo della pagina, così da andare a formare naturalmente un ideale volume che, con un augurio speciale, si spera possa anche concretizzarsi in un’esperienza, se non cartacea, quantomeno elettronica, con una eventuale realizzazione di e-book.

Il mio grazie immenso, allora, agli Amici che si sono affiancati a noi de Il sasso nello stagno per questo progetto, credendo in primis nella grande risorsa della collaborazione e mi auguro che lo stesso mio e nostro entusiasmo possa incontrare il favore di lettori e di altri artisti, che potranno inserire i loro contributi direttamente sulla bacheca della pagina omonima del blog presente in Facebook. (Angela Greco)

Buona lettura e…Ad maiora!!

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Augusto Salati -Musica-Pittura Rossini Mahler Mozart 1985, cm. 300x280
Augusto Salati Musica-Pittura Rossini Mahler Mozart 1985, cm. 300×280

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Il mare da Tunisi.

di Franco Floris

 

Cercavo il paradiso

ed ho trovato

una liquida bara

in un mare infuriato

e cento e cento compagni

con me nel tentare la sorte

han trovato

una gelida morte.

Fishermen at Dawn - Foto © Nicodemo Misiti 2013
Fishermen at Dawn – Foto © Nicodemo Misiti 2013

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[Ho aggiunto carezze]

di Lorenzo Poggi

 

Ho aggiunto carezze

al tuo andare veloce,

un mazzo di rose

nell’alba del giorno,

intonate al vestito

color della sabbia,

portata dal vento,

intriso di ossa

quando sfiora il mare.

Photographer Astrid Astra Esther Indricane
Photographer Astrid Astra Esther Indricane

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Ritratto

di  Monica Sturza

 

Aveva gli occhi

sognanti

di espressioni dolorose

penetranti

che vedono oltre

il *presente *

e tradiscono

un cuore ardente.

La bocca ,

quasi sensuale,

un viso

appassionato

nella delicata amarezza

del distacco.

Soffuso di tristezza

ma anche di Luce..

un ritratto.

Federica Nightingale, Equinoxe - collage digitale 2012
Federica Nightingale, Equinoxe – collage digitale 2012

 .

Colori

di Antonella Troisi

 

Ogni nuovo mattino, uscirò per le strade cercando i colori.

 (Cesare Pavese)

 

Vecchia pellicola

di anni trascorsi

in bianco e nero,

pulsioni sopite

da un lungo inverno,

battiti lenti

di un cuore indolente.

 

Si disperdono i fotogrammi

da una bobina rotta.

 

Ciak!

Azione!

Si riprende a girare

stavolta

a colori.

STATO DI BELLEZZA,2012,olio su tela,40x30 cm., by Gianfranco Sergio
STATO DI BELLEZZA,2012,olio su tela,40×30 cm., by Gianfranco Sergio

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 Ad una Donna che regna nella mia mente

di Augusto Salati

 

Corri tra le vigne dei pensieri allegri

E non stancarti mai

Le foglie hanno colori caldi

E i rossi stanno decollando

Per innalzare al mondo gioielli di cielo

Vorrei per te solo canti dorati

E strade calme dal profumo di pane

Tu non sei una di loro

Tu sei la Donna che ama ogni cosa

Anche brutta, difficile, insondabile

Hai il mistero che ti guida

Ma i tuoi passi sono frutti tuoi

Vorrei vestirti con perle di rugiada

Scaldate dal sole ogni mattina

E portarti in braccio

Quando passi tra i rovi del dolore

Tu sei per me l’amica bella

Che m’ingioiella con le sue parole

E ripagarti vorrei, vorrei salire

Due spanne sopra il Monte Everest

E gridare a questo mondo incredulo

Parole che non avevo detto mai.

fotografia di Peppino Pavia
fotografia di Peppino Pavia

*