Nella rubrica “Gioielli Rubati” di Flavio Almerighi anche un inedito di Angela Greco

Un mio inedito nella rubrica “gioielli rubati” di Flavio Almerighi che ringrazio di cuore per l’accoglienza đź’ž

almerighi

C’è continuità nell’immaginazione
Lo spazio che separa il cielo tra il mare
Siamo noi che lo disegniamo.
Coi sogni
I desideri
Con le guerre inutili,
Gli amori.
Siamo noi a disegnare con le nostre mani
E a cucire
Quei lembi sottilissimi di terra
Che legano il cielo al mare.

di Giuseppe La Mura, qui:
https://giuseppelamura.wordpress.com/2020/11/28/23723/

*

IN QUALE ASSENZA TI RIFUGI

” Perché dovresti essere diverso?
In quale assenza ti rifugi? –
mi incalzi, mi scruti,
interroghi il silenzio
che subentra,

– lei sa chi sono io,
vorrei che lo sapesse,
amore è questa conoscenza –

nell’intuizione primigenia
il senso profondo
di un agguato di gentilezza
e concordanza,

i paesaggi scorrono accanto,
declinano l’autentico nell’immaginazione,
la compiutezza e la lontananza
si rincorrono nel territorio
di una similitudine
oltre gli inganni, gli alibi, le illusioni,

eversiva la tua invasione
nelle mie ore,
l’ordito corsaro di un’esistenza,
le frontiere contaminate
dal trasfigurarsi…

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Ne Le stanze di carta – Annuario 2019, una poesia di Angela Greco

E’ sempre un piacere per un autore, quando un valente luogo letterario riconosce un suo lavoro e ne promuove la lettura; è il caso de Le stanze di carta, che – come si legge nella mission – risulta “tra i principali blog e siti letterari per la diffusione di poesia classica e contemporanea. Dal 2016 si adopera a scopi culturali, senza fini di lucro, per una presenza piĂą influente della poesia nella nostra cultura, sostenendo eventi letterari e iniziative editoriali gratuite, supportando gli scrittori e le scritture con recensioni e spazi di visibilitĂ . […] Il sito Le stanze di carta esiste grazie al sostegno dei suoi lettori, visitatori, appassionati di arte e cultura che ne condividono il progetto letterario e la filosofia partecipativa con cui lo realizza, oltre che al filantropico contributo di Ilaria Cino e Lavinia Frati, suoi fondatori.”

In questi giorni di fine anno, Le stanze di carta ha redatto un Annuario, come dono per i suoi lettori.

“L’Annuario di poesia 2019, – si legge nella pagina di presentazione – consultabile e scaricabile gratuitamente (al link in chiusura), raccoglie le pubblicazioni piĂą interessanti proposte da Le stanze di carta nel corso del tempo, incluso una rosa di dodici autori contemporanei: Angela Greco, Davide Morelli, Francesco Innella, Loredana Borghetto, Lorenzo Mullon, Lucia Triolo, Maria P. Mischitelli, Marina Pizzi, Michele Nigro, Serenella Menichetti, Simona Giorgi, Vittorio Orlando. 
Oltre ai numerosi contributi tra scritture critiche, interviste e recensioni che lo rendono un libro prezioso, l’eBook promuove una serie di libri di poesia contemporanea, assieme ai liberi eBook realizzati da Le stanze di carta. Per prenotazioni della copia cartacea scrivere un’email a lestanzedicarta@libero.it”

Ringrazio di cuore gli amici di queste Stanze, per aver incluso nell’Annuario un mio inedito scritto in questo 2019, ma soprattutto per la professionalitĂ  e la passione con cui lavorano, augurando loro, con stima, di raggiungere e realizzare tutti i loro traguardi e, soprattutto, i loro sogni. [AnGre]

clicca qui per scaricare Annuario 2019 pdf 

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Si torna a casa di Angela Greco

Si torna a casa con una nuvola aggiunta,
righi d’alba alla finestra, assenze dilatate;
forse arriverĂ  la pioggia alla fine dello sterrato e
magari, tu, in questo incipit d’autunno tanto atteso.
Desiderato. Un giro di flamenco e uno di chiave
per ritrovarsi al culmine di uno non-ce-la-faccio-piĂą.
.
Mon ami, di questo tempo non ho notizia certa;
soltanto una sensazione di eco; contrasti tra
il buonsenso e l’egocentricità. Ma tu, tu, invece,
ci sei, stella fissa a indicare il momento preciso,
l’incanto, la meraviglia di riscoprirsi nudi, nell’atto
di uno specchio. Del resto, degli altri, nessuna parola.
.
Incalzano le dita in questa rincorsa; s’invola l’azzurro
nel verso del cielo e curva lo sguardo tra strada e imposte
non curanti di vetri rotti e ricordi di bambini. I giardini
si illuminano di ninfee e magnolie e il primo incontro
si perpetra ad ogni passo, in questo silenzio. Un rumore
d’acque lontane riedifica madre e qualcosa di precedente.
.
[…] i circoli chiusi, gli altari addobbati da erosi drappi rossi,
un ballo a corte col vestito buono; parole che reiterano 
i tempi sempre stati, gli stessi modi di fare, la conservazione
della specie peggiore. Tu, invece, mon ami, appartieni 
ad altro, sei fuori da queste umane insolvenze; in debito 
soltanto con quel cielo, che non riconosce piĂą quel che ricopre.
.
L’umidità di questo inizio di settembre ha del difficile.
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dal blog PERIPLI: 186 // PORTOFRANCO 8 // Angela Greco, inedito

dal blog PERIPLI di Giovanni Asmundo (qui), che si ringrazia di cuore:

186 // PORTOFRANCO 8 // Angela Greco, inedito

Da una Puglia allungata tra due mari, tra Oriente e Occidente, crocevia di migrazioni, da una collina di bianche case mediterranee, giunge oggi la voce di Angela Greco per Portofranco. Grazie all’autrice.

 

(Poesia inedita)

«Migrazioni». Appena dopo gli uccelli, il tragitto
di ciascuno verso qualsiasi punto d’arrivo. Dal letto
allo specchio, un maleaccettato piccolo esodo verso
un estraneo, che, dopo la notte, guarda speranzoso
di ritrovarsi.

Da una finestra del mio
soggiorno azzurro vedo il
porto di Taranto, il suo
mare spartano colmo di
decisioni accettate per forza
e occhi lucidi di piccoli
pescatori e allevatori di
mitili; dall’altra parte Bari,
Oriente ed Occidente tra
pietre bianche. Ad ogni
rientro da lavoro, Nicola
porta con sé un po’ delle
persone che ha incontrato al
campo di accoglienza e
bimbi chiamati Hope o
Miracle, lavati con lacrime
e chilometri, uccellini
implumi in un’oasi di breve
serenitĂ . Mio padre era
color mediorientale e mia
madre derivava da una
collocazione
francoprovenzale incuneata
tra i monti dauni nel tardo
medioevo; nonni longobardi
e mediterranei fino a
perdere il conto degli
spostamenti. Ogni momento
siamo altrove, le dita lo
sanno; anche ora, dove sei?

Nessuno ci ha mai fermati
in mezzo ad alcun mare.

In questo innaturale disconoscimento
tra specchi rotti e i loro anni di disgrazie,
siamo giuntura dolente di tempi smemorati,
persi in una deriva – anche noi – al largo di porti
chiusi.

Angela Greco

(Fotografia di G. Asmundo)

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La rubrica “PORTOFRANCO”, – sul blog PERIPLI – dedicata ai temi delle migrazioni, della convivenza, delle loro problematicitĂ  e risorse, nonchĂ© al valore politico della bellezza, è aperta all’invio di contributi sotto forma di poesie, prose, testimonianze e fotografie di quanti saranno interessati. Per istruzioni, si veda il primo articolo “Portofranco 1” (QUI)
Apriamo questo spazio alle vostre voci. Tra indignazione, ferma resistenza e dolcezza. Per non smettere di porci quesiti. Per una cultura libera, non politicizzata ma etimologicamente “politica” per il proprio valore edificante per la comunità.

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Tre inediti di Angela Greco su La dimora del tempo sospeso

Tratto da: https://rebstein.wordpress.com/2018/06/24/vocazioni-2/

VOCAZIONI

Assecondo la vocazione del cantastorie.
Dietro le quinte è pieno di aghi spuntati dal Nulla.
Una scenografia a punto inglese in attesa della sera
ritaglia posta elettronica con forbici a cigno.
La stellina sul legno segna con precisone astronomica
il passo da leggere e anche quello da compiere.

Il gesto della mano distrae da tutto il resto. Zip pericolosa
scende verso chiarezze inattese. Così ti baratto con la quiete
della zuccheriera, che bianca adesso allaga il pavimento.
Ti percorro senza ricordo di brava ragazza; sold out
per le prossime stagioni fermi in questa replica d’eden.
Due commedianti guardano dal balcone difronte; salutano.
L’ultima rappresentazione è un sudario bianco sul limite
del palcoscenico ed il cappello rosso sulle ventitré
sulla testa tornando a finibus terræ una volta spente le luci.

*

Summer evening. La luce penetra la notte intorno.
Siamo notte e luce.
Animali ringhianti a guardia dell’umanità.
Il chiarore sulla veranda rivela un desiderio insoluto;
nell’attesa liquidi ci interessiamo delle prossime stelle,
impegnate ad illudere romantici. Un fruscio dall’interno
scioglie incertezze. Ululiamo posati alla ringhiera. Accade.

Lo stiletto conficcato ossida il mattino. Al terzo intercostale
si risolve il dubbio e possiamo continuare. Lo strappo
rivela un volto sorridente sotto il primo velo di carta.
Si sovrappongono rappresentazioni e tempi e Mimmo lo sa.
Fuggiamo a Casablanca, a piedi, finché siamo in tempo.
Prenderò il porto d’armi soltanto per puntarti addosso
le canne del mio sovrapposto, oggi, che non sei piĂą lo stesso.

*

Ho distratto l’indice puntandolo sul tuo nome. Al risveglio
la decostruzione è meno complicata; le ore a seguire
non hanno ancora oltrepassato la ceramica del caffè.
Sulla soglia Claire attende con il foulard annodato al collo
e sarĂ  difficile oggi per il vento sollevare la distanza
dietro i grandi occhiali scuri. Si procede alla luce
degli accadimenti dell’episodio precedente; l’auto
si allunga nel fucsia on the road, lontano dal parcheggio
dove Ken ha lasciato la bionda per diventare officiante.
Potrebbe sembrare strano, ma in alcune ore del giorno
i personaggi diventano credibili. Sfogliando quel che
rimane non meraviglia l’espressione allucinata di Roy.
Bastano due monete per fare l’intero giro della luna.

Sulle scale l’estate aspetta poggiata ad una colonna;
l’ingresso è aperto ed il pavimento a scacchi appena visibile.
Sotto il cappello sfuggono l’ansia dell’attesa e la finestra;
la folata muove la tenda, lasciando soltanto uno spazio
per fuggire verso l’interno, dove l’ombra aspetta il suo turno.
L’abito trasparente si addice a Claire. Il seno punta
nella tua direzione e dove non si vede, si sente.
Le diagonali tirate dalla luce affettano il sabato.

***

Angela Greco (inediti)

immagine d’apertura: Roy Lichtenstein (1923-1997), Kiss V

Notte e terra, versi di Angela Greco introdotti da Flavio Almerighi

…….“Certe notti fai un po’ di cagnara”, cantava Ligabue. Nello specifico di questo micro-poemetto (orientamento dell’attuale ricerca poetica dell’autrice), certe notti fanno un po’ di cagnara. Angela Greco rimugina, rimescola, quasi a tentare di digerirli, le indigeribilitĂ  di un’intera giornata. Ci sono le notti in cui non si riesce a dormire, perchĂ© un pensiero, una sensazione, un eccesso, ci svegliano e riprendiamo a “macchinare” come recita un azzeccato termine mutuato dal dialetto romagnolo. La certezza degli ulivi e del loro destino, la strada percorsa non si sa se a vuoto o meno, il brutale e mortifero inquinamento delle acciaierie di Taranto, il grembiulino della bambina non ancora asciutto. In una mescolanza caotico/razionale di momenti pubblici con altri piĂą privati. Come in certe notti accade. A mio avviso una lettura molto interessante. (Flavio Almerighi)
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NOTTE E TERRA
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Allo specchio è accaduta la notte. Non più la paura
dell’armadio e delle sue fauci; appena fuori da qui
la fabbrica e le sue sirene, ciminiere di sbarre sull’alba.
Nessuna luce. Due ombre in movimenti sincroni,
fucina bollente di metalli fusi che corrono alla colata.
Poi, il rumore dell’ultimo caffè chiuso oltre il buio e
l’insoddisfazione per una tazzina edulcorata.
Qui la sera s’accende di luci ambrate: fuochi innaturali
alla sommità di un’ascensione turrita per allontanare fumi
dagli dei e avvicinarli al diavolo. Allora mi spoglio
prima di abbassare palpebre e sipario.
In poco più di tre metri quadri raccolgo l’intero giorno,
mentre il lezzo del carbone arde polmoni e domani.
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Vorrei rimanesse di me una puntina da disegno
sotto la pianta del piede, di quelle che ricordano
i diciassette anni ed un cattivo voto costato un sabato
sera; qualcosa che non accade piĂą, di cui resta la cicatrice
in memorie di carta in disuso; vorrei fabbricanti di veleni
che si convertano all’arte, un filo argentato a legare
una mano piccola ed una grande, un disegno da bimbi
di prima  elementare per ricominciare ed imparare il resto.
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Notte logorroica di consigli, occhi e muri che sproloquiano;
pranzo da riporre nell’armadietto già cotto. Il grembiulino
non s’è ancora asciugato. Colpa del ferro e delle polveri.
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Sessant’anni fa culti agresti e alberi venerati.
Al ritorno ho percorso 910 km di benedetto asfalto,
senza maledire nessuno; gli ulivi ci sono ancora.
Il guaio è che c’è tanto altro oltre i legnosi guardiani.
«Avanza il bisogno di antico di pari passo con l’avanzare
degli anni» titola sibillina una testata. Ore 5.30
impreco contro Mozart, sfugge la sveglia e cado
dal letto, ferendomi. Qualcosa di turco non manca mai,
qui, ai confini d’oriente. A Capo d’Otranto il sole
fa levatacce e poi corre sfrenando i suoi quattro cavalli
per destare chi ancora crede nei treni.
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Angela Greco, ottobre 2017
immagine: opera di Yves Klein.
 
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Adeodato Piazza Nicolai traduce Giorni Iblei, inedito di Angela Greco con commento di Flavio Almerighi

Tratto da “amArgine”, 14 settembre 2017

© 2017 American translation by Adeodato Piazza Nicolai of GIORNI IBLEI written by Angela Greco. All Rights Reserved both for the original and its translation.

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A long poem or micro “poema” it doesn’t need categorizing. The writing of Angela Greco is rich, exaustive, but avoids excessive richness/length in its lines, attaining fascination and musica-lity. “The Iblei Days” is the telli of a summer vacation in Sicily, a short vacation. The heat, the fires, the rugged beauties of the Iblea area of Sicily. It is filtered through the eyes of the woman poet, alsays a sharp and accurate trasmutating into poetry. On the other, hand if her creativity did not pass through the eyesight, for the person behind that look we would have a product and not an art work. I invite you to reead this poem, listen to the assonance,to the powerful verses, so lovely to read beause devoid of dried-up branches and dead-end rail tracks. Angela Greco ha chosen very strong and suggestive verses for each stanza openingso so that the reading is not only fascinating but also self-aware. I think that poetry draws new lymph, because in its way this is a renewed style of writing. (Flavio Almerighi) –

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Iblei Days – inedited by Angela Greco (August 2017)

An owl flies over the awakening. Few cars
behind the glass; another age rises with the sun
from the stone. Voices from the tiny window barely open
instill in the ears absences and dissonance.
Beams seen far away and deep physiological drops
on the involuntary meridian; the zeroed shadow laughs
of the silence behind green reflectors barely slanted.
The parapet aligns the road and shopping bags; get on,
we have time to disinfect our own habits. Little else
rests waiting for us, the hibiscus and his white petals.

Each house has dead fixtures on the outside wall.
The bridge cuts the eyeview in diagonal, we proceed
parallel to the driedup river. On the right side, the wound
of the last recovery opens her eyes on the hillside
burn by August. We live with grasses left to the choice
of a huge, pityless sun. A crack moans un the road;
an olive tree anchors the earth and a agrasshopper
also awaits the sort at three o’clock in the afternoon.
The first floor is on sale held up by mouths that bluff
the muted eye of the nobles left to guard the collapse.

The sun “barocca” [1] the heat; on the circle carved on the door
echoes a distant train towards nord-east.
The old man next door has cane and white hat
to use for morning shopping. On the tilted tile a nest
and a carrub tree sing. The light is blinding. We enter,
there are still dark corners talking to us. Night clings
with the cricket and the last star of an unberable August.
The crack on the wall and the eye far away; in the absence
of rain, a dryness unwanted. Walls without mortar
lie upon cut-down breasts. There is no shade and the road
is marked by one number only. An indication uprooted
like teeth biting lost feet along this place.

The ibean night has eyes of the plains far from the sea.
Outside it seems we can still survive. The corner
of light invests a bridge with many stumps; a river
rises to the south and swallows the earth, making us equal
and gives back transparencies known to your mouth. The morning
then, is a new climax. The wind narrows both eyes and breath;
shakes up the noons, ruffles the tea hour.
Absences ruminate. Here one doesn’t smoke. The breath
is laboring in your direction. The knots undone,
we are trempests beginning to form, waiting for rain.
The way is marked by small cemeteries; brief pauses
among almond fires and August. Time of one flower.
We’ll dry up at the next station ready for Veronica
to wipe away sweat and the road. The sea at our side
until the return.

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nota: [1] In Italian the verse begins: “Il sole barocca l’afa”—it is an image that offers no translatable alternatives, hence the translator used “barocca” as in the original. The word is a neologism in Italian, from the adjective “barocco”, meaning baroque. (NdT).

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ANGELA GRECO was born on May 1, 1976, in Massafra (Province of Taranto). She lives there with her family. In prose she has published Portraint of a Girl at the Mirror (Stories, Lupo Editor, 2008); Arabesques Carved by the Sun (Terra d’Ulivi 2013); Personal Eden (La Vita Felice, 2015, Introduction by Rita Pacilio); Crossing me (Limina Mentis, 2015, with a photography cycle realized with Giorgio Chiantini and an introductive note by Nunzio Tria); Anamorphosis (Culture Project, Rome, 2017, Introduction by Giorgio Linguaglossa). Ready for September 2017, Contrary Currents (Ensemble Ed., Rome).

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Angela Greco, Papaveri – Prospettive. Omaggio di parole a Ray Bidegain a cura di WSF

Papaveri di Angela Greco (inedito, 2017)
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tratto da Prospettive. Omaggio di parole a Ray Bidegain (clicca qui per gli altri contributi) a cura del collettivo WSF – Words Social Forum
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Abbandonati al loro destino in un bicchiere d’acqua,
nel mutamento climatico di questo spaccato di storia,
li ho visti giĂ  morti, avvizziti sullo stelo del tempo
reciso senza troppa grazia dal calpestato suolo.
Qualcuno è stato chiuso tra le pagine, al pari di una battaglia
e di una data di cui a ricordarsi, domani, saranno solo i piĂą bravi.
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La ragazza di vent’anni dalle unghie smaltate di verde
li ha raccolti nel suo giorno di sole e ha avuto il coraggio
di non buttarli via appassiti. Poi, la casa e la finestra
hanno compiuto la rivolta del passo giĂ  segnato ed una sera
bagnati di calore e profumo di caffè i papaveri son tornati
meravigliando Giusy. Abbiamo guardato il cielo sollevati
e la Via Lattea ha dissetato tutta la sfiducia di cui soffriamo.
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Sulla riva ricolloco sillabe ed un paio di sabot di plastica
per piedi nudi che hanno camminato sull’acqua scura.
Una croce color papavero a pochi passi dalla paura
e incomprensibili suoni tentano ricostruzioni di fortuna.
Nelle nuove stanze ci attende l’ultima dea coi suoi vent’anni.
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immagine: fotografia di Ray Bidegain, “Poppies in vase”

tre inediti di Angela Greco su larosainpiĂą LIT-TLE blog di Salvatore Sblando

AnGre--

il dettaglio della tua schiena mi stordisce
curva ad oriente rinascente giorno
ed io ultimo astro ne colgo il richiamo
nel sottoventre insperato dove nidificano silenzi
passi di danza le tue vertebre in arcuato canto
sospirano che t’avvolga di me oltreragione:
una tonalità d’inatteso riavvia sospensioni di routine
e nel concorso di nuvole ho un’estremità in luce
a dire dello spiraglio che sbaraglia intenzioni:

dissacra così l’abitudine al quotidiano
comprometti il cielo
e percepiscimi irriverente dove pulsa il mattino

Angela Greco

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continua a leggere qui: http://larosainpiu.wordpress.com/2014/11/19/angela-greco-tre-poesie-inedite/

e grazie di cuore a Salvatore Sblando e ai suoi collaboratori per il suo prezioso blog!!